di Carlo Cannella
Quando mi chiedono perché ho sposato Anna, rispondo “per pietà”. Oppure “per avere una buona opinione di me”. Dipende dall’umore del momento. Il fatto è che lei ha un aspetto volgare privo di qualsiasi attrattiva. Inoltre hanno dovuto amputarle una gamba, e questo genera negli altri dapprima una curiosità istintiva, poi un senso di fastidio, infine la paura di contrarre la malattia più intollerabile di tutte: l’infelicità. Ma non è questo il punto. Da quando la conosco, Anna è sempre stata infastidita da una vocina interiore che lei chiama “il mostro”. Se le chiedi quando ha sentito “il mostro” per la prima volta non sa risponderti con precisione. “Da bambina” dice. Le sue parole invece le ricorda bene, perché non è mai stato ricco di fantasia, il mostro, e nemmeno dotato di estrema eleganza nei discorsi. No. Le ripete sempre le stesse cose: “c’è qualcosa di sbagliato in te, sei malriuscita”, questo le dice. Il risultato è un senso di spossatezza che la consuma giorno dopo giorno, come legno sulla fiamma.
Da quando abbiamo avuto il bambino non fa altro che sentirsi inadeguata. Basta che il piccolo esprima un qualche disagio o piangiucchi per un motivo insignificante perché lei dica: “lo sapevo, non sono capace, non dovevo permettermelo”.
La sera è il momento più difficile. Lui ha paura del buio, non vorrebbe cedere al sonno. Lei è stanca e lo prega di addormentarsi presto. “Chiudi gli occhietti, amore mio” gli dice. Nella sua voce c’è un disperato nervosismo di donna che ha chiuso i conti con la fiducia e l’amor proprio. Vuole solo dormire. Tanto si aggrappa lei al desiderio del nulla, alla perdita di coscienza, tanto cerca di sfuggirne il bambino con tutte le sue forze.
Quando il piccolo finalmente si addormenta, Anna si stende sul letto accanto a me, arricciando le labbra in una smorfia pensosa. “Ho paura” mi dice. E poi: “le persone mi sembrano efficienti macchine da guerra. Tutte. Sono tenaci, per il loro tornaconto sarebbero disposte a qualsiasi cosa, la vitalità delle loro idee mi spaventa. Non credo di potercela fare, sai”.
Allora ci abbracciamo. Mentre la bacio sento le sue labbra contrarsi per la commozione. Questo dovrei dire alla gente: “amo questa donna perché posso affogare la mia paura nella sua”.

Bellissimo pezzo, Carlo Cannella è un grande scrittore.
concordo assaissimo.
Stupendo pezzo, Charles. Brividi!
La chiusa è da antologia.
cose che capitano ai vivi: di sentirsi inadeguati, di pensare di essere una cattiva madre, di non sapere perché si sta con una persona, di avere paura, e infine, di perdere una gamba e venirne fuori con una sensibilità acuita e uno sguardo più profondo sul mondo. come questa tenerissima anna, questo dolce mostro impaurito.
grazie, carlo c.
Questo racconto é una pozzanghera, lo cominci a leggere e sorridi. Inizia con una cosa inverosimile. Nessuno risponde
mai – in ogni caso – per pietá, a chi gli chiede come mai ti sei sposato. Qui ti fai un’idea di che tipo di pozzanghera sia e la oltrepassi, ma la pozzanghera non era poi cosí corta come sembrava, e ci ficchi i piedi dentro, prima uno e poi l’altro, nulla di che, solo un dito d’acqua, ma le scarpe avevano un buchetto, e la pozzanghera lo sapeva.
Quella sensazione di gelore che ti accompagna a lungo dopo esser entrato in un dito d’acqua con entrambi i mocassini
bucati nella suola, é la sensazione che ti lascia la prosa
di Cannella. Non te la togli di dosso.
Mi è piaciuto questo racconto, dove i sentimenti – in modo antiretorico – non germinano dalla felicità, dalla bellezza e dalla stima ma dalle ferite e dalla fragilità della persona amata. Understateman salutare contro i miraggi e le illusioni che anticipano di poco disgregazioni e sfaceli familiari e amicali.
Sto viaggiando e ringrazio al volo da una postazione improvvisata. Comunque mi dicono che Garufi è un mattacchione e che i suoi complimenti vanno sempre interpretati.
Ma LPELS è diventato la fiera della morbosità o sono io che mi sono svegliata strana?
La povera Anna sposata per pietà soffre di acuta depressione con tendenze schizoparanoidi. Mi avvisate quando ammazzerà il bambino? 🙂
ciao carlo, non so se sono un mattacchione, ma i miei complimenti erano sinceri, il tuo pezzo mi è piaciuto molto molto.
Forse è vero – come dice Montale – che la poesia non è fatta per nessuno, non per altri e nemmeno per chi la scrive. Ma la prosa sì, evidentemente. E lo dimostra questa pagina davvero esemplare di Carlo Cannella, che è non saprei dire se un insegnamento morale, in cui l’unione di due fragilità formano una forza , un po’ come nella volta , o una dichiarazione di pessimismo , ovvero una trappola , una palude di sabbie mobili, in cui si dimostra che l’esistenza è quella che è, una fregatura, con dannazione finale, magari, alla Belli.
Comunque , di nuovo complimenti a Cannella.
Che grande scrittore, dove mai trovare un paragone più originale di questo “come legno sulla fiamma”?
Come gli sarà venuto in mente
Un genio.
E poi nel finale quelle paure che si affogano reciprocamente… vien proprio voglia di urlare:
BAGNINOOOOOOOOOOOOO!!!!
Il mistero del legno non é che brucia,
ma che galleggia. quanto al bagnino si
fa bene a invocarlo, a volte riesce
persino a fermare l’onda.