Lo sguardo sul cinema di Marco Dinoi

di Valter Binaghi

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Filosofia dal cinema: non si può definire altrimenti l’opera di questo giovane studioso precocemente scomparso (1972-2008), che indaga non tanto la tecnica o l’estetica del mezzo, ma il cinema come paradigma della relazione tra soggetto, mondo e storia, capace di dare forma alla nostra percezione e “sceneggiare” le nostre vite. Dal “sembra vero!”, con cui si commentò la prima proiezione dei Fratelli Lumière al “sembra un film!” con cui molti videro nel crollo delle Twin Towers nel 2001 la replica di uno di quei film catastrofici che anticipavano l’attentato terroristico alla metropoli, c’è tutta l’evoluzione di uno sguardo che non ha più l’esperienza come criterio di riferimento, ma l’immagine in quanto tale.
Il libro analizza, in un confronto costante col cinema più “speculativo” (da Wenders a Pasolini, da Lynch a Herzog) gli snodi principali di una “gnoseologia” del cinema. Per esempio quando contrappone lo sguardo-ripresa che approccia l’evento ammettendo il proprio carattere prospettico, all’ “allestimento pornografico” che i media di regime ne fanno, la “rappresentazione totale” che non tollera integrazioni, cioè il trionfo della sintassi del potere (gli “spettatori” dell’11 settembre hanno l’impressione di aver “già visto tutto”, e la conclusione appare inevitabile: “siamo attaccati”). Oppure quando mostra come la continuità della narrazione filmica può ospitare innesti diacronici, che restituiscono storicità al reale ed elaborazione attiva allo spettatore.
Un libro sul cinema, ma soprattutto sul soggetto che a partire dai media evolve o declina nella propria consapevolezza percettiva: la posta in gioco è il senso del reale. Un libro ricco, problematico, forse indispensabile.

Lo sguardo e l’evento di Marco Dinoi, Le Lettere 2008

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