Marjam, di Carlo Cannella

Ogni mattina alle sei Marjam è all’hotel Palace, a riordinare la cucina e a preparare le colazioni. Quando i clienti lasciano l’albergo sparge del trattamento antiacaro sulla moquette della hall, quindi pulisce e riassetta le camere. Lavora otto ore di seguito senza fermarsi mai. La retribuzione è a forfait, non ha diritto a contributi e prevenzione sanitaria.

Appena finisce va a salutare il signore e a chiedergli se la vuole. Se il signore ha voglia la prende nel suo ufficio, una stanza con armadi bianchi e belle piante grasse dai fiori rossi. Lui può chiederle di tutto, lei deve fare tutto. Se è brava può portare a casa del latte e un po’ di carne, che Marjam avvolge in un foglio di carta stagnola e nasconde nella borsa. Dopodiché esce a passo svelto, senza guardarsi intorno, perché fuori ha come l’impressione che tutti la osservino, e che ogni sguardo sia un raggio di fuoco in grado di incenerirla.

Alle quattro del pomeriggio è da Sharifa, all’altro capo della città. Sharifa ha tre figli piccoli e si occupa di altri bambini mentre le loro mamme lavorano. Marjam le paga il servizio come può, spesso con del latte o della carne.

Appena vede sua madre Farida le corre incontro sgranando gli occhioni, le salta fra le braccia e la bacia sul collo e sulle guance. Oggi con più forza del solito. Oggi è inquieta. Camminando in strada le si aggrappa alla gonna chiedendole se è vero che suo padre è morto.

“Samir dice che i nostri papà sono morti o fuggiti via”.

“Samir dice le bugie, Farida. Non dargli retta”.

“Samir dice anche che ci chiuderanno in un recinto, a noi bambini senza papà, e che ci faranno morire lì”.

“Samir è un bambino sciocco e bugiardo, Farida. Andrai a scuola, diventerai un ingegnere e progetterai edifici senza muri. E camminerai lentamente per le strade tutte le volte che vorrai”.

Arrivati a casa mettono un po’ di legna nella vecchia stufa di ghisa per riscaldarsi. Vivono in un monolocale arredato con un cassettone di legno, un letto a due piazze e un fornelletto a gas. Il proprietario può entrare in casa quando vuole, per controllare che non succedano cose strane.

A sera Marjam scalda del latte e cuoce una fettina di carne per la bambina. Per sé prepara due fette di pane imburrato e un’insalata di pomodori. Mangiano in silenzio, sfiorandosi le mani ogni tanto. Alla fine del pasto fanno il bagno insieme, ridendo e schizzandosi l’acqua negli occhi. Poi s’infilano sotto le coperte, a farsi le coccole e a darsi i pizzicotti sulle cosce. Quando Marjam ha l’impressione che Farida si sia addormentata, si gira dall’altra parte e prova a piangere. Allora sente la bambina picchiettarle con le dita sulla schiena.

“Mamma…”

“Sì…”

“Mi racconti una storia?”

4 pensieri su “Marjam, di Carlo Cannella

  1. Giocatore d'Azzardo

    Carlo, la miseria non richiama interesse, se non c’è un eroe a combatterla.

    Buon anno. Blackjack.

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  2. robertorossitesta

    Sempre in piedi e con la guardia alta, vero BJ?
    Buon anno e un abbraccio anche a te,
    Roberto

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