Nulla è dovuto

piccione

di Johanna Combi

Vivi.

Gli uomini incuranti continuano freneticamente a camminare, spingesi, urlare, devono andare nei loro uffici, sedersi alla loro scrivania, davanti al loro PC, devono scrivere dati su dati, fare previsioni, salvare dalla crisi la loro azienda, devono correre da una parte all’altra, il sole picchia incessantemente sul cemento, e sulle teste dei barboni che seduti al fianco dei bidoni della spazzatura, trovano in loro un amico fidato.

Chiedono l’elemosina senza neanche più preoccuparsi di sorridere, di augurare buona giornata a delle persone che comunque vada, ne  passeranno una migliore della loro.

Guardano dritto davanti a sé, come se ormai non facessero più parte di questo mondo, disinteressati ogni tanto si guardano in giro, ormai hanno visto tante volte quegli uomini in camicia e cravatta sicuri di sé, sentendosi importanti, correre nel proprio ufficio, e che pochi anni dopo perdono il lavoro perché uno più giovane, più esperto, ha preso il loro posto.

Una casalinga è appena uscita dal parrucchiere, i vecchi capelli bianchi di nuovo biondi, e subito dentro nel negozio affianco muovendo i suoi passi ad una musica che sembra intonare nell’aria: correre,correre! Comprare,comprare,comprare! Fra un ora si deve essere a casa perché la babysitter sarà andata a prendere il piccolo Andrea e la cuoca avrà quasi finito di preparare il pranzo, oggi è lunedì! Alle 2 :00 c’è  Uomini e donne! Chi sceglierà Melissa: Luca o Paolo?

Lo spazzino passa con il suo furgone al fianco del barbone, ha sempre amato il suo lavoro, e lo fa bene. Certo, la paga non è molto alta, ma da qualche mese sta facendo il turno di notte come portinaio, così è più facile arrivare a fine mese.

Un ragazzino in moto  supera un autobus e quasi non si schianta contro, non ha paura di niente, tanto meno della morte, anzi fa più “figo” correre in motorino, subito, dall’angolo della strada, riceve un occhiata di ammirazione da parte di una ragazza più nuda che vestita, se ne accorge, le fa l’occhiolino, e riparte più veloce di prima, tutto ciò gli mette adrenalina, lo fa sentire forte, invincibile.

In cielo passa un aereo,chissà dove è diretto ? A nord? In Svezia? O piuttosto a est? In Bulgaria? O forse va a New York, Lima, o in Africa, Australia..? Non lo sapremo mai, ma è clemente, ci lascia il permesso di chiudere gli occhi e immaginare sia diretto nel luogo che più ci lusinga.

Al fianco della strada batte ancora per poco il cuore, lento, i battiti sempre più distanti uno dall’altro…nessuno si accorge di lui, ma lui si accorge di tutti, dei bambini, delle loro mamme, dei barboni, degli uomini in giacca e cravatta, e ride, ride perché siamo ridicoli, siamo pagliacci, non siamo nessuno, noi, con i nostri problemi, le nostre paranoie, le nostre speranze, guardando il sole sopra di noi vorrebbe dircelo, vorrebbe ricordarci che la vita è una, che lui, la sua l’ha già sprecata, ma questo non deve essere il destino di tutti, un battito, si concentra sui lenti battiti del suo cuore… si guarda in giro, è difficile morire in una giornata di primavera, quando i passeri cinguettano e il sole gioca con le nuvole, i fiori si schiudono davanti a tanta bellezza mentre un cuore, sta perdendo la sua ultima battaglia, una lotta per non dover abbandonare la vita in un giorno di primavera.

Un bambino si avvicina al corpo semimorto, vorrebbe dirglielo, almeno a lui, che ancora un’intera vita davanti a sé, di non buttarla via! Di non perdersi in inutili chiacchiere, vorrebbe dirgli di vivere! La madre lo tira via dalla morte, il bambino piange, vuole guardare la morte fare il suo lento corso, ma la madre non si fa intimidire dalle urla del suo piccolo pargolo.

Via, lontano da quello spettacolo, perché la morte è un segreto.

Un battito.

Bisogna avere paura della morte, perché è sconosciuta, è inaccessibile fino al momento in cui non sei te stesso, confrontato occhio contro occhio contro di lei, fino al momento in cui non sei, come un animale in gabbia, intrappolato, costretto, a dover piangere sulla sua spalla, fino ad all’ora questo rimarrà un piccolo dubbio mai chiarito sul bordo del quadro della nostra vita.

Di lei non si vuole parlare, della sorella della vita, che noi, poveri burattini, consideriamo una nemica.

Ma il bambino insiste, vuole assistere a questa esibizione, vuole fare da pubblico ad uno spettacolo che non avrà repliche, un battito.

Si guardano.

Si chiudono le palpebre dei piccoli occhi, forse è l’ultima volta che li chiuderà.

Un battito.

Un ultimo, affannoso respiro, e mentre una macchina suona il clacson,  per fare pressione ad una anziana signora, che attraversa la strada, e il bambino urla battendo i piedi contro il suolo e il barbone guardando il sole, in quella giornata di primavera, e un soffio di vento scompiglia lentamente i suoi folti capelli grigi e un leggero sorriso gli scappa dalle labbra, 21 g abbandonano un corpo al fianco della strada.

6 pensieri su “Nulla è dovuto

  1. NostraDannus

    Così per solidarietà, qualcosa di simile, pubblicato poco fa sul mio blog nell’ultimo post:

    INDUGIO CITTADINO

    Scoprirsi per caso a mirar dalla rostra i passanti frettolosi
    dai momenti inutili fermi paonazzi e in compulsione
    davanti e dietro le vetrine. Un defilèe spontaneo,
    uno spettacolo indegno e allucinante… senza senso.

    Un mendico dalla fede inconcussa, sdraiato dona ai fedeli
    i suoi denti mancanti, scruta i baci al castone del cardinale
    che esce con la confraternita in processione senza curia.
    Gli assorti fumano quieti. Lui cencioso fa la veglia sul sagrato.

    Assisi ai tavolini infilati sul catrame, altri beoti bevono
    nei flute freddi vinelli disciolti nel ghiaccio, tra mozzarelle
    in carrozza e il tanfo afoso delle deiezioni da cavallo appallottolate
    come polpette sull’asfalto. È ora di pranzo, poverelli han tanta fame!

    Ridde zigzaganti sui marciapiedi. Uno struscio nevrotico
    di gente con sguardi foschi dalla fregola indecente,
    briciole per terra, poi un lampo scuro di cortine di colombi
    rompono il frenulo della mia visione.

    Colonne di auto in linea con il loro strombettare
    nel romeaggio continuo che istupidisce fermo davanti ai semafori.
    Il tutto un simulacro, un quadro sacro e dissacrante
    tra l’incombenza della pastorale premura.

    Il momento è solenne, un istante stenta in eterno
    dalla mia finestra sulla città futura
    che avanza ogni mattina apatica e spenta
    da un Cupolone in affanno verso il giorno che indugia maturo.

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  2. johanna combi

    è una citazione dal film “21 grammi”.
    nel suddetto film con “21g” viene identificato il peso dell’anima, cioè il peso che il corpo perde nel momento di morire.
    johanna combi

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  3. cristina annino

    Racconto delicato, casto, maturo e tanti altri aggettivi meritatissimi, Johanna! Sei sulla strada giusta del raccontare e nel giusto “peso” di quanto il racconto possa servire allo spirito.

    Rispondi

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