Alimentazione – la carne

macellazione

Segnaliamo la prossima puntata di Report (RAI 3, domenica 17 maggio ore 21.30) che sarà dedicata ai danni causati all’ambiente e all’uomo dagli allevamenti intensivi. Pubblichiamo il comunicato stampa della redazione del programma.

In Italia siamo 60 milioni di abitanti e consumiamo circa un centinaio di chili di carne a testa, per lo più come in Europa e negli Stati Uniti. E così per soddisfare i nostri appetiti macelliamo circa 500 milioni di polli all’anno, 4 milioni di bovini e 13 milioni di suini, ma siccome non bastano il resto lo importiamo. Ma sul pianeta Terra viviamo in 6 miliardi e mezzo e già adesso in molti muoiono di fame, altri che la carne la vorrebbero ma non possono permettersela. Tra qualche anno diventeremo 10 miliardi, si potrà produrre carne per tutti? C’è chi dice che sarebbe il suicidio del pianeta. Fao, Onu, Ipcc avvertono che il 18% dei gas serra che alimentano i cambiamenti climatici sono frutto degli allevamenti, che battono tutte le altre attività umane, comprese le emissioni dell’intero parco auto del pianeta. Per produrre un chilo di carne di bovino si consumano 15.000 litri di acqua e cereali per dieci volte il peso dell’intero animale – cereali che potrebbero sfamare molte più persone. Non basta. Più della metà degli antibiotici prodotti sono usati per uso zootecnico. Le malattie negli allevamenti intensivi aumentano, ma aumentano anche ceppi di batteri resistenti agli antibiotici e le malattie umane da benessere come le patologie coronariche, il diabete, l’obesità che derivano anche da eccessivo consumo di alimenti animali. Senza contare il problema della montagna di liquami ed escrementi che inquinano le acque e non sappiamo più come smaltire. Anzi no, pur di non chiudere allevamenti, adesso in Veneto, Lombardia e Emilia Romagna la parola d’ordine è: pirogassificazione, ovvero fare energia elettrica con pollina e simili. Potere calorico ridicolo, efficienza economica nulla, inquinamento da fumi intollerabile, ma l’escamotage è stato equiparare la pollina all’energia solare ed eolica e quindi usufruire degli incentivi che pagano quattro volte il valore di mercato dell’elettricità ricavata da fonti rinnovabili.
Il paradosso è che più si produce carne a basso costo, grazie a questo modello di allevamento industrializzato, e più aumentano i costi per l’ambiente, e l’agricoltura è la prima vittima di un paradigma economico che non regge più. Eppure le soluzioni ci sarebbero, andrebbero però attuate subito, prima che sia troppo tardi.

30 pensieri su “Alimentazione – la carne

  1. fernirosso

    Ma quelli che un tempo chiamavano i piani per l’agricoltura, con scadenza di almeno cinque anni, che fine hanno fatto da molti molti anni?
    Oggi il pluriennale non riesce a stare al passo con i virus che prendono una volta i polli,una volta i suini, una volta ancora i bovini o caprini…E i pesci? Quelli hanno da smaltire gli ormoni che vengono a trovarsi nelle acque come smaltimento di prodotti di scarto umani. Che strano mondo questo nuovissimo mondo! Si nutre della sua stessa scoria! Una storia incredibile!
    fernanda

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  2. mauro baldrati

    E’ il modello di “sviluppo”, Fernanda, totalmente squilibrato; una parte del mondo spreca, avvelena, e smaltisce le proprie scorie in un’altra parte del mondo dove persino la sopravvivneza è impossibile.

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  3. macondo

    Report, uno dei pochi programmi d’informazione televisiva seria e indipendente. Le inchieste che sviluppa, gli squarci che apre sul mondo delle lobby, delle camarille, della politica corrotta e mafiosa sono impressionanti. Vengono i brividi a pensare di vivere in una società del genere. Ebbene, il giorno dopo, la risposta del mondo politico e mediatico è il silenzio più assoluto. Come se la trasmissione non fosse mai esistita. Nemmeno ci sono le reazioni scandalizzate, gli anatemi, le minacce di sospensione del programma, le quarantene che provoca “annozero”. Il Potere sa, da sempre, che l’antidoto più efficace è, in questo caso, il silenzio.

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  4. luminamenti

    Il nemico però non è la carne in sé ma il modo di allevare. Ma questo vale anche per come si fa oggi agricoltura, che inquina e depaupera risorse e distrugge i terreni (bisognerebbe per esempio considerare le differenze dalla Permicoltura!). Se già si consumasse la carne una sola volta alla settimana, come ha consigliato realisticamente Veronesi, già sarebbe un passo avanti. L’uomo è carnivoro ma non occorre oggi consumarne molta. Io la consumo una volta alla settimana.
    E’ tutto il sistema di produzione alimentare che va criticato e nessun intervento parziale serve a granché. Intanto come consumatori quello che si può fare è ridurre il consumo di cibo, e non solo di carne, ma questo richiede educazione. La carne è utile alla salute e come ha anche recentemente detto il Premio Nobel per la Medicina Montagner, consumare 5 porzioni al giorno di frutta e verdura come consigliano molte linee guide è sbagliato perchè i veleni nell’agricoltura sono elevati. Inoltre il prof Ballarin, studioso di fama mondiale ha pubblicato lavori che dimostrano che l’agricolura moderna consuma risorse della terra molto più degli allevamenti animali. Mi sembra, come periodicamente accade, che si cavalchi il cavallo che in quel momento è più disponibile. Ben venga però la trasmissione di Report che è sempre ben documentato. Spero solo che poi si dedichi anche all’agricoltura.

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  5. robertorossitesta

    Da più di quindici anni non mangio carne. A volte è dura ma tiro dritto sull’unica via che mi pare giusta e praticabile. Naturalmente non voglio convertire nessuno né lanciare anatemi.
    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

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  6. lucy

    macondo: il silenzio più odioso resta il nostro. perché da quelle inchieste che non sortiscono nulla in termini amministrativi e politici, dovrebbe uscire una protesta assordante, una rivoluzione tale da far saltare le teste che in questo paese sonnacchioso non sono saltate mai. ma anche report va a puntate: vediamo cosa succede alla prossima, come nelle soap, nei fumettoni.

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  7. luminamenti

    Si può stare bene non mangiando carne purché si sia vegetariani e non vegani. Anche se è meglio mangiare periodicamente un po’ di carne. Naturalmente questo vale per i comuni mortali, ma ho personalmente sottoposto (n.b. seguiti per 5 anni) a sofisticati test di analisi medica maestri molto avanzati di yoga, tantra, lama buddisti (che cmq si dividono tra quelli che la consumano e quelli che non la consumano)che grazie ai particolari e complessi lavori che facevano con se stessi erano in grado di nutrirsi di pochissimo, anche di piccolissime quantità di frutta e non avevano a distanza di anni alterazioni. Ma questo vale però ovviamente non come consiglio per chiunque. Il discorso qui si fa complesso. E neanche conviene mangiare molto pesce, dato che è inquinatissimo. All’ultimo convegno mondiale a cui ho partecipato in Canada è emerso che gira anche salmone radioattivo.
    Gli attuali problemi non dipendono dalla quantità di carne consumata, ma dalla mancanza di un corretto equilibrio alimentare. Un tempo, ecologicamente parlando, il mondo animale e il mondo vegetale coesistevano in simbiosi e si nutrivano a vicenda.
    Un’idea abbastanza diffusa è che l’uomo carnivoro sia un’affamatore dell’umanità e che il tipo di alimentazione dei paesi industrializzati provochi la povertà di quelli non sviluppati. Si è anche fatto il calcolo che un uomo carnivoro quale può essere un nord-americano od un europeo, ruba il cibo ad almeno quattro uomini che potrebbero vivere con soli alimenti vegetali. L’idea che forse per la sua semplicità ha fatto presa su una certa opinione pubblica, ma che è anche stata strumentalizzata, si basa sul presupposto che uomini ed animali si possano alimentare con gli stessi cibi. Questo è però falso e si può al contrario affermare che, man mano che un paese si industrializza, nella alimentazione degli animali crescono i componenti di cui l’uomo non può o non vuole nutrirsi. L’animale diventa sempre più un riciclatore ed un formidabile recuperatore di energia, proteine, grassi. Più del 60% della terra disponibile è utlizzabile soltanto come pascolo e su questa terra si possono produrre alimenti solo passando attraverso i ruminanti. Inoltre troppo spesso si dimentica che tutte le produzioni agricole destinate all’alimentazione dell’uomo producono una grande quantità di scarti, che vengono destinati alla alimentazione di animali da cui l’uomo ricava carne o latte. Ogni chilogrammo di riso, frumento, mais, sorgo comporta la produzione di almeno una pari quantità di materia vegetale, in gran parte cellulosa, che invece di essere bruciata o sepolta può venire usata per alimentare gli animali. E’ stato calcolato che se soltanto il 5% della cellulosa che viene prodotta ogni anno dai vegetali fosse destinata alla alimentazione dei ruminanti, questi potrebbero fornire carne in abbondanza per tutti gli uomini della terra.

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  8. mbaldrati

    @luminamenti: “Si può stare bene non mangiando carne purché si sia vegetariani e non vegani” è un’affermazione arbitraria e anche poco rispettosa verso chi sceglie questa prospettiva. Ti chiederei, se ti è possibile, di non scrivere un metro quadrato di testo dove dimostri con cifre e citazioni di scienziati di mezzo mondo che il vegan è dannoso ecc. Cerchiamo di rispettare le scelte altrui.

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  9. luminamenti

    Io rispetto le scelte altrui e non sono dell’idea (tra l’altro improponiibile per ovvie ragioni) di proibire agli altri come mangiare. Ti pregherei invece di rispettare da parte tua il più fondamentale diritto di espressione, per cui dire da parte tua che: “Si può stare bene non mangiando carne purché si sia vegetariani e non vegani” è un’affermazione arbitraria e anche poco rispettosa verso chi sceglie questa prospettiva” è solo una tua opionione e quindi rivendico il diritto di esprimere in piena libertà e democrazia quello che ho già scritto e di non essere affatto arbitrario ma basata su certi dati e ragionamenti (naturalmente discutibili- come tutto).
    Pensare in base ad argomenti, che non posterò se non ci sarà qualcun altro che ne posterà di tipo opposto (ma questa dovrebbere essere anche per te un’ovvietà), che non fa bene essere vegani è non solo un mio diritto ma un mio dovere dirlo se io – e molti altri di fama mondiale – ne sono onestamente e coscientemente persuasi (discutere o meglio dialogare serve, i dogmi li lascio volentieri a te) e non significa assolutamente – come vuoi attribuirmi irrazionalmente – che non c’è rispetto delle scelte altrui. Se dovessimo seguire fino in fondo il tuo straordinario ragionamento sul rispetto, ci troveremmo presto nel peggiore dei regimi totalitari e affollati da solipsismo.
    Liquidare il mio discorso dicendo che è arbitrario senza alcuna appiglio né di razionalità, né di ragionamento, né di fatto o argomento, esprime a mio moodesta interpretazione solo paura. Il che è umano.

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  10. pamela

    Ma si, abbuffiamoci di carne, almeno una volta a settimana. Che tipo di carne mangiare, quale animale preferire, questo è il dilemma. Sarà meglio il vitello, strappato alla madre e al suo nutrimento, perché il latte serve agli umani e alimentato insufficientemente, affinché le sue carni siano anemiche, proprio come piace a noi? Oppure un pollo, uno di quei polli a cui viene tagliato il becco, tenuto per tutta la sua breve vita in una gabbia affollata, impossibilitato a muoversi? Potremmo anche andare a cena in un agriturismo, dove ci verrà servito l’agnellino che il gestore ci ha fatto accarezzare poco prima. Così tenero, con i suoi belati che sembrano proprio vagiti di neonato. Nel nostro piatto l’agnellino non bela più. E i maiali, torturati tutta la vita dal dolore delle mutilazioni, animali intelligentissimi, affettuosi e giocherelloni, mangiamoci pure quelli. Però, se superassimo i nostri stupidi pregiudizi, potremmo passare ad altre carni, come è in uso in paesi di antica civiltà: cani e gatti, perché no, ma anche topi. Nessuno ha un gatto o cane proprio da offrire agli ospiti per una abbuffata settimanale? I pesci no, ormai ce li siamo mangiati quasi tutti e poi sono al mercurio, a differenza dei mammiferi (curioso, anche noi siamo mammiferi, guarda la coincidenza) che invece hanno carni più sane, arricchite solo di ormoni e antibiotici. In fondo che ci frega che siano tutti esseri senzienti, che abbiano sentimenti e provino dolore proprio come noi? Noi siamo la specie dominante, i padroni del pianeta, possiamo inquinare, devastare, uccidere quanto vogliamo. Alla fine saremo i padroni di un bel deserto radioattivo, in cui mangeremo animali mutanti una volta a settimana, con contorno di vegetali OGM, conditi con una spruzzata di fosforo bianco.

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  11. jolanda catalano

    Carne, verdura…….
    mi sembra una controversia fuori tempo visto che dentro la pentolaccia del nostro governo c’è solo un imperativo : affamare il popolo!

    E beato ancora chi disporrà di un fazzoletto di terra per coltivare e cibarsi di patate e fagioli….chè carne o pesce radioattivo sono sempre più proibitivi per la gente comune.

    Cosa ne pensate della pizza?

    buon appetito
    jolanda

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  12. luminamenti

    Nella pizza c’è il lievito – che è un animale, non si può.
    e il destino fa il resto della punizione: intolleranza alimentare. Cmq la migliore fonte proteica e di ferro sono gli insetti.

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  13. luminamenti

    Per essere più esatti il lievito – in quanto fungo – è stato espluso dal regno vegetale e costituisce un regno a parte, ma siccome è stato esplulso dal regno vegetale non gode più delle protezioni degli animalisti. Gli è andato male!

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  14. Gena

    Ho deciso mangerò solo funghi!!! Si tratta solo di decidere se sono animali o vegetali, però non belano!

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  15. luminamenti

    La signora Pamela può stare tranquilla. Non passerà molto tempo e l’uomo secondo le profezie del più grande saggista del 900, Gottfried Benn (lo sostiene anche Citati in questo senso) e secondo quanto già risulta comprovato da Luca Chiesi in La Struttura nascosta del mondo e anche da Nyoiti Yukikazu Sakurazawa, muterà in senso noosferico (Vladimir Ivanovic Vernaskij)e molte anomalie e contraddizioni di cui l’uomo è insieme vittima e carnefice (necessità biologica di proteine e altre sostanze contenute solo nel cibo animale in conflitto con “Il Dilemma della Sfinge, Le difficili scelte dell’uomo predatore assillato dalla compassione per le sue prede”. Altro discorso – che non attiene alle conoscenze biologiche organiche dell’uomo – è invece il modo ormai degradato di trattare gli animali nella catena di produzione del cibo animale, problema che rientra nella dialettica molto ben descritta da Walter Benjamin in Destino e Carattere, Angelus Novus ed espansa da Adorno in Minima Moralia o illustrata da altri pensatori come Volontà di Potenza)a poco a poco si diluiranno fino risolvere la contraddizione.
    Infatti:
    1) Dal momento della scoperta della frequenza sonora della terra nota come Risonanza di cavità Schumann che fu identificata già nel 1899, questa è aumentata a partire dal 1986-87 e ora sta ancora aumentando considerevolmente (avrebbe superato i 10 hertz). Ciò comporta delle modifiche negli esseri viventi con un adeguamento dell’attività simpatica. Inoltre è in corso una mutazione della banda ultravioletto, ma questo mi comporterebbe una spiegazione troppo lunga.
    2) L’aumento forzato dei valori di anidride carbonica nell’atmosfera, compensato dall’azione del sistema reticolare attivante (tronco encefalico), attiverà anche in chi non pratica tecniche di respirazione profonda, forme metaboliche che influenzano il ritmo cardiaco e lo stesso processo di ossigenazione del sangue e senza avvelenarci e promuovendo processi linfatici simili a quelli vegetali.
    3) il processo di mineralizzazione forzato determinato dall’altissimo livello di inquinamento ambientali (vedi la nanoparticelle)comporterà il rafforzamento e il controllo del corpo eterico il cui Sole è il cuore come ben sapevano le grandi tradizioni e ciò determinerà lentamente un processo di eterizzazione del sangue, invertendo il processo di produzione dell’energia. Andrebbe riletto Goethe e il pensiero morfologico.
    4) il risultato finale sarà l’attivazione di una forma di respirazione sul tipo dei vegetali senza perdere però l’integrazione corticale superiore, respirerà anidride carbonica ed espellerà ossigeno.La Pineale riprenderà le sue forze e la via lenta delle emozioni scoperta da Le Doux che passando dal Talamo giunge direttamente ai centri corticali superiori evitando l’Amigdala – che invece ci fa gestire spesso male l’intelligenza emotiva.
    5) questa trasmutazione che si accompagnerà ad altre – che già sono presenti nell’organismo (vedi il dilemma che per la fisiologia medica moderna lascia inspiegato il metabolismo di calcio nell’osso, risolto già da Kevran,Nyoiti Yukikazu Sakurazawa e ulteriormente documentato da Luca Chiesi)libererà l’uomo dalle necessità di cibo animale. Finalmente gli animalisti potranno dormire in pace!

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  16. pamela

    In attesa di un eventuale ipotetica trasmutazione, gli animali stanno morendo a miliardi, dopo una vita di terribili sofferenze inflitte loro dagli umani (umani, ma non troppo).
    Ho avuto occasione di conoscere parecchi vegan, li leggo nei nostri forum e ho l’impressione che stiano mediamente molto meglio degli onnivori (sempre umani, naturalmente). A seguito anche delle dichiarazioni favorevoli ad una dieta vegetale dell’American Dietetic Association e dei Dietitians of Canada, mi sembra che l’adozione di un’alimentazione a base vegetale si stia diffondendo sempre più, nonostante i forti interessi contrari.

    Ricambio abbracci e baci della Funambola

    A Jolanda: pizza si, ma senza mozzarella e altri ingredienti di morte. Pizza con squisite verdure.

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  17. jolanda catalano

    Pamela, cosa sarebbe la pizza senza mozzarella?
    Solo un bacio senza sfiorarsi di labbra!

    Vedi, io ti rispetto per la tua scelta, ma anche tu devi rispettare chi la pensa diversamente.

    ciao
    jolanda

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  18. luminamenti

    Le affermazione delle associazioni sopradette non sono riconosciute da moltissime altre associazioni, enti e illustri scienziati. Quelli che contano sono i fatti.

    A livello mondiale la dieta mediterranea, che comprende sia cibo animale che vegetale, senza dimenticare i cereali, è la dieta più studiata e considerata unanimamente come la più salutare vedere qui le linee guide del prof. cannella, autorità mondiale
    http://www.dietamediterranea.it/lineeguida.htm

    Da http://www.chefdicucinamagazine.com/lettere-alla-redazione/i-derivati-del-latte-cancerogeni-cannella-veronesi-aritcolo-notizie-2804-2.html

    Gentile Prof. Cannella,
    ho recentemente notato un aumento del clamore attorno alla polemica, sorta già da diversi anni, sull’ effetto negativo e addirittura cancerogeno che avrebbero latte e derivati nella dieta umana, a causa della presenza delle aflatossine M1. Tale clamore è stato per altro recentemente amplificato dall’ intervento di denuncia del noto cancerologo Umberto Veronesi che è per qualche tempo è rimbalzato su diversi media, denunciando come studi scientifici mettano in luce delle correlazioni tra le aflatossine e tumori alla prostata o al seno. Ci terrei a conoscere il suo parere sull’argomento, se secondo lei sono effettivi e diffusi i rischi che corriamo assumendo latte e se in alternativa (stabilito che il rischio è effettivo e conclamato) possa questa preziosa fonte di calcio e nutimenti essere esclusa dalla nostra dieta (magari rimpiazzata da altro…). Grazie per l’attenzione, Ilic Spada

    Il prof. Cannella Risponde

    Non c’e’ motivo di modificare le nostre abitudini alimentari; il latte e i suoi derivati sono talmente importanti in alimentazione umana da costituire un gruppo di alimenti a se stante. Non darei troppo peso a quanto viene attribuito al prof. Veronesi per diversi motivi, perche’ e’ uno studioso troppo intelligente per fare certe affermazioni (che molto probabilmente sono state travisate) e perche’ c’e’ qualcuno che approfittando del suo dichiarato “vegetarianismo” vuole screditare non solo le carni (in genere) ma anche il latte!
    Buon latte a tutti e per quanto riguarda il mio parere e’ da preferire il “latte intero di alta qualita'” perche’ ha un gusto piu’ pieno, e’ piu’ nutriente ed e’ sicuramente latte italiano!
    Un saluto a tutti da
    Carlo Cannella

    Per chi vuole sapere chi è il prof. Cannella vedere http://w3.uniroma1.it/scialim/scheda_cannella.html
    e anche http://www.inran.it/inran/struttura/presidenza

    Rispondi
  19. pamela

    Cara Jolanda, la pizza ha una storia di parecchi secoli ed è sempre stata fatta anche senza mozzarella e, naturalmente, anche senza pomodoro.
    Quanto al rispettare le scelte, credo che tu non abbia fatto nessuna scelta, non ancora, ti sia limitata a seguire l’alimentazione tradizionale, che comporta lo sterminio di animali. Avresti potuto scegliere solo se avessi avuto gli elementi, se avessi visto video di macelli e allevamenti, se avessi letto dei libri di autori vegan, se avessi curiosato nei siti vegan, ad esempio questi:
    http://www.saicosamangi.info/
    e questo, a proposito del latte, precursore della mozzarella
    http://www.infolatte.it/
    A me, una decina di anni fa, è bastato un libro per scegliere. Ricordo di aver esitato ad acquistarlo, perché nel titolo c’era la parola vegetariani e io pensavo che non mi servisse, visto che vegetariana lo ero già. L’ho preso solo perché costava poco, era su una bancarella a metà prezzo e perché sono curiosa come una scimmia. La mia curiosità a volte mi premia e le rivelazioni contenute in quel libro erano quelle che cercavo, senza sapere che esistessero. Nei vent’anni precedenti di lacto-ovo vegetarianesimo, avevo spesso pensato a come sarebbe stato bello lasciare in pace gli animali, non dover ricorrere a loro per nutrirsi, non doverli sfruttare e imprigionare. Non sapevo delle torture a cui vengono sottoposti, non sapevo che dietro un bicchiere di latte c’è la morte di un vitello e che i bufalini neonati vengono allontanati dalle madri, lasciati vagare e morire di fame nelle campagne e sul ciglio della strada, dei teneri pulcini maschi uccisi in massa, spesso tritati vivi, perché non servono. Il libro che ha cambiato in meglio la mia vita è arrivato molto tardi e l’idea di aver causato la morte di tanti animali mi fa stare male. E’ stato calcolato che ogni occidentale a regime onnivoro causa la morte di millequattrocento animali.
    Solo se e quando una persona ha tutte le informazioni, si può parlare di scelta. Ma non è la stessa cosa scegliere un vestito bianco anziché giallo, un film per la serata e scegliere di provocare sofferenza e morte ad esseri senzienti. Ci sono scelte che, se sono veramente scelte, non posso rispettare. Questo non mi impedisce di avere rapporti di amicizia con persone che sanno tutto, sanno quello che succede negli allevamenti, conoscono libri e siti vegan, però continuano a mangiare animali. Mi chiedo solo cosa aspettino a fare dei piccoli cambiamenti nella loro vita, cosa aspettino a smettere di provocare sofferenze. Essere vegan è facile, naturale e gioioso, è riscoprire la nostra vera essenza.
    Ciao

    pamela

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  20. jolanda catalano

    Cara Pamela, spero tu viva felicemente la tua scelta ma non puoi sapere di me se ho letto o visto etc. etc.

    Sono nata e cresciuta in un piccolo paese di campagna, a pochi Km dal mare.
    Come potrai dedurre, in una simile situazione social-geografica, il cibo non mancava, dalle verdure alla frutta dalla carne al pesce, dal vino buono all’olio, dalla conserva di pomododoro fatta in casa al miele genuino delle nostre laboriose api. Il tutto condito da un grandissimo rispetto per il cibo, frutto di sudore e di lavoro.

    E la sera i miei nonni e dopo anche mia madre dicevano…grazie Signore per il cibo che mi hai dato….

    Poi sono cresciuta e mi sono guardata intorno e oltre. E oltre le frontiere c’era e c’è ancora tanta fame.
    Credo, ma è solo un mio pensiero, sia una specie di lusso o di moda, non so bene, fare una scelta tra una pietanza o l’altra a fronte di una quantità di gente sparsa nel mondo che non ha neanche il minimo indispensabile per la sopravvivenza.

    Ecco penso anche a quanti, partiti con una dieta a base di sola frutta o verdura, si siano intrappolati, poi, nelle tenebre della malattia mentale, tenebre da cui non sempre è facile liberarsi.

    Spiacente, ma non visiterò i siti da te proposti perchè l’argomento non mi interessa.
    E ogni sera,dopo cena, anch’io ripeto sempre alle mie figlie, le stesse parole che diceva mia madre. Ecco, Pamela, in quelle parole, nel rispetto del sudore e della fatica di chi lavora è cresciuta e maturata la mia scelta perchè di scelta si tratta e non di un seguire l’onda di una tradizione senza un minimo di riflessione.

    Ti ho detto tutto questo senza un minimo di acredine e anch’io posso essere amica di una persona che non la pensa come me, purchè non si fissi di convertirmi al suo credo,io, il mio già ce l’ho.

    un caro saluto
    jolanda

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  21. luminamenti

    Questo è un articolo che condivido totalmente.
    Carlo Petrini con la Terra Madre e il movimento slow food che ha sempre più successo nel mondo e a cui aderisco http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Petrini

    Mangiar bene e spendere poco meno sprechi e spesa saggia (di Carlo Petrini – Repubblica.it, 5 marzo 2009)

    Mangiare bene non costa caro. Se l’unica alternativa in tempi di crisi è andare al fast food o comprare i prodotti di bassissima gamma nei discount, significa che forse abbiamo problemi più gravi e radicati della crisi stessa. Cercare di rimediare alle difficoltà di bilancio mettendo nel proprio piatto – e in quello dei propri familiari – dei cibi non buoni, che alla lunga non fanno bene, e che sono parte integrante di quel sistema consumistico che, a ben vedere, è la causa principale dei nostri mali economici, non è la soluzione. Anche perché altri modi di comportarsi ci sono, e a scanso di equivoci sgombriamo subito il campo dai prodotti di alta gamma, quelli che effettivamente sono un lusso. Pensiamo invece al cibo quotidiano: a una buona carne, a un buon pesce, a buone verdure. Il cibo di tutti i giorni, e pure il pasto occasionale fuori casa, può essere consumato a prezzi anche molto bassi senza rinunciare alla qualità e facendosi del bene, sia in termini di salute personale sia in termini di salute pubblica. Bisogna però lasciarsi alle spalle il pregiudizio che il cibo buono sia una cosa elitaria e soprattutto cercare di fare due operazioni: ricercare la qualità fuori dal sistema consumistico e riscoprire le buone pratiche domestiche e gastronomiche. Per come si è strutturato, il sistema industriale alimentare butta via una quantità di cibo paragonabile a quella che produce. È il sistema dello spreco: in tutta la filiera non si fa altro che perdere delle occasioni per risparmiare, e non si creda che chi ci rimette sia poi l’industriale sprecone. Siamo noi ad accollarci tutti i costi: i danni all’ambiente, i costi della sanità e delle medicine per rimediare a diete sballate, a prodotti poco salutari, ricchi di sali, conservanti, aromi di sintesi, grassi “cattivi” che il nostro corpo fa fatica ad assimilare. Ci sono i costi di trasporti dissennati e inquinanti, i costi dei sussidi a un’agricoltura industriale che altrimenti sarebbe al collasso. Paghiamo il fatto che vengano buttate via 4 mila tonnellate al giorno di cibo commestibile nella sola Italia: perché alimenti di più bassa qualità hanno una durata più breve, perché il sistema di distribuzione da questo punto di vista non è efficiente. Inoltre produciamo tonnellate di rifiuti con gli imballaggi: altri costi per la società, per noi. Mangiando un hamburger di bassa qualità a un euro crediamo di aver risparmiato, ma non è così. Il resto lo paghiamo con le tasse, e se quella dieta ci fa male lo pagheremo anche in medicine: il conto alla fine è salato, molto salato. Uscire dal sistema significa cercare canali di distribuzione alternativi, che non generino tutto questo spreco e questi costi collettivi. È un vantaggio diretto anche sul prezzo: in ogni città ci sono mercati in cui si può comprare direttamente dai contadini a prezzi vantaggiosi, e con una qualità migliore. Sarebbe poi sufficiente rispettare la stagionalità dei prodotti. In stagione frutta e verdura costano meno. Sfido chiunque a dire che, per esempio, i cavoli sono cari. In un mercato della mia città, dove ancora ci sono i contadini, li ho trovati a 0,60 euro al chilo. Magari sono stato fortunato, ma chi cerca trova. Sono freschi, sono nutrienti e soprattutto a saperli cucinare c’è da sbizzarrirsi. Su un mio libro di cucine regionali ci sono trenta ricette con i cavoli, e in molti casi calcolando il prezzo a porzione si arriva a cifre irrisorie. Per frutta e verdura, poi, si può anche evitare la fatica di andare al mercato: ci sono i Gas, i gruppi di acquisto solidale sempre più diffusi in tutta Italia, e anche cooperative di produttori che consegnano la merce direttamente a casa. Per restare nel mio Piemonte, la cooperativa “Agrifrutta da te” consegna ogni settimana per 10 euro una cassetta tra 6 e 7 kg di frutta e verdura di stagione coltivata localmente secondo i criteri dell’agricoltura integrata. Consegna a domicilio anche a Torino, ed è stato calcolato che la stessa identica spesa acquistata al mercatino rionale costa circa un euro in più, e dal fruttivendolo anche 3 euro in più al chilo.

    Ma non si tratta solo di saper fare la spesa: con le buone pratiche domestiche e gastronomiche si potrebbe risparmiare. Ad esempio non c’è educazione sui tagli animali. La perdita di artigianalità nella macellazione, ormai ridotta a una catena di smontaggio in grande scala a colpi di seghe e seghetti, fa sì che una consistente parte della carne consumabile vada perduta. I tagli meno nobili non sono più richiesti perché si è persa la capacità e la voglia di cucinarli: il consumatore è malato di filetto. La Granda, un’associazione cuneese che opera da anni nell’allevamento sostenibile di bovini di razza piemontese, ha per esempio deciso di vendere tutto, ma proprio tutto, dei loro animali: per far sì che gli allevatori possano guadagnare il massimo, ma tutto ciò si traduce anche in un risparmio per noi. Mi dicono che buttano via soltanto le corna e gli zoccoli degli animali, impiegano anche il quarto anteriore (i muscoli del collo, della pancia, della spalla, dello sterno e il costato) e il cosiddetto “quinto quarto”, ovvero testa, coda, organi interni addominali e toracici, sangue e zampe. Ne sono nati dei prodotti come un hamburger (1,15 euro l’uno), la galantina, un’anti-carne in scatola (fatta con guancia, zampe lingua e coda), delle monoporzioni di brodo, dei ragù e dei paté. Un quinto dei loro prodotti sono piatti pronti, tutti senza conservanti e con una materia prima di qualità eccellente, molto gustosa e, secondo una tesi di laurea in medicina dell’Università di Torino, anche dai valori nutrizionali migliori di una normale carne di bovino. Se la carne migliore della Granda, un taglio pregiato di bovino femmina, costa effettivamente – e giustamente per com’è allevata – più di 20 euro al chilo, cioè di più della sua analoga prodotta con metodi poco sostenibili, per un taglio di polpa di bovino maschio, comprato direttamente dagli allevatori, macellato in modo che non si sprechi nulla, avendo un prodotto di qualità decisamente superiore e che si conserva più a lungo, si può arrivare intorno ai 10 euro. Sarà sufficiente saperlo cucinare, magari in umido o con una cottura lenta, per ovviare al fatto che la carne del maschio è meno tenera di quella della femmina. Se assumiamo che una porzione normale di carne sia di 80-100 grammi (in Italia si consumano mediamente 5 etti di carne alla settimana), il prezzo di quella porzione andrà dunque da uno a due euro a seconda della qualità che scegliamo. E stiamo parlando di bovini allevati con i guanti.

    Lo stesso tipo di mancanza di educazione gastronomica si sente per i pesci: pensiamo a quelle specie che sono pescate e ributtate in mare perché non hanno mercato. Tutti vogliono l’orata e il branzino perché non hanno idea di dove iniziare a cucinare le altre specie, per esempio il pesce azzurro: buono, gustoso, salutare, ma leggermente più difficile da preparare. E il pesce azzurro costa veramente poco. Un’altra cosa di cui non siamo più capaci è la conservazione dei cibi: ricordo che in estate dalle mie parti, nei cortili, era tutto un ribollire di grandi pentoloni, in cui si preparavano le conserve. I pomodori erano colti in stagione, al meglio della loro maturazione, e i profumi che si sprigionavano, e che venivano chiusi nei barattoli per poi essere consumati d’inverno erano strepitosi. Oggi d’inverno vogliamo i pomodorini che arrivano da chissà dove, sono cari e poveri di gusto. Costerà tanto di più un vasetto di passata fatto in casa? Tutte queste buone pratiche, queste accortezze e questo bagaglio di creatività popolare, sono state quasi abbandonate, ma si potrebbero tradurre in risparmio, in soldi veri. Se non siamo più disposti a cucinare, a cercare i prodotti buoni e vicini, coltivati appena fuori città e di stagione, che ci possono realmente costare meno, non possiamo poi lamentarci del fatto che il cibo è caro. E se proprio vogliamo concederci un pasto fuori, anche qui la tradizione italiana è molto generosa. Un panino con la milza a Palermo, un panino con il lampredotto a Firenze, un cartoccio di pescetti fritti a Genova si aggirano tutti sui due euro. Per poco di più si può mangiare una buona pizza a Napoli o un buon piatto di pasta nelle tante trattorie low cost che ci sono ancora nelle nostre città e nei nostri paesi.

    Non è vero che mangiare bene costa caro: non sappiamo più come si fa. In sprezzo a una tradizione gastronomica, quella regionale italiana, che ha creato dei capolavori di ricette partendo dal poco che si aveva a disposizione in casa, e cioè da un unico grande assunto: la fame.

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  22. jolanda catalano

    Luminamenti, da mamma e casalinga e pure di paese, permettimi di non essere del tutto d’accordo con te. Fare la spesa, per molte persone è diventata una vera fatica, i prezzi non sono mai in equilibrio con le entrate, e bisogna stare molto attenti. Inoltre, parlo del luogo in cui vivo, se vuoi comprare prodotti locali, a volte costano molto di più di quelli distribuiti nei super mercati proprio con la giustificazione di essere più genuini. Forse la situazione varia da regione a regione, ma non credo che tutti gli italiani preferiscano il filetto.
    Prodotti di stagione, certo, ma mi spieghi perchè adesso che è il periodo giusto, un Kg di ciliege, per es. inizia a costare almeno 10 euro e poi via via scende ma non molto e così dicasi per altri prodotti compresa la verdura ?

    e ci sarebbe ancora molto da dire ma tanto, a che serve?

    un saluto

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  23. luminamenti

    @Jolanda Catalano

    Non sono in disaccordo con te, quello che dici è vero. Il discorso di Petrini impone una riconsiderazione del Tempo, perché quello che lui dice è fattibile – certo con difficoltà più e meno variabile da posto a posto – a condizione che si abbia il tempo di guardarsi intorno. Si tratta quindi non di ripensare il cibo ma il modo di vivere. Siamo in una realtà di connessioni sistemiche. Si tratta quindi di un discorso per ripensare il tempo della vita. Beh se da te vendono le ciliege a 10 euro al kg sei messa male. Io le ho comprato ieri a 3 euro al kg. C’è da dire che ancora è presto per le ciliege. Cmq è vero che c’è molta speculazione.
    Il biologico- che come lo stesso Petrini ha recentemente ammesso- è sempre meno biologico per le pressioni delle multinazionali e le nuove norme- è ancora molto caro.
    La Sicilia che è il maggiore produttore di biologico non brilla certo per prezzi ribassati. Bisognerebbe riconvertire tutta l’agricoltura italiana al biologico, rendere i parametri di definizione del biologico più severi.

    Non sono d’accordo che non serve parlare, la rassegnazione non mi piace quanto l’ottimismo illusionistico sfrenato delle mode vegane. C’è da dire che quando ci si è intossicati per anni con cibi industriali, conservati, addizionati, superlavorati, fuori stagione, di serra, è più che evidente che un passaggio al veganesimo o al vegetarianesimo produce un po’ di aria che si respira nel corpo, ma poi le cose cambiano e si fanno più complesse – sopratutto per i vegani, ancora peggio per i patiti del crudismo. Per chi vive in altre dimensioni del corpo il discorso che faccio è ovviamente non valido. Ma si tratta ovviamente di pochi individui davvero! anche se io mi auguro che aumentino.
    L’Italia è ricchissima di produzioni locali e bisognerebbe rivalutare le tradizioni alimentari, limitare il consumo di cibi di contesti culturali e territoriali lontanissimi da noi – che non significa ignorare una certa utilità – faccio solo un esempio – della soia, che in piccole quantità, due massimo tre volte alla settimana, può dare un ottimo contributo alla salute – purché ci si ricordi che gli studi epidemiologici sui vantaggi della soia riguardano il consumo della soia sic et simpliciter ( sotto forma di edemame o fagiolo di soia, visto che tutte le trasformazioni della soia, molte di queste sono consumate solo dagli occidentali modaioli che finiscono per consumare un prodotto supertrasformato definito soia biologica ma che non esiste in natura, non cresce sugli alberi, mentre in eccesso la soia può causare una serie considerevole di problemi anti-nutrizionali, tiroidei, e dimentichiamo invece presi dalle mode dell’esotico, la ricchezza dei nostri legumi nostrani. Penso che sia utile parlare per spostare l’attenzione. Mangiare poco e di tutto perchè l’uomo è in una dinamica evolutiva, preferire il cibo locale di dove si vive, aggiungere qualcosina da altre tradizione lontane lì dove è possibile, mostrare favorevolmente un rapporto beneficio/rischio (perché ogni cibo ha i suoi pro e i suoi contro)accettabile, evitare di fidarsi troppo della montagna di informazione buona e cattiva che circola di cui è in gran parte responsabile il modello medico-scientifico occidentale, considerare – come ha fatto Report – il modo selvaggio, pericoloso, immorale di produrre cibo (vedi questione degli allevamenti animali, vedi il disastro agricolo di un certo modo di usare e depauperare il suolo – sempre più povero – e produrre derrate alimentari vegetali ormai prive di tutta la loro ricchezza – dicasi lo stesso per gran parte dell’agricoltura biologica, i cui vantaggi sono molto limitati anche se, come ho detto prima andrebbero incoraggiati e ampliati). L’Istituto Michael Colgan è uno dei pochissimi centri di ricerca sofisticata ( ce ne sono non più 4-5 in tutto il mondo) dove da anni si studiano le necessità nutrizionali e dove ci si è accorti dell’impoverimento globale dei fattori nutrienti presenti nella gran parte del cibo che oggi si produce sulla Terra.

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  24. pamela

    Cara Jolanda, essere vegan non è una credenza o una religione, è semplicemente la scelta di non causare sofferenza agli altri esseri senzienti, è amore e rispetto per tutti gli animali. Come potrei convertire qualcuno che già non abbia in sé il seme della compassione? Non si tratterebbe di conversione, ma di testimonianza e invito alla riflessione. Non è una conversione che cerco, sto solo cercando di salvare animali. Se stasera o domani qualcuno guarderà il suo piatto e si renderà conto di chi sta mangiando e deciderà di non farlo il giorno dopo, non sarà una vittoria per me, ma per gli animali.

    La scelta non è tra una pietanza ed un’altra, ma tra uccidere e non uccidere. So bene che ci sono persone che non vedono la differenza tra un ravanello e un vitello, ma so che molti uomini sensibili, di ogni ceto e livello culturale, messi di fronte alla possibilità di risparmiare la vita agli animali, scelgono di farlo.

    Tu parli di lusso o moda ma, credimi, sarebbe più facile per me adeguarmi alla maggioranza, oppure essere vegan senza arrecare disturbo agli altri, senza dichiararlo, ma non posso starmene tranquilla a casa mia a scrivere i miei racconti amorosi, mentre là fuori ci sono animali sofferenti e morenti a causa dei miei simili e, in un passato non tanto lontano, a causa mia.
    Ci sono sempre stati in tutte le epoche, vegetariani e vegan. Noi abbiamo notizie solo di persone famose, ma chissà quanti altri illustri sconosciuti, nel corso dei secoli e dei millenni, hanno adottato una dieta vegetale, senza, per questo sentirsi particolarmente alla moda.

    La gente che non ha da mangiare non può essere certo aiutata evitando di scegliere, anzi uno dei modi per aiutarli è proprio scegliere di non mangiare animali, che vengono nutriti con granaglie provenienti dal terzo mondo e quindi sottratte alle popolazioni locali.

    Non ho notizia di persone che siano passate dalla dieta vegan alla follia. O forse intendevi anoressia? Da quello che vedo, di persona o sul web, direi che in maggioranza sono buone forchette, con un’attenzione particolare alla qualità degli alimenti e un deplorevole debole per il cioccolato fondente in tutte le salse: mousse, gelati, torte e pasticcini, tutti rigorosamente vegan.

    Un saluto

    pamela

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  25. jolanda catalano

    Pamela, questo è il mio ultimo intervento su questo post.

    Tu parli di compassione ma non conosci la mia.

    Dici che non si può starsere tranquillamente in casa a scrivere racconti amorosi mentre fuori ci sono animali morenti a causa degli umani.

    Io ti dico soltanto che non posso starmene tranquilla a casa mia mentre da qualche parte, qualunque parte del mondo, un bambino viene violato o una donna stuprata o privata della propria libertà di persona, o mentre da qualche altra parte del mondo infuria la follia della guerra che uccide milioni e milioni di innocenti. E non posso starmene tranquilla, mai, quando un qualunque potere nel mondo tenta con la forza di sottomettere il suo popolo o quando bande di sguaiati delinquenti uccidono barbaramente Uomini che lottano per la pace e la giustizia.

    Potrei continuare l’elenco delle cose per cui non sto tranquilla ma mi sembra che basti quanto detto.

    Per questo, ogni giorno, ogni sera, ringrazio il buon Dio per il cibo che mi ha dato.

    serena notte
    jolanda

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  26. jolanda catalano

    Luminamenti,
    chiedo scusa, ma solo ora mi sono accorta del tuo commento.
    sarò breve per stanchezza.

    No, io non sono rassegnata. Il fatto è mal digerisco la realtà che ci circonda. E altrettanto non digerisco gli estremismi alimentari, mi sanno tanto di fanatismo e non di essenza.
    Credo che ciascuno di noi debba sapere ascoltare il proprio corpo, il proprio spirito e perchè no, il proprio portafoglio, per alimentarsi con equilibrio.

    Errata corrige:
    erano i fiori di zucca a 10 euro, le ciliege tra 4 e 5.

    un caro saluto, questa volta ho veramente concluso.
    jolanda

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  27. fernirosso

    non penso che essere onnivori sia il problema, lo è invece ogni squilibrio indotto per qualunque artificioso sistema di potere e gestione, non di risorse, ma delle menti.Oggi si vuole in ogni modo controllare le menti e da quelle indurre i consumi e provocare forme di disgregazione invece che economie davvero funzionanti. Il limite autoimposto a se stessi, per il proprio benessere, non per le mode, variabili,di qualunque tipo siano, da quelle che riguardano l’es-t-etica a tutti gli altri fenomeni che riguardano l’accumulo di capitali.Ma per farne cosa? Una vita davvero migliore? Se mi fermo a guardare i cosiddetti ricchi della terra, tutti quelli che mettono o si mettono sotto i riflettori dei media, ciò che vedo non è ricchezza ma una miseria ben maggiore di qualunque altra. Chiudo qui, la eco di troppe miserie appartiene a tutti, se non pro-muoviamo, ciascuno con scelte consapevoli e mirate il nostro comportamento individuale,senza dire ma io,da solo, cosa posso cambiare? La collettività è formata da singoli, dunque ogni singolo esegua delle scelte. Un saluto a tutti e…non sbranatemi!

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  28. lucy

    io, che sono moderatamente carnivora, amo tuttavia gli animali e non vivo ciò come una contraddizione. mi premono gli esseri umani da tutti i punti di vista e l’ambiente in cui gli uomini vivono, compresa la salvaguardia degli animali. ma trovo non abbastanza motivata la scelta vegetariana se non come una risposta individuale al proprio benessere psicofisico, non come una filosofia, un’etica per tutti. io c’ho anche provato ad astenermi dalla carne (nel senso alimentare, non paolino!): mi andava così, ma ne sono uscita stremata. perché sedermi a tavola deve essere una punizione, quando in realtà è il momento forse più importante
    della gionata di una famiglia?
    cristo ha scelto la convivialità per lasciarci il suo messaggio d’amore: non è un caso. e pur nella malinconia degli addii e nell’angoscia che egli stava vivendo, quell’ultima cena, ne sono sicura, vide agnelli e capretti e galline arrosti. praticamente io sarei stata a guardare e avrei spiluccato un po’ di pane e un po’ di vino. se ci fosse stata una fiorentina, però, l’avrei mangiata, restandomene in pace per un mese!

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  29. pamela

    Mi risulta che i vegan siano in stragrande maggioranza pacifisti e desiderosi di benessere per tutta l’umanità. Ognuno di loro fa quello che può, occuparsi degli animali non esclude l’impegno sociale. Ma forse qualcuno pretende che ci si disinteressi degli animali, che si smetta di fare volontariato nei canili e gattili, ad esempio, che si lascino morire di fame i nostri animali d’affezione (animali che non hanno chiesto di nascere, ma sono stati fatti nascere appositamente per essere venduti nei negozi e successivamente abbandonati dai proprietari), perché c’è tanta gente al mondo che non ha da mangiare.
    Gli animali vengono massacrati al ritmo di 170 miliardi l’anno e per tutti questi ci sono semplici cose da fare, che possono fare tutti, ad esempio smettere di mangiarli. Non è altrettanto semplice fermare le guerre e la violenza dell’uomo sull’uomo, spesso il cittadino si sente impotente. Nel mio piccolo faccio quello che posso, quando capisco qual’è un’azione efficace. Per Gaza, ad esempio, ho diffuso link, invitando al boicottaggio delle merci israeliane, tra persone sgomente di tanta violenza, inorridite dai massacri, ma che, non conoscendo siti informativi, non sapevano cosa si potesse fare.
    Non so quali siano i desideri di Dio rispetto al mio cibo, non ho il filo diretto. Spero solo che un’eventuale divinità non sia crudele verso gli animali e consigli all’uomo i frutti della terra. Non mi interesso di religioni, ma mi sembra che i primi cristiani fossero vegetariani e che ci siano passi delle Scritture che invitano al vegetarianesimo.
    Non credo di essere fanatica se rifiuto il cibo che mi ripugna, che non è il mio cibo naturale, ma un essere con occhi e bocca, che respira e sarebbe felice di vivere, che ha sentimenti e prova dolore. Forse il fanatismo è altrove.

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