di Ottavio Rossani
Il sei aprile si è celebrato il trigesimo della morte di Maria Rosaria Punzi, donna preziosa per la sua famiglia e per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla. A lei dedico queste tre poesie scritte nei giorni scorsi.
1) Cicatrice
Vedi il corpo fermo, rigido,
e ti sembra di aver subito
uno strattone verso l’alto.
Vedi quel corpo angariato,
ormai disteso e quasi raggiante,
e non sai trovare una parola
di lenimento per il dolore altrui.
Quando la morte si asside sul letto
per la chiusura della partita a due,
e artiglia gli amati e gli amanti,
tu, osservatore muto, ti chiudi
nel più piccolo spazio mentale.
Vorresti urlare, maledire, fuggire,
e non puoi spostarti di un millimetro.
Un giorno passerà il dolore forte
– dicono saccenti specialisti –
ma resterà per sempre una cicatrice
che si risveglierà ad ogni passaggio
di odori simili a quelli amati.
2) Buio e luce
“Dove siete andati tutti,
non vedo più nessuno,
la casa è deserta e buia,
è giorno fatto ma non c’è luce”.
Donna che sapevi pensare,
hai sistemato per tempo molte incertezze,
tra sofferenza e sorriso
hai ascoltato l’altrui lamento.
E sai bene quanto sei amata
ora che affronti la più grande salita.
Hai usato gli occhi come leva
e hai smosso cuori raffermi.
È stato duro il tuo modo di amare,
forse, niente dolciumi e smancerie.
Lasci la traccia di un cammino di fede
che ha scosso tre piccole montagne.
In fila in diana, a capo chino,
passano a salutarti prenti e amici,
con i loro preziosi ricordi
arrivano da vicino e da lontano.
Nessuno conosce il segreto della vita,
tu forse in un lampo l’avrai intuito.
Se ci mandassi un segno di conoscenza
accetteremmo meglio questo dolore.
“Tornerà la luce e rischiarerà
la penombra che vi agita il cuore.
Resterò sempre nei vostri occhi.
Mi sognerete. Scemerà la vostra ansia”.
3) Là dove si trova il bene
Si sa dove sta il male. Lo sanno tutti.
Non ha bisogno di presentarsi. Esiste.
Ed è là dove una mente lo sente.
L’unica cosa giusta è allontanarsi,
non per viltà o paura,
solo perché alligna dove c’è curiosità.
Per resistere bisogna pensare
quel modo preciso che può bloccarlo.
Credere che dalla parte opposta
c’è il grande cantiere del bene,
dove si può prendere ciò che serve.
Vivere fino alla fine consapevoli
che si può procedere su una strada
dove il nemico non potrà arrivare.
La bontà è anch’essa dirompente
quando non usata per meschine utilità.
