La parola devo è un taglio
un taglio di filo
sul burro del giorno
un palo nel burrone
di luce nel buio.
Non c’entra che devo
andare o devo tornare
o devo stare
c’entra che devo solo.
La parola devo fa il sangue
dei minuti, fa il turbine dei venti,
non fa niente anche e scade
come una verdura vecchia
nel frigo che si mangia
e si risputa via con forza.
È violenta questa parola
devo, è violenta e senza
paglia ma catene di ferro
arrugginito e ruggine
io ce l’ho anche sui denti
quando sorrido e non c’è il sole.
Non c’entra che devo
finirla che devo alzarmi
presto senza sveglia
perché il cervello si sveglia lui da solo
perché il cervello si mette le pantofole
e cammina per la casa e non ti conosce
nel profondo, il cervello nel profondo
non ci arriva, è già al tavolo delle solite
colazioni, è già burro e marmellata
e deve mettere qualcosa sotto i denti
di dolce e di caldo qualcosa deve bere
e deve telefonarti e deve avere paura
se non c’è nessuno dall’altra parte del filo
e se chiama deve esserci una risposta
e se c’è silenzio deve sovrastare il silenzio
e se c’è questa giornata anche oggi e questa
giornata è una giornata bianca anche deve.

*È violenta questa parola*
e la parola violenta: quel Senso del Dovere. *c’entra che devo solo*.
nel dove: m’inchino Ema,
grazie
Una poesia che mi emoziona e mi turba. Mi chiedo, con gli anni che avanzano, se sia stato giusto anteporre sempre prima il dovere.
Ringrazio moltissimo il signor Kraushaar che fa avvicinare alla poesia anche i non esperti.
mi piace molto questa poesia.
lo stile sobrio e tagliente di Kraushaar, bravo.