La rivoluzione e-book. Il libro nel taschino

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di Ernesto Assante

IL Kindle e il Sony Reader (o l’iLiad, il Cybook, l’iRex, tanto per citare i più diffusi e-book reader) stanno conoscendo un improvviso successo, dovuto al miglioramento della tecnologia e, soprattutto, a una disponibilità di testi elettronici fino a oggi sconosciuta. Oggi si possono trovare nelle librerie degli e-book reader con una collezione di libri pre-caricata, oppure ci si può collegare ai negozi online che vendono i testi, o ancora servirsi del grande lavoro fatto da appassionati come il Project Gutenberg o l’italiano Progetto Manuzio per scaricare libri i cui diritti sono scaduti (dalla poesia latina alla Divina Commedia, fino a testi del primo Novecento), o rivolgersi all’enorme catalogo di Google Ricerca Libri, con oltre dieci milioni di testi, o ancora finire nel mare della pirateria online. I numeri parlano chiaro: tra il 2007 e il 2008 il mercato negli Usa è praticamente raddoppiato e oggi tutti i principali editori e distributori anglo-americani e tedeschi si stanno attrezzando, stringendo accordi con aggregatori e integratori, con l’obiettivo di offrire un nutrito catalogo di e-book alle librerie. E la Sony ha annunciato un accordo con Google per distribuire i suoi libri digitalizzati.

Si chiamano e-book e non libri, e la differenza non è da poco. Con i libri, quelli tradizionali, hanno in comune solo il contenuto, il testo scritto da qualche autore. Per il resto sono due mondi lontani, lontanissimi. Le differenze? Più o meno quelle che passano tra un giradischi e un iPod, se ci si passa il paragone.

Oggi se utilizziamo Google per cercare qualsiasi tipo di informazione, il motore di ricerca ci conduce a qualche altra pagina web, non a un libro. Ma tutto questo sta per cambiare, per merito di due fattori innovativi. Da una parte la disponibilità di due macchinette, due e-book reader che funzionano benissimo e costano poco, il Kindle di Amazon, il Reader della Sony, due “lettori di libri elettronici” che non sostituiscono il libro come oggetto, ma rendono l’esperienza della lettura di un file su uno schermo decisamente più gradevole. E dall’altra parte il lavoro che Google ha fatto in questi anni, con il suo Google Ricerca Libri, che offre oggi quasi dieci milioni di titoli. Due fattori che, come sottolinea Steven Johnson sul Wall Street Journal, potrebbero trasformare il 2009 “nell’anno più importante per l’evoluzione del libro dal giorno in cui Gutenberg stampò la sua prima Bibbia”. Se a questo si aggiunge il successo che gli e-book stanno riscuotendo anche tra il pubblico giovanile che ha un iPod e scarica i libri da iTunes così come scarica musica e film, si capisce che quello che fino a poco fa sembrava un futuro lontanissimo, si è improvvisamente fatto più vicino.

Ma perché diventi un fenomeno di massa ci vorrà ancora un po’ di tempo. “La rapidità con cui l’elettronica ha sfondato nel campo dei media, dei dischi e dei film in particolare, è di gran lunga superiore a quella con la quale si affermerà nel campo dei libri”, sostiene Paolo Repetti, responsabile della collana Stile Libero dell’Einaudi insieme a Severino Cesari, “non lo dico per passatismo ma perché credo che il libro ha un suo futuro proprio in quanto oggetto tecnologicamente potentissimo”. È vero che fin qui tutti i sostituti tecnologici che sono stati proposti non hanno tutte queste caratteristiche messe insieme. “Ma è un innovazione tecnologica importante e gli editori dovranno farci i conti”, dice ancora Repetti.

Del resto l’era del libro digitale potrebbe davvero essere rivoluzionaria. Basta pensare a cosa è accaduto con la nascita della stampa. “Adesso la possibilità di avere in tasca migliaia di libri, di poterli consultare istantaneamente e trovare le informazioni di cui abbiamo bisogno potrebbe portare ad una nuova fioritura di idee, così come accadde nei secoli dopo Gutenberg”, sottolinea il professore dell’Mit Joe Jacobson, uno degli inventori dell’inchiostro elettronico che è alla base della tecnologia di queste nuove macchine. E poi la possibilità di acquistare libri in ogni momento potrebbe portare a un aumento della lettura. Così dicono i dati di Amazon, secondo i quali i possessori del Kindle comprano molti più libri degli altri.

Ma in Italia c’è spazio per gli e-book? “Importa poco se il libro sia elettronico o di carta, quello che conta è il contenuto”, dice Daniele Di Gennaro, della casa editrice minimum fax. “Solo in Italia ci facciamo problemi di questo tipo, perché tendiamo a sacralizzare la cultura. Negli Usa si forzano linguaggi e se c’è un pubblico che vuole gli e-book gli editori glieli danno. Da noi fece scandalo nel 1993 quando noi facevamo una rivista via fax…”. Di certo gli e-book fanno risparmiare agli editori i soldi della carta, della stampa e della distribuzione, offrendo nuove possibilità. “Dovrebbe favorire il dinamismo di piccoli gruppi che possono decidere velocemente”, continua Di Gennaro, “l’editoria major oggi è costosissima già solo per mantenersi. Si pubblicano sessantamila novità all’anno. Nel futuro ci sono gli e-book, ma anche gli audiolibri, c’è il print on demand, il mercato si dividerà tra queste nuove opzioni e l'”oreficeria” del libro, per chi lo vuole come unità psicoaffettiva, quindi stracurata, di lusso, da conservare per sempre”.

Repubblica 24 aprile 2009

2 pensieri su “La rivoluzione e-book. Il libro nel taschino

  1. Mario pandiani

    In un bel testo sulla preghiera, Padre Gabriel Bunge scrive; “…si parla molto di una grande crisi di fede.. A questa perdita della fede, così spesso deplorata specialmente nell’Europa occidentale, si contrappone, tuttavia, una realtà a prima vista paradossale: questo medesimo occidente produce, nello steso tempo, un enorme flusso di letteratura teologica e, soprattutto spirituale, che di anno in anno si amplia di migliaia di titoli nuovi. (…) Il lettore moderno dispone di un patrimonio di letteratura spirituale che l’uomo dell’antichità nemmeno avrebbe osato sognare.”
    Ma precisa: “Invece questa marea di libri risulta, piuttosto, la testimonianza di una ricerca inquieta, che però, in qualche modo, sembra non raggiungere l’obbiettivo. Molti leggono questi scritti, ammirano anche la sapienza dei padri, ma nella loro vita personale non cambia nulla.”
    (G. Bunge, Vasi di argilla, Bose 1996)
    Questa amara riflessione riguarda naturalmente un campo specifico della letteratura, ma a proposito di questo articolo propone una sorta di modello.
    Il rapporto tra disponibilità e utilizzo della letteratura sembra essere inversamente proporzionale, più si ha meno se ne gode.

    Un giorno un’amica greca venne a sapere che amo la musica rebetica, la musica tradizionale del mondo ellenico-anatolico dei primi del secolo, e mi regalò un DVD pieno di mp3 con le più belle incisioni di quell’esperienza musicale, 4,5 giga di musica.
    Ci crediate o no, non ne ho ascoltato il 10%, dopo i primi tentativi sbocconcellando pezzi un po’ qui un po’ la, ho rinunciato, annegavo in un mare che non mi era costato nessuno sforzo, non godevo di quella musica come invece succedeva quando con fatica cercavo i pezzi sentiti da amici o nei miei viaggi e che componevano una preziosa riserva di frutti di una ricerca faticosa.
    Un altro giorno ho visto un servizio in tv dove presentavano un giovane olandese che mostrava la sua tesi di design all’accademia che aveva frequentato.
    Era una libreria, ed era una bara, il coperchio era sezionato e i pezzi fungevano da ripiani.
    Diceva che solo alcuni libri avevano formato la sua vita e che avrebbe voluto essere sepolto nel luogo che li aveva contenuti, era insieme un segno di speranza e l’accettazione del fatto che abbiamo un limite, e che questo limite ci contiene da vivi e ci conterrà da morti.
    Pensare che un oggetto le cui dimensioni vanno dall’ipod al piccolo laptop contenga più della biblioteca di Alessandria, è evidentemente una rivoluzione, ma verso cosa?

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  2. Iannozzi

    Presto per dire se si tratta di una moda e basta.
    Pochissimo tempo fa si pensava che Twitter dovesse sostituire il più tradizionale blog. Amato persino dal presidente Obama, oggi è sul punto di chiudere i battenti. La novità ha acceso la curiosità, ma per poco. In campo tecnologico non è la prima volta: si è parlato di cd e dvd in un unico supporto, un lato audio l’altro video; e alla fine non se ne è fatto niente. Pochissimo mercato, una volta che si è tentato di portarli al pubblico. Non ha avuto più fortuna il super audio cd: che è solo per pochissimi titoli. Si parla di crisi del cd, ma sono anni che ne parla, da quando nei primi anni ottanta sono usciti, facendo scomparire il vinile. Ma oggi il vinile sta tornando: un passo indietro piuttosto che in avanti, la riscoperta della vecchia tecnologia, ingombrante quanto si vuole ma migliore rispetto alla nuova che è usa & getta. Indubbiamente il mercato si è stabilizzato: c’è chi ama gli mp3 e l’iPod, c’è invece chi non puo’ fare a meno del supporto. Ma tutti gli artisti alla fine, che sia su vinile, che sia su cd o altro supporto, scelgono di fare uscire i loro lavori “fisicamente” e non soltanto per il digital download. Il digital download è servito ad allargare il mercato discografico: ma gli mp3 non hanno sostituito, almeno per il momento, i supporti fisici. Il fatto è che la musica, al pari di altre forme d’arte, ha bisogno d’un supporto e di un buon supporto fisico. Il problema è poi uno solo: i cd, così come anche i vinili, costano ancora troppo, anche quando a mid price. In una società come la nostra che oramai ti porta i cd appena usciti anche in edicola, fa riflettere che un disco costa 10 €. Un prezzo esagerato: le majors guadagnano con il download quello che non guadagnano vendendo i supporti fisici, ed investono sempre meno nella promozione degli artisti piangendo miseria. E’ poi solo questo il problema: l’avarizia dei discografici, così come degli editori. Un mp3 costa 1 € per il download legale: finisce sull’iPod. L’iPod o il mio hd si frigge, e mi si friggono tutti gli mp3 che eppure avevo acquistato. In mano non mi rimane niente di niente. La musica ha bisogno di un supporto, sia esso il cd sia esso il vinile o anche la cassetta.
    Ora gli e-book sbarcherebbero in libreria!
    Sono anni e anni che si parla di e-book, ma non hanno mai raggiunto un grande pubblico né una massiccia e seria distribuzione: il lettore ha bisogno del libro di carta. Una cosa è leggere a video, tutt’altra cosa è leggere le pagine di un libro cartaceo. L’attenzione e l’apprendimento sono fortemente influenzati quando si legge un testo a video e quando invece si ha la testa chinata sul libro. Un conto è scrivere a video, tutt’altro conto è scrivere con la macchina per scrivere o con la penna. A seconda dello strumento utilizzato per scrivere si otterranno risultati diversi.
    E’ presto per dire quanto mercato avranno gli e-book di nuova generazione. Ed è difficile dire quale fascia di lettori si orienteranno verso gli e-book. Tuttavia credo che l’entusiasmo verso gli e-book scemerà, o si ridimensionerà, ma proprio ti tanto.

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