In televisione c’è un film con Gene Hackman. Fuori piove, non ho certezze per la settimana che viene, tutto fuori dalla finestra sembra nero e senza contorni. Apro una birra, prendo un pacchetto di pistacchi e mi butto sul letto.
Gene Hackman fa l’avvocato, ha uno studio stupendo al centro di New York, ha un manipolo di segretarie, ha una bella moglie, ha un’amante bellissima, ha un rivale che riesce a mettere all’angolo, ha una serie di persone che riesce a mettere all’angolo.
Mette tutti all’angolo Gene Hackman in questo film. Anche io sono buttato sul letto e pendo dalle sue labbra, dalle sue occhiate, dal suo camminare maestoso nello studio di avvocati. Falcate veloci, sorrisi sfuggenti, bicchieri di whisky bevuti a metà, rapidità di linguaggio. Tutti all’angolo.
Dice che guadagna molto, dice all’altro, al giovane, di aumentare la parcella, di farsi furbo. I soldi vanno e vengono, dice, o forse quello lo penso io.
Tutto si sistema, questo afferma Gene Hackman, che rassicura tutti. E la sua energia sembra uscire fuori dallo schermo.
Avrei bisogno di Gene Hackman accanto a me, che mi scuotesse le spalle e mi dicesse dove andare, cosa fare, perché “devi fare questo e questo, devi muoverti così, in questo modo, questo no, non farlo, qui sbagli, qui devi fare così, vai lì, non andare là”.
Di colpo spengo la televisione, guardo dalla finestra.
Fuori non ci sono i grattacieli, non ci sono gli studi degli avvocati, non ci sono nemmeno i barboni che laggiù muoiono nella morsa del freddo.
“Non c’è salvezza” penso e incomincio tirare i gusci dei pistacchi contro il televisore. La birra si rovescia sul letto.
Quando il buio scomparirà e sarà di nuovo mattina, fuori dalla finestra vedrò la solita luce rimbalzare sui vecchietti incollati alle panchine, sui gatti che fissano il vuoto e sul niente che mi circonda.


Grande quadro d’immagine, Emanuele, scritto egregiamente.
Certi film ti assorbono in un mondo artificiale, che non è il nostro, e certe realtà “vere” ci deprimono e fanno pensare che non ci sia una via d’uscita. Io però credo che ci sia una sottile magia, un’energia da recuperare anche nella quotidianità. Anche in quella vista sempre uguale, dalla finestra di casa.
E credo che dentro abbiamo una voce che ci può guidare anche meglio dell’avvocato di successo, che forse prima di andare a letto sentirà un po’ di vuoto dentro di sé.
Un caro saluto,
Giovanni A.
Tutta colpa del potere
della persuasione visiva!
se lo ascoltavi solamente non sarebbe stato così…
ciao:-)
Mi è piaciuta molto la descrizione del film e soprattutto quella del personaggio, in quelle poche parole sei riuscito a prendere anche me.
Ma…se devo dire la verità, mi affascina e mi attira molto di più il tuo paesaggio reale, le panchine con i vecchietti e i gatti che fissano il vuoto. Come immagine l’ho trovata bellissima.
il confronto con il nostro Gene Hackman personale è sempre drammatico.
fino a che la sera non arrivi talmente stanco, che te ne sei dimenticato.
abrazos, Ema.
fabry
a me per esempio mi ammazza già solo montalbano. 🙂
Ciao.