Lo strappo

Ecco qui un mio racconto uscito su internet qualche anno fa, e poi scomparso dalla rete. Lo ripropongo con un’aggiustatina.

LO STRAPPO
di Giovanni Agnoloni

Si era appena svegliato, e aveva la fiamma del sole negli occhi.
Ricordava frammenti di verità sparsi come cocci di ceramica, ma ancora non riusciva a focalizzare il motivo per cui aveva tanto sofferto. Era disteso sulla spiaggia di Torre del Lago, ampia e vuota. Era un sabato di fine marzo. Non c’era nessun turista. Il mare ansimava rabbioso, e le ultime onde prendevano la rincorsa per andare ad asciugarsi sulla battigia.
Alfonso aveva dormito per almeno due ore. “L’inverno è finito da poco, ma il sole picchia…”, pensò mentre si guardava intorno. Poche anime attraversavano quella landa costiera, bordata da spruzzi di vegetazione sabbiosa. Lui conosceva quella zona a menadito, per esserci venuto tante volte in vacanza. Non era molto lontano da Livorno, e la spiaggia era grande come piaceva a lui. Ma adesso, per la prima volta, ci si trovava da solo. “Perché quel litigio?” si chiese. A volte le cose ti capitano e non ti rendi neanche conto del motivo. Aspetti, magari per anni, mentre situazioni non chiare continuano a complicarsi, annodandosi come serpenti. Poi si arriva al nodo e ci si sbatte. Così era andata anche a lui ed Elisa.
Il vento soffiava, e fu solo perché la sabbia era ancora un po’ umida che non gli andò mai negli occhi. Era piacevole stare lì, aspettando che il tempo facesse sfiammare la carne rossa della sua anima. Credeva di aver raggiunto un punto fermo nella sua vita, spesso vaga e precaria, ma evidentemente si sbagliava.
Anche quel giorno alla Terrazza Mascagni il vento soffiava forte. Un giorno che risaliva solo a una settimana prima, ma che ora gli pareva lontano anni. Vicinissimo era solo il dolore che gli aveva lasciato addosso. Il resto era perduto.
La sabbia, quella volta, volava in granelli grossi come case, e sembrava provare un gusto particolare a conficcarglisi negli occhi. Ciò nonostante, lui ed Elisa si erano ostinati ad andare avanti. Le loro voci erano appena udibili, contro il frastuono del vento. Lei continuava a sbraitargli contro gli errori che avrebbe commesso, il poco tempo dedicatole, presunte attenzioni rivolte ad una sua amica. Alfonso cercava di farla ragionare, ma non c’era verso. Era più impetuosa degli elementi in lotta sopra le loro teste.
Una volta giunti alla Terrazza Mascagni, vicino al piccolo gazebo circolare in pietra, avevano guardato il mare, che schizzava i suoi sputi salati sul parapetto e il piazzale antistante. Tante altre volte erano stati lì, lasciando vagare lo sguardo verso l’orizzonte, ora azzurro, ora grigio, dove petroliere e pescherecci si incrociavano come nervose chiazze nere. Però adesso erano dei perfetti estranei.
Ti rendi conto della parola fine solo dopo che è stata scritta. Quando l’offesa brucia, e non c’è nulla che possa valere a calmarla. Allora puoi soltanto offendere a tua volta, per liberarti dai tormenti accumulati. Forse fu per questo che, terminato il fiato ed esaurita l’energia, Alfonso prese l’iniziativa. Elisa non poteva sapere che lui era al corrente del suo tradimento, e che aveva aspettato solo per vedere se avrebbe avuto il coraggio di confessarlo. E le sue accuse meschine non erano che un rigurgito di gelosia per non aver trovato di meglio che andare con un uomo di dieci anni più vecchio di lui.
Mentre Alfonso era sempre piaciuto alla sua amica Alessandra. La bella e invidiata Alessandra. Elisa l’aveva tradito per dimostrare a se stessa di essere attraente come lei. Alfonso, per parte sua, non aveva fatto assolutamente nulla, tranne assistere impotente allo sfacelo dei suoi nervi. Non l’aveva mai trascurata, anche se per carattere non era un tipo molto loquace. E meno che mai aveva avuto altre relazioni.
Il vento era al massimo della forza, quando lui pronunciò quell’insulto, che probabilmente Elisa neanche sentì. Poi fu come se la sua furia lo facesse voltare su se stesso e sospingesse i suoi passi lontano, verso la città. Lei non lo seguì.
Adesso Alfonso ascoltava soltanto il rumore del mare. Era fritto dentro come un uovo sbattuto e mal rovesciato in padella.
Non aveva rimorsi. Era semplicemente solo.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

8 pensieri su “Lo strappo

  1. fabrizio centofanti

    Giovanni, devo dire che questo racconto non è dei tuoi migliori. sarà che il tema è un po’ trito e non ci sono scatti che introducano uno straniamento qualunque.
    secondo me sai fare molto meglio.
    ciao
    fabry

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  2. giovanniag

    Beh, Fabrizio, che dire, a prescindere dal fatto che è roba vecchia, a me piaceva (e anche ad altri amici), ma su una cosa sono d’accordo. E’ una situazione di vita sentita un milione di volte. Forse ero in una fase in cui volevo comportarmi come gli scrittori di moda oggi, quelli che parlano dei falliti e di come sono contenti, tutto sommato, di esserlo, senza aggiungere un penny alla situazione reale (un ‘Ozpetek della penna’?). Della serie: “guardiamo quanto siamo disgraziati e facciamoci pure i complimenti” (o anche “ricalchiamo la triste realtà e sbrodoliamoci addosso compiaciuti”).
    Il tuo commento da un lato mi conforta: quando ricevo critiche per cose “strane” che scrivo, e vengo richiamato al reale e al concreto, forse devo dubitare della fondatezza del consiglio che ricevo.

    Sei un amico anche perché non indori le pillole.

    A presto,
    Giovanni A.

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  3. fabrizio centofanti

    grazie, Giovanni: sì, penso che possiamo aiutarci a vicenda dicendoci come la pensiamo, senza ipocrisie. a mio parere un racconto può essere tranquillamente “vero”, ma solo quando questa verità è essa stessa straniamento rispetto alla vita ordinaria. altrimenti leggo il primo diario che mi capita sottomano. quindi, sempre secondo me, fai bene a dubitare di consigli che vanno in senso contrario. ogni grande personaggio della letteratura ha una dose di realtà (che ce lo fa sentire vicino) e una dose di eccezionalità (che lo rende interessante, o addirittura memorabile).
    grazie per la tua generosità, che ti farà fare strada nella vita.
    un abbraccio
    fabrizio

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  4. giovanniag

    Mi sembra un ottimo consiglio, Fabrizio. Questo racconto appartiene a una fase della mia scrittura in cui puntavo solo o prevalentemente (anche perché così mi riusciva) sulle atmosfere evocate dai luoghi e dalle sensazioni ambientali (e in questo,devo dire forse immodestamente, mi sembra che il racconto fosse ben riuscito).
    Non è facile ‘entrare’ nel mondo di un personaggio, renderlo tridimensionale, in altre parole, per cui esso diventa un ‘luogo’ da esplorare, anche se molto più complesso di quelli del mondo esterno. E la cosa diventa ancora più complicata, se pensiamo che i mondi ‘di fuori’ e ‘di dentro’ comunicano e si influenzano a vicenda.
    Ecco: questo è l’approdo cui oggi aspiro, come scrittore. Il fatto che mi muova in generi diversi mi aiuta a trovare diverse sfumature: la letteratura di viaggio autobiografica mi ha dato una mano a prendere maggior confidenza con il mio mondo interiore (dato che ho viaggiato un bel po’ da solo), mentre, all’estremo opposto, la fantascienza mi ha portato a esplorare situazioni ‘astratte’, che però hanno intrinecamente a che fare con i temi universali dell’uomo – e in particolare con quello dell’anima, centrale nell’immaginario connettivista, in cui in gran parte mi riconosco -. Nel ‘mezzo’ c’è il territorio reale-immaginario (quello che, parlando di autori del mondo reale che evocano sensazioni e situazioni da ‘sospensione dell’incredulità’, che nei miei saggi tolkieniani chiamo autori “neo-fantasy” – un grande esempio, in questo senso, sono i racconti della raccolta “I veri credenti” di Joseph O’Connor). E’ un territorio che sto cercando di esplorare, per crescere come autore. Staremo a vedere.

    A presto!
    Giovanni

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  5. giovanniag

    Scusate, c’è un anacoluto (credo si chiami così): “quello che, parlando di autori del mondo reale che evocano sensazioni e situazioni da ’sospensione dell’incredulità’, che nei miei saggi tolkieniani chiamo autori “neo-fantasy””. Levate il CHE prima de “nei miei saggi”.

    Auto-editing…

    A presto,
    Giovanni

    Rispondi
  6. giovanniag

    Credo che quello che sta succedendo su questo blog sia un’esperienza di crescita artistica collettiva. E’ una cosa molto importante. Forse anche per questo il blog incuriosisce le persone, che cercano spesso risposte, e magari le trovano proprio su un forum dove non c’è un’unica ‘voce’, ma una pluralità di spunti, magari in disaccordo, ma in grado di mettere in luce le ombre e viceversa, stimolando a pensare autonomamente. Continuiamo così, dài.

    A presto,
    Giovanni A.

    Rispondi

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