PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 113

Lo avevano sempre accusato di essere ambiguo e reticente, gabellando la sua sottigliezza discreta per vigliaccheria sofistica. Nessuna delle sue anfibologie, delle sue permutazioni di lettere, avrebbe resistito all’attenzione sincera di un secondo sguardo, appena appena più lungo. Ma era appunto quello che non intendevano concedergli.

Così, proprio il giorno della consegna del suo ultimo lavoro, sbuffando e stringendosi nelle spalle, lo riprese: e qui corresse, là interpolò, altrove spostò. Poca roba, intendiamoci; lo stretto necessario. La cosa non richiese che pochi minuti, al termine dei quali cancellò dalla prima pagina il solito titolo anodino per sostituirlo con quello, ben più perentorio, di SCRIPTIO PLENA.
(La “scriptio plena” è scrittura di posterità, addirittura di ultimi giorni; rallenta fino quasi a fermarla la giostra delle lettere e mette in moto l’ormai inutile danza delle recriminazioni, delle responsabilità. Magari fosse, ma purtroppo difficilmente sarà, quella sempre utile dei pentimenti.)

8 pensieri su “PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 113

  1. robertorossitesta

    Cara Carla,
    ma no, si tratta di un abito: né scomodo quando si fa l’abitudine ad indossarlo, né brutto a vedersi.
    Inoltre la sua confezione è un po’ più costosa della media, ma nel complesso gode di sconti d’imposta (una volta si diceva “si paga meno dazio”).
    Ciò non toglie che ogni tanto si vada a rovistare in boutique o nel proprio armadio per trovare qualcosa di più adatto… alla stagione 🙂
    Un caro saluto,
    Roberto

    Rispondi
  2. MarioB.

    La mia ignorantia è tanta e tale,
    ch’i’ scambiai l’anfibologia con l’anfibiologia,
    per cui supposi trovarmi in un parlar di rane,
    invece e poi trovaimi in una scriptio plena,
    ove un si perde s’esso non s’allena
    🙂

    Rispondi
  3. robertorossitesta

    Caro MarioB.,
    tranquillo, niente di grave, poi passa. Come il caldo: oggi avevamo 35°, poi è bastato un acquazzone e già stiamo a 34°.
    E a 34° già si ragiona, sto pronto per “Feisbuuc” persino io 🙂
    Ciao,
    Roberto
    P.S.: Brutta cosa l’ignoranza, ma peggio ancora l’erudizione sterile.
    Riciao,
    R.

    Rispondi
  4. robertorossitesta

    Cari amici, un grazie e un caro saluto a tutti.
    In particolare:
    A Carla#6
    La notte è certamente la parte del giorno di massimo rigore… o di massimo ardore. A seconda di ciò che/di chi ci fluisce nel sangue.
    A Roberto Plevano
    Sono d’accordo con te. Ma il protagonista di ques’apologo, ormai arcistufo, ha deciso di dare un taglio alla poesia e al mondo in un colpo solo (partendo dal principio, tutto da verificare, che se la poesia può creare un mondo lo può anche distruggere). Niente a che fare col sottoscritto, naturalmente.
    Ancora ciao,
    Roberto

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *