di Nadia Agustoni

uno
“ sì, questa è la vita vista dalla vita”*
c’è un pensiero, no, è bellezza domenicale
una festa
il tempo è qui e là forse.
l’erba scivola nella luce, i prati aperti
a cominciare il cielo,
l’ acqua e se accade, la vita se accade ti accorgi
che non c’è altro di noi.
due
“tutto quello che ho vissuto sarà di una povertà superflua” *
senza nome proprio ci succede
di essere reali
la finzione è quel vuoto che scopri,
ma prima del vuoto
è la paura
nella mano dovrebbe esserci e non c’è una linea di sole
siamo superstiti, siamo e non siamo, possiamo crescere,
diminuirci,
venire al mondo.
tre
“sono sola, io e la mia libertà” *
lo stesso è uscire dall’ombra e dire “sembra luce”
non s’impiglia nel ramo lo prosegue
le radici sono osso
e il gioco del bambino è selvatico, quasi uguale al cane
fiuta l’abbandono,
dell’animale sa l’estinzione.
quattro
“mi lecco il muso come la tigre dopo che ha divorato il cervo” *
c’è chi ha un volto chi la pena di un volto
non basta un io vorticoso
e voci cieche
“ qui è cresciuta di un palmo la bambina
che aspetta con lische nel piatto ed esche”
l’insetto ha zampette criminali
“Giacobbe lotta con l’angelo:
sono una sola parola”.
* La prima riga di ogni frammento è una citazione da Acqua Viva, di Clarice Lispector.

Incantato dalla sapienza artigianale e dalla maturità espressiva di una poeta che, ormai, può stupire solo chi non la conosce o si avvicina ai suoi versi per la prima volta.
Io la leggo, sempre, con il piacere, irrinunciabile, che sa offrire soltanto tutto ciò che lascia tracce. Addosso e dentro.
fm
@ Francesco
Grazie Francesco e grazie a Lples e Renata per il post.
riflessioni profonde
raggiungono l’acqua in superficie
ed è trasparenza di suoni.
concordo con Francesco: una scrittura sapiente che fa tesoro di pause e riprese, come nella vita.
Ringrazio Carla e Fabrizio.
Le vostre parole, come ovvio, mi fanno piacere, anche se il confronto con i propri testi è sempre difficile.
Un saluto
davvero belli per questo andante circolare che attraversa, riapre e rimette in circolo la vita, lasciamola accadere, un abbraccio nadia, Viola
Nadia, sei di una gentilezza ammirevole!
credo che tornerò
sui tuoi limoni…;-)
@ Viola
lettrice attenta, cui mando un saluto
@ Carla
gentile? normale gentilezza umana.
grazie
Versi da custodire, tutti.
Grazie Nadia.
jolanda
Complimenti Nadia per le tue poesie e per aver individuato questa radice-origine, in un’altra donna poetessa da incontrare.
Un saluto
sguardo magico e sapiente, quello di lispector nella foto, quello di nadia nei suoi versi
un saluto caro,
r
@ Yolanda, Paola e Renata un grazie e un saluto.
“siamo superstiti, siamo e non siamo, possiamo crescere,
diminuirci,
venire al mondo”
credo si “sia” poesia, nel segno ineluttabile di una spoliazione/sacrificio, in cui la vita (non) basta alla vita –
i tuoi versi mi dicono splendidamente questo (un caro saluto, enrico)
@Enrico
Spogliazione è una parola chiave per la poesia.
Ti ringrazio per l’intervento.
spoliazione
scusate.
Bellissimo questo contrappunto tra Nadia e la Lispector, come sempre la nostra poetessa sa donare delle intuizioni poetiche folgoranti.
Grazie per questo intenso frutto di creatività, sembra una lama di luce in mezzo all’opacità del quotidiano.
Cara Nadia, intanto devo dirti che sei bellissima e intensa nell’immagine in bianco e nero , e il volto è sempre ( o quasi ) lo specchio dell’anima, poi mi ssembra di vedere in te , in quel viso ( ancora più che nella tua poesia tra Montale e Raboni, con qualche spruzzata caproniana e spazianiana ) un galoppo di cavalli neri che passano per i fondi sentieri della chitarra, quei cavalli completamente lorchiani che occupano tutto lo spazio metaforico della foresta “degli orologi , i cespugli di campane , le radici del gemito” , e tutto sembra tessere una grande rete sonora per la speranza piena di incantesimi di luce.
Ciao. Complimenti. E molti auguri.
Di Nadia Agustoni sto leggendo “Taccuino nero” con la bellissima prefazione di Francesco Marotta. Ammiro molto questa poesia. Quando si riesce, come Nadia fa, a rendere in qualche modo “semplice” il complesso della vita, a sottintenderlo perché si avverte, poesia-prosa,eccome!, ma quando si riesce lo stesso a respirare, ad essere salvi e limpidi, a volte persino sentendoci “leggeri”,ecco, la poesia sta assolvendo almeno a una funzione su questa terra.