Cagnanza e padronanza

Quel che accomuna i racconti di Fiore in questa sua seconda raccolta è l’atmosfera. Un’atmosfera da cemento incandescente nelle periferie romane le domeniche d’agosto. Da scantinato, da muro scorticato, muffa e puzza di formaggio, luce obliqua che intrappola le cose. Quel che li accomuna sono i personaggi, quasi sempre una coppia – uomini, donne, fratelli, amici – dove l’equilibrio è una corda tesa pronta a sfilacciarsi, a strapparsi, a strozzare. La loro evoluzione, e la narrazione stessa, è in questa linea retta fra due elementi, in questa impossibile chiusura. A volte entra in gioco un terzo, o un quarto, come nel bel Forme di vita su un pianeta, ma fa in fretta a svaporare e lasciare la fessura insuturabile. Quel che li accomuna è la lingua: incredibilmente violenta, visionaria e materica, capace di immagini che esplodono in testa fino a espandersi. Nel microcosmo di Fiore la bellezza può essere «sottocutanea» e «spellata», gli esseri umani hanno forme di bestia o di minerale, e un’infezione organica si stende sopra gli oggetti. Una lingua di un nitore accecante, deformante. È il racconto che dà il titolo, più degli altri, a condensare tutto questo, come un grumo perfetto su cui non puoi non incagliarti, mentre leggi il libro.

Peppe Fiore
Cagnanza e padronanza
Gaffi, € 8,50, pp. 180

2 pensieri su “Cagnanza e padronanza

  1. Sabrina

    “la lingua: incredibilmente violenta, visionaria e materica” mi attrae moltissimo, è quello che in questo momento cerco nelle mie letture. Il libro è già finito nella mia “lista dei desideri”…

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