PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 75

In televisione passano immagini di capi di stato, alcuni dei quali dittatori sanguinari, che se ne stanno tutti insieme appassionatamente, fra strette di mano e sorrisi. “Così va il mondo”, borbotta Erre, disgustato dalla visione e dalla reale provenienza della cena che sta consumando.

Quindi la scena cambia, è la volta della bontà globale, per l’ennesima carestia o epidemia o inondazione, Erre non ci sta tanto a badare. In sovrimpressione passano i numeri per inviare col cellulare uno, due o cinque euro, a seconda del codice immesso. Erre, vecchio dietrologo, sogghigna; ma negli orecchi gli rimbombano le prediche di Elle, e davanti agli occhi gli si para l’immagine di lei, col borsellino sempre aperto per i vicini e il cellulare sempre messaggiante per i lontani. Allora, sbuffando, afferra il cellulare e si dà da fare sui tasti.

Ma ecco a un tratto al di là del muro scoppiano i soliti rumori, questa sera però ben più forti.

È l’ottimo vicino di casa, gentile con tutti e implacabile con l’amministratore imbroglione, che però sovente va fuori di testa (ma quale sarà mai, la sua testa vera?) con la moglie e la figlia. Erre incassa fra le spalle la propria, di testa, e torna al meno peggio, se non altro al più distante, allo spettacolo che gli propone il video: ora il conduttore sta presentando un cantante  di cui è appena uscito un cd, un successo sicuro.
Ma attenzione… Questi sono i rumori di un corpo che prima sbatte contro i mobili, poi cade. Segue silenzio. Erre spegne il televisore col telecomando, si alza, riflette un momento. Infine si dice: “Pretendi forse di farti riconoscere, col tuo Crocefisso e il tuo Tau che tieni in un taschino della borsa? E sì che ti farai riconoscere, ma come il re degli ipocriti!”.
E col cellulare in mano esce sul pianerottolo, suona alla porta di fianco.

11 pensieri su “PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 75

  1. Carla

    Buongiorno Roberto!

    Leggendo questa tua,che trovo particolarmente attuale, mi viene da formulare codesta frase:
    I nostri vicini, in realtà, sono più distanti del nostro nemico.

    ma anche il pensiero che: solo spogliandoci della nostra identità possiamo entrare in una coscienza diversa e conoscerla.

    Sereno Week end
    C.

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  2. robertorossitesta

    Cara Carla,
    penso che sovente questo grande affannarsi contemporaneo per vedere sempre più distante ed allargare sempre più le braccia rischia di essere un pretesto per non occuparsi davvero di ciò che si avverte come troppo vicino.
    Quanto all’altra tua riflessione
    (“solo spogliandoci della nostra identità” ecc) alcuni ritengono che la conoscenza non implichi necessariamente con-fusione; e un bicchiere d’acqua lo si può offrire o ricevere anche perfettamente vestiti. Certo, magari il gesto avrà sfumature differenti, e l’acqua non avrà lo stesso sapore.
    Buon fine settimana anche a te,
    Roberto

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  3. massimo

    non sempre la parte atroce è nel lampo finale- qui è in una frase semplice: “la reale provenienza della cena”. qualcosa che fa ricordare e tremare (il cibo non è innocente)…
    massimo

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  4. robertorossitesta

    Caro Massimo,
    grazie, hai messo il dito sulla piaga.
    Abbiamo tutti code di paglia chilometriche, e dicendo tutti intendo esattamente non escludere nessuno, pur riconoscendo ovviamente che le responsabilità sono diverse e vanno graduate. Senza che questo rappresenti un’esimente o anche solo un’attenuante, è il fatto stesso di vivere nel mondo ad essere complicato, ed assai poco pulito.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  5. nadia agustoni

    Si, più visite al vicino e non sms.
    Cmq i modi per dare sono molti.
    A volta una parola, un sorriso, una mano sulla spalla (non per essere retorica) aiutano un pò.
    Come aiuta mettere gli altri di fronte alle responsabilità.
    Grazie Roberto

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  6. robertorossitesta

    Cari amici,
    sia ben chiaro che non ce l’ho con chi fa l’una e l’altra cosa. Io, poi, sia detto a mio disdoro, pratico poco entrambe.
    Il fatto è che l’andazzo attuale incoraggia la “virtualità” anche in campi dove è assolutamente incongrua.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  7. Giovanni Nuscis

    Sì, Roberto, “così va il mondo”, e sappiamo che potrebbe andare ancora peggio. “Si fa quel si può” continueremo dunque a dirci senza autoassoluzioni né ricette: sperando che ci soccorra il buon senso, se non la lucida prontezza di chi vede e pre-vede, in un mondo sempre più complesso e caotico. In quest’ottica, ben venga anche la “bontà globale“ o condominiale, pure con sms, se proprio non è possibile fare di meglio. Ma condivido quanto dicono Massimo, Fabrizio e Nadia.
    Un caro saluto
    Giovanni

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  8. robertorossitesta

    Caro Giovanni,
    e sia il nostro accordo il segno di accordi sempre più allargati.
    In ogni caso, so bene che fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce; ma quando l’albero ti cade direttamente in testa, per quanto alberello modesto, fa un male cane, e lascia poco posto a visioni più ampie.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  9. Chiara Daino

    “Perché i cittadini dei paesi civilizzati, quando non sono scossi da guerre civili, sono così incivili da glossare tutto/tutti?
    Perché l’opinione comune piange all’estero e picchia in patria? Perché ‘disgraziati’ ‘dobbiamo aiutarli’ ‘povera gente’ ‘noi sì, che siamo fortunati’ – in faccia al telegiornale – e – dietro lo schermo – cervello esploso di tuo figlio?”

    – e Chiara la condivisione. Sguardo al totale: si “scherma” [troppo e spesso]. Senza partire dal “metro quadro” dove: si può REALMENTE fare.

    Grazie Roberto

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  10. Giovanni Nuscis

    Cari Roberto e Chiara
    temo un equivoco, e torno sul mio commento:
    8. “…ben venga anche la “bontà globale“ o condominiale, pure con sms, se proprio non è possibile fare di meglio…”
    Il “meglio”, ovviamente, è cure e conforto diretto “alla testa dolorante”.
    E’ giusto e condiviso ciò che fa Erre: “…col cellulare in mano esce sul pianerottolo, suona alla porta di fianco…”
    Mi stanno però anche bene, come estrema ratio, anche i buoni propositi (anche se spesso non messi in pratica): sempre meglio dell’indifferenza e del cinismo compiaciuto e dilagante. Certo, non è un buon presupposto per una società ideale, ma la barbarie resta sempre dentro l’angolo, e la cronaca lo conferma.
    Giovanni

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