la ricostruzione della verità non è poi così difficile… a chi dunque compete fare questi nomi? evidentemente non solo a chi ha il necessario coraggio, ma insieme non è compromesso nella pratica col potere e inoltre non ha, per definizione, niente da perdere, cioé: un intellettuale. Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi. Ma egli non ha né prove né indizi: il potere e il mondo, che pur non essendo del potere mantiene rapporti pratici col potere, hanno escluso gli intellettuali liberi dalla possibilità di avere prove e indizi.
Licio Gelli, Silvio Berlusconi, la presunzione di Massimo D’Alema, la confusione di Walter Veltroni, la spocchia radical chic sindacale di Fausto Bertinotti, i vertici militari e delle forze dell’ordine, le serate al ballo di Pecoraro Scanio, l’aria da professore so tutto io di Diliberto, la scaltrezza di Gianfranco Fini, le diagonali di Francesco Rutelli, i vertici della chiesa cattolica ad eccezzione di Carlo Maria Martini, il nazismo mascherato di verde ignoranza di Bossi e i suoi scagnozzi, la cultura spacciata da Maurizio Costanzo, la poca lungimiranza dei comunisti di provincia arricchiti dal sessantotto in poi, il sindacalismo italiano confederale tutto chiacchiera e distintivo, il sistema di valori italiano, questa porca nazione, molto meno degna di qualsiasi attricetta porno.
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che forza, ragazzi! Infatti fu ucciso anche lui.
la ricostruzione della verità non è poi così difficile… a chi dunque compete fare questi nomi? evidentemente non solo a chi ha il necessario coraggio, ma insieme non è compromesso nella pratica col potere e inoltre non ha, per definizione, niente da perdere, cioé: un intellettuale. Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi. Ma egli non ha né prove né indizi: il potere e il mondo, che pur non essendo del potere mantiene rapporti pratici col potere, hanno escluso gli intellettuali liberi dalla possibilità di avere prove e indizi.
già, sparz, la forza, la forza
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Licio Gelli, Silvio Berlusconi, la presunzione di Massimo D’Alema, la confusione di Walter Veltroni, la spocchia radical chic sindacale di Fausto Bertinotti, i vertici militari e delle forze dell’ordine, le serate al ballo di Pecoraro Scanio, l’aria da professore so tutto io di Diliberto, la scaltrezza di Gianfranco Fini, le diagonali di Francesco Rutelli, i vertici della chiesa cattolica ad eccezzione di Carlo Maria Martini, il nazismo mascherato di verde ignoranza di Bossi e i suoi scagnozzi, la cultura spacciata da Maurizio Costanzo, la poca lungimiranza dei comunisti di provincia arricchiti dal sessantotto in poi, il sindacalismo italiano confederale tutto chiacchiera e distintivo, il sistema di valori italiano, questa porca nazione, molto meno degna di qualsiasi attricetta porno.