L’ALBERO DEI LIMONI* – di Nadia Agustoni

 

 

 

labirinto

 

Un labirinto è la casa

una scatola truccata le stanze

un orifizio le finestre

un ventre ogni angolo.

E’ una casa per perdersi

dove Hansel e Gretel

vanno dritti al punto

e ci spiegano una verità cruciale:

la predilezione degli orchi ch’è spartana

per i piccoli spazi

un loro sillabare ambiguo

che collega lo stesso all’uguale.

 

Una teoria è la casa

di cose fin troppo note

e di altre che filtrano i nostri passaggi :

il salto mortale della lingua

il bisogno di scalare il buio.

 

 

 

Itaca non è mai stata quel luogo

 

 

Itaca non è mai stata quel luogo, quel mare

e l’idea di un isola venne a molti, ma non uno

la cercò.

 

anch’io pensai di fare ritorno, ma rispondendo

al vuoto del cielo mi destai a un’alba

in cui non c’era parola

 

e smisi di credere all’isola, al mare, alle stesse domande.

 

 

 

l’albero dei limoni

 

Era l’albero dei limoni

l’odore del mare, la terra pigra a sera

e nel meriggio l’andare del pallone al muro

quel rimbalzo storto dell’ombra

nelle case mosche e persiane chiuse

i miracoli nelle lampadine

in gesti opachi e stanchezza…

 

Fiorì e sfiorì l’albero chiaro

pioveva il mondo nei paesi

se ne andò ottobre novembre

cominciammo a parlare sottovoce

avevamo pupille fresche di ragazzo

nomi di vocali soltanto

e il grido alto degli uccelli

fin dentro le nuvole.

 

(inediti 2006)

 

 

 

*a Orsola Puecher in amicizia

 

L’immagine è di Laura Owens

 

 

 

23 pensieri su “L’ALBERO DEI LIMONI* – di Nadia Agustoni

  1. viola amarelli

    ritornano i landmarks di Nadia: le tracce di fiaba (Hansel e Gretel), i libri di lettura (un’itaca scontros alla Walcott) e un albero di limoni che s’invola…besos a lei, Renata e Orsola, V.

    Rispondi
  2. nadia agustoni

    @ Viola

    Questi testi precedono “Dai libri di lettura” e anche l’altra raccolta. Sono appena prima. Mi hanno già nominato Walcott, ma non l’ho letto, le fiabe invece mi han spesso creato inquietudini e riandarci così implica a volte che di questo stato d’animo rimanga la traccia. Su Itaca son tornata più volte, come immagine, in testi diversi, con esiti diversi.

    Grazie Viola e un saluto

    Ringrazio Renata del post e dei consigli sulla scelta dei testi.
    E ringrazio Lpels.

    Rispondi
  3. Carla

    Un labirinto è la casa

    una scatola truccata le stanze

    un orifizio le finestre

    un ventre ogni angolo.

    (perdonami se ti sembro sfacciata)così bastava a creare quella suggestione che ti sa aprire gli spazi…

    Rispondi
  4. obviamens

    ciao Nadia,
    “labirinto” mi ha suscitato un’emozionante associazione con questa frase: “Pensavo di trovare case grandi, invece tutte piccole in confronto alle nostre case al nostro paese”

    chi l’ha scritta è stato un egiziano residente da qualche tempo nella mia cittadina – incredibile vero? gli orchi, allora, siamo noi…

    [me l’aveva regalata la scorsa primavera, insieme a tanti altri immigrati che vivono qui, coinvolti in un “laboratorio” di testimonianze scritte sui vissuti della loro migrazione – lo spunto era stato un mio progetto performativo su “L’opposta riva” di Fabiano Alborghetti]

    Mario Bertasa

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  5. Giorgio

    Complimenti, Nadia, vive visioni in versi limpidi e intensi, personale rivisitazione di topoi che mi fanno vibrare: il labirinto, Itaca, l’albero dei limoni…

    E grazie a Renata per averli proposti.

    Rispondi
  6. nadia agustoni

    Il primo invio non è partito vedo se riesco adesso.

    @ Carla

    Labirinto è venuta così, volevo dire alcune cose e i primi versi pur aprendo non li sentivo risolutivi. Poi ogni lettura è a sè, non sei “sfacciata”, figurati.

    “Non uno la cercò” perchè le isole sono in pochi a cercarle, molti le sognano e basta ” l’idea di un isola venne a molti”.

    @Mario Bertasa

    E’ incredibile quello che le frasi lavorano dentro di noi.
    Grazie della storia delle case grandi e piccole.
    Auguri per il tuo lavoro.

    @ Giorgio

    Grazie della lettura e delle parole.

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  7. Carla

    Grazie Nadia, la poesia è proprio così che deve essere, sè stessa sempre…
    leggere i nomi di Hansel e Gretel, inevitabilmente, mi fanno pensare alla fiaba…:-)
    Complimenti anche da parte mia.

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  8. Enrico De Lea

    splendide,

    laddove Hansel e Gretel sono nu Dedalo che non intende , perché -fatalmente – “non può” uscirne …

    sul tema dell’isola mi piace ricordare l’idea dell’isola come scoglio acustico, come metafora della parola poetica, di un poeta turco, Mehmet Gayuk (tradotto da Ceronetti per Adelphi)..

    “l’albero dei limoni” poi mi pare di una luminescenza/luminosità che ben conosco, involontariamente quasimodiana –

    complimenti, enrico

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  9. nadia agustoni

    @ Carla

    Grazie.

    Aggiungo per chiarire meglio su ” l’idea dell’isola…” che appunto, secondo me, è l’idea dell’isola che al meglio si cerca.
    L’isola si ferma all’idea dell’isola anche nei migliori.
    Oppure chi cerca la cerca per un pò e basta.
    Manca la convinzione del cercare. “Non uno…” è drastico me ne rendo conto.

    Un saluto

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  10. orsola puecher

    Cara Nadia, ringrazio te per la dedica di queste tue tre di casa, isola e albero e Renata per il farsi tramite che forse è il senso migliore del nostro pubblicare cose nel cortile del web.

    La poesia di Nadia è così, lei afferma delle cose e tu dici come fa ad esserne così sicura? E poi dalle cose apre quegli spiragli improvvisi dove Hansel e Gretel e l’orchessa e la palla che rimbalza sul muro saltano fuori e allora ti accorgi che sono quegli stessi tuoi, che avevi dimenticato nell’armadio dei giocattoli e che lei ha scovato chissà come.

    Perchè si cerca tutti le stesse isole e l’abero dei limoni di Nadia che sfiorisce e lascia quel ricordo giallo di profumo è fratello, e lei sorella, di un certo irriducibile susino.

    Der Pflaumenbaum

    Bertolt Brecht

    Im Hofe steht ein Pflaumenbaum
    Der ist klein, man glaubt es kaum.
    Er hat ein Gitter drum
    So tritt ihn keiner um.
    Der Kleine kann nicht größer wer’n.
    Ja größer wer’n, das möcht er gern.
    ’s ist keine Red davon
    Er hat zu weing Sonn.
    Den Pflaumenbaum glaubt man ihm kaum
    Weil er nie eine Pflaume hat
    Doch er ist ein Pflaumenbaum
    Man kennt es an dem Blatt.

    Nel cortile c’è un susino.
    Quanto è piccolo, non crederesti.
    Gli hanno messo intorno una grata,
    perché la gente non lo pesti.
    Se potesse crescerebbe:
    diventar grande gli piacerebbe.
    Ma non servono parole:
    quel che gli manca è il sole.
    Che è un susino, appena lo credi
    Perché susine non ne fa.
    Eppure è un susino e lo vedi
    Dalla foglia che ha.

    ,\\’

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  11. mariapia

    Molto emozionanti, Nadia, questi tuoi testi.
    Già quelli che mi inviasti lo erano. Qui c’è un quid misterioso e fiabato, ma perché l’inconscio richiede molte chiavi di lettura, già prima della poesia. Figuriamoci dopo.
    Maria Pia Q.

    Rispondi
  12. jolanda catalano

    Cara Nadia, i tuoi testi sempre interessanti, non passano inosservati.
    Ho aprrezzato molto Itaca non è mai stata quel luogo per le emozioni che tornano, per quel destarsi a un’alba in cui non c’era parola.

    grazie
    jolanda

    Rispondi
  13. nadia agustoni

    Grazie, a entrambe.
    La scelta di questo post è di Renata che ha creduto più di me in questi testi.

    Un saluto

    Rispondi
  14. rmorresi

    secondo me la poesia di nadia, pur in questa sua cifra così alta e austera, si gioca tutta su quella che in inglese vien detta “indirection”, uno zigzagare in punto-croce sulla mappa dell’io profondo, che (mi pare) in lei reclama potente la possibilità di dire il dolore delle cose, l’inerente mancanza di giustizia della faccenda chiamata vita.
    piacciano o no le sue cose, nadia è veramente una scrittora pura, ne ho conosciute davvero poche come lei.

    un saluto da qui a orsola, che davvero merita la dedica per il suo instancabile lavoro di cura delle intelligenze.

    un abbraccio alla cara viola, impareggiabile come sempre nella sua capacità di usare la penna come un fioretto e arrivare all’affondo in due righe.

    grazie a tutti per questa bella partecipazione alla poesia in un tempo così saturo di mostri.

    r

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  15. luigia sorrentino

    Cara Nadia,
    la tua poesia mi ha evocato sogni notturni… Le case che ho abitato, spazi che ho invaso, stanze che ho perpetrato in altre stanze. E io bambina inconsapevole che scoprivo altre propaggini e me ne meravigliavo. Nessuna casa era troppo piccola o troppo grande. Nessuna era del tutto conosciuta. I prolungamenti improvvisi mi lasciavano stupefatta ed erano braccia che mi portavano. Mi allontanavo e… mi avvicinavo. Proprio come nelle tue poesie.
    Luigia

    Rispondi

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