di Domenico Lombardini
(certo che si potrebbe fare
lì all’entrata un bell’archetto.
l’intonaco fresco è un
bel vedere, e anche questo
odore di calce fa
pensare al nuovo. mi
accanisco sulle asperità
levigando furiosamente
con carta vetrata la parete.
la polvere caduta la accumulo
ordinata assieme al resto).
sopra la pietà ho costruito la mia casa,
questa pietra presto friabile, fatta
poltiglia colloidale dalla volubilità
degli eventi. vagotonìa
della storia, si direbbe. o sinusalità
delle fortune. o virata capricciosa
dell’entropia del sistema, a manca,
a destra, da mane a sera, di decennio
in decennio, in secula seculorum, sui poveri dirocca. gli edifici
si trattengono in piedi grazie a un’inspirazione
trattenuta, come mantici, tutto stante in apparente docilità,
si attende la caduta,
l’eco roboante. la cecità,
il cupio dissolvi sono una
scelta coerente. ci si immerge
nell’oblio vivi, la testa nella pece bollente. ho
le unghie consumate, le mani nude.
la parete vuole essere levigata, la casa curata, tutto
pretende una speciale attenzione, e non ho pace; le cose
consumano i viventi. ho imbrattato
tutto di sangue, l’èscara alle nocche
non mi duole come dovrebbe, l’analgesia
precede di poco la morte, un millesimo di secondo
per cui: sia grazie a Dio. correnti catarrine
si frangono, lasciano rivoli sbavanti, cascano
sui ruderi da cui provengono, non
miscibili, questo è certo, con il mare
di sperma che guizza con spasmi pelvici
e spasimi riproduttivi, di là, dal mare,
in aneliti di infinito, di innocente
rabbia.

Domenico è bravo, non a caso è stato premiato dai giurati!
http://farapoesia.blogspot.com/2009/06/poeti-vincitori-del-pubblica-con-noi.html
ad maiora!
Alex
rileggo con vero piacere la poesia di lombardini, così concreta e perciò alta. complimenti.
e finchè leggevo non potevo fare a meno di pensare a quell’economia che voleva, un tempo ( qui in veneto, ma credo anche altrove, dovunque c’è pietra o mattone e un uomo che sa metterne uno sull’altro) costruire la casa attorno a sé (altro che la banca di cui si fa pubblicità!)…Tutta intorno a te la casa fatta in economia si diceva, ed era alta quasi quanto le braccia alzate del manovale che la costruiva, di ritorno dal cantiere, una stanza alla volta o la domenica quando era in riposo.
Qui c’è addirittura un arco, quasi un trionfo:di abilità e di promesse da man-tenere in piedi perchè in quella casa ci va tutto l’arredo: mobili stoviglie e poi dietro una schiera di figli, di questo eran ricchi i proletari!Oggi, al contrario, chi ha più figli è in miseria nera, non bastano certo gli as-segni o le altre trovate. Qui siamo a crescita zero, se non fosse per tutti quelli che vengono dall’altro mondo, il terzo, ma anche il quarto o il quinto:da est, ovest, sud,sud-est…E poi non fa differenza perchè la strage arriva qui, come aquila che arriva dalla profondità, o dall’onda anomala:di immigrati o di mare? dipende dai punti di vista, anche se, pare siano oscurati quei punti, ciechi addirittura. Turisti? I tour si fanno ormai intorno ad una idea e qui, in questo testo, ne nascono molte, sono tutte in fermento. Davvero un bel testo,ferni
Bella! Complimenti anche da parte mia.