Una fitta alla testa

una fitta alla testa

è come ricevere una mail dalla morte.

una fitta al cuore è come ricevere

un sms dalla morte.

dovrei denunciarmi

per procurato allarme

oppure buttare la mia vita

nel bidone dell’immondizia

perché in verità non so più che farne.

6 pensieri su “Una fitta alla testa

  1. giulio

    Ringrazio chi è venuto a visitare il mio blog. Credo di avere delle qualità e sto cercando qualcuno che mi noti, ma finora non l’ho trovato. Che ci volete fare, è l’eterna storia del giovane in cerca di fortuna.

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  2. Obvia Mens

    @ Giulio

    la scrittura di Franco Arminio, a mio modestissimo parere, sa farsi notare, eppure non concentra i suoi sforzi su questo malefico bisogno di visibilità

    entrare in una discussione su di essa per parlare solo delle qualità della propria mi sembra giochi poco a favore di chi cerca qualcuno che lo noti, perlomeno prepara il terreno ad un giudizio preconcetto

    ma siccome vivo in Italia e seguo lo sport preferito dei suoi abitanti, ovvero dare credito a chi si autoproclama, sono andato a visitare il suo blog “quasiscrive” – ho letto per ora solo i post più recenti

    a parte che già il titolo è pretenzioso: qua si scrive, come se da altre parti non lo si facesse con altrettanta legittimità espressiva

    caro Giulio, la sua prosa è sicuramente scorrevole, suona anche bene, magari un giorno potrà essere “notata da qualcuno”, però è pervicacemente assalita proprio da questa smania di farsi notare e di cercar fortuna, assemblando un coacervo di idee e spunti narrativi già fin troppo consumati dalla letteratura dell’effetto immediato, della sensazione a tutti i costi – lasci cadere l’ansia del genio incompreso, e vedrà che dalla sua penna inizieranno a scorrere racconti davvero interessanti

    Franco Arminio nella sua invenzione poetica ricorre alla metafora del bidone dell’immondizia per raccontarci con un flash vibrante, essenziale, un’ansia esistenziale scatenata da un dolore “banale”…
    Bene: Giulio, per evitare che le sue scritture finiscano dove vorrebbe gettare la propria esistenza chi fa cortocircuito fra “fitta al cuore” e “sms dalla morte”, come Arminio sottilmente ammonisce, provi ad evitare il cortocircuito, così ben innescato dal sistema culturale del mercimonio delle storie, fra qualità artistiche e fortuna, consideri che grandi scrittori non l’hanno avuta se non decenni dopo la loro scomparsa, smetta di inseguire la chimera di Saranno Famosi o di X-Factor o dei primi dieci libri in classifica scritti da geniali autori under 25 – spesso, tra l’altro, è somma sfortuna trovarsi lanciati in alto dagli indici di gradimento… non era mica Dennis di Amici, o forse un altro, adesso non ricordo bene, quello che è tornato a fare lo stesso “umile” lavoro che faceva prima della trasmissione che lo proiettò nel “sogno”?…

    vedrà: o smetterà di scrivere riconoscendone il vacuo esercizio, e sentendosi così finalmente libero da un tormento esistenziale, oppure ne scoprirà l’intima e “interiore necessità”, come diceva Kandinskij della sua pittura tanto detestata e criticata

    In ogni caso, mi insulti pure liberamente. Ma non torni nemmeno a ringraziarmi, ché non è quanto vado cercando.

    con stima
    Mario Bertasa

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  3. Arminio

    il problema delle cose che scriviamo è che sono pur sempre fatte con la lingua e la lingua viena dal mondo e il mondo è pieno di merda. parlo del mondo che ci mettono davanti i media e rischia di apparire l’unico mondo….

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  4. carlogrande

    Sottoscrivo Mario Bertasa, pienamente. E offro la mia amicizia su FB, che è vero costa poco, ma non è vero che non si nega a nessuno.
    Giulio (che mi piacerebbe ci mettese la faccia) dev’essere molto giovane.
    vale

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  5. Quasiscrive

    Arrivo qui dopo aver cercato su Google un blog di un amico che è morto in un incidente d’auto e a distanza di anni, ancora non capisco il motivo del suo pistolotto moralistico e del tutto fuori luogo. Conosco Giulio – che in realtà si chiamava Marco – e non era né molto giovane né il tipo di persona che si autoproclamava. Fra l’altro, mi pare proprio lei non abbia capito che “quasiscrive” è un ovvio gioco di parole fra “qua si scrive” e “quasi scrive”, non certo teso ad assumere una posa di superiorità ma a ironizzare sull’ambiguità del linguaggio e i suoi risultati. Quine avrebbe detto che è stato fatto uso di un artificio sociale. Anche in lei, infatti, “quasiscrive” ha avuto il suo effetto, poiché pur essendo una parola inventata, riesce subito a creare nel lettore la percezione di un qualche significato. Particolarmente inutile e inappropriato, poi, mi pare il riferimento a un non meglio precisato “malefico bisogno di visibilità”. Visibilità e bisogno, due vasti concetti. Lei non ha forse aperto questo blog per soddisfare un suo bisogno e per essere visibile? E chiamarlo “La poesia e lo spirito” sarebbe meno pretenzioso, più eticamente corretto, di inventarsi un termine come “quasiscrive”? Ci pensi. Potrebbe accorgersi di aver sbagliato – e molto. Saluti.

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