AMBIENTE. Fame nel mondo:mucca o bambino

Questa lettera nasce dall’ennesima provocazione che mi hanno rivolto (come sicuramente a tutti voi..) coloro che animalisti non sono,e che cercano (nelle migliori delle ipotesi) di liberarsi dal senso di colpa di non fare nulla, sminuendo il nostro operato attivista con il solito paragone catastrofista con i bambini africani che muoiono di fame..

Per rendere l’idea dell’atteggiamento di queste persone che ci chiamano in causa con la solita frase “ma con tutti i problemi nel mondo, voi pensate proprio agli animali” voglio riportarvi una frase che mi disse un celebre tatuatore, Maurizio Fiorini: “la differenza fra una persona tatuata ed una non tatuata é che quella tatuata non si preoccupa del perché quell’altra non lo sia”.
Ecco, i non-animalisti cercano di preoccuparsi delle “incomprensibili” motivazioni che animano gli animalisti a (ripeto volutamente) preoccuparsi degli animali, prima di tutto il resto. Ma i non-animalisti non si accorgono di avere una visione limitata delle cose…

Dopo aver assistito alle conferenze di Valerio Pocar, di Massimo Tettamanti, e qualche lettura accumulata negli anni, ho deciso di smettere di ribattere chiedendo “e tu cosa fai per il bambino che muore di fame???” (anche perché ti sfoderavano orgogliosi la foto del bambino africano adottato a distanza, molto probabilmente e tristemente già morto di AIDS..) e mi sono limitata a mettere in ordine delle idee.

Noi queste cose le sappiamo, ma ne ho fatto un e-mail “riassunto” che ho diffuso alle persone che sono vicine, ma che guardano (ancora dopo tanti anni) con sospetto gli animalisti, le loro “azioni incomprensibili”, questi “comportamenti terroristici da setta bizzarra” con “giubbettini di muffa e berretti di bava di bruco”.

loro, che ci chiamano “i naturalisti col grano”, solo perché facciamo 30 km magari per comprare il prodotto non testato e la bistecca di seitan

Carissimi amici,
spesso mi é stata rivolta la domanda provocatoria “perché occuparsi degli animali con tutti i bambini in Africa che muoiono di fame?”.
A volte indispettita dalla superficialità della domanda ho liquidato l’argomento con una contro-domanda “e tu cosa fai per i bambini africani?”, ma ora, forte dei dati scientifici alla mano e da pubblicazioni della FAO, e di autorevoli altre fonti, vi spiego, per chi avrà la voglia di leggere queste mio e-mail , perché io, con la mia scelta etica, aiuto ANCHE il bambino africano.

Saro’ breve rispetto alla complessità dell’argomento. Pocediamo per passi, per poi farvi riflettere su una conclusione ovvia ma sconcertante.

Iniziando con l’animalismo tempo fa pensavo come molti di voi che “salvare una mucca” e “salvare un bambino” fossero due realtà parallele, perseguibili entrambe secondo le empatie personali, ma due realtà parallele e ben distinte. Questo é fondato su un presupposto totalmente fasullo, e vi spiego perché:

LA FAME NEL MONDO: quando si parla di fame nel mondo abbiamo tutti in mente le immagini dei bambini con la pancia gonfia dell’Etiopia, immagini terribili e commoventi. I mass media ci raccontano che non hanno cibo e la gente pensa di risolvere il problema con un’adozione a distanza, mandando 50 euro e poi sta felice a casa sua a mangiare bistecche.

Forse non tutti hanno riflettuto sul fatto che anche in periodo di terribile carestia, il cibo in Etiopia c’é, solo che viene portato via per la civiltà industrializzata, ebbene si’ più del 90% del cibo dell’Etiopia viene portato VIA. Cosi’ in Brasile, quasi la totalità del territorio coltivabile ed il ricavato serve per foraggiare gli allevamenti (da intensivi si parla di estensivi) per nutrire l’Europa e gli Stati Uniti che mangiano…carne. Cosi’ in India, il 75% del cibo animale viene esportato.

Ora, riflettete sul fatto che tutto questo cibo viene portato via, NON per nutrire noi, ma per nutrire gli animali che noi mangiamo!!!

Vi spiego meglio secondo il cosiddetto “indice di conversione”: questo indice misura la quantità di cibo necessaria a far crescere di 1 kg l’animale. Ad un vitello servono 13 kg di mangime per aumentare di 1 kg, mentre ne servono 11 a un vitellone (un bue giovane) e 24 ad un agnello. I polli richiedono invece solo 3 kg di cibo per ogni kg di peso corporeo. Se si considera poi che l’animale non è tutta carne, ma vi sono anche gli “scarti”, queste quantità vanno raddoppiate.
Il rendimento delle proteine animali è ancora più basso. Un bovino, ad esempio, ha un’efficienza di conversione delle proteine animali di solo il 6%: consumando cioè 790 kg di proteine vegetali, produce meno di 50 kg di proteine.

Dati alla mano, a chi interessa: L’economista Frances Moore Lappé fa notare come, nel 1979, 145 milioni di tonnellate di cereali e soia siano stati utilizzate negli USA come mangime per gli animali. Di queste, solo 21 milioni sono state poi rese disponibili per l’alimentazione umana in forma di carne, latte e uova. I 124 milioni di tonnellate di cibo vegetale sprecato avrebbero fornito una porzione di cibo nutriente per tutti gli esseri umani della Terra, ogni giorno, per un anno.

Allora, se il mondo va sempre più verso una dieta vegetariana non é forse detto che si risolverà il problema delal fame nel mondo (purtroppo per ragioni economiche..), ma sicuramente se il consumo di carne non diminuisce tutte queste persone moriranno certamente.
(le mie fonti sono FAO, USA Agency for International Development, e le imperdibili conferenze del Dott. Tettamanti, chimico ambientale)

Altra questione, importantissima, i TUMORI: (e vi dico subito che le fonti sono il World Cancer Institute e Journal of the National Cancer Institute)

Una frequente osservazione che mi é stata rivolta” ma voi vegetariani/vegani avrete mille problemi di salute, carenze, mancanze, ossa, proteine…” ; ed invece vi spiego cosa noi vegetariani/vegani NON rischiamo rispetto a coloro che mangiano carne:

immagino che tutti sappiano che per avere carne che si trova sul mercato, per avere costi cosi’ bassi, i bovini sono stati sottoposti a terapie antibiotiche, ormoni, estrogeni, etc etc, tutti quanti.
Ammettiamo che non ve ne freghi nulla delle condizioni in cui si trovano questi bovini, e di come vengono macellati, lasciamo perdere questo aspetto. Iniziamo a pensare che tutti questi prodotti chimici vengono introdotti nel ciclo alimentare di chi mangia quella stessa carne. Riflettiamo sul fatto l’uomo per il profitto ha trasformato la mucca, da erbivora che era, in carnivora (mangimi e pastoni somministrati con farine di carne che bene conosciamo).

Ritorniamo ai tumori: Secondo la pubblicazione del Journal of the National Cancer Institute del 1981, le cause dei tumori soni PREVEDIBILI all’80%.

Allora, sempre dati alla mano, la morte per tumore é dovuta:
30% tabacco

35% FATTORI ALIMENTARI

Questi studi, in breve, sono studi epidemiologici, ovvero condotti per periodi di moltissimi anni, su consistenti campioni di persone, in modo da ottenere un risultato affidabile e certo scientificamente, e soprattutto che tenga conto dell’evoluzione dei soggetti ed il rapporto di causalità fra consumo di carne e sviluppo del tumore.
Perché, perché mi chiedo, si fa una massiccia campagna contro il fumo, e nessuno vi dice che lo sviluppo dei tumori va di pari passo al consumo di carne?? Per interessi economici, sulla nostra pelle.
(Il World Cancer Institute raccomanda per la prevenzione dei tumori le diete vegetariane)

NEL MONDO NON C’É ACQUA: una pura e semplice considerazione: il 70% dell’acqua utilizzata sul pianeta è consumato dalla zootecnia e dall’agricoltura (i cui prodotti servono per la maggior parte a nutrire gli animali d’allevamento).

Quasi la metà dell’acqua consumata negli Stati Uniti è destinata alle coltivazioni di alimenti per il bestiame.

Allora, ci hanno rotto i coglioni per una vita, dicendoci di chiudere il rubinetto quando ci si lava i denti, ma nessuno vi ha mai detto che per produrre un kilo di carne, si usa una quantità d’acqua pari al consumo di acqua di una famiglia intera per un anno!!! La conclusione ovvia é che se rinunciate ad una bistecca al mese, avete un risultato 20 volte maggiore rispetto alla riduzione del consumo d’acqua.

IMPATTO AMBIENTALE: gli animalisti, almeno quelli che conosco io, sono sicuramente tutti ambientalisti; non é pero’ detto che gli ambientalisti siano tutti animalisti..Un esempio lampante: che senso ha andare a manifestare a Firenze contro il disboscamento della foresta amazzonica con un panino al prosciutto in mano? Ora vi spiego perché:

Le conseguenze più drammatiche del consumo di latte e carne si verificano nel Terzo Mondo: il disboscamento operato per far posto agli allevamenti di bovini destinati a fornire proteine animali all’Occidente ha distrutto in pochi anni milioni di ettari di foresta pluviale.

Ogni anno scompaiono 17 milioni di ettari di foreste tropicali. L’allevamento intensivo non ne è la sola causa, ma sicuramente gioca un ruolo primario: nella foresta Amazzonica l’88% dei terreni disboscati è stato adibito a pascolo e circa il 70 % delle zone disboscate del Costa Rica e del Panama sono state trasformate in pascoli. Le conseguenze più drammatiche del consumo di latte e carne si verificano nel Terzo Mondo: il disboscamento operato per far posto agli allevamenti di bovini destinati a fornire proteine animali all’Occidente ha distrutto in pochi anni milioni di ettari di foresta pluviale.

Non ultime, le deiezioni dei bovini producono una quantità di metano responsabile del 15-20 % dell’effetto serra globale. Inoltre, l’80%-90% dell’ammoniaca immessa nell’atmosfera viene emessa dagli animali: questo è causa di piogge acide che danneggiano suoli e boschi.

Ora, so di essere stata lunga, ma credevo doveroso riportarvi queste considerazioni.

Concluderei con un dato allarmante:
ogni anno vengono macellati: 48 miliardi di animali
131 milioni al giorno

…ovvero 1500 al secondo.

da http://www.veganitalia.com/modules/news/
e
[ da apertisverbis.org – A.G.]

10 pensieri su “AMBIENTE. Fame nel mondo:mucca o bambino

  1. Mauro Baldrati

    Sì, Pamela, hai ragione. Non è affatto secondario battersi per il rispetto degli animali, perché c’è “ben altro”. Chi ha cuore l’ambiente, il rispetto per la natura – ma anche per se stessi – è rispettoso verso gli animali. I dati che riporti, poi, sono dolorosi. E’ il saccheggio del mondo, il furto delle risorse, e purtroppo aumenta sempre più il tasso di indifferenza, perché ormai c’è un problema, il megaproblema, che divora tutto: i soldi, la crisi economica. Tutto il resto può andare al diavolo. Che follia.

    Rispondi
  2. pamela

    Ciao Mauro, grazie per il tuo intervento. Questo testo proviene dal sito http://www.apertisverbis.org/ e la firma A.G. credo corrisponda alla dott.ssa Asia Giordano, responsabile del sito.

    Credo che il pianeta sia gravemente malato e l’unica cura possibile sia un cambiamento di mentalità ed abitudini da parte degli abitanti umani. Rinunciare al consumo di proteine animali avrebbe l’effetto collaterale di risparmiare sofferenze terribili e morte di miliardi di animali. E’ inoltre necessario orientarsi verso il biologico, rifiutare gli OGM, cercare sempre le soluzioni a minor impatto ambientale, a cominciare dall’energia. Liberiamo la mente dalle lusinghe pubblicitarie, che ci inducono ad acquistare merci inutili e a buttare via oggetti ancora utilizzabili. Riusiamo, ricicliamo, doniamo.

    Rispondi
  3. Gladys Sica

    Sono entrata al blog cercando di ricuperare la mail di Fabrizio per inviare l’invito per il reading poetico -che sicuramente non ho aggiornata- e mi sono trovata con la tua lettera Pamela…
    Sì e qualcosa d’incredibile come si possa da una parte essere cosi sensibile col proprio cane o gatto e cosi insensibile al resto degli animali, quanto se possa essere incoerente, quanto sia difficile quando si tocca il proprio stomaco…

    Infine inoltro l’intervista Prof. Umberto Veronesi, perchè non so per quanto tempo se potrà continuare a guardare da un altro lato, la situazione ormai riguarda a tutti…

    Buone cose.
    Gladys Sica

    La scienza contro l’ingiustizia alimentare-L’appello dell’Onu:

    Intervista al Prof. Umberto Veronesi, promotore di: “The Future of Science”, Food and Water for Life , Venezia, 24 – 27 settembre 2008.

    Prof. parlando delle disparità alimentari tra il Nord e il Sud del mondo, lei parla dell’ingiustizia alimentare. Perché?

    L’ingiustizia alimentare è una delle peggiori iniquità dei nostri tempi, un’offesa alla cultura e alla civiltà umane di fronte alla quale non possiamo rimanere inerti. Da un lato, nei Paesi in via di sviluppo, ci sono 840 milioni di persone che soffrono di malnutrizione cronica e 40 milioni, di cui 15 milioni di bambini, che muoiono di fame. Dall’altro, nel mondo occidentale, aumenta l’obesità fra i nostri figli, le nostre adolescenti anoressiche usano il cibo come ricatto e se ne privano fino a lasciarsi morire, la nostra dieta opulenta ci fa ammalare sempre di più. In realtà c’è qualcosa che possiamo fare da subito per contrastare questa situazione: utilizzare le scoperte e gli strumenti della scienza genetica nel campo della produzione alimentare e assumere un comportamento alimentare più responsabile.

    Quale sarebbe il comportamento alimentare più responsabile da assumere?

    Buona parte degli scienziati concordano che è inevitabile orientarsi verso un modello che preveda la progressiva riduzione del consumo di carne, per tre motivi. Il primo è di ordine ecologico/sociale. I prodotti agricoli a livello mondiale sarebbero in realtà sufficienti a sfamare tutti se venissero equamente divisi, e soprattutto se non fossero in gran parte utilizzati per alimentare gli animali da allevamento. Ogni anno 150 milioni di tonnellate di cereali sono destinate a bovini, polli e ovini, con una perdita di oltre l’80% di potenzialità nutritiva; in pratica il 50% dei cereali e il 75% della soia raccolti nel mondo servono a nutrire gli animali d’allevamento. L’America meridionale, per fare posto agli allevamenti, distrugge ogni anno una parte della foresta amazzonica grande come l’Austria. Gli allevamenti intensivi producono fino a tre tonnellate di liquami per ogni cittadino, inquinando il sottosuolo, e l’evaporazione dei liquami è tra le cause principali delle piogge acide. Per produrre la stessa quantità di cibo, l’allevamento intensivo consuma molta più acqua della coltivazione (per un chilo di carne bovina occorrono circa 15.000 litri d’acqua, mentre per un chilo di cereali ne bastano poco più di 100). La stessa estensione di territorio produce oltre dieci volte più proteine se coltivata a cereali e leguminose per il consumo umano che se destinata a pascolo o a coltivazioni per la produzione di mangimi. Trentasei dei quaranta Paesi più poveri del mondo esportano cereali negli Stati Uniti, dove il 90% del prodotto importato è utilizzato per nutrire animali destinati al macello.

    Cosa succederebbe se i Paesi emergenti superpopolati, come la Cina, assumessero le abitudini alimentari occidentali, tipicamente carnivore?

    Oggi ci sono tre miliardi di capi di bestiame destinati a sfamare circa 1 miliardo di persone dei 6 miliardi che popolano la Terra e che invece si nutrono essenzialmente di cereali: riso, frumento, mais, orzo. Se tutti si mettessero a mangiare carne avremmo più animali che uomini sul pianeta, infrangendo ogni tipo del suo equilibrio. La riduzione di carne, tutelerebbe meglio la salute. Non ci sono dubbi che un’alimentazione povera di carne e ricca di vegetali sia più adatta a mantenerci in buona forma. Gli alimenti di origine vegetale hanno una funzione protettiva contro l’azione dei radicali liberi, cioè quelle molecole che possono alterare la struttura delle cellule e dei loro geni. Si può quindi pensare che chi segue un’alimentazione ricca di alimenti vegetali è meno a rischio di ammalarsi e possa vivere più a lungo.

    La carne contiene sostanze nocive per la salute?

    Noi siamo circondati da sostanze inquinanti, che possono mettere a rischio la nostra vita. Sono sostanze nocive se le respiriamo, ma lo sono molto di più se le ingeriamo. Consumando carne, ci mettiamo proprio in questa situazione, perché dall’atmosfera queste sostanze ricadono sul terreno, e quindi sull’erba che, mangiata dal bestiame, (o attraverso i mangimi) le introduce nei suoi depositi adiposi, e poi nel nostro piatto quando la mangiamo. L’accumulo di sostanze tossiche ci predispone a molte malattie cosiddette “del benessere” (diabete non insulino-dipendente, aterosclerosi, obesità). Anche il rischio oncologico è legato alla quantità di carne che consumiamo. Le sostanze tossiche, si accumulano più facilmente nel tessuto adiposo, dove rimangono per molto tempo esponendoci più a lungo ai loro effetti tossici. Frutta e verdura sono alimenti poverissimi di grassi e ricchi di fibre: queste, agevolando il transito del cibo ingerito, riducono il tempo di contatto con la parete intestinale degli eventuali agenti cancerogeni presenti negli alimenti.. I vegetali poi, oltre a contaminarci molto meno degli altri alimenti, sono scrigni di preziose sostanze come vitamine, antiossidanti e inibitori della cancerogenesi che consentono di neutralizzare gli agenti cancerogeni, di “diluirne” la formazione e di ridurre la proliferazione delle cellule malate.

    Allora bisogna diventare vegetariani per stare meglio?

    Vi è certamente una motivazione di ordine etico- filosofico che nasce dal massimo rispetto per la vita in tutte le sue forme, specie quando questa non può far valere le proprie ragioni. Gli animali di allevamento sono sottoposti a un trattamento crudele. Sono ormai considerati “macchine di trasformazione” di una merce a costo noto (i mangimi) in un’altra (la carne) il cui prezzo deve essere remunerativo al massimo, detratte le spese di allevamento, che devono essere contratte al minimo. Questa logica di mercato scatena la violenza totale nei confronti degli animali che vengono letteralmente torturati: immobilizzati per impedire il movimento, ingozzati di cibo e anche percossi perché il muscolo si spezzi e la carne risulti più gustosa. Anche la pratica della macellazione è violenza allo stato puro e risveglia un senso di ripugnanza nel vedere come l’animale viene inizialmente solo stordito per poi essere sgozzato in modo che la morte avvenga per dissanguamento (questo è quanto impone la legge sulla macellazione), affinché la sua carne prenda un colorito più chiaro. Rinunciare alla carne dunque è un modo di contribuire ad alleviare le sofferenze inutili degli altri animali.

    Chi è

    Umberto Veronesi è nato a Milano e in questa città da sempre vive e lavora come chirurgo, ricercatore, uomo di scienza e di cultura. Laureatosi nei primi anni Cinquanta, decide fin da subito di dedicare la sua opera professionale allo studio e alla cura dei tumori: dopo un paio di importanti soggiorni all’estero (Inghilterra e Francia) entra all’Istituto dei Tumori di Milano come volontario e ne diventa Direttore Generale nel 1975.

    Il nome di Veronesi è legato a grandi contributi scientifici e culturali riconosciuti ed apprezzati in tutto il mondo e per questo premiato con sei lauree Honoris- Causa in medicina internazionali (due dall’Argentina, una dal Brasile, una dalla Grecia, una dal Belgio e una Cracovia). I più significativi e importanti riguardano in particolare l’invenzione e la diffusione della chirurgia conservativa per la cura dei tumori mammari. I dati preliminari vennero pubblicati nel 1981 sul prestigioso New England Journal of Medicine e da quel momento ebbe inizio nel mondo la grande evoluzione di pensiero che doveva portare negli anni successivi a risparmiare alle donne con tumore al seno l’asportazione della mammella. Più recentemente ha proseguito sulla stessa strada con la biopsia del linfonodo sentinella per evitare la dissezione ascellare nei casi in cui i linfonodi siano sani. In questi ultimissimi anni ha rivoluzionato le procedure della radioterapia dei tumori mammari, introducendo la radioterapia intraoperatoria, che si esaurisce in una sola seduta, durante l’intervento stesso.

    Vent’anni fa ha aperto nel mondo la via alla prevenzione del tumore mammario con due studi concentrati sull’azione preventiva dei retinoidi (derivati della vitamina A) e del tamoxifene agenti in grado di proteggere le cellule mammarie dal rischio di carcinoma mammario.

    Con la fondazione del Gruppo Internazionale sul Melanoma nel 1970 ha dato impulso alle ricerche sul melanoma, il più grande tumore della pelle fino a pochi anni fa quasi ignorato dalla medicina tradizionale.

    Veronesi ha dedicato le sue energie a promuovere l’aggiornamento medico. Nel 1982 ha fondato la Scuola Europea di Oncologia che ha riportato l’Italia ad essere uno dei punti di riferimento mondiali per tutti coloro che cercano una formazione nel campo della diagnosi e della cura dei tumori.

    Per vent’anni Direttore dell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano che ha portato a livelli di eccellenza, ha poi realizzato il suo spirito europeistico creando l’Istituto Europeo di Oncologia, struttura d’avanguardia nel panorama mondiale.

    Presidente dell’Unione Internazionale contro il Cancro fino al 1982, dell’Organizzazione Europea per le Ricerche sui Tumori (EORTC) dal 1985 al 1988 e Presidente del Comitato Permanente degli Esperti Oncologi presso la Comunità Europea, della Federation of European Cancer Societies (FECS) dal 1991 al 1993. Nel 1994 è stato nominato Presidente del “Committee of Cancer Expert” of Commission of European Communities nell’ambito della quale si è fatto promotore dell’unico programma mai realizzato di lotta ai tumori “Europa contro il cancro”. Veronesi è autore di circa 600 pubblicazioni scientifiche e dodici Trattati di Oncologia.

    Da maggio 1994 ad aprile 2000 è stato Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.
    Da aprile 2000 a giugno 2001 gli è stato affidato l’incarico di Ministro della Sanità della Repubblica Italiana.
    Dal 1 luglio 2001 ha ripreso la posizione di Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia.

    Ha moltissime cariche onorifiche, tra cui quella di

    President of the International Union against Cancer (UICC) from 1978 to 1982

    Founder and President of the European Society of Surgical Oncology (ESSO) from 1981 to 1986

    Founder and Chairman of the Scientific Committee of the European School of Oncology (ESO) since 1982

    President of European Organization for Research and Treatment of Cancer (E.O.R.T.C.) from 1985 to 1988

    Founder and President of Executive Committee of European Society of Mastology (EUSOMA) from 1986

    President of Federation of European Cancer Societies (FECS) from 1991 to 1993

    President of “Committee of Cancer Expert” of Commission of European Communities from 1994

    Founder and President of Organization of European Cancer Institutes (OECI) from 1978 to 1982.

    Inoltre gli sono state assegnati premi ed onorificenze in molti paesi del mondo, tra questi: Gold Medal of Italian Health Ministry, 1975
    Gold Medal of the Lombardy Region, 1990
    National Award of American Cancer Society, 1977
    Lucy Wortham James Clinical Research Award of the Society of Surgical Oncology (USA), 1982
    Johann Georg Zimmermann Award (Hannover), 1982
    Gold Medal “European Society of Surgical Oncology” (Paris), 1984
    Barbara Bohen Pfeifer Award of the American Italian Foundation for Cancer Research, 1988
    “Le XXI Prix Leopold Griffuel” of French Association, 1991
    Strang Award for Cancer Prevention, New York, 1995

    E’ anche come accademico:
    Honorary Fellow of the Royal College of Surgeons of Edinburgh, 1981
    Doctor in Medicine “Honoris Causa” from Universidad Nacional de Cordoba (Argentina), 1988
    Doctor in Medicine “Honoris Causa” from Pontificia Universidad Catolica do Rio Grande do Sul (Brazil), 1989
    Doctor in Medicine “Honoris Causa” from University of Athens (Greece, 1993)
    Doctor in Medicine “Honoris Causa” from University of Antwerp, Belgium, 1995
    Visiting Professor Beth Israel Hospital – Boston, 1995

    Oltre che ad essere membro delle seguenti Associazioni e Società Scientifiche
    Society of Surgical Oncology (founded as The James Ewing Society)
    American Association for the Advancement of Sciences
    American Association for Cancer Research
    American Association for Clinical Oncology
    American Association for Cancer Education
    International Pigment Cell Society
    European Association for Cancer Research
    European Society of Surgical Oncology
    British Association of Surgical Oncology , dal 2005 organizza annualmente a Venezia il convegno internazionale su: ”The Future of Science”.

    http://magazine.liquida.it/2008/10/21/lappello-dellonu-mangiate-meno-carne/

    L’appello dell’Onu: mangiate meno carne
    Il richiamo dell’ONU: l’allevamento intensivo e il consumo di carne provoca danni ambientali, aumenta i casi di malnutrizione e genera emissioni inquinanti. Consumare meno per stare meglio tutti.

    Fino a poco tempo fa, chi faceva una scelta vegetariana o vegana lo faceva per un principio etico, legato alle sofferenze animali e alle condizioni inumane in cui veniva – e viene – allevato il bestiame destinato all’alimentazione.
    Adesso invece, il problema del consumo di carne è una questione che va, e sempre di più andrà, a toccare anche chi non si è mai chiesto come abbia vissuto l’animale che ha nel piatto.
    E’ nientemeno che l’Onu a lanciare un appello al mondo intero: mangiate meno carne.
    Blogeko riassume la questione in maniera puntuale e precisa:

    Le emissioni legate all’allevamento, nel calcolo della Fao, tengono conto di tutti gli aspetti del ciclo produttivo della carne. Disboscamento per far posto a pascoli e campi, coltivazione del foraggio e delle granaglie destinate alle mandrie, emissioni di metano (un gas serra molto più potente dell’anidride carbonica) legate ai processi digestivi del bestiame.
    Per fare un paragone, al traffico è legato il 13% delle emissioni mondiali di gas serra. Il 5% in meno rispetto all’allevamento.
    Nel suo discorso, sempre stando alle anticipazioni, Pachauri cercherà di far passare questo concetto: non mangiar carne anche solo un giorno alla settimana, tanto per cominciare, è uno dei maggiori contributi che l’individuo può dare, con il suo stile di vita, alla lotta contro i cambiamenti climatici.

    Mentre nel secolo scorso il bestiame veniva nutrito con gli scarti o con foraggi che non rientravano nell’alimentazione umana, attualmente gli animali di allevamento consumano enormi quantità di cereali che vengono sottratti al consumo umano.
    Scrive Equoonline:

    Cereali, carne e perfino energia sono collegati tra loro in un rapporto di interdipendenza che potrebbe avere spaventose conseguenze. Benché circa 800 milioni di persone di questo pianeta soffrano la fame o siano affette da malnutrizione, la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline. Ciò avviene malgrado un’implicita inefficienza: per produrre le stesse calorie assimilate tramite il consumo di carni di bestiame allevato e il consumo diretto di cereali occorrono da due a cinque volte più cereali, secondo quanto afferma Rosamond Naylor, docente associato di economia all’università di Stanford. Nel caso di bestiame allevato negli Stati Uniti con cereali questo dato deve essere moltiplicato ancora per dieci. Negli Stati Uniti l’agricoltura praticata per soddisfare la domanda di carne contribuisce, secondo l’Agenzia per la Protezione Ambientale, a circa tre quarti dei problemi di qualità dell’acqua che caratterizzano i fiumi e i corsi d’acqua della nazione.

    In Australia il problema delle emissioni generate dall’allevamento ovino e bovino è tale che è stato proposto ai produttori di cambiare specie e cominciare ad allevare canguri, che non essendo ruminanti non producono metano nel loro processo digestivo.
    Spiega Ecoblog:

    Il metano è un gas 23 volte più potente rispetto all’anidride carbonica per quel che riguarda gli effetti sul cambio climatico.
    Vediamo in dettaglio di cosa si tratta. Si calcola che ogni pecora produca 20 litri di metano al giorno e dato il numero elevato di questi animali d’allevamento in Australia (circa 90 milioni di capi) ci sono pressioni affinché le loro emissioni vengano ridotte.

    Oltretutto l’allevamento intensivo oltre che insostenibile dal punto di vista ambientale viene finanziato con soldi pubblici: l’Unione Europea nei sei anni appena trascorsi ha speso in sussidi agli allevatori 46 miliardi di euro.
    Il prezzo della carne è tenuto in questo modo artificialmente basso, ma quello che non si paga alla cassa del supermercato è già stato abbondantemente pagato in tasse.
    E oltre a tutte le motivazioni viste finora, un minore consumo di carne sarebbe auspicabile anche dal punto di vista della salute, come confermano gli studi sulla dieta mediterranea di cui racconta Bioblog:

    Un significativo miglioramento dello stato di salute, con una riduzione del 9% della mortalità totale, del 9% della mortalità per cause cardiovascolari, del 13% dell’incidenza di patologie come Parkinson e Alzheimer e del 6% dell’incidenza o mortalità per tumori. Ecco quanto si registra in chi segue stabilmente la dieta mediterranea.

    Insomma, ridurre la richiesta di carne porterebbe benefici a tutti: alle persone, agli animali e all’ambiente.

    Tag correlate: Vegetarianesimo, Verdura, Salute, Animalisti, Dieta

    Post pubblicato da: Tostoini il 21 Ottobre 2008 – 15 posts su Liquida magazine.

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  4. giorgia

    L’ultimo premio nobel per la medicina, Montagner ha scritto su Gente del 20 ottobre 2008 che non va bene mangiare 5 volte al giorno frutta e verdura, perché i cibi che arrivano sulla tavola sono pieni di pesticidi. L’associazione consumatori e panorama hanno fatto diverse inchieste sul cibo biologico e i risultati non sono stati positivi.
    Inoltre biologico così come è inteso non è selvatico, di biologico ha molto poco. E’ coltvato e industriale.
    Umberto Veronesi si rende ben conto che eliminare il consumo di cibo animale è impossibile e ha consigliato la riduzione del consumo di carne a due volte alla settimana.
    Ma è anche la stessa persona a favore degli OGM.
    Consumare un poco di cibo animale è normale, l’uomo ha sempre consumato animali. Gli animali sono animali e gli uomini sono uomini. Se qualcuno ascoltasse gli animalisti domattina avremmo nelle città i dinosauri girare per le strade e poi saremmo tutti morti per mancanza di farmaci – che senza gli animali non esisterebbero. la vita è contraddizione e dolore, quel dolore è necessario alla nostra sopravvivenza

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  5. pamela

    Grazie a Gladys per aver postato l’intervista a Veronesi e l’appello dell’Onu.
    A Giorgia preferisco non rispondere, perché sottrarrei tempo al gioco con la mia gatta. Abbiamo delle palline nuove con sonaglino incorporato che dobbiamo sperimentare.
    Anzi, un po’ di tempo l’ho trovato. Dico solo due cose: Giorgia sopporta bene il dolore. Degli altri.
    Aggiungo: se hai un tumore e sei un topo, gli scienziati ti possono aiutare.
    La invito caldamente a guardare con attenzione questa mostra fotografica sulla vivisezione.
    http://www.novivisezione.org/mostra/index.htm

    Rispondi
  6. giorgia

    Io invito invece caldamente a guardare a dei malati di cancro.
    Per gli animali mi spiace, ma se devo scegliere tra e me loro mi sembra ovvia la scelta. Tutta la conoscenza medica, a partire dalla fisiologia, è possibile grazie agli animali.

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  7. Gladys Sica

    Sì, mi rendo conto che non è facile… quando uno non ha visto la cosa con profondità, non è in grado di cambiare un modo di vita impostato, con tanto tempo di radicamento, incorporato in automatico. come tanti altri comportamenti sociale.
    Comunque sono ottimista poiché la consapevolezza d’essere uniti al resto cresce, la scienza scopre che siamo molto più vicini ad altri animali, che anche loro hanno sensibilità e coscienza de sé.
    Non è passato tanto tempo da quando la chiesa affermava che la donna non aveva neanche anima, per esempio, ma tutto s’evolve, fortunatamente.
    Oggi tante sperimentazioni non sono necessarie farle in maniera così crudele come in passato, perché c’è un altra tecnologia.
    Oggi sappiamo che se Cina e India iniziano a mangiare la carne come in Occidente, la terra non lo sopporterebbe, e che gli umani di Africa e Asia rimarrebbero senza cibo, cose che già si sono iniziate a verificare…
    Veronesi, Einstein e tanti sono o sono stati vegetariani.
    Io lo sono da 19 anni senza problemi, ma bisogna avvicinarsi con calma, non è semplice dimenticare i nostri istinti animali…
    Ma poi se può scoprire che nel mondo, grazia a dio, c’è posto per tutti se nessuno esagera e ci apriamo al nuovo, con lucidità e senza pre-giudizi.

    Buone cose.
    Gladys Sica

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  8. pamela

    Grazie ancora a Gladys

    @ Giorgia
    “Io invito invece caldamente a guardare a dei malati di cancro.”

    Non sarà certo la tortura e la morte degli animali che li salverà. Gli animali sono diversi tra loro e diversi dagli uomini. Infatti è stata trovata la cura del cancro…dei topi.

    “Per gli animali mi spiace, ma se devo scegliere tra e me loro mi sembra ovvia la scelta.”

    Anch’io non avrei dubbi, se dovessi scegliere tra Giorgia e gli animali…sceglierei gli animali.

    “Tutta la conoscenza medica, a partire dalla fisiologia, è possibile grazie agli animali.”

    Strano, perché, come dicevo, gli animali sono diversi da noi. Giorgia probabilmente è umana, secondo la classificazione scientifica (ma non si sa mai chi può nascondersi dietro un nick, un alieno, uno spirito, un essere sconosciuto), ma di sicuro non conosce la compassione e la pietà.
    Gli argomenti che Giorgia propone sono stati già trattati in questo blog, la invito a fare una piccola ricerca.

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