Lettera ai librai: “Ecco il mio capolavoro”
Ho scoperto sul periodico Bookshop – con colpevole ritardo – che James Ellroy ha scritto ai librai:
“Cari librai, ecco in tutta la sua magnificenza il mio nuovo romanzo, in cui si parla di uomini offesi, Blood’s A Rover Rover. La casa editrice Knopf lancerà questo libro bomba il 22 settembre. Fino a quella data avete il compito di creare un’ attesa presentandolo come un libro profondo e coinvolgente. Poi inizierete a propinarlo ai lettori, e allora io arriverò nelle vostre librerie e farò impazzire legioni di fan; verrà un sacco di gente e comprerà il mio e altri libri e, nonostante il periodo di magra, faremo tutti una barca di soldi. Chiaro, no? (…) Leggete il libro. Apprezzatene la grandezza. Cercatemi su Facebook e fatemi sapere cosa ne pensate. Vostro, James Ellroy”.
E noi, cosa ne pensiamo?
Penso allo slogan “Questo libro cambierà la vostra vita (e soprattutto la mia)”
Penso a “Poeti per l’estate” di Francesco De Gregori
“Vanno a due a due i poeti,
verso chissà che luna,
amano molte cose, forse nessuna.
Alcuni sono ipocriti e gelosi come gatti,
scrivono versi apocrifi, faticosi e sciatti.
Sognano di vittorie e premi letterari,
pugnalano alle spalle gli amici più cari.
Quando ne trovano uno ubriaco in un fosso,
per salvargli la vita gli tirano addosso.
Però quando si impegnano lo fanno veramente,
convinti come sono di servire alla gente.
E firmano grandi appelli per la guerra e la fame.
Vecchi mosconi ipocriti, vecchie puttane.
Vanno a due a due i poeti
e poi ritornano quasi sempre,
come gli alberi di Natale quando arriva dicembre.
Si specchiano nelle vetrine dentro ai loro successi,
poveri poeti soliti, quasi sempre gli stessi.
Però l’avvenimento, il più sensazionale,
è quando in televisione li vedi arrivare.
Profetici e poetici, sportivi ed eleganti,
pubblicare loro stessi come fanno i cantanti.
Vanno a due a due i poeti, traversano le nostre stagioni,
e passano poeti brutti e poeti buoni.
Ma quando fra tanti poeti ne trovi uno vero,
è come partire lontano, come viaggiare davvero”.

Francamente Ellroy non ne aveva bisogno. Tutti quelli che hanno già in libreria “American tabloid” e “Sei pezzi da mille” aspettano da anni il volume conclusivo della “trilogia”. Probabilmente si è adeguato alla tendenza di sfruttamento del “prodotto”, tale da far crescere l’attesa fino alla data di uscita, un po’ come si fa con i film (penso alle code concentrate fuori dai cinema per l’ultimo film della saga di Harry Potter).
Accidenti che roba! E chi l’avrebbe mai sospettato. 😀
Lo fanno tutti… tutti quelli che contano un po’ e possono permettersi una simile azione senza il pericolo di essere rimproverati dai fan.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole.
Però sono d’accordo con Achille, non ne aveva bisogno.
Quel “propinarlo” che brutto. Mah!
Probabilmente e’ un mattacchione che si diverte alle spalle della specie umana.
Proprinarlo ai lettori. Finalmente uno scrittore che parla senza lingua doppia
very american, il vekkio ellroy
Ma, scusate, è all’oste che bisogna domandare se il vino che lui stesso vende è buono? Non si sa già la risposta che darà?
Io di James Ellroy ho letto 2 romanzi. Quello sulla Dalia Nera mi aveva favorevolmente impressionato, «L.A. Confidential» mi è sembrato tirato via. Prima di leggere un altro suo romanzo, prevedo che lascerò trascorrere un bel po’ di tempo, e che la coda di libri che mi aspettano si accorci.
Naturalmente terrò le antenne alzate riguardo la qualità del nuovo libro di Ellroy. Leggerò qualche recensione, se mi parrà il caso. Magari mi rivolgerò a persone che conosco, e dei cui pareri in fatto di letteratura ho imparato a fidarmi. Ma non andrò a chiedere a Ellroy se il suo libro è bello e merita di essere letto: ciò che lui mi può dire a questo riguardo ha valore informativo pressoché nullo. Sarebbe come chiedere alla madre di un soldato caduto in guerra se il suo era un bravo figlio o una persona spregevole.
Ok, questo è ciò che fanno regolarmente i telegiornali, ma una stupidaggine resta tale anche se la fa vedere la tv.
La lettera di Ellroy ha lo scopo di vendere il suo romanzo ai librai, ovvero a persone il cui mestiere è vendere. Magari nell’ambiente dei venditori si ragiona con l’attenzione rivolta non al prodotto bensì ad altre componenti del processo di vendita quali la componente psicologica. Magari i librai sono così abituati a magnificare le doti dei libri che vendono (di qualsiasi libro vendano) da aver sviluppato orecchie speciali per capire quando un altro venditore stia parlando sul serio invece di star solo… be’, magnificando le doti dei libri che propone.
Ma a noi lettori tutto ciò non interessa molto, no? Per noi i libri sono cose serie, non scatolette di tonno o fustini di detersivo… no?
Ecco, penso che i libri e la letteratura siano parola buona – come sementi buone, che germoglieranno – che ci si scambia perché aiuta a vivere, a sfamarci nell’odierna carestiqa di senso. Non voglio che mi si “venda” qualcosa, voglio che l’autore sia sincero, non usi trucchi (“niente trucchi, dice Carver), altrimenti (se me ne accorgo) non sto a perdere tempo con lui. Prostituzione viene da “Pernemi”= Vendere. Ecco la vera oscenità.
ellroy è scoppiato da tempo. come molti colleghi americani è affetto da gigantismo e pubblica libri di difficile digestione. oppure, all’inverso, prende un raccontino e, grazie ai caratteri per semiciechi, lo fa passare per romanzo breve.
queste dichiarazioni sono uno schifo. uno schifo umanamente. uno schiaffo a tutto e a tutti. ellroy – che ci ha dato nel passato almeno un paio di grandi libri – è una testa di cazzo.
Grazie Franz, apprezzo la schiettezza e la condivido.
Per uno che non ha mai letto questo autore, cosa consigliereste?
Saluti