6 pensieri su “Una specie di poesia?

  1. fides&ratio

    Siamo stati naviganti
    con l’acqua alla gola
    e in tutto questo bell’andare
    quello che ci consola
    è che siamo stati lontani
    e siamo stati anche bene
    e siamo stati vicini
    e siamo stati insieme.

    Siamo stati contadini noi due
    senza conoscere la terra
    e piccoli soldati
    senza amare la guerra,
    ci hanno mandati lontano
    senza spiegarci bene
    e siamo stati male,
    ma siamo ancora insieme.

    Grandi corridori di corse in salita
    che alzavano la testa dal manubrio
    per vedere se fosse finita,
    allenati alla corsa
    allenati alla gara
    e preparati a cadere
    e a tutto quello che s’impara,
    innamorati della sera
    innamorati della luna
    conoscitori della notte
    senza averne paura,
    innamorati di quel fiore
    che non vuole mai dire:
    ecco, è tutto finito
    e bisogna partire.

    Ma ora è il momento
    di mettersi a dormire
    lasciando scivolare il libro che
    ci ha aiutati a capire
    che basta un filo di vento
    per venirci a guidare
    perché siamo naviganti
    senza navigare
    mai.

    http://www.youtube.com/watch?v=nVa4WoRisPE

    una delle più belle poesie in musica… per me 🙂

    F&R

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    1. fabrizio centofanti

      vero, Fides, grazie!
      anche questa, per esempio:

      Il sogno di Maria

      Nel Grembo umido, scuro del tempio,
      l’ombra era fredda, gonfia d’incenso;
      l’angelo scese, come ogni sera,
      ad insegnarmi una nuova preghiera:
      poi, d’improvviso, mi sciolse le mani
      e le mie braccia divennero ali,
      quando mi chiese – Conosci l’estate
      io, per un giorno, per un momento,
      corsi a vedere il colore del vento.

      Volammo davvero sopra le case,
      oltre i cancelli, gli orti, le strade,
      poi scivolammo tra valli fiorite
      dove all’ulivo si abbraccia la vite.

      Scendemmo là, dove il giorno si perde
      a cercarsi da solo nascosto tra il verde,
      e lui parlò come quando si prega,
      ed alla fine d’ogni preghiera
      contava una vertebra della mia schiena.

      (… e l’ angelo disse: “Non
      temere, Maria, infatti hai
      trovato grazia presso il
      Signore e per opera Sua
      concepirai un figlio…)

      Le ombre lunghe dei sacerdoti
      costrinsero il sogno in un cerchio di voci.
      Con le ali di prima pensai di scappare
      ma il braccio era nudo e non seppe volare:
      poi vidi l’angelo mutarsi in cometa
      e i volti severi divennero pietra,
      le loro braccia profili di rami,
      nei gesti immobili d’un altra vita,
      foglie le mani, spine le dita.

      Voci di strada, rumori di gente,
      mi rubarono al sogno per ridarmi al presente.
      Sbiadì l’immagine, stinse il colore,
      ma l’eco lontana di brevi parole
      ripeteva d’un angelo la strana preghiera
      dove forse era sogno ma sonno non era

      – Lo chiameranno figlio di Dio –
      Parole confuse nella mia mente,
      svanite in un sogno, ma impresse nel ventre.”

      E la parola ormai sfinita
      si sciolse in pianto,
      ma la paura dalle labbra
      si raccolse negli occhi
      semichiusi nel gesto
      d’una quiete apparente
      che si consuma nell’attesa
      d’uno sguardo indulgente.

      E tu, piano, posati le dita
      all’orlo della sua fronte:
      i vecchi quando accarezzano
      hanno il timore di far troppo forte.

  2. massimo

    certamente – è poesia. e certamente fa anche paura, perché per i poeti nemmeno Leonard Cohen è poeta, nemmeno Dylan – ma questa è poesia – appunto. piace di più, anche al mondo – e per questo resterà di più. è così semplice e così difficile… e grazie, dal ventre della Città Barbara
    massimo

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  3. fides&ratio

    Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,
    sole che batte sul campo di pallone e terra
    e polvere che tira vento e poi magari piove.
    Nino cammina che sembra un uomo,
    con le scarpette di gomma dura,
    dodici anni e il cuore pieno di paura.
    Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
    non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
    un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
    E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
    che non hanno vinto mai
    ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
    e adesso ridono dentro a un bar,
    e sono innamorati da dieci anni
    con una donna che non hanno amato mai.
    Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.
    Nino capì fin dal primo momento,
    l’allenatore sembrava contento
    e allora mise il cuore dentro alle scarpe
    e corse più veloce del vento.
    Prese un pallone che sembrava stregato,
    accanto al piede rimaneva incollato,
    entrò nell’area, tirò senza guardare
    ed il portiere lo fece passare.
    Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
    non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
    un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
    Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
    questo altro anno giocherà con la maglia numero sette.

    http://www.youtube.com/watch?v=lETVilXSfNY

    F&R

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