
Io lo so che prima o poi arriveranno anche a me,
e non importa se prima di me saranno passati gli altri duemilaquattrocentoquattro che sono stati anche solo sfiorati dal Premio Grinzane Cavour,
non mi importa essere in numerosa e ultraqualificata compagnia,
perchè il duemilaquattrocentocinquesimo sarò io.
Sono un paio di notti che, come chiudo gli occhi, mi appare la triade che indaga sui presunti misfatti di Giuliano Soria, il patron del Premio Grinzane Cavour, indagato per malversazione, distrazione di fondi pubblici, nonché molestie sessuali a danno del proprio domestico.
Chiudo gli occhi e vedo la triade al completo: il Procuratore Capo di Torino, Giancarlo Caselli, affiancato dai due pm, Longi e Demontis. Seduti dietro una lunga scrivania con il piano di vetro e le gambe a forma di zampa di leone, mentre mi interrogano.
Caselli tace, tiene le mani giunte davanti alla bocca, il capo perlaceo reclinato, concentrato sulle domande sparate a raffica dai due piemme. Il più accanito è Longi, Demontis pare più conciliante, sarà per via del cognome, mi ricorda un altro torinese illustre, De Amicis, in fondo dev’essere pure lui un uomo di cuore. Invece Longi non molla, continua a chiedermi perchè hanno invitato pure me, l’autunno scorso, al Premio Grinzane Noir, a Orta.
-Insomma, che c’azzecca?- mi domanda per la terza volta.
-Niente, c’azzecco- balbetto, e prima di poter spiegare la mia presenza, scoppio in un pianto incontrollato. E’ una vita che non piango così bene, è una vita che non singhiozzo così profondamente, è una vita che non lecco il salato delle lacrime giusto sopra il labbro superiore. E’ una vita che non provo questa sensazione liberatoria, anche se mi impedisce di parlare, di giustificarmi con i piemme.
Di spiegare che io ci azzecco poco con questi Granscrittori, al massimo sono uno scrittore diversamente labile, che avrò vinto giusto qualche premio, che avrò pubblicato giusto qualche racconto in qualche antologia, che ho ceduto i diritti del mio romanzetto d’esordio a un editore che se lo tiene bello chiuso nel suo cassetto, dice che duemilacinquecento prenotazioni in libreria son poche, dice.
Ecco cosa c’azzecco, vorrei spiegare alla triade, e invece riesco solo a singhiozzare.
Forse è meglio così, perché se il piemme capisse che io sono un signor nessuno, capitato per caso a parlare in un dibattito sul giallo e territorio, è certo che si insospettirebbe ancor più,
potrebbe anche chiedermi: –ma lei è un prestanome?
No, meglio far finta di volare alto, che più stai su e meno rischi di essere impallinato dalle doppiette.
Il fatto è che le mie lacrime non li commuovono. Ho mangiato a sbafo del Premio? Sì. Ho dormito una notte in albergo tutto spesato? Sì. Allora sono colpevole anch’io. Per loro c’è una mia corresponsabilità nelle malversazioni di cui è accusato Giuliano Soria.
Inutile raccontare che ho mangiato, e pure e bene, ma che sono finito in un tavolo con tre damazze che pensavano di replicare sex and the city, anzi, sex senza la city, intente a raccontarsi addosso di come avevano scoperto i loro ex mariti a cornificarle, gareggianti a dimostrarsi amiche dell’Assessore vattelapesca,
-Quale Assessore? Drizzerebbe le antenne il piemme Longi. Forse è meglio sorvolare.
-Ma no, mi sono sbagliato, nessun Assessore, e poi al Grinzane ho incontrato anche dei vostri colleghi- mi viene da aggiungere ai due magistrati.
-?
-Ma sì, in un altro dibattito c’erano Carofiglio, Gustavo Zagrebelsky e Ferdinando Imposimato, oh, nomi mica da ridere. E un altro magistrato il cui nome mi sfugge, che ha scritto un libro inchiesta sulla mafia, mi è parso una persona squisita, li abbiamo incontrati lui moglie e figlioletta a colazione, in albergo, giravano costantemente seguiti da tre poliziotti, tra il cappuccino e la brioche abbiamo parlato dei bambini, speriamo che non gli succeda niente di brutto. E Giuliano Soria ha aperto i lavori del dibattito, bello tronfio di trovarsi in tal consesso. Mai avrebbe immaginato che di lì a pochi mesi sarebbe stato ancora circondato da magistrati, ma non per dibattere di Giustizia e Cultura.
Ora la triade tace. Finchè Caselli alza la testa, mi fulmina con lo sguardo e apre la bocca per dirmi che.
E intanto riapro gli occhi. Tanto lo so cosa mi stava per dire, il Procuratore Capo.
Che in ogni caso sono colpevole anch’io. Colpevole di essermi avvicinato, come gli altri duemilaquattrocentoquattro, a un monumento apparentemente d’oro e alabastro, senza comprendere di cosa fosse realmente fatto quell’idolo. Di aver mosso qualche passo in un castello dalle mura coperte di pietre preziose, senza chiedermi quale fosse la provenienza di quelle pietre.
Adesso anche per me l’unica via di redenzione è partecipare alla lapidazione del nuovo mostro.
Soria è originario delle Langhe, dove gli spiriti maligni, le streghe cattive, son chiamate Masche.
Ecco, Soria è diventato la nuova Masca. La nuova Masca cattiva che ha ordito in perfetta solitudine una colossale truffa ai danni di sponsor pubblici e privati. Questo è il meccanismo, collaudatissimo, che si propone su quasi tutti i media. Insistere su figura e vizi del colpevole unico, e desistere dall’analisi delle connivenze, delle complicità e dei tumori del sistema, di modo che questo ne esca del tutto intatto.
Prendiamo La Stampa, che fino a pochi giorni fa osannava il Premio Grinzane come uno dei più fulgidi esempi di diffusione della Cultura, e il suo patron come un genio da imitare.
Da venerdì scorso, dopo la notizia dell’arresto di Soria, tutto si è ribaltato: concentrare il fuoco sulla Masca cattiva, lasciare in ombra la putrescente putrella su cui si è arrampicata in questi anni di spese fuori controllo.
E allora fuoco alle polveri contro la Masca. Soria, le cui amicizie e frequentazioni e “complicità”erano note a tutti, così come il suo carattere, improvvisamente diventa “un burattinaio iracondo e scortese, arrogante e ruffiano”. E, con malcelato sadismo, si dichiara che “cresciuto sulle rassegne stampa, il Grinzane muore di rassegne stampa.”
Venerdì 13, l’articolo de La Stampa sull’inchiesta giudiziaria era occupato al novanta per cento dai dettagli sulle presunte avances sessuali che la nuova Masca avrebbe fatto al suo domestico dominicano.
Giusto un accenno sull’acquisto di 18 appartamenti nonchè di terreni agricoli di pregio, sulla gestione dei fondi europei dell’Antenna Culturale, sulle principesche ristrutturazioni della casa madre del Premio a Torino, sulla ristrutturazione del castello di Costigliole, sui viaggi in Italia e all’estero con politici al seguito, sui finanziamenti a colpi di milioni di euro annui da parte della Regione Piemonte (23 milioni di euro ricevuti nel tempo solo dalla Regione Piemonte), sui rapporti con il fratello, Angelo Soria, che oggi si scopre, meraviglie della carta stampata, potente funzionario della Regione Piemonte, con delega di firma proprio su finanziamenti per il Grinzane.
Segue, sempre venerdì, articolone tutto dedicato al travaglio interiore della Masca, che prima non parla, poi invece parla e naturalmente si lagna di essere oggetto di una persecuzione, di venir trattato peggio del mostro di Dusseldorf. Poca fantasia, tutto già visto, tutto già sentito.
Su La Stampa di sabato 14, la musica non cambia. Il focus è ancora e solo sulla Masca. Dopo la faccenda del sesso, potevamo farci mancare le intercettazioni? Certo che no, ed ecco brandelli di conversazioni con le segretarie, tanto per inquinare le prove, tipo “la Finanza la freghiamo accusandoli di molestie”.
Segue nuovo articolone sul travaglio interiore della Masca, che nel frattempo è stata fatta accomodare in una cella del carcere delle Vallette. Da quel nuovo posto di osservazione La Stampa ci aggiorna sugli ultimi guaiti, tipo “Vi prego, ho freddo, datemi una stufetta”, facendo pure notare che gli è ancora andata bene, alla Masca, che l’hanno sistemato in una cella singola, perché i nuovi giunti, essendo troppi, pare che dormano in uno stanzone da quaranta posti.
Io non so se nei prossimi giorni La Stampa (come gli altri media, ripeto) continuerà con questo andazzo di ipersoggettivazione del nuovo scandalo. Quel che è certo è che, finora, ci si è ben guardati dal proporre la solita vecchia e barbosa domanda. Chi doveva controllare sull’uso effettivo dei fondi pubblici stanziati? (e perché non l’ha fatto?).
Per l’intanto funziona la lapidazione del colpevole unico. Seguirà una nuova eterna solfa giudiziaria, al cui termine forse qualcuno sarà condannato, probabilmente al minimo della pena, possibilmente domiciliata. Salvo poi recuperarlo tra qualche tempo, quando un altro genio mediatico racconterà che la Masca non era poi così cattiva, che ha pagato per colpe non sue, e ci sarà qualcun altro pronto all’intervista di riabilitazione, nonché ad offrire la poltroncina di ripiego.
Intanto, hic et nunc, questa Grinzanopoli ha bisogno del suo Moggi, e Soria è perfetto per reincarnarlo. Che si preparino le pietre, che si innalzi il rogo sacrificale. Il Premio è morto, e nessun Garante ha garantito nulla, Odifreddi, Giorello, Maraini, Comencini e Ben Jelloum saranno pure stati un bel comitato di saggi, ma che non ha saggiato quanto fosse imminente il crollo del castello.
Morto un Premio se ne fa un altro, e poi c’è sempre lo Strega a tener alta la bandiera della cultura italiana (finchè d’un colpo qualcuno toglierà il velo anche da quel premio). Brucia Soria, brucia sul rogo, tutti guardano alla Masca che brucia e nessuno si accorge che le fiamme sono alimentate con i libri.
(per aggiornamenti a sabato v. ad es: qui.

manca solo un dettaglio a questa “ricostruzione”, a suo modo esilarante, oltre che mossa da un autentico impulso etico (quanto tristemente vera la teoria del capro espiatorio!): caro Paolo Cacciolati, puoi dormire sonni tranquilli, davanti a quella triade non ci finirai mai, perché già staranno fioccando le pressioni, a fin di bene s’intende, affiché questo non si trasformi nell’ennesimo processo fiume che danneggerebbe irrimediabilmente l’immagine della cultura italiana, ecc. E come allora per lo scandalo Moggi, così s’invocherà di fare presto, giustizia giusta ma tempestiva, perché ne va del futuro, a breve, del campionato più bello del mondo.
Perché interrogare tutti questi duemilaequattrocento… ma quanti sono? tra premiati, secondi terzi e giù giù classificati, relatori, invitati, editori, operatori, mamma mia c’è da impazzire, e già la giustizia ha i suoi tempi da elefante, figuriamoci se ci si può permettere di estendere le indagini…
Anzi, immagino che sia già bell’e pronta una fondazione, negli intenti e negli accordi verbali certo, perché dal notaio ci si andrà solo quando le acque saranno calme, pronta a raccogliere l’eredità del Grinzane-Cavour una volta smacchiata l’onta di questo triste incidente di percorso, in cui più che altro alla fine sarà la storia col domestico a rimanere agli annali. Eh, birbantelli…
Mario Bertasa
Caro Paolo, tuttalpiú i piemme ti chiederanno di ritrattare
su De Amicis, che é illustre ma non torinese, bensí onegliese.
Intanto sembra che Rizzoli, a causa degli eventi, abbia rinviato a data da destinarsi la pubblicazione del romanzo noir di esordio di Mercedes Bresso (presidente della Regione Piemonte), ambientato tra le Langhe, e che comprendeva tra i personaggi anche un professore-presidente-organizzatore di un noto premio letterario. E dire che il Giornale Radio del Piemonte RAI ne parlava già dalla scorsa estate!
@ Mario: hai ragione, tutto quello che hai previsto sta già succedendo,c’è già la file dal notaio per gli eredi del Grinzane
@ Marino: urca, hai ragione, però gli studi a Cuneo e Torino han lasciato qualche traccia…ciao!
@Achille: che piacere leggerti, sarei proprio curioso di sapere quale fosse la parte assegnata al personaggio similSoria, chissà, magari era il buono che indagava …;))
(Mercedes Bresso che scrive noir mi fa un effetto un po’ così, sarà mica stato Veltroni a ordinare a ognuno dei suoi governatori di scrivere un romanzo?) ciao!
..c’è già la fila, mi scuso per il refuso.
Leggo oggi un pezzo molto interessante sul Domenicale del Sole 24 ore, a firma di Riccardo Chiaberge, dove si propongono analoghe considerazioni sulla demonizzazione mediatica di Soria.
Questo è il link: http://riccardochiaberge.blog.ilsole24ore.com/2009/03/dopo-il-grinzane-una-moratoria-dei-premi-letterari-.html#comments
Tutto questo successe per un piccola, forse meschina negligenza.
Il fatto è che l’esimio Revisore de’ conti, del presente o passato Organo Soriesco, Ivan Petrussovic Glagunov dovete recarsi per ricorrenti malesseri dovuti a postumi di broncopolmonite in Crimea, a Yalta, onde rimettersi in salute e ivi soggiornò più a lungo del previsto.
Approfittando di tale assenza il suo vice, il rag.Piotr Elamin Gravinsky, dovette assumersi la responsabilità immensa, gravosa di rivedere bollette, fatture, registri, una marea di carte in cui non era aduso addentrarsi.
Finì infatti che il maldestro Gravinsky morì soffocato dal cumulo informe, magmatico, asfissiante di carte e polveri susseguenti.
Passarono mesi e nessuno sostituì il misero Gravinsky, mentre il malaticcio Glagunov ancora tossiva sul Mar Nero.
Tant’è che s’addivenne all’attuale sfacelo a danno di tutti, della comunità somma de’ letterati, in specie….
Marius Fratiskevic Balabanov
ragioniere aggiunto
Mario, il tuo ragioniere aggiunto dovrebbe candidarsi per il nuovo Grinzane, avanti, c’è posto!
ciao
paolo
Grazie Paolo, ma anche lui ora ha la bronchite
ma non lo trasferiscono a Costigliole d’Asti,
non si sa perché.
Forse perchè lo czar è stato deposto,
ed esso piange, il ragioniere aggiunto.
Io spero – proprio per non fare torto a nessuno – che cadano tutti da 20.000 km di quota andando a sfracellare le loro ossa da brodo e la loro carne mezza morta nel buco del culo dell’inferno.
Ohllamiseria, Franz!:-)))
Mi basterebbe che venissero restituiti un po’ di soldi ai cittadini, e i responsabili veri, ovvero coloro che i “nostri” tributi li mollano a questa bella genia, non controllano o sono complici del pasticciaccio, fossero trasformati in “anime morte”, cioè, un poco di zappaterra non fa male, no.
Ecco, un contrappasso, prima dietro la scrivania,
poi nella vigna, con la zappa, ma senza trattore……
@Franz
Immaginando di vederla dall’alto, mi piace questa immagine di corpi putrefatti che mi spappolano precipitati negli orifizi oscuri di crateri ribollenti,
degna di un Boschkrauspenhaar.
p.
Mario, giusta l’idea del contrappasso, ma credo che il lavoro in vigna, pur senza il trattore, sia ancora troppo nobile…
ciao
p.
Caro Franz,
io comincio ad aprire l’ombrello, è bello robusto, spero che resista.
Ciao,
Roberto
Caro, anzi carissimo, Mario Bertasa. Ma si può sapere dove è il capo e poi la coda del tuo discorso: almeno potevi risparmiarci lo stile prolisso cui hai ampiamente attinto. Mi ci sono imbattuto per caso nel tuo scritto su Mister Giuliano Soria, puro caso. E mi vedo costretto alla solita riflessione: c’è sempre una fetta di noi italiani che per non sapere bene da che parte stare e per non sapere neppure bene cosa dire, ricorre a pensieri concilianti. Che non offendono l’uno e l’altro, che non attaccano nessuno e neppure indagano. Che non giovano a nulla, non piacciono né dispiacciono e che non sono neppure quella condizione di mezzo che chiamiamo equilibrio. Sono per l’appunto solamente pura retorici e perciò più inutili di ogni altra parola o del silenzio stesso.
Che in Italia non ci sia una giustizia giusta è un grave problema. Ma meglio cominciare da uno straccio di mezza giustizia piuttosto che rinunciarvi. Ricordatevi, inoltre, che tutta questa leggenda che circola sulla giustizia da noi -vale a dire che si occupa prevalentemente di questioni pruriginose e solamente private, che colpisce uno per liberarne cento, che è giustizia sommaria, che va per sommi capi e cerca solo capri espiatori- è solo una favola montata ad arte. Montata per delegittimare presso la gente comune l’operato dei tribunali, pur nelle mille gravi ed inaccettabili anomalie di piemme e giudici. Ma la nostra società è la società della comunicazione tecnologica e di immagine: è giusto quindi che chi sbaglia venga sputtanato ovunque. E’ perciò quantomeno coerente che chi commette un delitto contro la cosa comune, venga messo alla gogna davanti agli occhi di tutti. Si sappia di lui tutto: nome e cognome, si diffondano immagini che lo ritraggono e si raccontino pure vita, morte e miracoli. Se la cultura dell’immagine è oggi divenuta uno dei mezzi di maggior arricchimento, non dovrebbe dispiacerci troppo se ogni tanto vorremo usarla anche per fare della comunicazione in senso stretto.
Che questo sia da parte mia retorico o semi populista non importa: in attesa di costruire una vera giustizia un po’ di sano populismo e misurata retorica ci stanno anche bene.
Perché uno dei criteri di giustizia è quello di individuare dei principi di priorità: vale a dire cosa è più importante che Giuliano Soria venga coccolato o che la comunità di cui l’egregio ladro fa parte, conosca gli abusi che questi ha commesso contro di tutti?
Mi sono sbagliato non mi riferivo allo scritto di Mario Bertasa ma a quello di Paolo Cacciolati. Perché sia chiaro nulla contro l’autore del citato testo ma solamente divergenza di vedute per quanto esposto nel medesimo.
Saluti.
Caro Mattia, mi dai del prolisso ma anche tu non scherzi, quanto a lunghezza del commento, dove ti dilunghi in questioni come la cultura dell’immagine o la “giustizia giusta” che poco o nulla hanno a che fare con il contenuto del post.
Forse ti ho annoiato a tal punto che non hai avuto più voglia di leggere, e questo mi spiace.
p.
Caro Paolo. Ti ho letto e come. Certamente tu sei stato prolisso io semplicemente poco sintetico: ho scritto un commento un pò lungo perché non avevo tempo per scriverlo breve(Cicerone).
Forse diciamo anche la stessa cosa, o forse no. Ma cosa cambia. Se adesso ci sarà la lapidazione di Soria quale è il problema? Meglio di nulla. Difronte ai gravi problemi dell’uomo moderno poco male se ogni tanto il boomerang del potere fa anche il viaggio di ritorno. Non credi?
Comunque non è accanimento contro quello c he dici, sarebbe insensato e si fa per parlare.
Un caro saluto,
Mattia
Caro Mattia, non so se diciamo la stessa cosa, a me premeva e preme far notare come i media trattino questo caso, nel suo piccolo esemplare: una superfetazione di notiziole sulla figura di Soria (che non giustifico, figurarsi) e una timidezza virginale sul giro di soldi colossale e suoi artefici. Infatti, almeno sulla Stampa, ora che non si sa più che dire di Soria, le informazioni sull’inchiesta diventano sempre più vaghe, quanto più ci si avvicina a settori “delicati”.
Ad esempio: si accenna appena a una “curiosità professionale” (che strano termine!) dei pm per i rapporti fra il Grinzane e Claude Raffestin, geologo del Politecnico di Torino che ha partecipato nel 2008 a San Pietroburgo (tutto spesato dal Grinzane, ovvio), al fondamentale dibattito su “Regge Europee e potere”. Però ci sarebbe una testimonianza, che parla di un regalo extra di 6.000 euro ricevuti dal Professore. Che, detto per inciso, è il marito della Presidente della Regione Piemonte.
ciao
paolo
A me continua a dare fastidio enormemente, oltre il resto, il caso:
Restauro del Castello di Costigliole.
Non sarà un gran bel castello, fu già “restaurato” cioè rifatto abbondantemente in fine’800. E’ di proprietà del comune di Costigliole, che lo affidò al Soria G. per il perché e per il per come essendo che lui ci aveva gli addentellati con colui e colessa, anche bressa (dopo).
Sono passati 15 anni dalla concessione dei fondi, vari milioni di euro, poi ne furono aggiunti altri, parecchi, a secchi.
Però mai che ‘na commissione di revisori de’ conti pubblici va la e dice: Ma come cazzo è, Monsignor Soria, che vi abbiamo dato vagonate di sòld, danè, svanziche e palanche e i restuari sono sempre in procinto di….?
Gnente di gnente, ci va il sìndich, ci va il geometro, ci va l’asesùr d’le mie ulive, ..e va sempre tut bin, tut bin. Come volevasi dimostrare: c’è del marcio a cà sua, che poei a saria anche cà nostra.
Che poi, tanto per dire ancora, ‘sto castello, bene pubblico, “sarebbe” stato da visitare,
e invece nessuno lo vide più,
forse solo un pio spirto di lassù…..
Scusa, caro Paolo, la fillipica, ma ‘sta roba mi brucia
Mario
Mario, scusa de che?, hai fatto benissimo,
filippica mica tanto, qui si parla di soldi pubblici, azioni e omissioni vere, e meno male che c’è il web, che consente queste “filippiche”,visto che i media “ufficiali” stringono sempre di più il bavaglio…
Credo che siamo tutti d’accordo fra di noi: non penso che possa essere altrimenti, salvo che qualcuno non faccia parte di Grzinzanopoli o viceversa si sia bevuto il cervello.
Come considerazione generale io penso questo: il popolo non ha il dovere di avere una sua specifica identità. Il popolo è fatto di tanta gente. Il popolo, in quanto tale, non ha né il bisogno nè il dovere di intellettivizzare troppo. Certamente, però, ciascuno di noi si faccia funzionare il cervello e se possibile lo faccia funzionare bene.
Il popolo in quanto tale è come il tifo allo stadio, parliamoci chiaro. E il popolo, dunque la gente, è giusto che ce l’abbia a morte e dia in escandescenza in casi come questo.
D’altra parte -lo dico per inciso- oggi non c’è più alcun naturale equilibrio fra base e vertice: è la politica che dovrebbe ispirare un popolo. Ma oggi invece quel popolo, che ha maggiori ispirazioni di chi dovrebbe condurlo, è messo a servizio, fa la “corvè” e a questo serve.
Non è più quel “favoritismo anni ’50” che certamente può non piacerci ma che oltre a un minimo di romanticismo aveva soprattutto dei limiti al praticabile. Oggi c’è il “vassallagio democratico”, una forma di democrazia del potere che porta sempre dalla stessa parte, che la pensa sempre allo stesso modo e che predilige sempre gli stessi interessi.
Perchè Giuliano Soria è solo uno dei tanti emblemi contemporanei, ma più che altro egli è emblema tutto italiano.
I Giuliano Soria non portano mai discordia o critiche -perché stupirsene?- sanno mettere sempre tutti d’accordo, farli accomodare davanti un tavolo per servire il pranzo: ma mentre si mangia non si parla, questo lo sappiamo da tempo!
E’ dopo, semmai, che vengono le indigestioni: che qualcuono non abbia gradito il pranzo o non fosse stato invitato a farne parte?
Che il popolo urli quel che creda ma non “Viva l’Italia e la cultura”.