10.
Nell’ordinanza e dominio dei colori,
agli avi, ai successori,
s’apre ai muti
cori mattinieri del vallone,
millesima i dolori.
Il bastione delle soste
meridiane lo conserva
nelle tracce della cava a monte
e dell’altra, ignota.
Calcare ed arenaria sui portali,
fissa antri smussati,
sbrecciati, polvere senza peso
come il secolo.


La fine su questo paesaggio provoca come una ferma nei pensieri, ci si trova coinvolti con lo sguardo.
Molto bello.
Auguri per questo lavoro che mi spero trovi un’edizione cartacea.
Leggere sulla carta è insostituibile per me.
Belli in particolare i “muti/cori mattinieri del vallone”, “Il bastione delle soste/meridiane”, la “polvere senza peso/come il secolo”, ma bello sempre un senso concretissimo ed estatico dello spazio.
idem come nel mio ultimo commento, Enrico.
dicci quando tutto ciò vedrà la carta.
fabrizio
e dire che più d’uno dava il libro morto e sepolto…
mi associo ai carto-manti… ;-))
“millesima i dolori”
trovo molto interessante questa chiusa di frase
che s’inerpica su un’anomalia sintattica con la leggerezza
di una folata e la precisione d’un microscopio
Mario
grazie per tutte le vostre intuizioni davvero appropriate
e per l’augurio di una pubblicazione in volume (per me, che non ci provo più dal 92, è un’impresa assai ardua – vedremo, spero di trovare un editore “buon samaritano”…esiste?)
c’è un passaggio/pausa vitale/fissità (fittiziamente) atemporale/solarità (è il luogo di una dimensione “panica”, da sempre da me sminuita): la foto è scattata dalla casa di mia madre tra lo Stretto di Messina e l’Etna – luogo di sosta e fuga – penso a Cattafi, da sempre peregrinante e da sempre ritornante a tale luce, in cui cercava la salvezza del muschio…
ciao, e.