Viva la scuola. Il mio maestro unico

Questa settimana: una lettera di Donata Glori, il racconto di Donato Salzarulo Il mio maestro, informazioni e valutazioni sull’incontro Governo-sindacati dell’11 dicembre, segnalazioni, appelli

Buon Natale, povera scuola pubblica
di Donata Glori

Carissimi tutti, ieri mi hanno telefonato dall’Attacco, quotidiano della provincia di Foggia, pieni di entusiasmo perché sembrava che il maestro unico fosse rientrato, ho subito chiarito che non era vero. Ho dovuto spegnere diversi entusiasmi, ho dovuto dire a colleghe e amici, che in fretta si erano entusiasmati per il passo indietro della Gelmini, che bisognava andarci più che cauti e che ciò che viene distrutto e su cui non torneranno indietro è proprio il modulo che tanto abbiamo difeso in questi anni nella nostra scuola e nelle scuole soprattutto del sud.
Scusate la franchezza ma resta chiaro che l’intenzione è quella di distruggere la scuola pubblica, fare sì che il sapere diventi piccola cosa, propinabile in pacchetti, sufficienti 24 ore settimanali.
Ricordo che sono una menzogna anche le 24 ore perché in esse sono da considerare le 2 ore di religione obbligatorie a settimana e probabilmente l’ora di inglese.

Cosa resta? Si vuole distruggere il modulo, la fucina di confronto, di relazione per eccellenza, la parità tra insegnanti, la condivisione e la corresponsabilità nei confronti degli alunni e della valutazione degli apprendimenti.
La Gelmini lo dice chiaramente nell’intervista a La Stampa, non è abolito l’insegnante unico, vale a dire colui o meglio colei che ha la responsabilità della classe, altri insegnanti sono satelliti che ruotano intorno, anche quando l’orario è superiore alle 24, anche fino alle 40 del tempo pieno, abolite del tutto le ore di compresenza e di confronto, che già ridotte al minimo, attualmente equivalgono ad un´ora a classe per insegnante.
Un’ora preziosissima in cui ti dai da fare a colmare vuoti, per stare vicino a chi ha bisogno di più tempo, a chi, per capacità piuttosto elevate, cerchi di presentare problemi più complessi per non farlo annoiare; un’ora per parlare con la collega della bambina che senti strana da qualche giorno e che forse lei ha saputo interpretare meglio di te, per preparare un passaggio di apprendimento in forma laboratoriale perché le intelligenze sono multiple e per alcuni non basta la parola per comprendere, per organizzare un lavoro più complesso, per aiutare la collega in alcuni passaggi, spesso per sostituire i colleghi assenti e offrire ad alunni di classi non tue una presenza comunque qualificata, per non sciogliere il gruppo classe e mandare i bambini sparpagliati in altre classi per tante ore.
Un’ora per tamponare tutte le emergenze, le fotocopie che devi farti da sola perché magari manca il bidello; organizzare un’uscita, parlare con i genitori, scambiare una poesia, suggerire un libro a una collega.

Parlare con i colleghi che come te hanno attraversato tante stagioni e tante riforme, con cui continui ad adattare e piegare le teorie alle difficoltà di ogni giorno, alla vita nel suo pulsare e sorprendere, per passione, solo per passione.
Passione verso una scuola che ha tenuto perché gli insegnanti hanno continuamente adottato il modo di programmare, di organizzare il lavoro, di affrontare modelli di valutazione a volte veramente assurdi, perchè non mortificassero i corpi e le menti degli studenti.

Scusate lo sfogo!!! Ma mi è sembrato che in giro ci fosse voglia di non occuparsi più di scuola!!!
Un oscillare tra “a che serve lottare, i giochi sono fatti!” e l’attuale “va bene, è tutto rientrato!”
Non è il momento di tirare sospiri di sollievo anche se è più comodo, anche se dobbiamo pensare positivo perché è Natale e magari se ci deprimiamo consumiamo meno e questo non fa bene al paese.
Buon Natale povera scuola pubblica,
Buon Natale a tutti.
Donata

* * *

Il mio maestro
di Donato Salzarulo

(Il mio maestro nasce sull’onda del movimento di protesta anti-Gelmini. Tra le pagine circola affetto nei confronti di una persona che si è preso cura di un allievo, ma l’esperienza educativa, svoltasi in un tempo e in un luogo e con precise modalità, mostra tutti i suoi limiti psico-pedagogici, didattici e culturali. I momenti più felici e più significativi, si sostiene, sono quelli in cui la relazione educativa è altro: assistenza in Biblioteca, timbratura di libri al Patronato, passeggiata, ecc.
Pur con tutta la nostalgia per la propria infanzia e per le persone incontrate, se ne deve concludere che il “maestro unico” era soluzione educativa ed organizzativa inadeguata già negli anni Cinquanta-Sessanta, in un paese prevalentemente agricolo e culturalmente autoritario. Figurarsi oggi, nella “società della conoscenza”!)

Ho avuto un maestro unico. Ho avuto uno dei maestri migliori del mio paese. Forse il migliore in assoluto. E l’ho avuto – che culo! – per cinque anni, dalla prima alla quinta, dal primo ottobre 1955 al trentuno maggio 1960.
Aveva tra l’altro un cognome su misura: Lapenna. Antonio Lapenna. Esattamente come l’omonimo ancora vivo, il grande latinista che insegna all’Università di Firenze. Anche lui del mio paese. Bisaccia, modestia a parte, è fucina di cervelli!
Quindi, ho avuto un maestro unico. Un maestro rimasto celibe per tutta la vita, un maestro che abitava nella casa della sorella Resuccia (diminutivo credo di Teresa). Anzi “zia Resuccia” perché, come ho scritto in altre pagine, al mio paese tutti i fanciulli chiamavano zii gli adulti. Il maestro ovviamente era il Signor Maestro.
Al Signor Maestro io obbedivo e, quando lo incontravo a passeggio sul corso del paese, lo salutavo rispettosamente: “Buon giorno Signor Maestro!” o “Buona sera, Signor Maestro!” E lui, serio, mi rispondeva “Buon giorno!” o “Buona sera!” e io coglievo un sorriso nei suoi occhi e all’angolo della sua bocca.
Se mi chiedeva di fargli qualche servizio, io mi precipitavo. Poteva essere l’andare all’Ufficio Postale a fare un versamento, a spedirgli un pacco (aveva parenti in America) o l’andare dal giornalaio. Come potevo non obbedire al Signor Maestro? L’unico modo era scansarlo, cambiare strada se riuscivo a vederlo prima, non visto.
Il Signor Maestro, quasi ogni giorno passeggiava sulla piazza del Duomo, su e giù, vicino ai gradini della chiesa. D’autunno e d’inverno, lo faceva nel primo pomeriggio; di primavera e d’estate, a pomeriggio inoltrato. Io lo sapevo e, per quanto possibile, me ne stavo alla larga. Non ero mica scemo!

Il mio maestro era virtuoso: ad esempio, non fumava. Forse non beveva neanche vino, a differenza di me che lo sorseggiavo già a sei anni. Mia nonna e mia zia me lo davano caldo anche per curarmi la tosse. Però, questo dettaglio ora mi sfugge. Sicuramente il mio maestro beveva latte e acqua minerale di Monticchio.
Quando, passeggiando tra i banchi, quelli di legno a doppio posto con la pedana e il buco per il calamaio, si avvicinava al mio collo, dietro le spalle per scrutare eventuali errori nei miei dettati, sentivo il suo respiro di latte. Buono!, pensavo. Diverso dal trinciato di mio padre che arrotolava nelle carte veline; diverso ma non avvolgente. Preferivo il borotalco di mia madre.
Il mio maestro era virtuoso e, tuttavia, qualche svago se lo concedeva. A volte, giocava a carte con gli amici sulla piazza centrale, al bar di zio Gaetano, un vecchio alto, con la schiena ricurva e due figlie, una nubile e l’altra vedova, che si alternavano al banco, mentre lui restava in casa a riposare.
Poi mi pare di averlo visto anche tirar bocce verso un pallino. Comunque, su quest’ultimo svago non giurerei.
Il suo hobby preferito era raccogliere francobolli. Quando mio padre stava in Svizzera e scriveva a mia madre, io li ritagliavo attentamente dalla busta e glieli portavo. E lui era contento.
Sul fatto che non fosse sposato, non c’era malignità tra di noi. Intendo noi alunni. Altri maestri non lo erano. Però mia madre, un po’ vipera e invidiosa, diceva che, non sposandosi, aveva fatto la fortuna di sua sorella. Avere un maestro in casa che ti educa e istruisce i figli messi al mondo?! «Commare Resuccia ha vinto la Sisal!… Lei sforna figli e Antoniuccio ci pensa!…» E io me li immaginavo questi figli usciti dal forno.

Il mio maestro era bravo, ma autoritario. A tratti irascibile, violento. Nei nostri confronti era capace di ingiurie irripetibili, del tipo “figlio di…”. Eppure io sono sicuro che lui era d’indole pacifica e buona. Ma i tempi erano quelli che erano. Da pochi anni era terminata la seconda guerra mondiale. Sui muri delle aule e non ricordo se anche per le strade c’erano manifesti di propaganda del Ministero della Difesa (o della Guerra?) che ci mettevano in guardia dalle bombe. Potevano essere sepolte lungo le strade o nelle piane di campagna, dove andavamo a giocare, appena fuori paese. Del resto, sui libri di lettura si potevano ancora leggere testi come «Fischia il sasso il nome squilla, del ragazzo di Portoria, dell’eroico Balilla…». Mia madre, che era arrivata alla terza elementare, la sapeva a memoria. Mio padre s’era fermato alla prima, ma «Faccetta nera, bella abissina», la conosceva dall’inizio alla fine.
Voglio dire che gli adulti di quel tempo ne avevano viste di cotte e di crude e picchiavano i bambini senza tanti problemi. «Mazze e panelle fanno i figli belli / Pane e senza mazze fanno i figli pazzi», «I figli si baciano di notte». E giù schiaffi, spalmate, cinghiate…  (continua).

* * *

Siamo alle solite: sarà un caso, ma un giorno prima dello sciopero del 12 dicembre (vedi qui, qui e qui) cambia tutto. Il giorno dopo non è successo niente. Anzi il Presidente dice di nuovo: disinformazione. Insomma, al danno si aggiunge la beffa. Prina c’è un can can mediatico in un senso o nell’altro e sulle prime i pareri sono sfumati (vedi qui e qui), poi appare chiaro che si trattava di semplici dichiarazioni d’intenti e per giunta poco serie. A leggere il verbale dell’incontro dell’11 dicembre tra Governo e sindacati, la vittoria (?) appare ben poca cosa: il rinvio di un anno delle disposizioni per le Superiori… Al di là delle false aperture, alcune cose sono chiare: il modulo è morto e sepolto, il tempo pieno snaturato. Parte comunque dal prossimo anno scolastico la riduzione d’orario alle Medie. E’ annunciata entro il 18 dicembre la conversione in legge del decreto per l’università. E in ogni caso, dice il Governo, saranno attivate “misure compensative idonee a garantire i complessivi obiettivi di riduzione” (132 mila posti in tre anni)… La partita si giocherà nei mesi avvenire, nel come, scuola per scuola, docenti e genitori sapranno contrastare disposizioni corredate da dichiarazioni nebulose e contraddittorie che mancano ancora di decreti attuativi. La scuola intanto si prepara ad andare in vacanza, e anche vivalascuola, che riprenderà il 12 gennaio 2009. Chiudiamo questo primo ciclo come avevamo aperto, nel nome del maestro unico, augurando buone feste a tutti.

* * *

Il Ministro comunica: qui, qui; e rilancia qui. Qui c’è la sua viva voce.

Sugli accordi Governo-sindacati sulla scuola: una analisi di Giovanna Cepparello qui, Osvaldo Roman mette in guardia qui e Fabio D’Amico qui.

Man mano che il Ministro dichiara, le perplessità aumentano: vedi qui.

E alla fin fine, ciò che conta sono gli atti ufficiali.

Alcune idee su come proseguire informazione e mobilitazione erano già circolate precedentemente: ad es. vedi qui, qui, qui, qui e qui.

Dalla rete: una riflessione di Tina Nastasi qui e una di Giuseppe Caliceti qui e qui.

* * *

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Spazi in rete sulla scuola qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi qui e qui.

Inoltre ricordo che circola in rete un appello contro il maestro unico e un altro a sostegno della scuola pubblica.

C’è un appello anche per l’università qui.

Un appello di docenti e formatori nel campo dell’educazione linguistica sulla valutazione degli apprendimenti qui.

Un appello per il diritto alle prestazioni sanitarie urgenti agli stranieri (compresi i bambini) qui.

Segnalo anche un appello per il diritto alla tutela della salute per i dipendenti pubblici qui.

Le leggi contestate: la legge 169 (ex dl 137), dl 133, mozione Cota.

5 pensieri su “Viva la scuola. Il mio maestro unico

  1. angela.villa

    CONDIVIDO PIENAMENTE LO SFOGO DI DONATA ,BRAVA!IL MIO MAESTRO è UNO SCRITTO SUGGESTIVO E POLITICO AL TEMPO STESSO, CI AIUTA A CAPIRE CHE COSA POSSIAMO ANCORA FARE RACCONTARE ESPERIENZE, E SOPRATTUTTO NON CREDERE NELLE FINTE MARCE INDIETRO CHE NON CI SONO STATE PER NIENTE. GRAZIE PER AVER INSERITO QUESTO RACCONTO CHE RISVEGLIA RICORDI NON PROPRIO PIACEVOLI E SOPRATUTTO NARRA DI UN ITALIA POVERA , UNA VOLTA ERAVAMO POVERI DI BENI MATERIALI OGGI SIAMO POVERI DI SPIRITO , PER FORTUNA ANCORA QUALCUNO SI SALVA. UN SALUTO E COMPLIMENTI PRE IL BLOG, NON SCRIVO MOLTO, MA VI LEGGO TANTO.
    ANGELA

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  2. Giovanni Nuscis

    “La Gelmini lo dice chiaramente nell’intervista a La Stampa, non è abolito l’insegnante unico, vale a dire colui o meglio colei che ha la responsabilità della classe, altri insegnanti sono satelliti che ruotano intorno, anche quando l’orario è superiore alle 24, anche fino alle 40 del tempo pieno, abolite del tutto le ore di compresenza e di confronto, che già ridotte al minimo, attualmente equivalgono ad un´ora a classe per insegnante.
    Un’ora preziosissima in cui ti dai da fare a colmare vuoti, per stare vicino a chi ha bisogno di più tempo, a chi, per capacità piuttosto elevate, cerchi di presentare problemi più complessi per non farlo annoiare; un’ora per parlare con la collega della bambina che senti strana da qualche giorno e che forse lei ha saputo interpretare meglio di te…”

    Mi chiedo quanti italiani siano al corrente di questa menzogna del “ripensamento” del governo sul maestro unico. Con tutti i sondaggi (spesso idioti o approssimativi) che si fanno non ce n’è uno che vada a verificare la percentuale delle vittime della disinformazione prodotta quotidianamente dai tg della Rai.

    Grazie a Donata Glori e a Donato Salzarulo e, naturalmente, a Giorgio, sempre, per il prezioso lavoro.

    Giovanni

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  3. Giorgio

    Grazie ad Angela e a Giovanni.

    E’ proprio vero, su alcuni temi il peso della disinformazione programmata è tanta: da anni ne abbiamo un caso evidente sul tema della “sicurezza”. E adesso lo stesso avviene per la scuola. Le parole di Donata Gori sono chiarissime, piene di esperienza e passione come nella migliore scuola italiana, quella che i governenti farebbero bene ad ascoltare.

    E il racconto di Donato Salzarulo è scritto con uno stile che dà davvero piacere alla lettura, come nel testo “Gelmini a porta a porta” presentato in una precedente puntata di vivalascuola; ma soprattutto è chiaro più di un trattato sul tema del maestro unico.

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  4. Giorgio

    Ieri 18 dicembre sono stati approvati i decreti attuativi, che confermano il peggio che ci si potesse aspettare: vedi qui.

    Qui per informazioni sul contenuto dei decreti attuativi.

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