Il gessetto consumato

alberto-manzi

L’Italia era Alberto Manzi, una figura scura e seria che scriveva alla lavagna. C’era da fidarsi: parole misurate, un’aula sobria da cui mandava messaggi senza sottintesi. Persino Febo Conti appariva cristallino, domande chiare, l’aria di chi non perde tempo, perché un gioco può insegnare qualcosa sulla vita. Gianni e il magico Alverman erano più criptici, ma non si nascondevano dietro il velo del mistero: lo offrivano come un gesto solidale, un ingrediente complesso, ma ugualmente genuino. Carosello era pura finzione, stemperata tuttavia nello sguardo ammiccante di Calindri o nella trasparenza surreale di Carmencita amore mio. L’area inviolabile era la TV dei ragazzi, come la messa, o la partita in bianco e nero la domenica (un tempo solo, quello con più gol). Ogni tessera corrispondeva alla tessera vicina, in un disegno che ti configurava come uno in mezzo agli altri, uno degli altri. Cos’è successo dopo? Perché le immagini, oggi, tracciano solchi giganteschi fra un tassello e l’altro del mosaico? Cara Italia, dov’è finita la lavagna, la figura scura che parlava con mitezza, le lacrime per il ritorno a casa di un cane che si chiamava Lassie? Il disegno si è perso, la pioggia ha ingoiato anche l’ultimo rimpianto, come un gessetto consumato e ormai inservibile.

(versione audio)

43 pensieri su “Il gessetto consumato

  1. Roberto Plevano

    Oh Dio mio! (lo so, il secondo comandamento… ma con la memoria non si scherza). Gianni e il magico Alverman. I forti di forte coraggio. Avventura con in sigla Joe Cocker e i Procol Harum. C’era Disney (Walt) che introduceva di persona i filmati della Walt Disney su procioni e tarantole, altro che Disney Channel con i divetti in messainpiega. E Belle e Sebastian, chi se lo ricorda? (prima di quella noiosissima band)
    Non è che sia una sindrome di invecchiamento precoce, ricordare la TV dei ragazzi?

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  2. robertorossitesta

    La parola chiave è “serietà”. Nel mondo c’erano ancora persone serie, o per meglio dire le persone serie venivano ancora additate a modello: gli eventuali vizi restavano privati e almeno i semplici potevano avviarsi senza troppi turbamenti all’esercizio delle pubbliche virtù.
    Non so se questi ricordi e i confronti che invitabilmente ne nascono dipendano da una sindrome di invecchiamento precoce; per quanto mi riguarda si tratta del sempre crescente disagio a rapportarsi con questo presente.
    Grazie per gli spunti di riflessione e un caro saluto,
    Roberto

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  3. macondo

    Il gesetto consumato… quanto amwrcord! Ma uno mi è venuto prepotente alla lettura. Forse sarà OT per collocazione geografica, ma non per “sostanza”. Anni fa, un giorno venni invitato da una conoscente che vi insegnava, in una scuola secondaria del barrio Kennedy di Bogotà, un quartiere modesto, i cui abitanti erano perlopiù artigiani, meccanici,venditori ambulanti. Entrai in una classe che qui si definirebbe sovraffollata, trentadue visi si assiepavano nel poco spazio ad ascoltare la lezione del profe di inglese. Quello che mi colpì subito fu il religioso silenzio e l’ascolto attentissimo dei ragazzi. Poi fu il mio turno. Mi presentai, andai alla lavagna per spiegare da dove venivo e scarabocchiai con un gessetto smozzicato il nostro stivale e la città dove vivevo. Continuai a parlare e, nella necessità di riscrivere sulla lavagna, mi accorsi che il gessetto non era più nel ripiano di plastica sottostante dove l’avevo riposto. Ma mi venne porto da un professore che nel frattempo l’aveva messo in una sorta di scatoletta che teneva in mano. E ogni volta che finivo di scrivere sulla lavagna il professore prendeva il gessetto e lo riponeva nella scatola. Al pensiero che nelle nostre scuole i gessetti, sempre nuovi, finiscono sbriciolati sotto i piedi degli alunni o vengono lanciati contro un compagno durante l’intervallo, ebbene, mi è venuto quasi da piangere. Al barrio Kennedy il gessetto consumato continua ancora a essere servibile. E i maestri Manzi continuano a scrivere sula lavagna (quando ce l’hanno.)

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  4. macondo

    “Il gessetto consumato… quanti amarcord!”. Così all’incipit. Eppure avevo inforcato anche gli occhiali…

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  5. Giocatore d'Azzardo

    Fabrizio, le cose cambiano e il maestro Manzi è stato sostituito da ‘Art Attack’, Lassie sarebbe una gran rottura di balle (ed è un bene perché i collie sono dei cani stronzi e incazzosi e non hanno niente a che vedere con la Lassie dei telefilm), Carosello è un bel ricordo, e il Magico Alverman prima o poi lo rifaranno.
    La sostanza che rimane è che siamo noi adulti a tracciare la via ai giovani e non possiamo continuare a scaricare i nostri difetti addosso ad ‘elementi esterni’ che non si possono difendere e fanno solamente il ‘loro’ lavoro.
    Non è la TV che è cambiata, siamo noi adulti ad essere cambiati e assieme a noi il mondo falso che propiniamo ai bambini.

    Il mondo è ciò che NOI costruiamo.

    Blackjack.

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    1. fabrizio centofanti

      Roberto & Roberto, Macondo e Black, avete detto cose belle e importanti.
      io ho un principio: posso capire il presente solo a partire dal passato; e posso progettare il futuro solo se riscopro le mie radici.
      vengo dall’Italia di allora, che mi aiuta a sognare un’Italia migliore. il gessetto è un altro, ma il cuore batte in un modo solo.
      un abbraccio
      fabrizio

  6. robertorossitesta

    Caro BJ,
    la tua frase
    “Il mondo è ciò che NOI costruiamo”
    sarebbe quantomeno presuntuosa se non vi si potesse leggere dentro della malinconia, e magari anche un po’ d’orrore.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  7. plessus

    Bj (ciao!), è cambiata pure la tv, e come no, oltre noi… 35-40 anni fa c’erano solo il bianco e nero, il primo e il secondo canale, le trasmissioni iniziavano più o meno alle 11 00 della mattina con questa sigla http://it.youtube.com/watch?v=9LTrArDVISw il pomeriggio telefilm e tv dei ragazzi. poi carosello e il film o il teatro con De Filippo, Paolo Stoppa e non ricordo chi altro. (Il teatro in tv: esiste ancora?)
    Immancabilmente, i pomeriggi del dopo scuola elementare si configuravano ripetitivi secondo il seguente schema: compiti, merenda, tv, cena, carosello, nanna. I più fortunati riuscivano a fare un pomeriggio di moto come pulcini al coni.
    Ora è la varietà di impegni che regola la giornata. Ma spesso sconfina nella confusione, nella pressione che provoca disorientamento, ansia, iperattività e iperreattività nei bambini di oggi. Abituati come gli adulti a lavorare in multitasking, e di corsa. Nintendo acceso in pausa vibrante mentre si fa merenda (la merenda: ancora resiste!) e si chiacchiera al cellulare col padre, che vive con un altra. Scuola e doposcuola, compiti, videogiochi, tv normal e satellitare, nuoto/calcio/pianoforte, feste e internet. Come si concilierebbe la singolarità di una figura statica, quasi immobile, dolce e sicura, da immancabile riferimento come il maestro Manzi in un mare di possibilità così composto, e scomposto?
    Non so se sia possibile, se non un ritorno, almeno una sosta in qualche oasi temporale di semplicità, di unicità, di essenzialità per i bambini di oggi. Sì, una sosta. Dovrebbe essere fatta, ogni tanto. Fissa i ricordi, li elabora e forma il dolce germe della malinconia per gli adulti di domani.

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  8. lucy

    un’oasi di semplicità: robby e 14! capisco, pur dalla mia visuale senescente, che le morali cambiano e così i gusti e le attrazioni…ma…il corrispettivo dei due amichetti pulcini sono forse oggi i teletubbies? uh, signùr!

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  9. Antonio Scavone

    Bene, Fabrizio, apriamo la cassapanca! (A Napoli si dice: “arapìmmo ‘o cascione”,la “casciaforte” della canzone). Vi troveremo cose dimenticate e dimezzate, anche per colpa nostra. Fai bene a ricordare e a ri-costruire il passato (ri-conoscere il presente attraverso il passato): il Maestro Alberto Manzi, Febo Conti, Luttazzi e Salce, il venerdì del teatro. Una volta c’era Walter Chiari (ricordi la parodia di Marlon Brando?), ora Panariello e Fiorello, Mollica (una “standing ovation” non si nega a nessuno); poi sono venuti i culi,le tette, le ministre-spettacolo redente (perché? non era più dignitoso continuare quello che facevano?). La memoria che oggi si coltiva è quella ram del personal, altre – quelle storiche, esistenziali – vengono relegate nei francobolli commemorativi. Ma non ti preoccupare, Fabrizio, non combatteremo solo nel nostro condominio. Grazie del ricordo e un caro saluto

    Antonio

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  10. Giocatore d'Azzardo

    Roberto (quello rosso, per capirci) 🙂 perché presuntuosa? Non siamo forse noi, con i nostri comportamenti, a decidere come deve essere questo mondo? Siamo noi ad accendere la tv e guardare certi programmi, siamo noi a spingere i nostri figli verso ritmi insostenibili e a farne degli iperattivi; o sono forse loro a sceglierlo? Ricordi i ‘bei tempi’ quando i passaggi d’età erano ritmati anche da cerimonie religiose stabili, certe e immutabili? Il battesimo, ma lì si era solo attori inermi, la prima comunione che sdoganava un primo livello di crescita e poi la cresima, con il classico regalo dell’orologio da grande a fare da contorno. Lineare, semplice, comprensibile.
    Anche qui le cose sono cambiate e, tanto per citare un esempio, la Chiesa si è inventata la cerimonia della prima confessione poi, con calma, si arriverà alla prima comunione e poi, con altrettanta calma, alla cresima. Come la tv: lo stesso meccanismo di inventare nuovi riti per cercare di legare “il cliente”.
    Se anche la religione ha bisogno di questi meccanismi, perché ci meravigliamo che il mondo commerciale li utilizzi? Perché ci meravigliamo delle nostre scelte quotidiane (siamo noi adulti a scegliere per i bambini) insensate?

    No, questa volta non mi trovi d’accordo. Capita 🙂

    Blackjack.

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  11. Giocatore d'Azzardo

    Antonio, non prendertela, ma la tua frase “poi sono venuti i culi,le tette, le ministre-spettacolo redente (perché? non era più dignitoso continuare quello che facevano?)”, mi ha offeso: profondamente.
    Qual è il ragionamento che ti porta a scrivere una cosa simile? Il fatto che alcune ministre prima facessero le veline? E allora? Ho forse meno intelligenza e dignità io, che per mantenermi faccio il giocatore d’azzardo, di un insegnante o un idraulico o un commercialista?
    Ha forse meno dignità, come ministro, una che, per un pezzo della sua vita ha fatto la velina e si è mostrata, di una pletora di uomini che da sempre fanno le veline della politica e sono cresciuti senza mai ritrovarsi nella condizione di dover vendere, almeno pubblicamente, un pezzo del loro sacro onore?

    Non mi aspetto scuse, chissenefrega, ma le dovresti prima alla Donna alla quale ti riferivi, che giudichi senza conoscere, senza nessun elemento di valutazione se non quell’esteriore ‘essersi esibita per lavoro’ e alla quale, quasi sicuramente, non avresti il coraggio di ripetere le stesse cose il giorno in cui ti trovassi faccia a faccia.
    Poi le scuse le devi anche a te stesso perché, giudicando solo l’esteriorità, offendi la tua intelligenza.

    Blackjack.

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  12. lucy

    veramente di offensivo dell’intelligenza c’è proprio il fatto che le extettorute&scosciate siedono su un seggio di ministro. mai dire mai, le vie del signore sono infinite (e anche quelle *delle* signore)… ma io alla ministra devo ancora sentir dire una frase meno che precotta, meno che mandata a memoria. può mettersi tutti i tajerini che vuole: sotto il vestito niente, né ora né allora.

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    1. fabrizio centofanti

      grazie, amici.
      un grazie particolare ad Antonio, per la casciaforte, per me di muroliana memoria. per quanto riguarda le ministre, la mia domanda è se non facciano parte dello stesso meccanismo di spettacoli che ti fanno il lavaggio del cervello per consegnarti nelle mani del potere. e lo stesso mi sto chiedendo a proposito delle nuove tecnologie di rete, che se da una parte ti danno voce dove non l’avresti, dall’altra rischiano di chiuderti in un paradiso artificiale dove ti illudi che basti dire quello che stai facendo in quel momento per essere qualcuno, per comunicare con l’altro. ho l’impressione che faccia tutto parte di un gioco sporco, in cui l’inganno più sottile è quello di renderti cittadino di una democrazia che non esiste, che riduce a livelli subumani. tornare ad Alberto Manzi? no: cercare una via nuova che garantisca a ciò che è umano di essere.
      un abbraccio
      fabrizio

  13. Giocatore d'Azzardo

    Antonio: potrei scrivertelo in dialetto bresciano, ma sarebbe incomprensibile. A Napoli come si dice?

    Lucy: ma quanta invidia, non ti facevo così invidiosa; comunque vedo che la conosci anche tu di persona e molto bene. Bah, donne che sparano alle donne, non ti offendi se ti dico che mi pare una situazione patetica?

    Fabrizio: non sempre la comunicazione e il farsi conoscere, tanto o poco che sia, sono un vantaggio. Alla fine l’essere conosciuto, se non lo sai o non lo vuoi gestire, diventa una gabbia che tronca le tue sensazioni, stravolge il pensiero, non ti lascia più la LIBERTA’ di dire ciò che vorresti o dovresti dire. Esistono due modi per svuotare di significato qualunque argomento: non parlarne o parlarne troppo.

    Blackjack.

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  14. lucy

    guarda black: quello che pensi e spari a destrammanca è cosa di molto più patetica assai. ho età sufficiente ad essere al di là del bene e del male, al di là di quella che definisci invidia. constatazione di fatto è il suo nome. metti che fosse una ministra di sinistra le avresti fatto il pelo e il contropelo. per me rimane una persona abnorme rispetto al ruolo, soprattutto trattandosi di pari opportunità. punto. tu non mi fai invidiosa, tu mi fai stupida. insieme a tante altre cosucce che non perdi occasione di sottolineare. ma ti si vuole bene lo stesso. sei come un parente noioissimo e strambo che ogni tanto tocca di incontrare.
    o massarlo o tegnirselo.

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  15. Giocatore d'Azzardo

    Lucy,non preoccuparti, ad ammazzarmi ci penserà altro ma, credimi, la guerra delle donne contro le donne rimane comunque patetica. La differenza è tutta lì: io so benissimo di essere patetico; il dramma è quando non lo si capisce.

    A proposito, visto che sei così informata, qual è l’ultima volta che ti è capitato di andarci a cena?

    Blackjack.

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  16. Giocatore d'Azzardo

    Ok, ok, lo ammetto: la Melandri era molto meglio e non ha mai fatto la velina, in televisione almeno.
    Vedi ho fatto una battutaccia IDENTICA a quella dell’intellettuale napoletano (vanno di moda eh, lo sai?), ma la differenza, ne sono più che convinto, la troverai sicuramente. La mia è una battutaccia maschilista, l’ altra era una considerazione democratica e di sinistra.

    Eh, la vita, Lucy credimi: nemmeno immagini quanto sia bella con tutte le varietà che propone.

    Blackjack.

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  17. jolanda catalano

    Fabrizio ci ha regalato una bella pagina di ricordi, ricordi dai quali si può estrapolare ,come lui stesso afferma in un commento, un briciolo d’umanità che sembra smarrita fra la schizofrenia del presente. E mi trova d’accordo quando dice che senza passato, senza radici, non si va da nessuna parte, come una casa senza fondamenta, pronta a crollare al primo soffio.

    A Lucy vorrei dire che è grande e le cose che ha scritto le condivido.

    Un forte abbraccio per tutti
    jolanda

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  18. lucy

    no guarda: la melandri è un prodotto abbastanza scadente, ottenuto con altre logiche, ma con intenti (allora, perché ora è da pensione) abbastanza simili: di copertina.
    quanto al tuo continuo declinarti come uomo di mondo: ok ok ok. ma fermati un attimo a pensare: io non sono uscita a cena con la carfagna, e il mio gusto ci guadagna, ma ce l’abbiamo sotto gli occhi, no? non posso esprimere un parere?
    e tu che mi dai di questo e di quello, di’ un po’, sei mai uscito a cena con me? su, da bravo. non ti facevo così fazioso. muaaaaaaaahahahahahahahahah!

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  19. pamela

    No, scusa, Lucy, questa volta blackjack ha perfettamente ragione. Non puoi parlare male della ministra, di qualsiasi politico nostrano o capo di stato estero se non ci sei stata a cena. Ne puoi parlare a mezzabocca se ci hai preso un aperitivo insieme. Se invece siete stati insieme ad un megaparty su panfilo ancorato in acque trasparenti, tipo smeraldo, puoi parlarne più liberamente.
    Poi, insomma, dai, è notorio che scattano certi meccanismi tra donne, appena una è un po’ bonazza, tutte le altre a criticare, senza discernimento, senza neanche prenderci preventivamente un caffè insieme.
    Per un discorso di pari opportunità propongo di abolire anche le guerre tra uomini. Dietro le critiche ai personaggi dello spettacolo e ai politici (peggio se le figure sono a reti unificate), c’è sempre e solo l’invidia, che diventa patetica. Ad esempio il giornalista lanciatore di scarpe era sicuramente invidioso e non aveva motivo di criticare un onesto uomo politico, con cui non era mai stato a pranzo insieme.

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  20. jolanda catalano

    Giocatore, ma lo fai apposta o ci credi veramente in quello che dici? E meno male che era stato Antonio ad offendere le donne, e tu cosa hai fatto al commento 20?

    Qui non c’è alcuna guerra fra donne, qui si parla di capacità e personalità, di donne che devono stare in politica solo e solo se sono all’altezza, e questo dovrebbe valere anche per gli altri.

    Ciao giocatore, felice Natale.
    jolanda

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  21. Giovanni Nuscis

    “Cara Italia, dov’è finita la lavagna, la figura scura che parlava con mitezza, le lacrime per il ritorno a casa di un cane che si chiamava Lassie? Il disegno si è perso, la pioggia ha ingoiato anche l’ultimo rimpianto, come un gessetto consumato e ormai inservibile.”

    Caro Fabrizio, chissà che non si sia pure noi, in una qualche misura, rassicuranti per qualcuno, come Manzi e altri lo sono stati per noi. E quel qualcuno per altri ancora, quando verrà il momento.
    Non siamo più passeggeri – fiduciosi, rilassati – nel battello lungo il fiume, ma timonieri attenti e disillusi, come nella fiaba di Hesse (Sogno flautato).
    Sono impermeabili, per fortuna, i figli, al male del mondo, ma recupereranno, purtroppo, eccome.
    Grazie.
    Giovanni

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  22. lucy

    Così come coloro che disegnano e paesi si pongono bassi nel piano a considerare la natura de’ monti e de’ luoghi alti, e per considerare quella de’ bassi si pongono alti sopra e monti, similmente, a conoscere bene la natura de’ populi bisogna essere principe, e a conoscere bene quella de’ principi bisogna essere populare. (dalla Dedica del Principe)
    si possono giudicare anche le principesse: specie quelle sul pisello!
    😉
    pamela gigantesca!

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  23. fides&ratio

    “Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno di progresso tecnico”

    “La tecnologia provvede a una razionalizzazione egregia della non-libertà dell’uomo, e dimostra l’impossibilità tecnica di essere autonomi e di decidere personalmente della propria vita”

    Alla negazione della libertà, e perfino della possibilità della libertà, corrisponde la concessione di libertà atte a rafforzare la repressione. È spaventoso il modo in cui si permette alla popolazione di distruggere la pace ovunque vi sia ancora pace e silenzio, di essere laidi e rendere laide le cose, di lordare l’intimità, di offendere la buona creanza. È spaventoso perché rivela lo sforzo legittimo e persino organizzato di conculcare l’Altro nel suo proprio diritto, di prevenire l’autonomia anche in una piccola, riservata sfera dell’esistenza. Nei paesi supersviluppati, una parte sempre più larga della popolazione diventa un immenso uditorio di prigionieri, catturati non da un regime totalitario ma dalle libertà dei concittadini i cui media di divertimento e di elevazione costringono l’Altro a condividere ciò che essi sentono, vedono e odorano.

    Come può una società ch’è incapace di proteggere la sfera privata dell’individuo persino tra i quattro muri di casa sua asserire legittimamente di rispettare l’individuo e di essere una società libera? È ovvio che una società vien definita libera da ben altri fondamentali risultati, oltre che dall’autonomia dei privati. Eppure, l’assenza di quest’ultima vizia anche le maggiori istituzioni della libertà economica e politica, negando la libertà alle sue nascoste radici. La socializzazione di massa comincia nella casa ed arresta lo sviluppo della consapevolezza e della coscienza. Per giungere all’autonomia si richiedono condizioni in cui le dimensioni represse dell’esperienza possano tornare di nuovo alla vita; la loro liberazione richiede la repressione delle soddisfazioni e dei bisogni eteronomi che organizzano la vita in questa società. Quanto più essi son diventati le soddisfazioni ed i bisogni propri dell’individuo, tanto più la loro repressione apparirebbe come una privazione davvero fatale. Ma proprio in virtù di tale carattere fatale essa può produrre il requisito soggettivo primario per un mutamento qualitativo, vale a dire la ridefinizione dei bisogni.

    Si prenda un esempio (sfortunatamente fantastico): la semplice assenza di ogni pubblicità e di ogni mezzo indottrinante di informazione e di trattenimento precipiterebbe l’individuo in un vuoto traumatico in cui egli avrebbe la possibilità di farsi delle domande e di pensare, di conoscere se stesso (o piuttosto la negazione di se stesso) e la sua società. Privato dei suoi falsi padri, dei capi, degli amici, e dei rappresentanti, egli dovrebbe imparare di bel nuovo il suo ABC. Ma le parole e le frasi che egli formerebbe potrebbero venir fuori in modo affatto diverso, e così dicasi delle sue aspirazioni e paure.

    È certo che una situazione simile sarebbe un incubo insopportabile. Mentre la gente può sopportare la produzione continua di armi nucleari, di pioggia radioattiva, e di alimenti discutibili, essa non può (proprio per questa ragione!) tollerare di essere privata del trattenimento e dell’educazione che la rende capace di riprodurre i meccanismi predisposti per la sua difesa o per la sua distruzione. L’arresto della televisione e degli altri media che l’affiancano potrebbe quindi contribuire a provocare ciò che le contraddizioni inerenti del capitalismo non provocarono – la disintegrazione del sistema. La creazione di bisogni repressivi è diventata da lungo tempo parte del lavoro socialmente necessario – necessario nel senso che senza di esso il modo stabilito di produzione non potrebbe reggersi. Qui non sono in gioco né problemi di psicologia né problemi di estetica, ma piuttosto la base materiale del dominio[…]

    (H. Marcuse, L’uomo a una dimensione, 1967, Einaudi)

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    1. fabrizio centofanti

      come disse Forrest, oggi sono un po’ stanchino, anzi stanchissimo, ma vi ringrazio tanto per la vostra generosità. bisogna parlare di queste cose, cercare di capire come vogliono fregarci. perché una sola sola cosa è certa: qualcuno vuole fregarci. (della serie: io mi fido solo di Gesù:-).
      un abbraccio a tutti
      fabrizio

  24. Giocatore d'Azzardo

    Pamela, lo so da me che ho ragione, non mi serve una conferma! Se devo criticare l’operato di una Ministra non vado a prendermela con l’aspetto esteriore, le sue frequentazioni e la sua vita precedente di cui, a parte ciò che traspariva dalla TV (falsa per definizione, come si dice sempre, oppure diventa vera in alcuni casi?), non conosco nulla.
    Casomai, se la devo criticare ed è giusto che si critichi e si discuta, lo faccio partendo dalle proposte, dalle leggi che propone, da come si comporta. Ecco, su critiche di quel tipo niente da dire.

    Jolanda fa benissimo a ‘scandalizzarsi’ per il mio commento 20 (mi pare strano che non abbia compreso che si trattava di una forzatura voluta), ma non vedo alcuna differenza fra quel mio commento 20,che ha scandalizzato Jolanda, rispetto a quanto scritto da Antonio, che non riporto, o a quanto scrive Lucy: “veramente di offensivo dell’intelligenza c’è proprio il fatto che le extettorute&scosciate siedono su un seggio di ministro”.
    Devo forse dedurre che tutte le tettorute e scosciate sono stupide, semplicemente perché tettorute e scosciate?

    Mi pare molto banale, riduttivo e maschilista, un simile approccio, oserei dire persino sessista.

    Blackjack.

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  25. pamela

    Non sapevo che Blackjack fosse femminista. Ancora una volta ha ragione. E’ infatti noto che nel movimento femminista fosse comune la pratica di posare per calendari, naturalmente vestite esclusivamente dell’indispensabile, senza tralasciare una o due gocce di chanel.
    Purtroppo non ho tempo di parlare della Carfagna e delle sue idee, perché ho qui sulla seconda sedia davanti al pc, una felina che reclama coccole ed è disposta a fare un po’ di fusa. Purtroppo da molti anni non ho la tv, forse non l’ho mai avuta e qualche idea riduttiva me la sono fatta su stampa maleducata e sul web ingrifato, che giustamente si vuole regolamentare, perché è troppo fuori regola, è necessario che si dia una regolata.

    Rispondi
  26. Giocatore d'Azzardo

    Pamela, il tuo girovagare fra le parole è molto divertente, ma non sposta di mezzo millimetro la sostanza. Il punto è che non si parlava della Carfagna e delle sue idee, che possono piacere o non piacere, ma le sue idee, belle o brutte che siano, sono state preconfezionate attorno all’abito dell’esteriorità: era una velina, faceva i calendari, quindi è una deficiente.
    E’ tutta lì la questione ed è semplicissima. Se poi, uscendo da questo ‘abito preconfezionato’, si discuterà delle idee della Carfagna (non del fisico della Carfagna o di ciò che ha fatto in passato come lavoro), non credo che ci troverò nulla di offensivo. Non pensare che sia solo per la Carfagna, mi sarei esposto allo stesso modo fosse stato Luxuria o qualunque altra persona attaccata in quel modo; e non è una questione di destra o di sinistra.
    Se poi è così complesso da capire, non so che farci.

    Continui a confondere lo spogliarsi con l’essere femminista: ma che cavolo ne sai? Come fai a tranciare giudizi senza nemmeno un dubbio? Come fai ad essere così certa che le uniche scelte giuste siano le tue? Come fai a continuare a stracciare giudizi ironici? Pensi forse di non avere un prezzo? Di essere immune da tutto e un pezzo unico di morale? Talmente unico dal poterti permettere, a cuor leggero, la libertà di giudicare la morale esteriore di chi non ti aggrada.

    Ah, la tua ironia sul Blackjack femminista è veramente fuori luogo. Non ho bisogno di essere femminista, non è necessario esserlo per rispettare le persone.

    Blackjack.

    Rispondi
  27. lucy

    pamela, il tuo girovagare fra le parole è stilisticamente notevole: un bell’esempio di scrittura illuministica, con l’antifrasi da supporto.
    blackj: ce lo dica: la carfagna è una sua parente?
    per favore, quando vuole prendere di mira, praticamente tutti, ma qualcuno in particolare non insista oltre il giusto: ché poi mi tocca pulire tutti gli specchi su cui lascia le ditate, sviiiiiiiiisc! nel tentativo di arrampicarcivicisivi.
    i giudizi si trinciano, comunque, non tranciano.

    Rispondi
  28. pamela

    Purtroppo non ho molto tempo, perché qui è accaduto un fatto grave: la gatta è rimasta chiusa fuori una mezz’ora, per mia distrazione e adesso bisogna consolarla e rassicurarla.
    Blackjack, hai usato, per difendere i calendari sexy, una terminologia femminista, che ormai comunque è entrata nel linguaggio comune, spesso a sproposito. Io mi sono limitata ad evidenziare la contraddizione.
    Del femminismo ne so qualcosa, perché, come tante della mia generazione, io c’ero.
    Mi sembra che nessuno abbia messo in dubbio le facoltà mentali della ministra, sulle quali io personalmente non ho alcuna opinione. Se leggi bene quello che ho scritto, vedrai che non ho neanche espresso altre opinioni sulla ministra, ho solo detto che mi sono fatta un’idea.
    Mi dai l’occasione per parlare un argomento che mi sta a cuore. Per non essere comprabili (o ricattabili, o schiavizzabili) bisogna essere liberi dal bisogno, riducendo i propri bisogni all’essenziale, a quelli reali e non indotti, e trovando una soluzione a basso costo o a costo zero per quelli irrinunciabili. Io mi sto attrezzando, per quanto è in mio potere. Per il resto, sto studiando. Vado a scuola di libertà perché mi sto convincendo, come dice Fabrizio, che qualcuno ci vuole fregare.
    Esistono, comunque, persone che riescono ad essere libere e io ho avuto il privilegio di conoscerne qualcuna. Sono tra quelle che ci regalano idee geniali, innovazioni, creazioni.

    Lucy grazie, questa me la scrivo sul diario.

    Fabrizio, la gatta ha fatto un po’ di fusa anche per te.

    pamela

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  29. Giocatore d'Azzardo

    Lucy, mi arrendo: hai ragione. Ora vado a fare altro, mi rimane poco tempo e devo anche invitare la Carfagna per Natale. Fosse vero, e non lo è, sarebbe tutto da ridere. Ah, se vuoi ti mando una fornitura di vetril e qualche limetta per le unghie, oppure un libro del grande Nereo Rocco: era un maestro nel gioco di rimessa.

    Pamela, mi fa sorridere che ciò che ho scritto sia diventato la difesa dei calendari; boh, pensavo fosse chiaro che stessi parlando delle persone (che fanno i calendari), ma sicuramente non è così.
    La tua teoria non regge, non puoi essere libera riducendo i bisogni al minimo: o li hai o non li hai e se continui ad avere un bisogno, anche se piccolo, continuerai ad avere un prezzo. Di persone che non hanno un prezzo, nonostante ne abbia conosciute molte, persino troppe forse, ne ho incontrate veramente poche. La necessità di non avere bisogni, che tu ci creda oppure no, è una delle basi indispensabili per giocare d’azzardo: se giochi per soddisfare un tuo bisogno l’unica via che ti troverai a percorrere è quella del perdente. Mi interessa l’argomento e alla fine, cercando di classificare un aspetto che non è classificabile, sono arrivato a una conclusione (migliorabile e discutibile, viste le mie scarse capacità): gli unici senza prezzo sono quelli che non hanno nulla oppure quelli che hanno tutto. Nel mezzo tutta gente con un prezzo: si tratta solo di scoprire quale.

    Nulla e tutto, non hanno niente a che vedere con poco.

    Blackjack.

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  30. pamela

    BlackJack, probabilmente non vediamo la stessa realta, viviamo in mondi paralleli o forse divergenti.

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  31. pamela

    Buon Natale anche a te, BJ. E buon libero Natale a tutti quelli che non vogliono farsi fregare.

    pamela

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