
ADIEU I
To myself
This is, so be it, the last note
that I shall,
will,
can
play
in the last life that I live,
on the last keys of my body.
An instrument hard as a safe
from which I have squandered the craziest pennies,
from which I have pulverised the most expensive spider webs.
The dust has stuck to my bones.
It will be buried with me.
The worms will not eat it,
the poison is only intended for me.
I can, I could know
that each beautiful song decorates itself with a conclusion,
as each conclusion decorates itself with a prayer after eating,
and that this end, now or never,
must be called beginning.
Adieu I
A me stesso
Questa è, così sia, l’ultima nota
che vorrei,
voglio,
posso
suonare
nell’ultima vita che vivo,
sugli ultimi tasti del mio corpo.
Uno strumento, duro come una cassaforte,
di cui ho sprecato gli ultimi centesimi,
di cui ho polverizzato le più costose ragnatele.
La polvere si è appiccicata sulle mie ossa.
Sarà sepolta con me.
I vermi non la mangeranno,
il veleno è stato pensato solo per me.
Posso, potrei sapere
che ogni bellissima canzone s’adorna di una conclusione
così come ogni conclusione s’adorna con una preghiera dopo pranzo,
e che questa fine, ora o mai,
dev ’essere chiamata inizio.
(Traduzione di Stefanie Golisch)

Grazie, Stefanie, per proporci voci poetiche che vengono dal mondo. Poeti a volte sconosciuti, a volte noti solo di nome, ma sempre frutto di scelte originali.
Peccato che queste tue iniziative non si arricchiscano di molti commenti.
Questa “A me stesso” è un’analisi lucida e senza sconti di una vita che non sfocia in disperazione, ma fa balenare una piccolissima e preziosa speranza e si conclude con un estremo e orgoglioso sussulto di vita, quasi a dire, come la Zsymborska: La morte è sempre in ritardo di quell’attimo.
Un caro saluto
m.