Il 57% degli europei non è andato a votare, manifestando in modo inequivocabile che i popoli europei non apprezzano questa Europa, non si riconoscono in essa, e non considerano importanti le sue istituzioni.
Lo sapevamo già, ma indubbiamente questi dati ci danno una conferma eclatante del netto rifiuto popolare di questa Europa.
Un ceto politico responsabile non si occuperebbe di altro.
Noi invece discutiamo del “trionfo” di Di Pietro e dello 0,5 in più dell’UDC.
Questioni di capitale importanza, come è evidente.
La cosa non è diversa nella Spagna di Zapatero o nell’Inghilterra di Gordon Brown.
L’Europa, come idea, come progetto, come sogno, declina, si affloscia, e si eclissa insieme alle classi dirigenti che produce.
Massimo Cerofolini ha avviato su Radio Uno un ciclo di interviste sull’identità europea.
La prima la ha fatta a me.
Potete ascoltarla qui

“Il 57% degli europei non è andato a votare, manifestando in modo inequivocabile che i popoli europei non apprezzano questa Europa, non si riconoscono in essa, e non considerano importanti le sue istituzioni”.
Si desume quindi che i popoli nazionali europei non apprezzino questa idea di Europa. Mi lascia perplesso. E non poco.
Qual è il legame fra cittadini europei che si sentono europei e la rappresentatività in Europa? Qual è, se c’è, lo scollamento fra cittadino e istituzioni europee?
Siamo sicuri che sia soltanto una disaffezione a questa idea di Europa o il contributo delle politiche nazionali (alias politici nazionali), sempre più autartiche economicamente parlando (anche se l’apparenza è l’esatto contrario), è nevralgico nell’allontanare la dimensione sovranazionale da quella nazionale?
Solo un problema di sostanza europea, banalizzando, o la comunicazione di ciò che l’Europa è ha le sue responsabilità?
Un’anziana di un paese non va a votare perché non le piace questa Europa o perché molto probabilmente non ci sta ancora capendo nulla?
quoto Sulromanzo.
l’anziana di un paese va perché non ci ha capito nulla.
il problema é che non solo la vecchina , ma anche molti meno anziani non si sentono rappresentati.
vivo in Spagna. e ci sono gli stessi problemi dell’Italia
ciaooooooo
la cooperazione non si è di fatto praticata.Aperte le frontiere non si sono spalancate le menti:tutto si produce in funzione di territorialismi e nazionalsmi spinti da ideologie fruttificate dall’albero del capitale, intento a riprodurre se stesso come un solo corpo,anche all’interno di un terrorismo praticato e studiato psicologicamente da addetti ai lavori,passandolo per fatto che accade per mano d’altri.L’umanità alla radice di ogni popolo è viva, forse, nei giovani che non parlano di Europa ma la vivono,anche se cadono in un consumismo nutrito e prodotto dagli adulti.Gli altri,politici in primis, non hanno lavorato davvero in funzione di libertà e condivisione, se non condivisione dei beni di consumo, attraverso una colonizzazione dei popoli che rendesse loro semplice legiferare anche senza giustizia,senza profonda visione delle relazioni.ferni
Carissimi, grazie delle vostre riflessioni.
A me sembra che tuttora manchi un’idea di Europa.
Federico Chabod ci ha insegnato che l’Europa non sussiste in natura e che lungo i secoli ha assunto dimensioni del tutto diversificate.
Per Erodoto, ad esempio, l’Europa finiva a Occidente sul mare Adriatico, mentre secondo Croce la Germania era mezza dentro e mezza fuori…
Oggi siamo chiamati a formulare innanzitutto un’idea, e cioè un progetto di Europa.
E questo implica un grande lavoro culturale e creativo.
Si tratta di rileggere la storia del continente in vista di una sua unificazione spirituale.
Per costruire un’identità, un demos europei.
L’assenza di un lavoro ideativo in questa direzione rende l’attuale aggregazione economico-burocratica estranea alla coscienza delle popolazioni europee, che appunto ignorano ciò che sta avvenendo, e quindi se ne disinteressano.
Presto però io credo che le cose cambieranno.
Forse per necessità…
Marco Guzzi
Credo che non basti parlare di Eur-(h)ope nei secoli,penso che, ora, in questa continua migrazione dei popoli, non solo dall’africa o da oriente, ma da tutti i paesi della terra, in un nomadismo che dovrebbe essere sostanza per un miglior modo di produrre e utilizzare tradizioni e ricchezze cognitive (non è detto che solo la nostra cultura sia il top, il vertice della conoscenza)la mancanza di territorialismo, nazionalismo ed etichettature gioverebbe ad una miglior amalgama dei popoli. Bisognerebbe, amio avviso aprire le gabbie della mente, molto di più di quanto non lo concede una settorialee circo-scritta apertura come quella di una Europa unita…ma contro chi o schierata difronte e achi o sotto o sopra chi? L’uomo è il pianeta da navigare e rovesciare in rotte di navigazione che ancora non sono state praticate pur essendoci bibliografie ricchissime al proposito.f
Pensavo sbagliando che con Obama alla presidenza degli Stati Uniti l’Ue si sarebbe data una calmata.
Previsione molto sbagliata la mia, che è però stata fatta da tanti altri.
L’Ue si è allineata soprattutto con la destra, con quella peggiore, quella xenofoba razzista e nazifascista.
Temo che nell’Ue non ci sia ancora un livello di civiltà sufficiente a far convivere retaggi culturali religiosi e politici diversi, da qui il fallimento dell’unità.
Si è tutti divisi, e ciò che è peggio in fazioni e clan e partiti. Ogni regione ha le sue mille diramazioni, piccole ma letali per la civiltà.
La crisi che ha poi investito il mondo intero ha fatto il resto, o meglio è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Per capire cos’è l’Europa e cosa vogliono farla diventare, dovremmo finalmente (tutti) leggere quel mostro che è il trattato di Lisbona. Da lì partirà “l’Europa” e nessuno lo conosce, nessuno ne ha parlato, pochissimo l’hanno letto.
Blackjack
Fino a quando non unificheranno le prese di corrente sarò un euroscettico radicale.
E anche fino a quando non diranno chiaramente che l’Unione Europea è un mostro finanziario, senza altro fine che il controllo dei flussi di capitale.
E soprattutto non mi raccontate palle sul “sogno” europeo, c’è n’è già stato d’avanzo con la tragedia carolingia di cui l’UE attuale è nefasta conseguenza.
Aaaaarrrrgggghhh……..
Carissimi, che lo vogliamo o no, che ne siamo consapevoli o meno, la nostra cultura europea possiede radici molto antiche, alle quali continua ad attingere.
Alcuni cardini ideali continuano a reggere le nostre società: l’idea di libertà individuale, di universalità dei diritti e delle conoscenze, l’idea di una unità sostanziale del genere umano, di una giustizia sociale tendenzialmente egalitaria, etc.. Idee che hanno di fatto penetrato e trasformato il mondo, tanto che Valery poteva ancora dire, senza ombra di presunzione o di volontà imperialistica: “Tutto è venuto all’Europa e tutto ne è venuto. O quasi tutto”.
Oggi gli europei sono depressi, si sentono in colpa, e quindi non riconoscono la propria responsabilità nella storia.
Dovremmo passare dal pentimento alla rinascita purificata: fare cioè ammenda di tutto il male che abbiamo compuito nei secoli delle diverse colonizzazioni, ma al contempo riprendere in mano le antiche speranze che ci hanno animato, e che attendono di riprendere slancio per il bene di tutti.
Negli ultimi decenni mi sembra che quasi soltanto i papi abbiano ricordato all’Europa la sua più profonda identità. Ultimamente Bendetto XVI, parlando della coniugazione tra cristianesimo e grecità, ha detto: “questo incontro, al quale si aggiunge successivamente ancora il patrimonio di Roma, ha creato l’Europa e rimane il fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa”.
Voleva forse ribadire che l’Europa è quello spazio filosofico, prima che geografico, in cui Atene, Roma, e Gerusalemme si unificano per unificare il mondo?
Voleva definire i confini filosofico-spirituali dell’Europa, pochi mesi prima di andare a Istanbul?
Comunque sia, questo mi sembra il terreno da dissodare e da riseminare.
Grazie e auguri per tutto. Marco Guzzi