Una delle peggiori rappresentazioni del jazz nella storia della cinematografia (e uno dei film più brutti di Tornatore: un polpettone magniloquente in cui si salva solo l’interpretazione di Roth).
A parte il fatto che l’attore fisicamente non ha nulla a che fare con il vero Jelly Roll Morton (ma questo di per sé non sarebbe un male), la cosa più irritante è quel suono da pianola stonata, che è l’esatto contrario di quello che era il vero, splendido suono di Jelly Roll Morton.
Il tutto trasmette quell’immagine odiosa e stereotipata del jazz come musica tutta “yeah”, tutto istinto, tutta spontaneità, che deriva in fondo da un presupposto profondamente razzista: che i negri hanno la musica nel sangue e che creano per natura, senza rendersene conto.
Quando Baricco ha scritto quella frase idiota (fra le tante che ha scritto) “se non sai che cos’è, allora è jazz”, probabilmente non si rendeva nemmeno lontanamente conto che Morton era un musicista ben consapevole di quel che faceva, che scriveva le sue partiture fino all’ultima nota e non permetteva ai suoi musicisti di sgarrare di una virgola, che è stato uno dei compositori più raffinati della storia del jazz.
Qui invece siamo a una concezione del jazz degna di Renzo Arbore o di cialtroni della sua risma.
Per non parlare della desolante bruttezza della musica suonata dal presunto “genio” Novecento. Se davvero la musica di Morton venisse “battuta” da una simile schifezza, poveri noi…
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note infuocate davvero 🙂
http://www.youtube.com/watch?v=7zxfF4EU8GY&feature=related
F&R
Gran bel film!
Ciao Fabry
Una delle peggiori rappresentazioni del jazz nella storia della cinematografia (e uno dei film più brutti di Tornatore: un polpettone magniloquente in cui si salva solo l’interpretazione di Roth).
A parte il fatto che l’attore fisicamente non ha nulla a che fare con il vero Jelly Roll Morton (ma questo di per sé non sarebbe un male), la cosa più irritante è quel suono da pianola stonata, che è l’esatto contrario di quello che era il vero, splendido suono di Jelly Roll Morton.
Il tutto trasmette quell’immagine odiosa e stereotipata del jazz come musica tutta “yeah”, tutto istinto, tutta spontaneità, che deriva in fondo da un presupposto profondamente razzista: che i negri hanno la musica nel sangue e che creano per natura, senza rendersene conto.
Quando Baricco ha scritto quella frase idiota (fra le tante che ha scritto) “se non sai che cos’è, allora è jazz”, probabilmente non si rendeva nemmeno lontanamente conto che Morton era un musicista ben consapevole di quel che faceva, che scriveva le sue partiture fino all’ultima nota e non permetteva ai suoi musicisti di sgarrare di una virgola, che è stato uno dei compositori più raffinati della storia del jazz.
Qui invece siamo a una concezione del jazz degna di Renzo Arbore o di cialtroni della sua risma.
Per non parlare della desolante bruttezza della musica suonata dal presunto “genio” Novecento. Se davvero la musica di Morton venisse “battuta” da una simile schifezza, poveri noi…