8 pensieri su “E’ una musica che non so suonare

  1. fides&ratio

    Ma non c’era una fine. Quel che vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
    Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu
    Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni e miliardi
    Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita
    Se quella tastiera è infinita non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio […]

    curioso pensare il mondo(finito per definizione) come una tastiera infinita.
    eppure è vero, l’incapacità di scegliere, fra le molte strade della vita, può segnare il destino di chi nel mondo non riesce proprio a sentirsi a casa.

    grazie, fabry

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  2. as

    Secondo me invece è il film più sottovalutato della storia del cinema. A io sono strano, a me ad esempio non piace quasi per nulla Pulp Fiction e i film dei Cohen li capisco dopo. Guardando ‘sto film ogni volta che qualcuno urla l’america io quasi mi commuovo.

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  3. cristinababino

    …Forse perche’ film come Pulp Fiction, e in modo particolare quelli dei Cohen, andrebbero guardarti in versione originale, per apprezzare davvero il lavoro fatto… un film come “Fargo” doppiato perde moltissima della sua estetica, moltissima della sua geniale ironia. Anzi io penso che film del genere proprio non andrebbero doppiati…
    A me La Leggenda non era dispiaciuto (e la scena a cui ti riferisci e’ un colpo di genio poetico senza dubbio), ma preferisco di gran lunga il testo teatrale…

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  4. manuel cohen

    tanti film mediocri hanno goduto dei vantaggi di un ottimo doppiaggio (che, sembrerà strano, fa ancora parte di quelle categorie di ‘eccellenza’ del nostro paese), i Cohen sono, inutile ribadirlo, genialissimi e genialacci, con quella visione paradossale e ironica della società americana…Ironia, paradosso, prospettiva ‘deformata’ e irriverente che rendono impossibile un confronto col ‘Pianista’. E ancor meno col Novecento paludato e ‘impostato’ di Baricco.

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    1. fabrizio centofanti

      non è strano che piaccia questo film: ha dei difetti, ma si trattava di ampliare un testo molto breve. forse, si poteva evitare di spiegare troppo alla fine. ma certe scene sono belle, davvero.
      grazie a tutti
      fabrizio

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