Dove sorge e dove tramonta il sole

milosz

di Carmine Vitale

D’improvviso non si vedono più le nuvole. Sembra che l’orizzonte nasconda un altro cielo, al di là del confine del mare. Seduto sulla riva ascolto questo grande rumore del mondo e penso alle parole del libro che stringo nelle mani. Ci sono dei libri che ti vengono a cercare, si spostano dalle mensole di uno scaffale impolverato fanno capolino fin dentro di noi implorano formano anse rifugi aprono frontiere danno profondità alla luce. Questo libro è uno di quei libri. Il titolo è semplice impercettibile: Poesie.

Quelle che formano il corpus di questa raccolta di Czeslaw Milosz sono indiscutibilmente tra le più alte del novecento come afferma Iosif Brodskij nella presentazione scritta in occasione della consegna del Neustatdt Prize for Literature nel lontano 1978.

Poi venne il Nobel e la poesia di Milosz oltrepassò confini e disincanti . “Ho sempre aspirato a una forma più ampia libera dalle pretese sia della prosa che della poesia e che ci lasciasse comprenderci a vicenda senza esporre né l’autore né il lettore a sublimi sofferenze. Nell’essenza stessa della poesia c’è qualcosa d’indecente: si tira fuori una cosa che neanche sapevamo di aver dentro, e allora strabuzziamo gli occhi, come se fosse saltata fuori una tigre e si fosse fermata al sole, sferzando la coda.”

Attraversare la poesia di Milosz è un po’ come guardare attraverso un’epoca non solo nello spazio temporale così come scrivere deve infrangere cancelli porte balaustre finestre scale. Si stagliano figure familiari, luoghi contadini, paesaggi, emozioni, scoperte. E “quando fa male torniamo su certi fiumi” .Un “tornare” per darsi conto, per quanto possibile, del proprio essere, tentando di acciuffarne il senso nel suo trascorrere. Ciò avviene perché “la poesia è una parola che corre per l’universo gridando il suo no al nulla e al nonsenso.”

La presenza del “noi” visionaria profetica quasi come un ricordo vivo emerge nella sua molteplicità fin dalle liriche giovanili dove “arretra il sole avvelenato e l’alba della condanna esce dai mari” fino ad incontrare chi viene da “brughiere dove deponendo il guerriero nella tomba gli spezzavano le ossa/ perché non apparisse ai vivi” in un percorso che attraversa la vita come una ferita,un viottolo in un prato verde.

C’è il servire una lingua fedele strappata “ogni notte ti mettevo davanti le scodelline dei colori perché tu avessi /e la betulla e la cavalletta e il ciuffolotto /conservati nella mia memoria”,il dubbio del momento “in cui mi sembra di aver sciupato la vita” perché “ il cuore non muore quando sembra che dovrebbe”.

Non si può entrare due volte nello stesso lago né spezzare una netta striscia di sole ma la vita riserva alla fine comunque un dono che ti fa vedere mare azzurro e vele fino alle sponde e oltre la terra e il sole nella sua struggente bellezza.

È un libro che vibra forte che fa cadere lacrime sospirare sentire la vastità cosmica delle visioni e al contempo riesce a nascondere verità e speranza. Ciò di cui parlo non è, d’accordo, solo poesia. È arte allo stato puro, è una montagna incantata, la stella Assenzio, ars poetica, caffè, spirito delle leggi, scadenze, ritorni, salvezza.

È la parola di un poeta che parla verso la fine, magicamente “Ricomincio continuamente da capo/perché ciò che dispongo in racconto si rivela una finzione/comprensibile per gli altri/non per me, e il desiderio di verità mi rende disonesto. Allora penso ai precetti dello stile alto/e alle persone che non sono mai state necessarie./Come pure al fatto che da una vita intera mi inganna la speranza.”

Una poesia meravigliosa.

Una poesia altissima.

Una poesia da leggere.

Czeslaw Milosz, Poesie, Adelphi, Milano 1983, Traduzione di Pietro Marchesani

Czeslaw Milosz è nato in Lituania a Szetejnie, il 30 giugno 1911. Nel 1980 gli viene conferito il Premio Nobel per la letteratura con la motivazione: “A chi con voce lungimirante e senza compromessi ha esposto la condizione dell’uomo in un mondo di duri conflitti.” Nello stesso anno, gli operai di Solidarnosc trascrivono brani di una sua poesia ai piedi di un monumento dedicato ai lavoratori uccisi dalla polizia di partito durante gli scioperi di contestazione. Ha insegnato letteratura polacca a Berkeley [California]. E’ morto il 14 agosto 2004 a Cracovia. È uno dei più grandi poeti di tutti i tempi.

9 pensieri su “Dove sorge e dove tramonta il sole

  1. Lucifero

    “la poesia è una parola che corre per l’universo gridando il suo no al nulla e al nonsenso.”

    ho letto con vero piacere il testo del sig. Vitale e mi sono rimesso in pace con la poesia.

    grazie.

    Lucifero

    Rispondi
  2. carmine vitale

    felice che Lucifero abbia letto con piacere questo brano e a Natalia va il mio grazie come sempre per la sua attenta lettura segno di grande profondità poetica
    c.

    Rispondi
  3. carla

    -E “quando fa male torniamo su certi fiumi” .Un “tornare” per darsi conto, per quanto possibile, del proprio essere, tentando di acciuffarne il senso nel suo trascorrere.-

    un ritorno per non dimenticare, un ritorno alla memoria, dunque…

    noi siamo la memoria che ci portiamo dentro.
    Veramente una lettura alta,
    grazie 🙂

    Rispondi
  4. carmine vitale

    si, carla una poesia che alta si leva come fascio di luce ed illumina il noi come memoria che dentro nasce serba cresce rimane. o almeno dovrebbe insegnare e guarire
    grazie per la lettura ed il passaggio
    la poesia di questo grandioso poeta lo merita
    perche dà vita e non dimentica mai
    c.

    Rispondi
  5. ColpaMetafisica

    ” […]l’uomo sta sospeso nei suoi sogni su qualcosa di spietato, avido, insaziabile e, per così dire, sul dorso di una tigre. In una tale costellazione, da quale parte del mondo sorgerà mai l’impulso verso la verità?”

    F. Nietzsche, Su verità e menzogna in senso extramorale

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *