di Luigia Sorrentino
parli al cuore del figlio
il mondo che non vede
si genera da solo
da quella caduta, la testa
fra le mani del caos
l’ordine che regge
e tutto ripone al suo posto
regge il trave della testa
come un acrobata lo sversi
e dalla fronte cade ancora
cade e non annienta
dalla vetta che i secoli
raggiungono, nella guarigione
nella benda l’ampiezza
come un dio saldi in lui
l’eroe di ogni azione
30 giugno nell’anno 2008

grazie, Luigia: Eugenio ne sarà felice.
fabrizio
caro Fabrizio,
Eugenio ne sarà sicuramente felice! Questa poesia è nata proprio il giorno che ho visto Eugenio per la prima volta insieme a suo padre Riccardo. Eravamo nei corridoi della redazione di Rai News 24, il canale televisivo dove lavoro. E’ stato lì che Riccardo mi ha presentato Eugenio, che ha 19 anni. Dopo qualche ora, quando ho rivisto Riccardo da solo gli ho detto: “Tu lo sai, vero, che ti scriverò una poesia?” Riccardo mi ha sorriso e mi ha detto: “Davvero? Grazie!” Poi Eugenio mi ha detto che questa poesia Riccardo la teneva sempre con sè.
Vedi, Fabrizio, “l’eroe di ogni azione” è proprio Eugenio. E’ Eugenio “la guarigione”. Il padre nel figlio.
Cara Luigia ho letto la tua poesia e l’ho trovata molto bella.
E’ una poesia che riesce ad indicare una strada per trovare un ordine al di là del caos in cui precipita la condizione umana, donandoci una commossa serenità.
E’ l’eroismo delle piccole cose che canti, l’eroismo che noi tutti cerchiamo di raggiungere nella confusione del quotidiano superando le avversità del destino.
Fabrizio Fantoni
Invio ad Eugenio la poesia “Invictus” scritta da William Ernest Henley
“Nella notte che mi avvolge,
nera come la voragine infinita,
ringrazio qualsiasi divinità vi sia
per la mia anima invincibile.
Stretto nella morsa della circostanza
non ho battuto ciglio o pianto ad alta voce
sotto la mannaia del destino.
La mia testa sanguina ma non si piega.
Oltre questo luogo di odio e di lacrime
incombe solo l’orrore dell’ombra,
eppure la minaccia futura
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non mi importa quanto angusto è il passaggio
o quanto pesante la sentenza,
sono il padrone del mio destino:
Sono il capitano della mia anima”
caro Fabrizio Fantoni,
la tua sensibilità mi colpisce. Mi colpisce l’accostamento: perfetto, tra destino e anima. L’anima è il “cuore del figlio”, il destino è “il mondo che non vede” […], il mondo che “si genera da solo” […] che “cade e non annienta” […]
Grazie infinite
Luigia Sorrentino
Sono commossa e riconoscente per tutto l’affetto con il quale avete circondato il mio indimenticabile fratello.
Grazie Laura