Poca Poesia, poco Spirito in questo post. Piuttosto una logica elementare, rozza, pure qualunquista.
Quando qualcosa finisce, dopo che a lungo ci ha turbato e ci ha scosso, ci si sente come prostrati e annichiliti; si spera che tutto possa essere restituito alla quiete calma dei giorni tutti uguali: si vorrebbe che il caos emotivo che c’ha squassato si ritirasse per lasciare il posto alla consueta sequela degli affetti soliti, al confortante ritorno del sempre uguale: giorni, notte, lavoro, famiglia,… Si vuol deporre il trambusto psichico, il disagio che ci proviene dalla frequentazione di sentimenti che abbiamo provato e che, per educazione più che per convinzione, consideriamo inadeguati: la rabbia, l’odio, lo schifo, la ripulsa,…Ma stavolta è diverso: adesso che è tutto finito, adesso che l’evidenza di ciò che davvero è stato emerge in maniera incontrovertibile ( dice Beppino Englaro: “Sarebbe l’ arma atomica, lo so. Vedendo le foto di Eluana com’ è oggi, tante persone starebbero finalmente in silenzio. Ma non lo farò mai». Ancora ieri mattina ci ha parlato così, riferendosi all’ unico tabù che conservava per se stesso. […] Sarebbe bastato davvero poco. Raccontare le palpebre perennemente a mezz’ asta sugli occhi, le pupille vuote, il naso che sembrava sproporzionato su una faccia che si era rinsecchita come il resto del corpo. Pesava meno di 40 chili, Eluana. Le braccia e le gambe erano rattrappite, poteva giacere solo di lato perché a pancia in su rischiava di soffocare per i liquidi che salivano da uno stomaco atrofizzato e incapace di trattenerli. Era appoggiata sul lato destro del corpo e questo le causava spesso piaghe da decubito sulla guancia, le lacerazioni di una pelle che si fa di carta velina, quelle che ai vecchi vengono sul sedere o sulla schiena, lei ce le aveva anche in faccia. Gli ispettori del ministro Sacconi, nella hall dell’ albergo, prima di tornare a Roma, non riuscivano a togliersi dalla testa l’ immagine del corpo di Eluana.” Marco Imarisio Corriere della Sera 10/2/2009) sentiamo che quei sentimenti poco ‘nobili’ si sono come accampati in noi, incistati direttamente tra fibre e muscoli, tra sangue e cervello. È questo che chiamano visceralità ?
Ci sono persone, facce, corpi, parole che in questi giorni bui e feroci mi sono sembrate l’incarnazione di un comportamento che non permette sconti, remissione, perdono, comprensione. Un atteggiamento che non consente giustificazione o interpretazioni. Nelle loro azioni e parole si è condensato il senso di una vicenda terribile e dolorosa: pietà l’è morta, ancora. Ma stavolta in un modo nuovo, inatteso, sconcio che grida rabbia ed indignazione.
Il corpo di quel signore ( ma lo si può davvero considerare tale?) che si è steso sul cofano della Croce Rossa che portava la Englaro in clinica gridando ‘Eluana, svegliati’;
è la mano di quei figuri che portavano pane ed acqua, come se la Englaro avesse potuto mangiare e bere, come tutti noi: spezzare il pane, portarlo alla bocca , masticarlo e deglutirlo. Bere l’acqua,etc…
è la faccia e le parole di Gasparri, le dita di Berlusconi che tamburellano, sottolineando nervosamente, durante la conferenza in stile golpista, le sue parole inaudite e tragiche ( ‘mi dicono abbia un buon aspetto’…’può anche generare figli’), è il fratello di un malato che, in una trasmissione televisiva, per guadagnarsi 5 minuti di celebrità, spara contro il signor Englaro infamie terribili, le urla del senatore Quagliarello ( ‘L’avete ammazzata’), le comparsate di gerarchie ecclesiastiche che discettano con sofismi causidici su ciò che va considerato ancora vita. Su Wittgenstein di Luca Sofri c’è un video di Zoro che riassume questo barnum degli orrori.
In un articolo apparso su l’Unità del 9 febbraio Giovanni Maria Bellu ci spiega le modalità con cui si è intrecciato l’ennesimocapolavoro mediatico del nostro premier: “Cinque giorni fa due italiani su tre condividevano la scelta di Beppino Englaro. Ieri il paese era diviso a metà. Nel mezzo c’è stata una delle più colossali operazioni di disinformazione del dopoguerra. Sarà interessante e istruttivo studiarla. Perché la campagna mediatica della tragedia di Eluana Englaro è la dimostrazione evidente dei danni che la cosiddetta “anomalia italiana” è in grado di produrre nella libera formazione del consenso”. C’è ancora qualcuno che ancora pensa che quello dell’informazione non sia il nodo, il punto centrale della questione politica in Italia?
Mi ricordo che da piccolo nel paesello dove sono nato e cresciuto una delle maledizioni più ricorrenti era quella di augurare a quelli che dimostravano di non comprendere appieno l’entità delle disgrazie altrui un male altrettanto terribile e sconvolgente, come se soltanto il passaggio attraverso una esperienza analoga potesse concedere la possibilità di esprimersi o dire. Quando sentivo maledizioni similari mi sentivo intimamente offeso, quasi che quegli insulti e quei sciagurati vaticinii profetici fossero qualcosa che degradasse in primis chi li pronunciava, li rendesse vittime di una logica elementare e ferina, quella dell’occhio per occhio, dente per dente. Adesso non è più così:mi sento come uno di quei vecchi del paesello che inveivano e maledivano coloro che mancavano d’umana pietas. Quello che ho provato in questi giorni e che continuo a provare adesso, anche se so che è un pensiero sbagliato, disturbante, poco ‘umano’, mi porta a rivalutare quelle invettive che da piccolo mi avevano tanto offeso ed amareggiato. Vorrei che lor signori vivessero sulla propria pelle una tragedia uguale od analoga a quella di Beppino Englaro. Solo allora sono disposto a restituire loro il diritto di parola, la libertà di dire quelle enormi bestialità che ci hanno raccontato in questi giorni. Se ne avranno ancora il coraggio. Se ne avranno ancora la forza.


Con umiltà vorrei aggiungere alla notevolissima sollecitazione di Linnio Accorroni questi versi di Giovanni Giudici:
“Perché con occhi chiusi?
Perché con bocca che non parla?
Voglio guardarti, voglio nominarti.
Voglio fissarti e toccarti:
Mio sentirmi che ti parlo,
Mio vedermi che ti vedo.
Dirti – sei questa cosa hai questo nome.
Al canto che tace non credo.
Così in me ti distruggo.
Non sarò, tu sarai:
Ti inseguo e ti sfuggo,
Bella vita che te ne vai.”
Noi restiamo compunti in silenzio, gli sciacalli latrano.
Ciò che mi più fa indignare è vedere certi personaggi in tv che straparlano di questa vicenda. Da Santoro c’era, come al solito, Formigoni. Aveva sempre un ghigno stampato in faccia, e quando una giornalista della RAI ha raccontato la sua visita a Eluana, e descriveva la sua emozione quando constatava com’era ridotta, Formigoni rideva, con scherno, delle sue parole. Sconvolgenti i primi piani di quel personaggio, che simbolizza per tutti coloro che hanno speculato fino all’ultimo sul dolore degli altri. Dopo questa vicenda io credo che il nostro paese sia sprofondato ancora di più verso la barbarie.
Ah, e vedere poi le belve in parlamento che urlavano, inveivano e insultavano gridando che l’avevano uccisa, gente a cui applicare il titolo del libro di Gogol: “Anime morte”. Le anime morte che governano su di noi. Non so, mi sale uno scoramento, e rifletto sulla nostra specie umana, così popolata da mostri. Non sto neanche più accendendo la tv, per non subire l’offesa di vedere le loro facce patibolari, continuamente sul video. Dovrò tirarmi su, e riprendere a guardare avanti.
Indignazione e rabbia, Linnio, dici giusto. E in questi casi ben venga anche l’augurio di provare per credere.
ho più volte detto quello che penso su tutta la vicenda, non pretendendo che il mio sia un parere autorevole. ho anche notato un certo silenzio qui: buono se visto come il silenzio di fronte a qualcosa di troppo grande, di troppo doloroso, cattivo se fuga dalla responsabilità morale e intellettuale di fronte ad un dramma di ordinaria follia, oltre a tutto quello che radicalmente la vicenda ha comportato.
gli sciacalli hanno latrato.
coprivano con il loro orrendo verso l’unica cosa che premeva loro: non parlare dei drammi quotidiani degli italiani, quegli italiani che oggi chiedono attenzione con gli scioperi a cui la classe di governo risponde con scherno (“sciopero inutile”: il solito intelligentone e opportunissimo gasparri; “siamo preoccupati”: EGLI). non parlare della loro inettitudine e volgare presa del potere, del loro quotidiano colpo di stato. ho vergogna per i cattolici che ci sono cascati: non perché si possa arrivare a pensare che la vita vada comunque vissuta, anche se sei un incosciente ammasso di carne sfatta, un dead-man nemmeno walking, anche se tu stesso avevi detto e ridetto sull’argomento che mai avresti voluto etc.
quella è un’opinione e ha diritto di cittadinanza, anche se è patetica, dal mio punto di vista. mi vergogno perché l’intelligenza, sottoposta allo stress dell’isteria collettiva, della dis-informatja, delle belle parole, si ottunde, si chiude e permette che la menzogna si organizzi, prenda tempo, si inventi altre panzane. *oggi* EGLI ha ammesso la preoccupazione per la crisi! fino a l’altroieri dovevamo spendere per non fermare i consumi!
onore al padre di eluana e alla dignità del suo sottrarsi a questo orrendo circo di NANI e BALLERINE. oddio, come è vero.
Personalmente la cosa che più mi annienta è sapere che se si andasse domani a votare vincerebbero ancora. E infatti B. comincia a far serpeggiare l’idea di elezioni.
(Non state a dirmi: “eh però la sinistra è floscia…”, lo so anch’io).
I heard last night the bark of jackals
but for this once i didn’t go out in the veld
to count them and see their slaver
in the paleness of moonlight
Just stand inside
hanging down my head on the arms.
To the broken hearts
silence and shadow
La tentazione di Linnio, alla fine dell’intervento, è anche la mia, se non si aggiungesse malanimo a cinismo e stupidità.
Bisognerebbe tenere spenta il più possibile quella scatola ignobile, soprattutto alle 20,00. Ma l’ignoranza grassa e piagnona, tenendola accesa, continua a farla da sovrana.
Non mi sembra il caso di ideologizzare e di politicizzare, in un senso o in un altro, un dramma umano, o anche una semplice identità o condizione esistenziale.
Non si può che tacere, che inchinarsi al Mistero, rimettendosi ad una giustizia che non è più di questo mondo, ma immersa nella trascendenza della posterità o dell’eterno.
Io non so dire – forse nessuno può, con certezza e oggettività assolute, dire – se sia giusto o sbagliato sospendere l’alimentazione artificiale. E’ (un po’ come l’aborto: il diritto alla vita da un lato, e la libertà personale, l’habeas corpus, dall’altro) una aporia di fronte alla quale un cristiano e un laico ben difficilmente potranno mai trovare un punto di accordo, o anche solo di mediazione.
Un laico deve tacere, un devoto pregare nel silenzio – qualunque esso sia – il suo dio.
Solo il silenzio è pace e perdono, per tutti.
Carissimo Matteo, queste belle parole andrebbero rivolte a chi ha ignobilmente speculato sulla vicenda, non a chi commenta lo schifo di tale speculazione.
spero che finisca presto ogni bagarre mediatica: solo allora si potrà cominciare a ragionare.
da un punto di vista cristiano, non c’è che la carità: comprendere e aprire orizzonti di accettazione in tutti i sensi. da prete, sono continuamente in contatto con vite al limite. gli strumenti sono la vicinanza, la preghiera, la condivisione.
è terribile vedere come ci si possa sbranare davanti a un dolore estremo: ci si chiede perché l’ideologia debba sempre calpestare tutto.
ho scelto di condividere gli ideali di Gesù perché è uno che ha dimenticato ogni pregiudizio di fronte all’altro.
mi colpisce sempre una sua frase: quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?
Io sono stato molto chiaro quando asserivo in altri post su questa materia che, chiunque delle tre autorità: Stato, Magistratura, e Scienza avesse interrotto il proseguo di Eluana, sarebbe stato accusato di “Omicidio”.
Infatti cosi si sta dimostrando … perchè?
ieri sera da Santoro, è uscito alla scoperta il vero piano eversivo del “capitalismo ” in tutta questa vicenda, piano sottil-mente sottaciuto per nascondere i veri interessi monetari da tutti i contendenti autorevoli e autoritari..
Intanto non vorrei offendere nessuno dei presenti, ma la mia analisi era dettata da due elementi di indagine chiari, lil primo elemento era dettato dal fatto che, per capire i piani eversivi ai danni dei cittadini, era di mettere in luce le varie motivazioni “ideologico-religiose-scientifiche” a copertura di una tresca spicciola di ragioneria. Ecco perchè metto in luce nel mio attuale intervento la responsabilità del “Capitalismo” quae cardine della messa in scena dei vari Media politicizzati.
Il Padre di Eluana, ha sempre insistito e persiste ancora sulla tesi dell’ “Incidente automobilistico” quel giorno della messe a “morte apparente” di Eluana, in quanto, oggi, può chiedere la chiusura della pratica e riscuotere il premio assicurativo. (coi relativi danni subiti e interessi di mora).
Ma i padroni delle Assicurazione automobilistiche e qulli sulle Assicurazione sulla Vita (Mediolanum compresa, ecco perchè il Premier urlava tanto) sostenendo la tesi “dell’omicidio” e se passasse, oggi possono venire a meno al loro obbligo liquidatorio. Le Assicurazioni sosterranno che Luana poteva vivere altri 20 anni ancora in quello stato vegetativo, in quanto ancora “Viva” e quindi non sussiste a tuut’oggi l’obbligo liquidatorio.
Ma la cosa peggiore, che ci chiama all’erta, è che la nuova legge in parlamento, e tra poco sassrrà ai voti, obbliga ila medicina alla “terapia vegetale” tutti i lesionati in generale e a tempo indeterminato. Se passa la legge, si chiuderanno tutti i contenziosi giuridici di rimborso delle polizze, e per gli eredi dei grandi patrimoni, si vedranno interdetti all’accesso dei beni di famiglia diventando solo dei “Tutori di fatto” (come il padre di Eluana), perché il deceduto non è ancora deceduto e con le nuove tecniche mediche, non decederanno mai più. Le Banche diverranno custodi dei patrimoni capitalistici del presunto “malato terminale”. Quindi la lotta del Capitalismo contro il “testamento biologico” sarà feroce. E non rpiva di insidiosi tranelli.
E’ in questa luce che si leggono gli scenari di sciacallaggio ideologico-religioso-umanista, con sentinelle “mediche” preposte e assoldate a sostenere la tesi di “omicidio colposo” verso chiunque stacchi la spina al l’ammalato terminale, omicida anche se si esoneri dalla proprie responsabilità di mantenimento della moderna Mummia. (perchè di mummia vera e propria i tratta).
La parola Mummia, verso i terminali può sembrare molto forte e fuori luogo, ma vi invito a leggere il “Libro dei morti del Sacro Egitto”, e allora capirete tutto sulla sindrome “Faraoinca” dl nuovo capitalismo autocratico.
(Il nostro Premier, si è già fatto costruire un Mausoleo ad Arcoore e non a caso, e con le camere mortuarie per tutti gli amici della scalata politica con tanto di nomi sulle lapidi (e sono tantiìe ve lo assicuro).
Altri testi sacri e antichi, sono rivisti attentamente dalle Massonerie italiane. Da li trarranno gli spunti per i loro piani eversivi e folli.
enea
Sì, anch’io spero che si spenga finalmente tutto il clamore mediatico. Ma lo desideravo da tempo, e da più parti si è chiesto il silenzio, e il rispetto. Invece i media sono stati occupati dagli imprenditori del dolore e della paura. Per questo sono d’accordo con Anna: non vi è reciprocità, non vi sono due schieramenti intercambiabili per violenza verbale. C’è stato chi ha speculato con estrema crudeltà, usando la religione, la scienza fai da te, i proverbi, le minacce, le falsità. E chi si è indignato di fronte a una simile violenza. Chi ha urlato e minacciato che certi valori devono essere imposti a tutti con la forza, e chi invece ha sostenuto che andrebbe anche rispettata la volontà intima delle persone. Non sono posizoni equivalenti queste.
“Il nostro Premier, si è già fatto costruire un Mausoleo ad Arcore e non a caso, e con le camere mortuarie per tutti gli amici della scalata politica con tanto di nomi sulle lapidi …”
scrive Enea.
Questa cosa mi incuriosice non poco.
Caro Enea, hai delle fonti per questa notizia? E chi saranno gli altri ospiti del mausoleo?
Quando il mausoleo sarà finalmente occupato, come vi si potrà accedere?
Bisognerà prenotarsi? Ci sarà una severa selezione dei visitatori all’ingresso? Porteranno le scolaresche in gita? Ci sarà una guardia d’onore volontaria? Un picchetto in camicia azzurra?
E i testi delle lapidi, eh? Chi li scrive?
Ho saputo, notizia confidenziale, che nel Mausoleo di Arcore i testi sulle lapidi li scriverà Apicella.
Però (fonte della notizia: programma Omnibus, La7, dichiarazioni di Nicola Piepoli) secondo un sondaggio condotto da Nicola Piepoli (e collaboratori), la “bagarre mediatica” non ha minimamente spostate le opinioni degli italiani.
Sul Mausoleo, c’era un pezzo divertente di Enrico Deaglio, in Besame mucho – Diario di un anno abbastanza crudele
Io vorrei che ci si scontrasse con la stessa veemenza sull’ingaggio economico di Bonolis a Sanremo o di quello che percepirà chi vincerà il grande fratello o dei guadagni di certi calciatori.
E degli stipendi dei politici no?!!!!
enea: ha fatto un viaggetto? no, dico: sibilla cumana, ibis-redibis… vedo che sa un mucchio di cose che *a me* mi sfuggono…
io invece c’ho il maus, olé!
i testi, paolo cacciolati, li scrive bondi, no? eeeeeeh?
Mi ricordo che da piccolo nel paesello dove sono nato e cresciuto una delle maledizioni più ricorrenti era quella di augurare a quelli che dimostravano di non comprendere appieno l’entità delle disgrazie altrui un male.
Probabilmente in queste parole vi è il vero senso della vicenda, per quanto non sia agurabile a nessuno vivere certe vicende, a noi rimane solo un silenzio sgomento, di fronte al dolore.
Tutto il clamore creato intorno a questa vicenda è solo lo specchio, del nulla che ci circonda.
Diedero un paio d’anni fa alla tv un reportage in cui il nostro aspirante dittatore accoglieva Gorbaciov che era andato a fargli visita, e lo portava a vedere il mausoleo, invitandolo a prenotare un posto. Visibilmente a disagio, Gorbaciov glissò. Me lo ricordo anch’io, quel mausoleo mette in imbarazzo, è una cosa tra il razionalistico e l’assirobabilonese. Un delirio. B. tutto tronfio, Gorbaciov che si vergognava. Possibile che nessuno l’abbia visto?
Magari Enea l’ha inventato, ma la sobria A.L.B. vi dice che purtroppo esiste.
Segnalo l’articolo di Guido Ceronetti dal titolo “Eluana e gli stormi di avvoltoi” apparso, nella prima pagina e a pagina 35, sul quotidiano “La Stampa” di oggi 14 febbraio 2009. L’articolo è stato da me integralmente trascritto poco fa sul blog “Letteratitudine” nella sezione “La camera accanto”.
Lucy… buon divertimento
http://www.youtube.com/watch?v=aF5IiA7qVN0
ciao
enea
Povera Italia!!! Non di un VITO MANCUSO ha bisogno. Ce ne vorrebbe UN ESERCITO!!!
Se penso che qualcuno potrebbe privarmi della mia libertà di decidere della mia vita e della mia sofferenza mi sento come un malato di AIDS: completamente indifesa anzi violentata.
Da non addetta ai lavori mi chiedo : “ma lo Stato non dovrebbe garantire i diritti naturali dei suoi cittadini?” Io spero che lo faccia in fretta perchè io non ho tempo da perdere essendo prossima agli 80 anni.
Se noi vivessimo sotto una dittatura, nessuno potrebbe parlare male di Berlusconi su Internet, o altrove.
Dittature sono la Cina o la Corea del Nord, dove infatti le connessioni alla rete sono filtrate (nel primo caso) o inesistenti (nel secondo).
Andate in edicola, o in emeroteca: ci sono 60 giornali, e non si può certo affermare che l’Unità e l’Osservatore Romano (con tutte le quasi infinite sfumature intermedie) rappresentino lo stesso punto di vista.
Il fatto che Berlusconi possegga i principali network non significa che non ne esistano altri, e che non ci siano, liberamente espressi o esprimibili, altri punti di vista e altre forme di pensiero, che anche il grande pubblico potrebbe raggiungere e recepire, se solo si scrollasse di dosso un po’ della sua pigrizia intellettuale.
Se non vi piace Emilio Fede, guardate il Tg3.
Da Marcellino pane e vino all’Ultima tentazione di Cristo, in rete si trova di tutto, anche troppo.
E’ possibile fare imitazioni e caricature (più o meno simpatiche e riuscite) di Berlusconi. Non è possibile, in Corea del Nord, farle di Kim Jong Il, senza rischiare il campo di prigionia, né in Iran di Ahmadinejad.
Parlare di dittatura a proposito dell’Italia mi sembra infondato. Forse chi ne parla non sa cosa sia una dittatura. E ho la sensazione che la pur legittima opposizione ad alcuni aspetti particolarmente, e anche sinistramente, teatrali e grotteschi del berlusconismo rischi di degenerare in fantapolitica, se non in paranoia.
Conscio della legittima valanga di insulti che ora mi sommergerà, mi ritiro in buon ordine.
ma, vedi, matteo v., in quei paesi in cui la dittatura ha tutti i crismi di un tale regime, i dittatori sono dei fanatici della politica o dell’integralismo religioso e rispondono a quei requisiti. qui la “dittatura” di cui si parla è generata e sostenuta da una prodigiosa spinta economica: di conseguenza è ad un criterio commerciale che deve rispondere per primo. ne consegue che per poter avere il suo tornaconto è utilissima la parvenza di libertà di cui godiamo: lo sciacquamorbido delle imitazioni (com’è tollerante, lungi(al)mirante caro b.!), la “pluralità” delle fonti di informazione (emilio fede, vabbè, ma per fortuna fino a ieri c’era mentuccia a far da contrappeso, dai! e adesso arriverà bel(dov’è bello?)pietro, ah, e mimun), l’ infinita possibilità di andare (al centro commerciale) stare (al centro commerciale). che vogliamo di più? una dittatura dal volto umano ce l’abbiamo, cerchiamo di non essere i soliti guastafeste, pensiamo alla birmania, o alla corea, o all’iran. giusto!
Già, il centro commerciale……
Un centro commerciale il sabato pomeriggio: è così che immagino l’inferno.
Eppure, resta una lbiera scelta quella di trascorrere un pomeriggio al centro commerciale anziché in pinacoteca (
si può anche voler fare semplicemente una bella passeggiata nei prati, o in montagna. la stessa sensibilità che ci vuole per gustare l’arte, per desiderare di contemplarla è quella che ci spinge verso la natura e verso gli esseri umani, non come mezzi del nostro piacere, ma come fine del nostro esistere. però per esercitare la libertà, che non è fare quello che si vuole, ma tendere al bene, bisogna che la libertà ci venga indicata come un bene, che venga “insegnata”. con una scuola-azienda, per esempio, è un po’ dificile che le generazioni future siano educate a “sentire” il bello e il buono. sicuramente molto meno delle attuali. vedi: la grande sfida è che il bello e il buono di ciò che ci circonda siano per tutti, senza perdere niente della loro kalokagathìa, solo perché sono per tutti. e invece quel tale vuole una società di bruti e di eletti (coi schèi) che fanno i schèi sui bruti. anche i nazisti, d’altra parte, amavano l’arte.
Il precedente moncone di messaggio è partito per sbaglio.
Dicevo:
Già, il centro commerciale……
Un centro commerciale il sabato pomeriggio: è così che immagino l’inferno.
Eppure, resta una libera scelta quella di trascorrere un pomeriggio al centro commerciale anziché in pinacoteca (quelle di Imola e di Faenza, per inciso, sempre deserte, sono spendide). E nelle nostre gallerie d’arte non si trova solo il realismo socialista (che peraltro può anche avere, esteticamente e storicamente, un suo fascino). Al contrario, temo che i bambini cubani non possano in nessun caso sottrarsi alle parate castriste.
Anche a me (e certo non solo a me) è accaduto spesso di pensare che la libertà d’espressione sia, per così dire, il prezzo che il sistema capitalistico paga in cambio della diffusione onnipervasiva della sua alienante e reificante logica.
L’aspetto negativo dell’ordine capitalistico è certo rappresentato, appunto, da quella che un tempo si chiamava alienazione. L’aspetto positivo (accanto alle comodità e agli agi, fra cui lo stesso strumento che ora stiamo usando per comunicare e riflettere, e ai quali nessuno, indipendentemente dalle sue convinzioni, saprebbe o potrebbe più rinunciare, a meno che non si voglia ricadere nel mito, molto borghese, del primitivismo) consiste appunto nella libertà d’espressione, che consente di manifestare e di lamentare quello stesso stato di alienazione, cosa che in un regime totalitario porterebbe (e porta) alla messa al bando per disimpegno politico, sentimentalismo borghese, tendenze antisociali, se non alla prigionia.
Semmai, la Cina (stando almeno all’impressione, molto parziale, che se ne può avere da qui) mostra un esempio di capitalismo con tutti gli aspetti negativi (materialismo, consumismo, inquinamento, degrado morale, accentuazione delle sperequazioni) senza il risvolto positivo (elezioni democratiche, libertà di espressione e di culto). Forse i cinesi non cercano e non cercheranno mai la libertà, perché hanno ormai raggiunto, nelle città, un relativo benessere, e nelle campagne sono narcotizzati e paralizzati da una rassegnazione millenaria (né hanno mai attraversato, come l’Occidente, il tirocinio delle “rivoluzioni borghesi”, che se da un lato posero le basi dell’ordine capitalistico, dall’altro abbatterono definitivamente quello nobiliare e feudale, ancor più oppressivo).
Insomma la realtà capitalistica non è la panacea di tutti i mali, ma è forse, allo stato attuale delle conoscenze, il male minore (essendo la socialdemocrazia scandinava difficilmente applicabile altrove).
Ma ormai sono finito out of topic.
Per tornare in tema: l’idea dell’assoluta “disponibilità” della vita umana, del completo arbitrio bioetico riconosciuto al singolo, non rischia forse di rappresentare, per l’appunto, il trionfo ultimo dell’individualismo postmoderno, l’approdo estremo dell’egoismo e dell’individualismo borghesi?
Molto ci sarebbe da dire anche sulla scuola-azienda…
E’ ovvio che la scuola non può essere un’azienda, se non altro (al di là di ogni sottile questione culturale e pedagogica) per il semplice motivo che non vende nulla, e che gli studenti non ricevono un salario.
Non bisogna poi scaricare sulla scuola responsabilità eccessive. Le “agenzie formative” principali sono e restano la televisione (ahinoi), il gruppo di amici e la famiglia (“agenzie” che esercitano un potere persuasivo incomparabilmente maggiore).
Quanto all'”educazione estetica dell’uomo”…. Molto dipende dalla società in cui viviamo, nella quale non si viene certo apprezzati per la sensibilità e la cultura. Non so, poi, quanto la sensibilità estetica e culturale possa essere infusa dall’esterno, attraverso l'”inculturazione” esercitata dalle istituzioni. Credo che un ruolo decisivo sia giocato dalla predisposizione individuale, dall’ambiente familiare, dalle condizioni di vita e di lavoro (chi torna, stremato, da dodici ore di pronto soccorso o di fabbrica difficilmente si metterà a leggere Virgilio o Heidegger, ma sarà pronto ad ingoiare due ore di grande fratello).
E qui si torna, in effetti, al singolare paradosso delle democrazie capitalistiche, che da un lato (attraverso l’industria culturale, dunque sempre a fini di produzione e di consumo) mettono potenzialmente a libera disposizione di tutti un patrimonio sterminato e quanto mai variegato di espressioni, ideologie, visioni del mondo, dall’altro sottopongono l’individuo ad un processo di alienante massificazione, che rischia di porlo, di fatto, nell’incapacità di recepire, assimilare e far proprio quel patrimonio, o anche solo di trovare in sé la motivazione e la determinazione ad avvicinarvisi…
Ma credo non si possa che continuare, al di là delle ideologie, a credere nell’uomo, nella sua libertà e nella sua volontà.
Tornando al caso di Eluana Englaro e ai tantissimi altri simili che restano nell’ombra, credo che questo faccia riflettere:
http://www.corriere.it/salute/09_novembre_24/paziente-cosciente-23-anni-coma_9de9d174-d8e7-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml
Io non so, francamente, cosa pensare. Preferisco non pormi nemmeno, per ora, certi interrogativi, troppo angosciosi, e destinati forse a restare senza risposte in un orizzonte e in una logica esclusivamente umani.