eh, no, scusate amici, non ci siamo…
andate almeno a riascoltare un Chopin nelle mani di Maurizio Pollini – che già a sua volta fece scandalo per la sua asciuttezza, per essersi scrollate di dosso certe untuose patine di pseudoromanticismo che le revisioni tardottocentesche primonovecentesche attribuirono al grande polacco, fece scandalo, ma ben presto scuola, qui invece con la Igoschina siamo alla peggiore restaurazione di un gusto melenso e manierato, pseudo-tardoromantico che con Chopin (morto nel 1949) non c’entra
nei manoscritti originali dei suoi pezzi non c’è scritto nulla di tutto ciò che questa pianista, recuperando una vetusta tradizione, vuole leggervi, a partire dall’incredibile lentezza dei fraseggi introduttivi, dall’esasperazione di certi “rubando”, di certe dinamiche di cui nemmeno il buon Rubinstein, in tempi di scarsa passione filologica, scalpellava con tanta morbosità le curvature
lo so che suonato così magari vende di più, fa più glamour – e poi dài, quei due “sguardi in macchina” e quel primo piano insistente sull’ultima parte del pezzo registicamente parlando sono ridicoli
scusate lo sfogo e la veemenza…
è una vecchia deformazione professionale…
ti rigrazio comunque, Fabrizio, per avermi fatto scoprire una pianista che non conoscevo, tecnicamente preparata, dal tocco eccezionale, che almeno rende giustizia a certe straordinarie invenzioni armoniche di Chopin, non ne annebbia le tinte (come invece tanti “pasticcioni” fanno), anche se, per le altre caratteristiche di cui ho detto, rimane per me non autorevole come interprete
qui, nonostante la cattiva qualità del video *live*, si sente il nitore strutturale di quel ribattuto LA bemolle che la Igoschina cerca invece, nel suo furore di romanticismo zuccheroso, di nascondere – e poi il metronomo è quello originario, infatti la versione Pollini dura 4’25”, quella della Igoschina ben 6’43” (lo “strutturalista” Pollini ci ricorda che Chopin era anche uno “strutturalista”, altrimenti un pezzo come quello non si sarebbe mai sognato di scriverlo, ci riproverà 150 anni più tardi il grande minimalista Steve Reich a fare altrettanto, ma senza offuscare l’impulso architettonico del suo predecessore)
e nella solenne sezione centrale Pollini fa emergere in tutto il suo vigore una reminiscenza di Bach (i cui preludi e fughe il nostro Frédéric Francois suonava tutti i giorni per tenersi in allenamento), mentre Igoschina scava solo dentro umori depressivi che potrebbero anche adattarsi alla disperata biografia degli ultimi anni di vita del Nostro, ma non proprio agli umori dell’epoca in cui scrisse il brano (parrebbe che la storia dell’ispirazione avuta da una goccia d’acqua che cadeva sul pianoforte nel lugubre – ma davvero così lugubre? – soggiorno a Maiorca sia tutta una leggenda, se anche fosse capitato un incidente simile Chopin voleva troppo bene al suo strumento, non avrebbe mai permesso che corresse il rischio di inzupparsi e schiavardarsi)
de gustibus… comunque trovo straordinario poter fare in mezzora più ascolti comparativi dello stesso brano eseguito da diversi interpreti:
anonimo pianista http://it.youtube.com/watch?v=kmsSfJiGVJU&feature=related
e direi anche anonima interpretazione (ad un certo punto perde la memoria, sbaglia una frase, si ripiglia… ma perché allora lo mette in giro questo video?)
Alfredo Perl http://it.youtube.com/watch?v=-Ot9INo7Zvw&feature=related
ha lo stesso metronomo di Valentina Igoschina ma meno colori, sicuramente
vent’anni fa per proporre a qualcuno due o tre interpretazioni diverse dello stesso pezzo dovevo girare per negozi di dischi, e spendere anche un sacco di soldi
non ne abbia a male chi ama e continuerà ad amare la performance di Valentina Igoschina (Ah, Valentina!) – il mio sussulto è di natura storiografica, più che estetica, sicuramente reso più aspro dalla sensazione di vivere in mezzo ad un mare di spugne che ogni tanto ripassano la storia e la riscrivono a modo loro http://it.youtube.com/watch?v=a74fk9BTv5U&feature=related
qui la Igoschina propone la celebre Polacca “Eroica”… ma (a parte un paio di lievi stecche)… ma con l’umore di un valzerino! è una polka, è energica, non è un valzer belle-époque, è uno dei pezzi più “militari” e “militanti” del catalogo chopiniano, non è un brillante pezzo salottiero, anche se veniva eseguito nei salotti parigini, ma da un esule che cercava consensi per la causa della sua vessata e oppressa Polonia (pensate che cosa diremmo se oggi qualcuno ci leggesse con la voce di un cabarettista i discorsi di un neopapa Wojtyla che prega per la sua terra…)
uno degli amici che stimavo di più, Mario, aveva fino a dieci edizioni della stessa opera.
bei tempi: ma allora ero un bel giovanotto con la fidanzata.
concordo sulle possibilità preziose della rete: durerà?
un abbraccio
fabrizio
Brava è brava (bellissimo tocco, tecnica impeccabile) ma affoga il povero Frederic nella solita melassa sentimentale. Ma perché Chopin deve suonare sempre come un cicisbeo?
Bella figliola, comunque.
non dirmi, Fabrizio! abbiamo un amico in comune?
il mio pure un patito dell’opera, mentre io della musica strumentale (con particolare attenzione alla linea tedesca, prima di convertirmi al Cage-pensiero)
(già, con la poetica dell’indeterminacy il concetto stesso di interpretazione si annulla, insieme alla soggettività di cui l’esecutore è invitato a spogliarsi) (tuttavia, a ben pensarci, alcuni grandi interpreti del Novecento sono stati coloro che nei confronti della musica del passato hanno peseguito il medesimo intento ascetico) (pensa a Glenn Gould…)(http://www.youtube.com/watch?v=qB76jxBq_gQ&feature=related)
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Che meraviglia la Igoshina!
Gianluca
Meravigliosa Igoshina
questo è di Sara
http://it.youtube.com/watch?v=Jm9IdQ-q898
buonanotte
Stella
si lo Chopin della Igoschina è davvero straordinario
http://it.youtube.com/watch?v=6gV9gUeFHIw&feature=related
grazie.
eh, no, scusate amici, non ci siamo…
andate almeno a riascoltare un Chopin nelle mani di Maurizio Pollini – che già a sua volta fece scandalo per la sua asciuttezza, per essersi scrollate di dosso certe untuose patine di pseudoromanticismo che le revisioni tardottocentesche primonovecentesche attribuirono al grande polacco, fece scandalo, ma ben presto scuola, qui invece con la Igoschina siamo alla peggiore restaurazione di un gusto melenso e manierato, pseudo-tardoromantico che con Chopin (morto nel 1949) non c’entra
nei manoscritti originali dei suoi pezzi non c’è scritto nulla di tutto ciò che questa pianista, recuperando una vetusta tradizione, vuole leggervi, a partire dall’incredibile lentezza dei fraseggi introduttivi, dall’esasperazione di certi “rubando”, di certe dinamiche di cui nemmeno il buon Rubinstein, in tempi di scarsa passione filologica, scalpellava con tanta morbosità le curvature
lo so che suonato così magari vende di più, fa più glamour – e poi dài, quei due “sguardi in macchina” e quel primo piano insistente sull’ultima parte del pezzo registicamente parlando sono ridicoli
scusate lo sfogo e la veemenza…
è una vecchia deformazione professionale…
ti rigrazio comunque, Fabrizio, per avermi fatto scoprire una pianista che non conoscevo, tecnicamente preparata, dal tocco eccezionale, che almeno rende giustizia a certe straordinarie invenzioni armoniche di Chopin, non ne annebbia le tinte (come invece tanti “pasticcioni” fanno), anche se, per le altre caratteristiche di cui ho detto, rimane per me non autorevole come interprete
Mario
Mario, come dire, c’era una dolce ironia.
buonanotte
fabrizio
adesso, Fabrizio, capisco meglio il tuo titolo… 😉
all’ottimo Fides&Ratio suggerisco di ascoltare anche la versione di Pollini
http://it.youtube.com/watch?v=euZNc2_WQ1I&feature=related
qui, nonostante la cattiva qualità del video *live*, si sente il nitore strutturale di quel ribattuto LA bemolle che la Igoschina cerca invece, nel suo furore di romanticismo zuccheroso, di nascondere – e poi il metronomo è quello originario, infatti la versione Pollini dura 4’25”, quella della Igoschina ben 6’43” (lo “strutturalista” Pollini ci ricorda che Chopin era anche uno “strutturalista”, altrimenti un pezzo come quello non si sarebbe mai sognato di scriverlo, ci riproverà 150 anni più tardi il grande minimalista Steve Reich a fare altrettanto, ma senza offuscare l’impulso architettonico del suo predecessore)
e nella solenne sezione centrale Pollini fa emergere in tutto il suo vigore una reminiscenza di Bach (i cui preludi e fughe il nostro Frédéric Francois suonava tutti i giorni per tenersi in allenamento), mentre Igoschina scava solo dentro umori depressivi che potrebbero anche adattarsi alla disperata biografia degli ultimi anni di vita del Nostro, ma non proprio agli umori dell’epoca in cui scrisse il brano (parrebbe che la storia dell’ispirazione avuta da una goccia d’acqua che cadeva sul pianoforte nel lugubre – ma davvero così lugubre? – soggiorno a Maiorca sia tutta una leggenda, se anche fosse capitato un incidente simile Chopin voleva troppo bene al suo strumento, non avrebbe mai permesso che corresse il rischio di inzupparsi e schiavardarsi)
de gustibus… comunque trovo straordinario poter fare in mezzora più ascolti comparativi dello stesso brano eseguito da diversi interpreti:
anonimo pianista
http://it.youtube.com/watch?v=kmsSfJiGVJU&feature=related
e direi anche anonima interpretazione (ad un certo punto perde la memoria, sbaglia una frase, si ripiglia… ma perché allora lo mette in giro questo video?)
Alfredo Perl
http://it.youtube.com/watch?v=-Ot9INo7Zvw&feature=related
ha lo stesso metronomo di Valentina Igoschina ma meno colori, sicuramente
vent’anni fa per proporre a qualcuno due o tre interpretazioni diverse dello stesso pezzo dovevo girare per negozi di dischi, e spendere anche un sacco di soldi
non ne abbia a male chi ama e continuerà ad amare la performance di Valentina Igoschina (Ah, Valentina!) – il mio sussulto è di natura storiografica, più che estetica, sicuramente reso più aspro dalla sensazione di vivere in mezzo ad un mare di spugne che ogni tanto ripassano la storia e la riscrivono a modo loro
http://it.youtube.com/watch?v=a74fk9BTv5U&feature=related
qui la Igoschina propone la celebre Polacca “Eroica”… ma (a parte un paio di lievi stecche)… ma con l’umore di un valzerino! è una polka, è energica, non è un valzer belle-époque, è uno dei pezzi più “militari” e “militanti” del catalogo chopiniano, non è un brillante pezzo salottiero, anche se veniva eseguito nei salotti parigini, ma da un esule che cercava consensi per la causa della sua vessata e oppressa Polonia (pensate che cosa diremmo se oggi qualcuno ci leggesse con la voce di un cabarettista i discorsi di un neopapa Wojtyla che prega per la sua terra…)
Mario
uno degli amici che stimavo di più, Mario, aveva fino a dieci edizioni della stessa opera.
bei tempi: ma allora ero un bel giovanotto con la fidanzata.
concordo sulle possibilità preziose della rete: durerà?
un abbraccio
fabrizio
Brava è brava (bellissimo tocco, tecnica impeccabile) ma affoga il povero Frederic nella solita melassa sentimentale. Ma perché Chopin deve suonare sempre come un cicisbeo?
Bella figliola, comunque.
non dirmi, Fabrizio! abbiamo un amico in comune?
il mio pure un patito dell’opera, mentre io della musica strumentale (con particolare attenzione alla linea tedesca, prima di convertirmi al Cage-pensiero)
(già, con la poetica dell’indeterminacy il concetto stesso di interpretazione si annulla, insieme alla soggettività di cui l’esecutore è invitato a spogliarsi) (tuttavia, a ben pensarci, alcuni grandi interpreti del Novecento sono stati coloro che nei confronti della musica del passato hanno peseguito il medesimo intento ascetico) (pensa a Glenn Gould…)(http://www.youtube.com/watch?v=qB76jxBq_gQ&feature=related)
sì, penso che abbiamo un amico in comune, Mario.
grazie.
ti auguro una serenissima notte.
Caro Fabrizio dal cuore nobile,
bellissimo questo Chopin… Un regalo notturno di cui volevo ringraziarti…
Luigia
mi fa piacere che ti sia piaciuto, Luigia!