Bianca Stefania Fedi, Poesie


X.

Maria
Maria amara e forte sulla rotta di Ofiuco stella di mare
veleggia l’orizzonte alla nave, tre rose, Maria, nella bocca,
tre rose e un nocchiere allo specchio tutti i giorni riflessi,
il libro, Sepher, Maria, porgi la chiave, la porta è aperta
profuma l’aria di terra e di sole, lo spirito battezza l’anima
e l’acqua alla fonte là, tra i due fiumi, la culla, l’Amore,
Sophia, tre rose, un punto, un cerchio, la donna, la mia
collana di memorie furtiva prende la mano, Maria,
il gesto, maisì màio, un fiore fresco sospiro
il sogno stampato in controluce il dì di festa
negli occhi del Poeta Beatrice s’avanza
il sorriso, la morte fanciulla, l’orribile restare

ed io.

Io ho sete di fiore quando mi guardi.

 

***

 

 

I.

Alla Sera
La croce della vita
e della forza.

Percorro i tuoi passi,
cercandoti.

Ti cerco.

Ho sete di te
nel deserto
ho sete della tua acqua
delle tue grida
s’abbevera
la mia bocca
e il mio seno
ti allatta
sul cranio
del monte
gemi
l’abbandono
del padre
perché la croce
era legno e chiodi
e piedi e mani
tra i chiodi nel legno.

T’allatto
dissetata
sulla croce
ti allatto senza seno;
nella tua acqua
nuotiamo
come pesci:
uomo
figlio
donna,
sfociamo
nel deserto azzurro
dell’attesa.
al profumo di paglia;
disegnati
oggi
da Spinoza
sul banco delle elementari

appesi

in salotto

guardiamo
on/off
il televisore.

 

***

II.

Sezione aurea

A Renzo

La stella, lo sai, la stella rossa della Cina, Edgar Snow
– conoscevo Bertrand Show, Russel –
l’armata rossa i Vietcong… .
Automatica la stella nelle dita di bambina, continuamente.
Che cos’é?
Sublimamente estetico, indietreggia persino Mefistofele.
Cornucopia in rapporto diagonale e il lato,
il lato di me quando ti guardo come Cristo in quel quadro di Piero
una donna in rosso, un film senza vento
ti guardo
sul fianco di Leda il cigno a Villa Borghese non riesco a stare,
tutte le mani
le grida che chiamano
ma forse
già sì Le metamorfosi
in quella farfalla
la corte di casa
Dalì
La cavalleria rusticana
sul letto
la sera
e le dita genuflesse in preghiera
parlano di Te,
sorprende la scena
un quinto atto senza sangue né risoluzione:
Ti incontrai sul molo degli inganni
senza gabbiani
solo acqua in lontananza.
I tuoi colori sanno di sale
e io so Dante e le scale
le musiche infinite quella nota sul piano
la penso sullo spirito di una parola greca
che solo il violino sa imitare
e uno spirito non è.
L’ho suonato in Africa dentro il sole ad Assuan
in chiave di contralto velata come la viola
trovammo il volo
come ora a me gli uccelli in tondo danzano
senza sordina
il tuo sale, Neter, l’alchemica notte di Eluard
“Comme si la nuit
Etait la terre des couleurs”
Come se la notte
Fosse la terra dei colori.
La stella rossa della Cina… .

La Stella solo la mia.

 

***

III.

Senza Emozioni
Dammi la mano quando conta il vento le grida
e di Ecate la morte il canto, le nenie, le lacrime.
Dammi la mano quando ti amo e ti dico versi sfusi
d’amore, il sacrificio, la carne sull’altare.

Bevi la mia bocca e gli occhi, la mente che tace,
tra i capelli, alla fine della strada. Che tace e che parla
il vento che conta porta le ere, dismembra il tempo il ricordo
allungato, persistente, tra il paesaggio e l’assenza.

Ecco!
Vieni nel cuore, un cuore che batte un sì
che è sì
un no
che è no.

Senza immagini.

Ecco! Vedi?
Vedi come tutto si riversa nel fiume senz’acqua.

Solo voci. Sfibrate. Echi.
Il Silenzio.

Una matrice.

Svuotata di senso.

Un corpo.
Un tempio.

Come Giano, acefalo, che sogna di sognare.
Un’onda piatta,

amore.

Tra gli spazi.

 

***

IV.

Thauma Thea
Noctua Atena.

Idoli occhi nel torrente che fluisce

– shen –

Si addormentano le forme,

nell’arte un / quasi visibile

pensiero:

il tuo amore

partecipa alla bocca

tu che parli

in quell’acqua che sogna:

meravigliosamente.

 

***

V.

Ai margini del tempo
(Time is an ocean, but it ends at the shore)

Occhio di luna che vedi solo le ombre,
magica lanterna
caleidoscopico vagar del niente
in spuma di conchiglia

depredi la luce

s’appresta a venire, sposa del buio,
ultimo numero e primo
in frazione algoritmica
insensata la mente,
il Regno, Malkut:
così in alto
come in basso
proprio qua
in questo cuore mangiato a morsi
dai cani
si sbriciola
l’infinito
ai margini del tempo
impercettibile

e

al settimo suono
immobile
si redime

la Parola

il respiro,
la mano amante
senza dita

la paura della vita.
Milioni di anni, occhio di luna,
l’amore non muore mai,
tutta la conoscenza,
Sophia,
ai margini del tempo:

immutabile.

Tu, Io, in braccio ad Uriele,
in equilibrio sui trampoli
al circo,
idrogeno in decadenza quantica
come se
questo mondo

fosse mio,

tuo,

in quella lacrima
sepolta
nel lago del silenzio,

né più
né meno,

un mangiar di cicuta, un tredicesimo numero
e i farisei.

 

***

VI

A Salvator Dalì
Si potrebbe trovare un solfeggio tra le parole
un alito di morte
una striscia di pianto a pareggiare il sorriso e riso, il sorriso.

Cristico un solfeggio conficcato in ventre di madre
cantato in un quadro così vicino al tuo cuore,
il divoratore di forme, di punti a convergere, d’ombre,

la vita.

Retroverso un solfeggio nello specchio di Gala, sfumato al divino.

Eppure.

Dodici.

Sotto la volta paranoica, un’ ultima cena in romantico inglese,
gesti in scabroso silenzio, un solfeggio infinito,
nella mano la perla, al centro del sole – la barca

che si accostò al tuo sorriso

la barca,

al mio mare.

 

***

VII.

La porta d’oro
Ora così come di pietra e viva l’acqua, le acque,
contende il vento la tua voce, amore, la memoria e l’assenza,
senza mani il gesto in preghiera, il passo, accolto, entra, come
silenzio, una musica vuota l’aria abita gli istanti sulla piana,
sopra gli archi.
Ricordi? Un anello dopo l’altro sulla soglia delle ore: quel fiore.
Mi baciasti i capelli dentro la casa c’erano i cuscini
tra la luna e la luna, un nuovo giorno,
aperta la porta
ora
entra l’infinito, la luce, la notte,
il buio acceso, amore,
illumina più tardi nei pensieri,
dimora la parola innumerevole,
senza misura.
Verde.
Oro.
Ombra.

VIII.

Antibes
Baia nella luce che alluna sul mare
la roccia a picco
i colori nell’aria
lumi di genti
fiamme d’erotiche gesta
su tela
e tutte quelle parole arrotolate sul nastro
all’indietro
nella bocca dell’infinito
un riso sguaiato
pandemonio
umorale
d’orrore
vuoto, sistemico vapore stremato
sull’orlo del senso

negli occhi.

 

***

IX.

Alcmena
Iflice dopo le tre lune
senza divina passione
il dedalo degli inganni
incoronò
un re gemello
al viaggio
prese in sposa l’anima e l’anello
inciso dalle onde
approdò ad Itaca nel sogno di tutti
i poeti.

 

 

Bio- bibliografia
Bianca Fedi nasce Bianca Maria, all’anagrafe. In famiglia nasce Stefania. Tre nomi, un po’ faticoso.

Spirito quieto e ricercatore, a volte un po’ forsennato. Si laurea a Firenze su Rose Ausländer di cui condivide l’assonanza con il più famoso Paul Celan e l’ebraismo. Insegnante, per amore. Nel 2004 pubblica la sua prima raccolta di poesie Fermamente presso l’editore Prospettiva, nel 2006 Poesie d’amore e rabbia. Non pubblica più. Ottiene premi e riconoscimenti, tra cui il primo posto nel concorso Il Fiore come miglior autrice pistoiese.

Sente profondamente che la poesia è la parola dello spirito che ci anima, quel che resta del respiro.

9 pensieri su “Bianca Stefania Fedi, Poesie

  1. metrovampe

    Mi ha preso il primo movimento, per la sua generosità evocativa e immaginifica. Il suo scalpitare, un entusiasmo di fondo, chiama a sè naturalmente musica.

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  2. Chiara Geri

    professoressa buonasera, non so se si ricorda di me, ma sono stata una sua allieva all’istituto einaudi. le scrivo per complimentarmi,come mi aspettavo, lei è riuscita ad andare oltre ad ogni aspettativa. i miei migliori auguri. chiara geri ex IV o III A Tst. (anno scolastico 2002/2003 )

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