Bloc notes. Natale sulla terra. 1

notes

di Giorgio Morale

… ce ne andremo di là dalle rive e dai monti, a salutare la nascita del nuovo lavoro, la saggezza nuova, la fuga dei tiranni e dei demoni, la fine della superstizione, ad adorare – per primi! – Natale sulla terra!
(Arthur Rimbaud, Una stagione all’inferno)

23 dicembre

L’aereo prende slancio, sembra esitare tra terra e cielo. Non percepisco l’attimo in cui si stacca da terra.

All’orizzonte c’è un chiarore, sembra un mare con isole scure: nuvole.

Zone di luce e ombra sull’ala dell’aereo, segno ch’è spuntato il sole.

Il bianco latteo sotto di me s’increspa, appaiono le nuvole, batuffoli a perdita d’occhio. Sono come nei quadri di Tiziano e Raffaello. Mi domando come hanno fatto a dipingerle così, come se le vedessero dall’alto.

Sorvoliamo Firenze e il comandante informa: altezza 10.000 metri, velocità stimata 800 km orari, temperatura – 58°.

Sono a Catania in anticipo, in anticipo alla stazione. Fa più caldo che a Milano.

Ore 21, sono in treno, sto arrivando ad Avola. Fuori dai finestrini è tutto buio, non si distingue niente.

Alla stazione non c’è nessuno, la strada è bagnata, vado a piedi.

Circospezione. Tutto si mette in moto lentamente. La porta aperta a metà,  il saluto sulla soglia, l’ingresso, le domande. Lentamente mi si domanda se ho mangiato e si accende il fuoco.

Sono arrivato, ho mangiato, tra poco lavo i denti e a letto, già saturo dei lamenti di mia madre.

24 dicembre

Sveglio dalle sette. Il letto odora di muffa, la strada è trafficata, i miei sono in giro per casa da due ore. I vestiti, smessi sudati, non asciugano e li trovo bagnati.

Ho fatto una passeggiata con mio padre. Mio padre è un vecchietto che gira per casa con giacca di lana e berretto, si muove lentamente, se fa lavori di precisione gli tremano mani e mandibola.

Mia madre è seduta, dirige i lavori e parla, è un disco che si ripete, non c’è niente da fare.

Poi fa avanti indietro avanti indietro avanti indietro in cinque metri.
“Perché non fai il giro del tavolo?” le domando.
“Non sono mica una folle” mi fa “per chi mi hai preso?”.

Mio padre ha il suo sacchetto di medicine per ogni fase della giornata: per fluidificare il sangue, per la carenza di ferro…

Mia madre mi mostra radiografie, esami, referti: scoliosi, osteoporosi, artrite degenerativa… Lamenta di non poter prendere le medicine che prendeva in Germania, quelle sì erano buone. Ne conserva la scatola con l’etichetta, il foglio delle istruzioni.

Mio fratello mi telefona.
“Come va? Tutte le volte che sento la mamma, pare che siano moribondi”.
“Sono un po’ raffreddati e papà ha un po’ di mal di gola e tosse, ma è tutto tranquillo, anche se dicono il contrario”.
“Come hanno preso il matrimonio?”.
“Tutto bene, ma si sentono soli”.
“Mi sa che hai fatto bene a scendere. Auguri di un sereno Natale!”.
“Grazie, e buon Natale anche a voi. Poi mi dirai com’è un Natale a New York”.

La porta della cucina è chiusa con la saracinesca e non viene aperta per paura che usandola la serratura si rompa, in bagno non c’è acqua, fanno provviste al mattino finché c’è acqua corrente e non riempiono il serbatoio per non consumare elettricità, per lo stesso motivo non c’è acqua calda, si fa scaldare l’acqua sul fornello a gas.

La polvere avanza, uno strato di solitudine e abbandono su tutte le cose; mentre arretra la frenesia che mi spingeva a cercare segreti negli angoli e nei cassetti.

Elle mi scrive un sms.
“Ti siamo vicini. Buona notte da tutti noi. Un abbraccio”.

25 dicembre

“Mi sono svegliata e ti ho subito pensato” scrive Elle.

Oggi c’è meno traffico, ho dormito fino alle otto, ho fatto barba e capelli, il bagno non è possibile; poi sono salito in terrazzo e ho visto mari e monti.

Ho scritto un sms a Erin.
“Ciao, come va? È passato Babbo Natale? L’hai visto? Cosa ti ha portato? Auguri e baci, papà”.

E lei:
“Qui va tutto bene, tra poco mangeremo i cannelloni fatti con le nostre mani. Babbo Natale è passato ma era di fretta e ha lasciato i regali alla mamma. E ce n’è uno anche per te! Ti aspetta quando arrivi”.

La casa sarebbe da pulire da cima a fondo, ma appena accenno a lavare un piatto mi corrono incontro e me lo tolgono di mano.

Mio padre lavora e tace, mia madre fa avanti e indietro per la stanza e parla.

Mio fratello richiama:
“Ho telefonato per fare gli auguri e la mamma, come al solito… sembrava vittima della mia partenza, e io il carnefice. Ma cosa pensava, che rimanessi sempre a casa? Che sta succedendo?”.
“Hanno paura di restare soli, devono abituarsi, non preoccuparti”.

26 dicembre

Elle m’informa che ha fatto un bagno caldo. Io non so se qui farò un bagno.

Piove. Mia madre parla, io leggo. Ci affacciamo a turno alla finestra.
Io le dico:
“Stai tranquilla”.
E mia madre:
“Neppure da morta avrò pace. Coi soldi che ho non ci uscirà nemmeno la cassa da morto, mi toccherà la nuda terra, già lo so”.

Mia madre dice che era meglio se non fosse nata, e se è viva, è certo per soffrire ancora.
“Chi pensa a noi, a me e a tuo padre?” dice. “Il cielo ci fece e la terra ci diede riparo”.

Mia madre sbadiglia e dice:
“Sono sbadigli di siddiamento, sbadigli di tintoria, sbadigli di femmina spostata”.

“Perché fate questa vita?” le dico. “Perché non vedete amici?”.
“Quali amici?” fa lei. “Di quali amici parli?”.
E mi fa l’elenco dei torti: da amici e parenti.
“Tutto il mondo è cattivo?” domando. “E tu sola giusta?”.
“Certo, non ho mai fatto male a nessuno, io”.

Telefono a Erin:
“Ecco, hai fatto le ore piccole! E poi la mattina si dorme!”
“Che dici? Sono sveglia da 4 ore… Da noi è una giornata di riposo, da voi?”.
“Da noi è riposo sempre, basta non prendersela quando la nonna parla. Cosa fanno gli altri abitanti della casa? È andata bene la festa?”.
“Sì, certo, c’era tantissima gente e io ho vinto del vino”.
“Allora conservalo per me”.
“Era da bere alla goccia”.
“Ecco perché hai dormito tanto, ti sei ubriacata. Poi mi faccio raccontare tutto da Simone”.
“Sappi che lui si è svegliato mezz’ora dopo di me. Stasera il nuovo capofamiglia ci obbliga ad andare a cena in un ristorante cinese, che costa poco, dice lui”.

27 dicembre

Oggi è coperto e ventoso, si scalda l’acqua per lavarsi e finiamo alle 10, mio padre e mia madre camminano in cucina e ogni tanto guardano dalla finestra, io leggo.

Dopo pranzo vado a letto, leggo e scrivo, i miei sono giù in cucina, dormicchiano sul vecchio divano avvolti in una coperta.
“Perché non andate a letto?” domando quando scendo e li vedo.
“Perché la camera è fredda. Almeno qui in cucina c’è più caldo” dicono.

Telefono a Erin.
“Allora, Simone è sveglio e mi ha scritto, tu dormi ancora? Ieri sera hai bevuto di nuovo? Com’è il vino cinese?”.
“Papà, mi sono svegliata un’ora prima di Simone. La cucina cinese è buona e io ho bevuto due bicchieri di birra”.
“Bene, hai fatto bene a cambiare: vino, birra… E oggi cosa bevi?”.

Mi passa Elle.
“Sono arrivata a casa, Simone ha cucinato in modo ottimo, adesso è uscito per studiare a casa di Sara. Erin ed io abbiamo pulito la loro camera. Cose sparse ovunque. La polvere in casa e sul terrazzo. E domani sarà tutto come oggi. Tutto questo per dire che tra poco saremo stanche e la giornata sarà finita, sprecata. Mi sento frustrata e mi viene da piangere”.
“Qui è tutto immobile, mi dispiace non essere con voi, mi piacerebbe lottare con la polvere, mi rifarò al ritorno. E c’è talmente freddo e penuria, e tanta poca comunicazione, che qualsiasi situazione appare preferibile”.
“Mi rattrista saperti così. Quando torni, il 3 o il 4?”.
“Come, non ricordi? Il 3 sera. Comunque: usa il lavoro per far crescere la volontà di fare altro”.
“Perdona, non ricordavo, meglio che è il 3, e grazie. Adesso mi faccio un caffè e poi leggo”.
“Stasera resto a casa, mia madre vuol sfogarsi, se mi devi dire qualcosa scrivi, io leggo e poi rispondo”.
“Ma di cosa vuol parlare tua madre?”.
“Si sentono soli, hanno paura di stare male e di essere abbandonati da mio fratello”.

7 pensieri su “Bloc notes. Natale sulla terra. 1

  1. Paola Renzetti

    Natale sulla terra. Così sospesi tra un luogo e un altro, tra un nucleo famigliare e un altro. Esigenze diverse da conciliare (a volte sembra impossibile). Pellegrini in viaggio, ci abituiamo a un certo nomadismo, che ci obbliga a uscire dalla nostra poca terra di certezze.
    Ci sembrerà più attuale che mai quel Bambino di Betlemme.

    “ce ne andremo di là dalle rive e dai monti …a salutare la saggezza nuova …”

    Grazie Giorgio per questo “notes” di appunti così quotidiano, ma lieve.

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  2. nadia agustoni

    Mi aggiungo alla voce di Paola. Appunti lievi e quotidiani, nell’incertezza dell’oggi.

    Un caro saluto

    I demoni son tanti ormai.

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  3. Giovanni Nuscis

    Un Natale intimo, privato, familiare; ed uno metaforico, di morte (“la fuga dei tiranni e dei demoni, la fine della superstizione) di nuova vita (“la nascita del nuovo lavoro, la saggezza nuova”), con le parole di Rimbaud e quelle del racconto, in tempo reale, tra il succedersi di eventi minimi e quotidiani, autentico spaccato di vita.

    Grazie, Giorgio

    Giovanni

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  4. jolanda catalano

    Passo per un saluto, Giorgio, almeno questo. L’argomento da te trattato non è dei più semplici e in questo momento di ricordi di fine anno mi è alquanto doloroso.

    un abbraccio augurale
    jolanda

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  5. Giorgio

    Mi collego adesso dopo alcuni giorni di assenza e desidero ringraziare Giovanni e Jolanda.

    E ancora un augurio per l’anno appena iniziato.

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