Anni ’80, come eravamo

di Lucien

Nell’autunno 1981 dopo pochi mesi passati insulsamente nel servizio di leva riuscii ad ottenere della convalescenza e quando tornai a casa scoprii che alcuni amici avevano appena dato vita ai Reverse; serviva un bassista e io, pur essendo chitarrista, mi adattai con un certo entusiasmo. In quel periodo, insieme ai Talking Heads, ascoltavo soprattutto To Each degli A Certain Ratio e altri gruppi post-punk tipo Pop Group che cominciavano a contaminarsi con sonorità black & dance (con linee di basso palpitanti che mi entusiasmavano) e con l’elettronica. A Certain Ratio facevano parte della mitica Factory di Manchester che aveva già prodotto band di culto come i Joy Division. Le loro intuizioni musicali hanno indubbiamente aperto la strada a gruppi come i Massive Attack e i Portishead.

Allestimmo una sala prove in una casa di campagna a Fusignano (RA) e dopo qualche mese avevamo preparato un decina di brani completamente nostri. Grazie alle capacità diplomatiche del nostro amico Paolo ottenemmo il nostro primo vero ingaggio a pagamento alla discoteca Tino di Massa Lombarda in una serata in cui suonammo insieme ad un altro gruppo. Malgrado diversi limiti tecnici non andò male e cominciammo a prenderci gusto, supportati dall’entusiasmo di amici e conoscenti. Le date cominciarono a susseguirsi: soprattutto feste dell’unità, ma anche locali come lo Slego di Rimini e rassegne musicali. A Ravenna suonammo con gli allora sconosciuti Litfiba, pure loro alle prime armi. Poi un sera come tante andammo alla sala prove e trovammo la porta sfondata: ci avevano rubato tutto: due milioni di lire di strumentazione (allora erano soldi). Sconforto generale e ali tarpate. Ci fu una specie di sciogliete le righe, non era facile continuare. Io e il batterista mollammo, mentre gli altri continuarono dopo essersi riorganizzati con un nuovo bassista e una nuova cantante, che in seguito sostituì Paolo anche lui in fuoriuscita causa divergenze. Con questa nuova formazione nel 1986 i Reverse riuscirono anche ad incidere un vinile per un’etichetta indipendente con altri tre gruppi (Genitals, Kriminal Tango, Santandrea) dal titolo Cover. Della formazione originaria era rimasto solo Francesco, il chitarrista. L’avventura terminò l’anno successivo.

(Nella foto: l’autore durante un concerto dei Reverse nel 1982)

9 pensieri su “Anni ’80, come eravamo

  1. francescomarotta

    Baldrus, fermati un attimo, respira profondamente, srotola il nastro della memoria e rispondi a questa domanda (non vinci niente, tranne il piacere del ricordo): quando hai ascoltato per la prima volta “Remain in light”, hai avuto la percezione immediata del disco epocale, dopo il quale la musica rock non sarebbe mai più stata la stessa?

    A me una cosa del genere, in precedenza, era già successa con “Astral weeks”. Due profezie che poi si sono avverate…

    fm

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  2. mbaldrati

    E come, Francesco. Era sempre sul piatto del giradischi. Comunque anche il video amatoriale degli A Certain Ratio che ho inserito è caricato di un’epica particolare: mostra come un gruppo di ragazzini, con strumenti molto semplici, portavano avanti una ricerca musicale che avrebbe influenzato un decennio di musica avant-garde.

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  3. Gianluca

    Grandi!
    I Talking Heads con Remain in Light hanno davvero realizzato qualcosa di strepitoso… poi quel tour aveva un “line-up” bellissimo, “amazing”! Basta guardare una delle tante clip da youtube di quel tour, dal concerto di Roma 1980. Erano trascinanti. Peccato solo che la Weymouth poteva avere un ruolo maggiore nel gruppo.

    Poi… magari lo sapete, magari no… ma cmq ve lo dico lo stesso. E’ con i TALKING HEADS protagonisti che s’è poi realizzato, penso, il più bel film sulla musica di sempre, a firma J. Demme (che ne è un patito e malato della musica di Byrne e soci), con l’aiuto di Byrne (poi divenuto bravo regista a sua volta).
    Il film è STOP MAKING SENSE, dall’omonimo album e tour. Apparentemente un concerto, in realtà un film e grande cinema, dove c’è tutta la follia e il canto del cigno delle teste parlanti.

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  4. francescomarotta

    Concordo, Mauro. Esattamente quello che facevano, nello stesso lasso di tempo, e su un altro versante, i (le?) Violent Femmes.

    E concordo anche con Gianluca sul bellissimo “Stop making sense” di Jonathan Demme e sulla “genialità” musicale di David Byrne: uno dei più grandi, in assoluto. Anche quando va a esplorare universi alieni rispetto alle sue radici. Ricordate “Rei Momo”? Uno dei più bei dischi tra ’80 e ’90.

    fm

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  5. mbaldrati

    Guardatevi il video dei Talking, Psycho Killer del 1978, da non perdere (si clicca sul nome Talkin Heads e si apre) –

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  6. lorpat

    REMAIN IN LIGHT dei Talking heads, sicuramente uno dei dischi più belli degli ultimi venticinque anni. E’ uscito nel 1980 e fa il paio con MY LIFE IN THE BUSH OF GHOSTS di Brian Eno e David Byrne. Sono questi i due dischi più importanti degli anni ottanta. Direi anche gli unici di quel periodo che porterei sulla famosa isola deserta.

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  7. Chiara Daino

    E ancora: mi associo – agli anni ’80 [pur vissuti – di riflesso] e all’amore per STOP MAKING SENSE [dove *operò*anche *tale* Cronenweth…]

    E abbraccio Baldrati – Bassista [quasi sicura: da chitarrista puro – almeno un “solo” di basso, te l’hanno concesso?]

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