
Secondo fonte Censis, in Italia un terzo della popolazione non parla alcuna lingua straniera; meno del 20% è bilingue; il 50,1% ritiene scolastico il proprio grado di preparazione, il 23,9% giudica il proprio livello buono e solo il 7,1% lo valuta molto buono; inoltre, per il 55,9% della popolazione italiana lo studio delle lingue a scuola è ritenuto scarso o gravemente insufficiente.
Il multilinguismo: una risorsa e un impegno
di Silvia Minardi
Smantellato l’insegnamento linguistico
I tempi bui per la scuola italiana e anche per l’educazione linguistica integrata sono, purtroppo, destinati a durare a lungo. Dopo mesi di incontri, documenti, dibattiti nei gruppi locali, con altre associazioni, in rete e sui giornali, nelle riunioni a scuola o altrove, il piano di smantellamento della scuola italiana sta andando avanti senza posa. E in questo piano di smantellamento l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita di almeno due lingue straniere continua a non essere garantito agli studenti italiani.
Da una parte c’è il governo che, con il sostegno di Confindustria, ritiene che apprendere l’inglese per 13 anni con qualche modulo CLIL inserito qua e là nel curricolo sia garanzia sufficiente di riuscita nel mondo del lavoro sempre più globalizzato. Dall’altra ci siamo noi e tutti coloro che credono nel plurilinguismo come diritto di cittadinanza per le persone.
Ricorso al Tar contro l’eliminazione dello studio della seconda lingua comunitaria
Alla fine di febbraio abbiamo presentato ricorso presso il TAR del Lazio contro la circolare sulle iscrizioni che dà alle famiglie la possibilità di utilizzare le ore della seconda lingua comunitaria nella secondaria di primo grado per il cosiddetto “potenziamento dell’inglese”. Ovvero abbiamo presentato ricorso contro la decisione del ministro che, nei fatti, impone lo studio della sola lingua inglese nella scuola dell’obbligo, che avrebbe poi l’effetto di escludere lo studio di altre lingue nella scuola secondaria di secondo grado.
Il multilinguismo: una risorsa per l’Europa
Lo abbiamo fatto perché crediamo nelle politiche linguistiche portate avanti dall’Europa che vede nel multilinguismo una risorsa e non un costo da eliminare o una spesa da contenere. In particolare, facciamo nostro l’approccio che la Commissione Europea ha deciso di adottare attraverso la comunicazione del Commissario per il Multilinguismo, Leonard Orban, varata lo scorso settembre, dal titolo Il multilinguismo: una risorsa per l’Europa e un impegno comune (COM 2008-566 del 18 settembre 2008).
Di fronte ad un ministro dell’istruzione che sceglie di non investire sull’apprendimento di più lingue lungo tutto l’arco della vita noi ci sentiamo impegnati a combattere con tutti gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione l’imposizione della sola lingua inglese nelle scuole del nostro paese. L’Italia, con questo governo sordo e miope, ha scelto di rimanere fuori dall’Europa perché ha scelto di non rispettare l’obiettivo, sottoscritto anche dall’Italia in occasione del Consiglio d’Europa di Barcellona del 2002, di insegnare, oltre alla lingua madre, altre due lingue.
La molteplicità delle lingue potrebbe rafforzare l’Europa
Lo abbiamo fatto perché siamo convinti che imporre nella scuola la sola lingua inglese per tredici anni significa negare a priori possibilità di crescita personale e professionale agli studenti. Come ci ricorda il documento del Gruppo degli intellettuali per il dialogo interculturale costituito su iniziativa della Commissione europea nel 2008 Una sfida salutare. Come la molteplicità delle lingue potrebbe rafforzare l’Europa: “dal punto di vista professionale, tutto lascia pensare che la lingua inglese sarà, in futuro, sempre più necessaria, ma sempre meno sufficiente. Se, in certi settori d’attività, è già pressoché obbligatorio conoscerla, è anche vero che la conoscenza di una lingua che tutti sono di fatto tenuti a conoscere non costituisce, per chi si candida a un impiego o vuole intraprendere un’attività, un particolare titolo preferenziale. È vero già oggi, in molti casi, e lo sarà ancor più in futuro. Bisognerà trovare altri modi per distinguersi, per affermare la propria differenza e la propria specificità, e avere così migliori carte da giocare sul piano professionale”.
Investire nella formazione
Lo abbiamo fatto perché crediamo che prima ancora dei posti di lavoro degli insegnanti della seconda lingua comunitaria, ci sia in gioco il futuro di questo paese. È in periodi di crisi come questo che un paese deve scegliere con attenzione in quali settori investire le poche risorse che ha a disposizione. La formazione e la ricerca meritano questa attenzione. Invece, nel nostro paese, si è scelto di tagliare proprio nella scuola e nell’università, gli unici settori che possono garantire la ripresa anche economica dell’Italia.
Inoltre, non investire oggi sull’apprendimento di più lingue significa prepararsi ad affrontare costi alti domani. Già nel 2006 la Commissione Europea aveva fatto realizzare uno studio dal quale emergeva che ogni anno migliaia di imprese europee (secondo le stime, circa 945000, ovvero l’11% del totale) perdono opportunità commerciali e contratti perché non sono in grado di esprimersi nelle lingue dei loro clienti e sono sprovviste delle competenze multiculturali necessarie a comprendere fino in fondo le esigenze dei loro interlocutori. Più recentemente, il Forum delle imprese sul multilinguismo, istituito dalla Commissione Europea nel 2007 per studiare l’impatto che le competenze linguistiche possono avere sul commercio e sull’occupazione nell’Unione europea, ha consegnato una relazione al commissario Orban dal titolo Più lingue più affari. Le conoscenze linguistiche migliorano l’efficienza delle imprese. In questa relazione, il Forum delle imprese mette in guardia dal rischio che l’Europa corre di perdere concorrenzialità, poiché le economie emergenti, principalmente in Asia e nell’America latina, acquisiscono rapidamente solide competenze linguistiche assieme ad altre competenze necessarie a un’efficace concorrenza. Da qui nasce la raccomandazione perché l’apprendimento formale e informale di un’ampia gamma di lingue venga attivamente promosso negli Stati membri dell’UE poiché le imprese necessitano di una manodopera sempre più diversificata.
Lo abbiamo fatto per l’educazione linguistica e, quindi, anche per l’inglese perché vorremmo tanto che questa lingua possa mantenere il ruolo che ha come lingua “plurale”, veicolo di tante culture e non venga semplicemente confinata in uno sterile ruolo di “strumento” della comunicazione globale.
Il Tar ci dà ragione: garantire la seconda lingua
Il testo dell’Ordinanza n. 1590/09 con cui il TAR Lazio ha accolto la domanda di sospensiva ai fini del riesame ci dà ragione sul fatto che la circolare n. 4 è stata assunta in assenza di regolamenti che ancora a tutt’oggi non sono stati emanati. La seconda parte della motivazione, quella in cui si rileva che il Ministero dovrà riesaminare la circolare, ci dice che l’inglese potenziato si può fare, ma a condizione che sia garantita anche la seconda lingua. È illegittimo, secondo la sentenza del TAR del Lazio, dunque, che una scuola offra o imponga la sola lingua inglese nel curricolo, è illegittimo impedire anche ad un solo studente lo studio della seconda lingua. Per tutti noi questo significa vigilare su cosa farà il Ministero per “riesaminare” la situazione e soprattutto su come saranno formati gli organici.
Ma non possiamo fermarci qui. Fermo restando che la questione è culturale prima ancora che politica, dobbiamo anche avere la forza per continuare a mettere a disposizione di tutti la nostra esperienza e le nostre proposte di riforma della scuola. Dobbiamo soprattutto continuare a fare formazione, a impegnarci per progettare percorsi ed elaborare strumenti di riflessione, approfondimento, aggiornamento per noi, per i nostri colleghi, per la scuola italiana.
Educazione linguistica: approccio per competenze
Abbiamo rimesso al centro del nostro impegno di riflessione e di formazione l’educazione linguistica integrata in un approccio per competenze. In un approccio per competenze imparare a comunicare in più lingue significa mettere gli apprendenti nelle migliori condizioni per sviluppare competenze linguistiche che permettano loro di “agire con la lingua”, di usare la lingua in modo appropriato ed efficace in contesti comunicativi reali.
L’ approccio per competenze dà all’apprendimento plurilingue una duplice dimensione. La prima è una dimensione diacronica: le lingue si possono imparare lungo tutto l’arco della vita, le lingue non si imparano solo a scuola, le competenze linguistiche non si acquisiscono una volta per sempre, ma si sviluppano nel tempo, talvolta anche in modo imperfetto e parziale. La seconda dimensione è quella che definirei tematica e contestuale: si apprende una lingua non “studiando” la lingua, il sistema e le norme che lo governano, ma soprattutto “usando” la lingua. L’apprendimento in più lingue è possibile se si fanno esperienze con le lingue in contesti significativi. Ovvero non si impara la lingua per poi usarla, ma si usa la lingua in diverse situazioni e attorno a contenuti significativi per impararla; quindi, attraverso il ripetersi di esperienze di apprendimento significativo e la riflessione sulle esperienze fatte, si impara ad usare la lingua sempre meglio.
Occorre, quindi, orientare il curricolo di educazione linguistica verso un insegnamento basato sulla trasmissione di senso, ovvero di “significati” e di “contenuti” che l’apprendente deve essere in grado di comprendere e di comunicare.
Educazione linguistica palestra di cittadinanza attiva
Proprio perché a noi sta a cuore l’apprendimento significativo in più lingue non ci appassionano tanto i dibattiti su quante ore riservare nel curricolo ad una sola lingua “franca” per tredici anni. Il servizio peggiore che potremmo rendere alle politiche linguistiche della nostra scuola oggi è fermarci a pensare ad un curricolo di educazione linguistica intergrata inteso come semplice somma di competenze linguistiche affidate ad insegnanti diversi in ore diverse con strumenti e didattiche diverse. La comunicazione nella lingua madre e nelle lingue straniere cesserebbero di essere competenze chiave per i cittadini italiani di oggi ed europei di domani; le lingue, quella materna e quelle straniere sarebbero discipline come tutte le altre. Forse riusciremmo – ma ne dubito nel quadro economico complessivo della “non riforma” della scuola firmata dal ministro Gelmini – a moltiplicare le lingue nel curricolo, realizzando forse una trasmissione di conoscenze linguistiche separate e ben distinte. Sicuramente non trasformeremmo il curricolo di educazione linguistica in una palestra di cittadinanza attiva per tutti.
Ecco perché noi di Lend preferiamo ragionare su come rendere significativa per la persona l’acquisizione di una competenza plurilingue lungo tutto l’arco della vita. Nel buio in cui sono avvolte le “non politiche” scolastiche di questo ministro è il servizio che desideriamo rendere alla scuola italiana.
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Medie, Gelmini bocciata dal Tar sull’inglese «potenziato»
di Maristella Iervasi
L’inglese pigliatutto della Gelmini è stato bocciato dal Tar del Lazio. I
giudici amministrativi hanno accolto la richiesta di sospensiva ai fini del
riesame presentata da quasi 300 professori di seconda lingua comunitaria di tutt’Italia, dicendo chiaro e tondo al ministro dell’Istruzione che è sicuramente «illegittimo» che una scuola pubblica faccia only english, impedendo anche ad una sola famiglia di far studiare al figlio la lingua di Stendhal, Goethe o Cervantes.
Come si ricorderà, Gelmini maestra unica con la circolare sulle iscrizioni,
la n. 4 del 15 gennaio scorso, ha deciso che la scuola media deve «parlare» solo inglese.
(continua qui)
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Indagine Eurobarometro
In base all’ultima indagine Eurobarometro, i Paesi europei che possono
vantare cittadini almeno bilingui (in grado, cioè, di conversare in un’altra
lingua rispetto alla propria) sono il Lussemburgo (99%), Lettonia e Malta (93%) e la Lituania (90%), mentre Francia, Spagna, Italia e Inghilterra si distinguono per un diffuso monolinguismo e quindi si trovano nettamente sotto la media (che, per l’Europa a 25, è del 50%).
(vedi qui)
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Gli alunni iniziano lo studio delle lingue straniere molto presto
L’ultimo aggiornamento dello studio di Eurydice sull’insegnamento delle lingue straniere in Europa offre interessanti risultati ed evidenzia un incoraggiamento crescente verso l’apprendimento delle lingue con un numero maggiore di alunni che iniziano a studiarle a un’età più precoce.
(vedi qui)
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Commissione Europea sul multilinguismo qui.
Consiglio dell’Unione Europea: Risoluzione relativa a una strategia europea per il multilinguismo qui.
Promuovere l’apprendimento delle lingue, anche regionali. Sessione del 23-26 marzo 2009 del Parlamento Europeo qui.
“Promuovere la motivazione per l’apprendimento delle lingue”. Le raccomandazioni del Gruppo ad alto livello sul multilinguismo qui.
Altri documenti importanti della Commissione Europea sul multilinguismo qui.
L’insegnamento precoce delle lingue straniere: un excursus nei documenti europei e alcune implicazioni per la scuola primaria italiana (con piccola bibliografia e sitografia) qui.
Istituti di lingua in Europa qui.
Risorse in rete sull’insegnamento linguistico qui.
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Appello contro la legge Aprea.
Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.
Spazi in rete sulla scuola qui.

Mi pare la solita tirata al fumo dell’arrosto. Le lingue che servono ora e che serviranno ancora di più in futuro, oltre all’Inglese, sono: lo Spagnolo, il Russo, l’Arabo e il Cinese; le altre sono e rimarranno lingue per amatori. Che senso ha massacrare le palle ai ragazzi della scuola media inferiore e superiore, con una seconda lingua che non useranno mai, spesso insegnata male e con poche ore, per il semplice motivo che in Italia gli insegnanti di lingue ruotano attorno a Inglese, Francese e Tedesco?
Difesa più che corporativa di un insegnamento inutile, con costi a carico di tutti e vantaggi zero!
Poi fanno sorridere i dati sulle nazioni bilingue: che scoperta dell’acqua calda. A Malta parlano praticamente tutti l’Inglese, oltre alla loro lingua madre (ma qual è???), e in Estonia e Lituania, parlano tutti il Russo oltre alla loro lingua madre. Sì, ma sono bilingue anche in Ucraina, in Moldavia e in un sacco di altri Paesi della ex URSS; Russia esclusa dove si parla quasi esclusivamente Russo. Francia e Italia sono due nazioni presuntuose e ignoranti, che pensano entrambe di essere le detentrici della cultura (e i risultati si vedono); gli Spagnoli e gli Inglesi hanno l’attenuante di essere nati nei Paesi che hanno, come lingua madre, due delle lingue più parlate al mondo e se la cavano sempre e comunque meglio di noi.
Blackjack.
Caro BJ,
perdona se ci sono ancora in giro alcuni romantici “amatori” a cui, evidentemente, sta a cuore un discorso del tutto diverso dal tuo (per carità, senza nulla togliere).
A quegli “amatori” (ma anche a te, caro BJ) consiglio, se ancora non l’hanno fatto, di partire dal seguente link
http://www.eurocomresearch.net/
per un viaggio davvero
bellissimo.
Un caro saluto,
Roberto
quanto più in questa rubrica si riflette sull’ “utilità” dello studio, tanto più il discorso ricade su un altro tipo di utilità – immediata – che la scuola deve avere. il latino non serve, si diceva, e neanche il francese. il tedesco, poi! inutilmente difficile. peccato che le due nominate, oltre all’odioso e impaccevole latino, siano le lingue preferenziali della filosofia, per dirne una, una cosa che lo sappiamo tutti che nun fa magna’. ma a che “serve” discutere? è inutile. che buon profumino di arrosto! se c’è il profumino, prima o poi ci sarà anche l’arrosto. dopo l’ubriacatura mercantil-economicistica le lauree umanistiche saranno ricercate, come si fa in paesi più civili del nostro. le lingue straniere serviranno, tutte. visto che non possiamo impararle tutte, ma molte, potenziamole: tutto qui. credo che lo spirito del contendere sia questo.
e basta con l’utilità. e basta co sta smania de esse li primi dappettutto. l’urtimi nun saranno i primi? e allora? pijàmosela comoda. un po’ di fede non guasta.
(mi tocca scherzare, se no m’in….. de brutto. e non è giornata. altri pensieri mi attraversano).
Mi aspettavo qualcosa di simile, come risposta, e cavolo: come si fa a sopravvivere senza conoscere il francese, il tedesco, il latino e riuscire quindi a leggere, senza traduzione, gli importantissimi testi di filosofia? Non fosse una barzelletta ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate: trovatemi UN SOLO Professore di Scuola Media Inferiore o Superiore che sia in grado di leggere e parlare correttamente le 4 lingue in oggetto (dobbiamo aggiungere l’Italiano) e promesso che la smetto di insinuare dubbi sull’utilità di certe scelte del cavolo. Non accadrà, perché un Professore simile è difficile da trovare persino nelle laconiche Università Italiane, appestate da un clientelismo e un nepotismo in grado di impedire la crescita persino della gramigna, e quindi sono abbastanza tranquillo. Purtroppo.
Roberto, ma non ti viene il sospetto che tutte queste tirate (e soldi spesi a capocchia in Commissioni e studi del cavolo) sul multilinguismo, non abbiano, come scopo finale, quello di mantenere l’attuale incomunicabilità di fondo che esiste in Europa e consentire ai nostri cari ‘politici’, magari fossero solo loro, di continuare a fare ciò che vogliono senza colpo ferire?
Poi mi fa sorridere Lucy che, senza aver mai letto un testo di filosofia Cinese, o Giapponese, o Indiana, in lingua originale ovviamente, autarchicamente definisce come fondamentali i testi scritti in latino o francese o tedesco. E il greco lo buttiamo nella spazzatura?
Scusate, comprendo benissimo la vostra difesa ad oltranza dello status quo e delle conoscenze acquisite, ma quando si è costretti in difesa c’è già qualcosa che non funziona e, cosa ancora più grave, selezionate e classificate a priori l’importanza delle idee utilizzando, come unico parametro, unicamente il vostro retroterra culturale e senza prendere in considerazione civiltà ben più vecchie della nostra e che, forse, hanno descritto ciò di cui noi andiamo così orgogliosi, molto prima di noi. Magari meglio.
A casa mia, questo atteggiamento, si chiama razzismo.
Blackjack.
Però, a questo punto c’è un altro discorso da fare, e non è relativo né alle lingue, né a tutte le altre ‘menate’, ma riguarda qualcosa che si chiama rispetto. Come si fa a pretendere rispetto e sperare di ottenere credibilità se si chiude un intervento con:”e basta con l’utilità. e basta co sta smania de esse li primi dappettutto. l’urtimi nun saranno i primi? e allora? pijàmosela comoda. un po’ di fede non guasta.
(mi tocca scherzare, se no m’in….. de brutto. e non è giornata. altri pensieri mi attraversano).”
Lucy, di faccende importanti, devono occuparsi tutti, non solo la Professoressa. Dialogare in questo modo, chiudendo in quel modo un intervento, è un segno chiaro di poca educazione e di snobismo nei confronti dell’interlocutore. Non ti va di parlare con me? Non intervenire. Se decidi di rispondermi lo fai rispettandomi, argomentando e senza infilare in mezzo ai commenti, relativi ad argomenti seri, frasi in romanesco fittizio e problemi personali. Non sono uno dei tuoi studentelli da istruire, te l’ho già detto: se vuoi discutere scendi dal predellino altrimenti ignorami. La verità non l’hanno scoperta nemmeno i filosofi più famosi, non pretendere di venderla tu tutte le volte. Io espongo il mio punto di vista, tu esponi il tuo, ma smettila di distribuire lezioni e di autosantificarti. Chi ha studiato le ‘scienze umanitarie’ non è né più intelligente, né più stupido di altri e non è il detentore della verità più di quanto lo siano tutti gli altri esseri pensanti che popolano questo pianeta.
Questo è l’unico dato di fatto.
Smettila anche di mettermi in bocca parole che non ho scritto: non ho mai parlato di utilità. Qui vi fate tutti delle grandissime pippe con ‘la società multirazziale’, ma non siete in grado di ammettere a voi stessi che, forse, è possibile imparare anche da culture e lingue che non sono quelle che il NOSTRO sistema formativo ritiene importanti. Come se il NOSTRO sistema formativo fosse aprioristicamente il migliore possibile e l’unico in grado di garantire una formazione adeguata. Sono balle e la maggior parte dei nostri umanisti, che non sa spiaccicare una frase completa in inglese, è letteralmente ai margini del mondo e non riesce a trasmettere una sola delle proprie ideee. Vivono in un sotto-sistema relegato ai margini del mondo, stretto in un angolino piccolo piccolo e che continua ad agitarsi a difesa di un angolo che si restringe sempre di più.
E il giorno in cui riuscirete ad ammetterlo e a comprenderlo, sarà sempre troppo tardi! E magari scoprirete che nelle facoltà Cinesi si insegnano il latino e il greco meglio che da noi.
Blackjack.
“trovatemi UN SOLO Professore di Scuola Media Inferiore o Superiore che sia in grado di leggere e parlare correttamente le 4 lingue in oggetto”
Beh, qualcuno lo conosco, però in linea generale è giusto quello che qui si sostiene, ed è anche riportato in apertura:
“in Italia un terzo della popolazione non parla alcuna lingua straniera”
“E il greco lo buttiamo nella spazzatura?”
No, chi l’ha detto?
“senza prendere in considerazione civiltà ben più vecchie della nostra”
No, no, bisogna prenderle in considerazione, anzi prego di scrivere al Ministro Gelmini per dirglielo.
“difesa ad oltranza dello status quo e delle conoscenze acquisite”
No, nessuna difesa: se lo status quo è questo:
“in Italia un terzo della popolazione non parla alcuna lingua straniera; meno del 20% è bilingue; il 50,1% ritiene scolastico il proprio grado di preparazione, il 23,9% giudica il proprio livello buono e solo il 7,1% lo valuta molto buono; inoltre, per il 55,9% della popolazione italiana lo studio delle lingue a scuola è ritenuto scarso o gravemente insufficiente”
cambiamo! Più lingue per tutti!
PS: con una raccomandazione: moderiamo da subito i toni, altrimenti da questo momento in poi sarò costretto a intervenire.
tu, al solito, non hai mai detto niente.
cfr:
Che senso ha massacrare le palle ai ragazzi della scuola media inferiore e superiore, con una seconda lingua che non useranno mai, spesso insegnata male e con poche ore, per il semplice motivo che in Italia gli insegnanti di lingue ruotano attorno a Inglese, Francese e Tedesco?
Difesa più che corporativa di un insegnamento inutile, con costi a carico di tutti e vantaggi zero!
“usare” e “inutile” hanno o non hanno a che fare con l’utilità? come la intendi tu, naturalmente.
pàrlati pure da solo e addosso. sono e resto una persona serissima, checché tu ne pensi. ma non ho pazienza con gli adulti, la spendo tutta a scuola. anche questo checché ne pensi.
Quindi:
Greco, Latino, Storia dell’Arte (anche applicata), Inglese (potenziato)
un’altra lingua comunitaria (il monte ore settimanale non può essere inferiore a quello dell’Inglese potenziato, pena il rischio della percezione della seconda lingua come meno importante, a tutto vantaggio della già dominante cultura anglosassone; si propone, peraltro, anche l’abolizione dell’espressione “seconda lingua comunitaria”, anzi a questo proposito sarebbe da valutare l’ipotesi dello studio dell’Esperanto)
Lo studio della Filosofia deve essere collegato anche allo studio del Tedesco, in modo che gli studenti possano leggere in lingua originale la Critica della ragion pura e Sein und Zeit, senza la mediazione di traduttori, come già fanno per i Dialoghi di Platone. Certo, sarebbe auspicabile anche la lettura in lingua originale delle Upanishad e dei testi di Averroè e Avicenna, ma non mettiamo troppa carne al fuoco
Letteratura italiana (pur senza diminuire lo studio di Dante – la lettura della Commedia, anzi, dovrebbe essere integrale, così come quella dei Promessi Sposi – Petrarca, Boccaccio, Guittone d’Arezzo, Bonagiunta Orbicciani e Cenne della Chitarra, va assolutamente dato più spazio di quanto si faccia ora al Novecento e alla storia del teatro); in futuro questa materia si chiamerà “Letteratura”, senza aggettivazioni, visto che si darà sempre più ampio spazio alle letterature di tutto il mondo.
Matematica e mateie scientifiche (studiate molto di più e molto meglio perché in questo ambito siamo messi male nelle indagini OCSE/PISA)
Informatica (ovvio), Educazione civica e/o Diritto
Storia (va superato l’Eurocentrismo; è quindi necessario aumentare il numero di ore in modo da poter studiare approfonditamente altre culture; senza, giammai, rinunciare allo studio della storia ittita e villanoviana, anche in questa disciplina va ampliato lo studio del Novecento)
Geografia (potenziata rispetto a quanto la si studia oggi, cioè poco e male).
Poi:
Religione cattolica: la dobbiamo lasciare, sia pure facoltativa, a causa del Concordato; però appare necessario, in una società sempre più multiculturale e nel rispetto della laicità dello Stato, lo studio della storia di tutte le religioni. Ovviamente, una sola ora alla settimana non è sufficiente.
Educazione Fisica: è evidente che due ore alla settimana non bastano, specie in età adolescenziale, per la salute; raddoppio delle ore come minimo, quindi, e pratica di uno sport agonistico, indubbiamente formativo (gestione delle frustrazioni, abitudine alla collaborazione di squadra, rispetto delle regole, dell’avversario e, quindi, dell'”altro”).
Educazione stradale: potrebbe anche essere inserita all’interno dell’Educazione civica, ma sarebbe meglio fosse una disciplina autonoma.
Educazione sessuale: magari negli anni finali delle superiori, che sennò i teocon si incazzano, però ormai ci vuole.
Psicologia (fondamentale, specie nell’adolescenza)
Teoria e tecniche di comunicazione (ovvio)
Dattilografia (ormai si scrive solo con la tastiera!)
Economia
Musica: nel Paese del “bel canto” siamo decisamente arretrati da questo punto di vista. È assolutamente necessario, quindi, lo studio della Storia della musica (possibilmente anche di altre culture); non ci si limiterà ovviamente allo studio della musica “elitaria”, “classica”, ma si darà ampio spazio al jazz, al rock e alla musica popolare; è necessaria inoltre la pratica di uno strumento musicale (in un primo momento potrà essere sufficiente imparare a suonare uno strumento “occidentale”, ma ci si deve preparare, per i prossimi anni, a inserire nei programmi lo studio di strumenti di altre culture, nel rispetto/valorizzazione di queste: koto, didgeridoo, oud, kora…)
Artigianato: l’Italia è ricca di tradizioni artigiane ed è evidente che la formazione della persona non può prescindere dalla manualità; inoltre, non si deve rischiare che questa attività venga considerata di secondaria importanza come accade ora per l’Educazione tecnica alle medie di primo grado: la cultura del “fare” non è inferiore a quella “teorica”; è necessario quindi che questa disciplina abbia un monte ore settimanale pari o superiore a quello di materie come l’Italiano o la Matematica.
Scacchi: in alcuni Paesi europei li si studia; perché da noi no? Che siamo i più stupidi? È ovvio quanto siano importanti per sviluppare capacità logiche; non dico come il Latino, per carità, ma quasi.
E i dialetti? Vogliamo forse sostenere la superiorità della lingua italiana imposta dall’alto e per certi versi artificiale su quella spontanea, “naturale”? Vogliamo forse rischiare che i nostri giovani sappiano comunicare con i loro coetanei estoni ma non con i vecchi della val Brembana o dell’Aspromonte, depositari di un patrimonio di saggezza infinita? Due ore alla settimana, dalla prima elementare al quinto superiore.
Alternanza scuola/lavoro e stage: basta la parola.
Per quanto riguarda le scuole superiori, queste materie ovviamente vanno studiate in TUTTI gli istituti: basta con la divisione tra scuole di serie A e scuole di serie B; Latino e Greco, ad esempio, devono essere patrimonio di tutti, soprattutto, in nome di don Milani, considerando che spesso la scelta del tipo di scuola superiore è ancora basata sul censo, sul ceto!
Nei vari istituti si aggiungeranno quindi a queste materie comuni quelle di indirizzo: Estimo e Topografia per i geometri, Sistemi e TDP per i periti elettronici e così via.
I capaci e meritevoli verranno premiati con tre ore di sonno al giorno, anziché due e mezzo, e con cinque minuti di Facebook, anziché tre.
🙂
Caro Giuseppe, mi sono fatto un gran ridere leggendo il tuo commento quanto mai opportuno.
Quello che tu poni è un problema vero: un ripensamento dei curricula e dei programmi scolastici è urgente. E’ necessario che la scuola risponda a esigenze nuove e vecchie (cioè di sempre).
Il discorso riguarda curricula e programmi: non è detto infatti che alcuni argomenti non possano essere trattati come segmenti di una materia di cui si potrebbe ridisegnare il programma.
Io non sono bravo come te a disegnare la scuola di domani, però mi pare che la soluzione non possa essere il taglio indiscriminato a solo fini di cassa e senza nessuna motivazione pedagogica di materie di studio, numero di ore di lezione, numero dei docenti, fondi alle scuole.
E certamente un lavoro del genere non può essere fatto da persone di poca cultura improvvisate ministri.
Sono contento, Giorgio, di essere riuscito a strapparti un sorriso. Non sono però assolutamente in grado di disegnare la scuola del domani, però 🙂
Certo, il taglio indiscriminato da parte di incompetenti e solo per esigenze di cassa è un grossissimo pericolo; resta il fatto che il mio commento, pur scherzoso, riflette un problema vero, come hai notato. Non è facile far quadrare il cerchio, secondo me.
Adesso vado a scuola: mi attendono studenti che sono lì dalle 8 di questa mattina…
Mi piacerebbe sapere le fasce d’eta’ delle statistiche. A me pare che i ragazzi siano abbastanza svegli con l’inglese, di certo lo parlano meglio dei loro padri. Il problema della scuola oggi non e’ quale lingua insegnare e come insegnarla: il problema e’ che la scuola non e’ piu’ l’unico modello educativo che hanno i giovani. Non solo, fra i molti e’ il meno allettante. La scuola non puo’ competere con le migliaia di sollecitazioni multimediali che ogni giorno li bombardano. E’ la’ che i ragazzi cercano le risposte ai loro problemi, e spesso le trovano in modo rapido ed efficace. La questione allora e’ proporre una formula che funzioni. Qualsiasi scolaretto fa un click su wikipedia e ne sa piu’ dell’insegnante. Allora forse bisognerebbe lavorare sul metodo, sullo sviluppo del senso critico… Discutere se il tedesco sia piu’ utile del cinese o del russo non serve. D’altra parte l’inglese oggi lo devi conoscere se no sei tagliato fuori. Volenti o nolenti, non e’ il latino che muove la societa’ globale. E neanche il francese e il tedesco… Il problema della ricollocazione degli insegnanti e’ reale e va affrontato. Cosi’ come andrebbe affrontato quello di migliaia di lavoratori il cui know how conquistato negli anni e’ stato spazzato via in un microattimo. Questa nuova economia si e’ messa a galoppare e ci ha spiazzati tutti. E’ questa la vera crisi. Un esempio concreto: le telecomunicazioni. Nel paese dei telefonini sono anni che non si investe piu’ in questo campo. Sono migliaia i lavoratori che hanno perso e continuano a perdere il posto di lavoro. E non tutti hanno la possibilita’ di andare all’estero. Gli economisti hanno individuato una via d’uscita: investire nel settore energetico. Non mi pare che stia accadendo, e non mi pare che alla politica interessi frenare questo vero e proprio esodo che sta coinvolgendo le risorse migliori del paese. I problemi della scuola sono tanti, ma si inseriscono in un quadro ben piu’ serio e drammatico di cui gia’ molti subiscono le conseguenze. Anche se qualcuno dice che la crisi e’ finita.
“Qualsiasi scolaretto fa un click su wikipedia e ne sa piu’ dell’insegnante”.(ahahahahahahah!) “Allora forse bisognerebbe lavorare sul metodo, sullo sviluppo del senso critico…”:il problema è che VOI pensate che NOI si faccia tutt’altro. a scuola si combatte contro il “presto e bene” del mondo di fuori. questa è l’unica scuola possibile.
vabbè, lassssiamo perdere.
“Noi” pensiamo che il mondo e’ cambiato molto in fretta e che la scuola – cosi’ come tanti altri settori della societa’ – ha bisogno di adeguarsi ai cambiamenti. E’ una questione di sopravvivenza. A ogni modo il mio pezzetto l’ho scritto ieri e l’ho riletto oggi, per essere sicuro di non ferire nessuno. A quanto pare non e’ bastato.
“Qualsiasi scolaretto fa un click su wikipedia e ne sa piu’ dell’insegnante”.
ma non volevi ferire nessuno, neh?
forse OT, ma interessante
http://www.youtube.com/watch?v=JTgxG-iiYiI&feature=PlayList&p=88C134F9FE8C2FEC&playnext=1&playnext_from=PL&index=49
http://www.youtube.com/watch?v=-TptXUUs4Ak&feature=PlayList&p=88C134F9FE8C2FEC&index=50
F&R
Ok, spiegami in che termini questa frase risulterebbe offensiva nel contesto del mio intervento. Grazie.
F&R sei una miniera. torno fresca fresca da una riflessione sulla manipolazione del linguaggio, democrazia e libertà, suscitata dalla poesia barocca, in una quarta scientifico ad indirizzo linguistico (inglese e francese). studenti con cui “si può” parlare di retorica portando testi di perelman, quintàs, lotman… esistono anche studenti così e colleghi di lingue straniere inutili come il francese con cui lavorare sui testi degli illuministi francesi per illustrare concretamente i meccanismi della persuasione.
farò vedere il video ai ragazzi. grazie!
Ottima spiegazione… La prossima volta se non hai argomenti taci.
taci lo dici a tua nonna, bòcia!
Lucy non fai una bella figura. Per niente. Non e’ questo il modo per difendere le tue posizioni. Non e’ questo il modo per mostrare il tuo spessore intellettuale – ammesso che ne abbia – ne’ per dire che sei una brava docente. I nostri figli dovremmo mandarli a scuola da una come te? Per carita’!… Errare e’ umano ma tu perseveri. Fidati, il mio consiglio non e’ sbagliato. Te lo ripeto: taci. Faresti piu’ bella figura. Poi non ho capito che c’entra mia nonna. Te la prendi con mia nonna poverina. Ha ottantadue anni e lavora da settanta. Che cosa vuoi da lei? Rispetto, please! Alla sua veneranda eta’ si alza ancora all’alba per andare in campagna. L’unica lingua che parla e’ il dialetto del suo paese. Eppure, credimi, e’ molto meno ignorante di te.
giannino: io non devo spiegarti niente, né difendere niente. tu compari qui e ci dai degli ignoranti con l’aria innocente tutte le volte mandando a donnine poco raccomandabili ogni discorso. dopo di che ti scateni. se ti rispondo, perché ti rispondo, se cerco di lasciar perdere ti senti autorizzato a darmi dell’ignorante e tutto quello che di “non-offensivo” si legge qua sopra.
sono più vecchia di te, sono una persona seria, non sono arrabbiata con il mondo: ce l’ho solo con chi per preconcetto spara le solite quattro ideuzze.
ti dico che se deve tacere qualcuno, almeno fino a che non la smette di provocare, quello sei tu.
e chudila qua. se no parla di lingue straniere, documentati su come vengono insegnate, fa’ quello che credi: questo era l’argomento.
Ascolta cara, con me sbagli indirizzo. Se hai il dente avvelenato per questioni pregresse a me importa meno che niente. E’ un problema tuo. Cosi’ come e’ un problema tuo se anziche’ confrontarti sul merito della discussione, quando gli argomenti mancano ti metti a fare la voce grossa e la butti sul personale. Da cosa e’ nato tutto questo? Dall’intervento # 12. Te la sei presa perche’ ho tirato in ballo wikipedia. A proposito, sai cos’e’ wikipedia? Sai cos’e’ internet? Sai cos’e’ la multimedialita’? Sai cosa sono gli innumerevoli corsi di lingua che si trovano online? Sai che la scuola non e’ piu’ l’unica sorgente di (in)formazione per i giovani? Le sai queste cose? Bene, se la sai cerca di entrare nel merito delle questioni e lascia stare le nonne. Le nonne hanno vissuto la guerra. Le nonne hanno vissuto una vita che tu manco ti immagini. E non hanno tempo da perdere con una borghesuccia supponente che pensa di trovarsi al centro del mondo.
non ho mai preteso che la suola sia l’unica fonte di informazione dei giovani.il guaio è che si vedono i risultati delle altre fonti di informazioni che remano tutte contro la scuola. borghesuccia supponente non è un’offesa, naturalmente. tutte le altre parolacce del mondo che ti meriti però lo sono: fai conto che te le abbia dette tutte. virtualmente, of course: da cui deriva che non offendo “nessuno”. sei semplicemente un troll, camuffato da “arrabbiato” dell’ultima ora.
Solo una osservazione: le tematiche riguardanti la scuola, malgrado tutto il male che si dice della scuola, continuano a far discutere e ad appassionare. L’unica grossa mobilitazione di massa che quest’anno abbia coinvolto tutti gli strati sociali e tutte le età ha riguardato la scuola.
Non sarà perché la formazione e l’istruzione riguardano tutti noi? E perché siamo consapevoli che tutte le altre fonti di informazione non possono sostituirsi alla scuola? Che solo la scuola può garantire una relazione attraverso cui maturi un apprendimento attivo e partecipato?
Non sempre è così? Vero. C’è qualcosa da cambiare? Vero.
Una cosa da cambiare è quella posta a tema di questa puntata di vivalascuola: per il 55,9% della popolazione italiana lo studio delle lingue a scuola è ritenuto scarso o gravemente insufficiente; in Italia un terzo della popolazione non parla alcuna lingua straniera.
Cambiamo questa situazione.
Infatti, borghesuccia supponente non e’ un’offesa ma una semplice constatazione. I tuoi insulti virtuali mi fanno sorridere. Tu pensi che io sia un troll? Opinione piu’ che legittima per quanto infondata. Io penso di te che sei una persona incapace di autocritica. E soprattutto incapace di ascoltare. Ma ti capisco: sarai abituata ai tuoi monologhi in aula, gonfia di boria e attenta a mascherare le tue frustrazioni piccolo-borghesi dietro l’autorita’ e la protezione che ti offre la cattedra. Solo che qui non siamo in aula. Qui siamo in un blog aperto a tutte le esperienze di vita e di cultura. Non puoi pretendere di avere una platea di ragazzetti pieni di brufoli che ascoltano i tuoi sproloqui senza aprire bocca.
Sono sostanzialmente d’accordo con Giorgio. La sua mi pare una sintesi lucida e onesta.