
Filastrocca del girasole.
di Nadia Agustoni
Di giorno seguo il sole
la notte so aspettare
mi inventa la pazienza
un mondo da guardare.
Giro la corolla
c’è il cielo da vedere
i prati, il campo
e le api serene:
stanno sulla terra
senza sogni
o hanno sogni muti
da ascoltare
ali trasparenti
dove la luce
è riposare.

Amo la poesia di Nadia,
Il girasole mi mette il cuore nella festa.
L’esperanza del giorno, vedere la pianeta fiore,
cuore di miele,
la notte è attesa: “la notte so aspettare”;
bella l’idea… La sagezza dell’attesa.
C’è una giraluna? Immaginare un fiore tornata verso la luna…
Sarebbe uan bella invenzione della natura, no?
Grazie per la luce dei versi.
Nadia Agustoni ha la lingua pura dell’infanzia.
Le api purtroppo stanno perdendo la serenità, se non anche altro.
Ma nominare poeticamente un mondo a rischio di scomparsa può contribuire a conservarlo:
questa è sempre stata la grande certezza, oggi “derubricata” a speranza, magari a sfida.
Grazie e un saluto,
Roberto
Vi ringrazio Veronique e Roberto.
Sì, osservo un mondo poco sereno, eppure a volte in certi luoghi pare intatto. O sono gli occhi, non so.
terra, tu sei per me piena di grazia – scriveva Sbarbaro, con quanta quanta consapevolezza della barbarie a lui contemporanea
ovviamente i miei complimenti, ciao, enrico
un mondo visto
o riflesso
dalla parte del gira sole:-)
infonde serenità.
Grazie Enrico e Carla, e un caro saluto.
quanti miti agresti ci vogliono a formare queste non semplici parole? il ronzio della pecchia, elianto paziente, un tempo gelosa. mi piace pensare al girasole come colui(colei) che sa aspettare. il tema della pazienza mi si para di fronte ogni giorno, ultimamente, come irrinunciabile. la tua poesia è un segno. grazie.
eppure a volte pare intatto e il non so esprimono tutto quello che si sente leggendo le tue parole
la tua poesia è sogno e realtà
incanto e serenità
memoria e futuro
bello
c.
A Lucy e a Carmine grazie.
Non direi “miti”, per me sono immagini (in questo caso) della campagna toscana, dove ho a lungo transitato e vivevo poi in zona Appennino. Diciamo che certi luoghi non sono ancora persi, ma lo saranno forse e forse in parte già sono cambiati.
Però ritornano così e io devo dire che osservare è una scuola, si vede quello che a volte appare solo per un attimo brevissimo. Scrivere di questo o di una fabbrica o di altro, ma alla base c’è questa attenzione, uno sguardo che per forza poi è il mio. Se arriva o meno poi non sta a me dire.
Un saluto
E SEGUE sempre il Sole, Nadia che sa. In attesa perché può – passi pazienti, chi è luce dentro. E nello spazio delle ciglia – chiude e dischiude mondi. Migliori.
Grazie a chi, come te, può dire “mi inventa” e può negare ogni “inventario/inventariato imposto”
Ti bacio l’anima
Un grande abbraccio Chiara.
Molto dolce, Nadia.
Brava!