Filastrocca del giro-girare. Di Nadia Agustoni

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(giostra con aerei)

Filastrocca del giro-girare.
di Nadia Agustoni

 

Ma non so se a nascere ritorno

se occhi bruni voglio a guardare alti i rami

a circoscrivere il cielo con luce di terra nel cuore

e piantarci i sogni e piantarci parole.

 

Ma non so se a nascere si è nuovi

o se è un giro che gira sempre uguale

e ti perdi e ti sembra di parlare

ed è com’era stato com’era già sbagliato.

 

Ma non so se è vita da chiamare

o l’inizio e la fine è solo per sembrare

e le voci sono di un grillo canterino

l’abbecedario scritto in burattino.

 

Ma non so se è parola o disfare

il bla bla e tatatà e le e i u o a

se è vocale o letterina se è rima

o se è finale se è di nuovo giro-girare.

17 pensieri su “Filastrocca del giro-girare. Di Nadia Agustoni

  1. lambertibocconi

    Nadia! Sei… Non come la sufficienza risicata, miraggio di ogni bravo burattino: ma come la VOCE del verbo essere-poeta.

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  2. Manuel Cohen

    davvero di maestria possiamo parlare. la padronanza prosodico-ritmica coniugata alla leggerezza della rima. veramente interessante risultato. brava brava!

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  3. Anna Maria

    Grazie a Fabriziofalconi che mi ha offerto lo spunto per dedicare a Nadia, in segno di gratitudine per i suoi post più recenti, questo video che mostra Joni Mitchell cantare dal vivo nel 2000 la sua “Both Sides Now”
    http://www.youtube.com/watch?v=tKQSlH-LLTQ
    La diversità nell’esecuzione di una propria canzone scritta trenta anni prima e la tenacia nel riproporla mi fa pensare al tuo post “Ex”, Nadia.

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  4. enrico de lea

    Come altri tuoi testi, le filastrocche ci mostrano una voce poetica dotata di quella “pieghevolezza”, estensione e duttilità del canto, che a davvero pochi appartiene.

    Un abbraccio, e.

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  5. nadia agustoni

    Un saluto e grazie ad Anna Maria (un grazie speciale), Viola e Enrico.
    Per me è evidente che qualche volta nel web si condivide davvero qualcosa. Poco o molto non sta a me dirlo e non importa, ma sono condivisioni di cui devo ringraziarvi.
    Un caro saluto.

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  6. Marco Di Pasquale

    La condivisione parte dal circolo che si chiude nel momento in cui torna la comprensione delle parole trasmesse a disegnare quello che ronza nella nostra testa. Complimenti a Nadia per la circolarità del suono di questa poesia che, letta ad alta voce, rotea su se stessa, senza volere con questo assumere la ieratica ipnoticità del mantra, ma che ad esso assomiglia nella sospensione della giostra, nel conchiuso sonoro. I due versi più delicati e significativi secondo me “e le voci sono di un grillo canterino / l’abbecedario scritto in burattino.”

    mdp

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  7. ninamaroccolo

    “Ma non so se a nascere ritorno”
    *
    E’ la prima domanda implicita che Nadia ci riserva, bellissima e inquietante.
    C’è già stata una nascita, prima, se ora ritorniamo. Nella sua costruzione perfetta, questa filastrocca ha l’andamento del canto, certo, ma anche tessiture filosofiche che appartengono a certa cultura orientale. Ed io vi ritrovo una cantilena mantrica – piuttosto! – anche se il motivo continuo e la struttura non si presentano nella forma canonica. Personalmente, vado oltre schemi e stilemi… Ravviso, in questo piccolo capolavoro, un universale andare-ritornare: valenze sapientemente occulte proprie di melodie, temi, novelle, cantici e quesiti del buddhismo mahayana.
    Chapeu, cara Nadia…

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  8. Chiara Daino

    Tu TAUTA tu, nel tuo cerchio plurale [ come anello di anime ], grazie Nadia.

    Concordo con Lamberti-Bocconi! In tanti PUPPETS, in tanti MASTER of PUPPETS, tu sei l’origine, il Faber.

    Un abbraccio

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  9. nadia agustoni

    Ringrazio tutti gli intervenuti.
    Sono un pò imbarazzata dai complimenti di Chiara e Anna, e vorrei saper commentare meglio, ma nei commenti non riesco quasi mai a dire quanto vorrei.

    @ Marco devo dire che il tema del burattino/i esce in diversi miei testi in modo imprevedibile. Qualcosa su cui lavoro anche con i racconti.

    @Giorgio che fa notare le tante domande dico che in effetti questo del farmi/fare domande (lasciarle lì, riprenderle ecc.) è il modo in cui lavoro.

    @ Nina il grazie per cogliere l’aspetto filosofico del testo.

    @Chiara un abbraccio. Quel “cerchio plurale” mi piace.

    A tutti un saluto

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  10. teqnofobico

    quale dono per me è sempre leggere le tue filanti filastrocche, spero sia tale per te questo sonettaccio:

    speculo imaginario decimo (quinto)

    dunque qual or dire franta infinita
    vocale o qualora ordire in trama
    che infranta fine trama o che chi chiama
    o che chi ama cosa brama finita

    o chi fine non ha né consonante
    fine o dissonante soltanto suono
    lievi lettere leggere che sono
    tali che sono qual sòno radiante

    o radiato se da sé a tutto tondo
    in quadro dipinta o quadra in quadrato
    tondo se in sé mira tratto mirato

    ritratto nero su bianco profondo
    oltre modo parendo rossa spira
    la spera o sette gir girando gira

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