
A raccontare è il migliore. Certo, García Màrquez, Vargas Llosa…ma quando legge L’infinito, o parla della mappa mentale di Alessandro Magno, o del paesaggio della domanda da preferire alla prevedibilità delle risposte, non può non incantarti. Baricco ha una leucemia aggressiva. Penso si possa fare molto per guarirlo. L’aiuterà l’amore per la bellezza, la frequentazione dei grandi, la forza intrinseca della letteratura. Mi auguro che ritrovi la salute, che torni prestissimo a sedersi nei palchi dei teatri con quella faccia sognante capace di evocare sogni. Mi auguro che ritrovi, anche, la salvezza, il fascino di quello che non passa, la musica che nasce dalla fine di tutte le illusioni. Perché possa tornare a regalarci storie, a incantarci con mappe e paesaggi, col bagaglio inesauribile del narratore che ha una trama fantastica in più, da raccontare.
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B & B

Ancora una cosa, l’ultima. Perché c’è un’obbiezione che ho sentito ripetermi fino alla nausea, in questi giorni. Inizia così: “Proprio adesso…”. Proprio adesso che ci sarebbero da combattere i tagli del governo tu te ne esci con una proposta di quel tipo? Nella sua formulazione più brusca, l’obbiezione suona così: noi qui a lottare e tu stai lì a portare acqua alla politica del governo. Che dire… Ho già detto e ripetuto che la differenza tra ciò che io propongo e ciò che questo governo fa mi sembra immensa. Ma so anche che non è questo il punto. Il punto è che quello che io dico può essere usato per portare acqua a quella politica. Basta un semplificazione qua, una massiccia censura là, un’aggiustatina…
Alessandro Baricco da Repubblica di oggi
Chi è obiettivo in questo dialogo surreale: l’obiettore o il venditore di obiettivi? Sicuramente il venditore di obiettivi, che fra obiettare e obbiettare, obiettivamente e obbiettivamente, obiettivo e obbiettivo, obiettore e obbiettore, obiezione e obbiezione sceglie sempre le forme con una sola b. Intendiamoci, le varianti con due b non sono sbagliate, ma sono più lontane dagli originali latini, che erano obiectare, obiectivus, obiector, obiectio. Anticamente queste parole non venivano usate nella lingua di tutti i giorni: le adoperavano solo i filosofi nei loro eleganti trattati in latino, sicché, in questo caso, adoperare le forme più vicine al latino equivale a rispettare maggiormente la storia di queste parole.»
Accademia della Crusca qui
Non c’è più rispetto…
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