Stomaco a terra

di Laura Corraducci

Stomaco a terra
occhi di polvere
striscio
non lascio orme dietro
solo segni e cerchi
di ventre
avanzo
c’è filo spinato sui fianchi
odore di sabbia intorno
mi giro
basso il cuore respira
veleno d’estate che
danza In questo deserto
la morte si scioglie
nel rame
il male si sbianca
nel sonno
io so
che il destino dei serpi
a me cari
è gioia e speranza beata

Fiori di loto

Seduto con le spalle al
sole mi piace seguire
con le unghie l’onda
incerta del mento
sfiorarti appena il sangue
con le dita cercando nel
mistero delle mani
qualcosa che rassomigli
ancora al mio disordine
di prima assorto nel circo
dei tuoi verbi traditori
infilo capelli e baci sulle
ciglia rubando a grammatiche
d’oriente il profumo e l’attrattiva
Inganno di fine settembre
dolce scorrettezza del pensiero
sorde le parole che mi hanno
trascinata nei sapienti giochi
dei silenzi
come adesso
che parli solo con la curva delle
braccia e mi guardi mangiare un
po’ di pane da un prato
sconfinato della mente

*
a N.

Precisa hai caricato la sua fionda
sparato colpi di prova a mezz’aria

sicari a tempo pieno le
pastiglie del tuo drago

bersaglio individuato nella nebbia sul
suolo solo sassi e brandelli di parole

*

C’è una strada di gente
che risale quei muri
con sudari di luna
si cinge la fronte
è in fermento il tuo cielo
stasera
la speranza ci cade sugli occhi
come spari di vento nel buio

*

Il viso di nuovo chinato alla fonte
sudata del tempo quel suono che
picchia le tempie nei passi la voce
di grano bruciato nell’urlo ingoiato
dal buio riprendo le spille di giochi
e di specchi in bende allentate da
sempre su crosta di antica ferita
nel muro frammezzo al tuo mare
ho contato filoni di paglia e di angoscia
comune ma ho sempre portato con
sforzo sciancato di figlia il tuo
peso schivato infilzato nel cuore

*

Marchiata a fuoco al ventre
me l’hanno fatto di notte da bambina
non ricordo dove fossero le lacrime
coprivo tutto con le stoffe delle bambole
– è passato – ha detto la mia mamma
ci ho creduto
ho portato con orgoglio i tatuaggi dell’angoscia
oggi in giugno un lunedì qualunque
si siede stonato sulle gambe
e spara frasi basse di condanna
– quando fa la crosta non senti più il bruciore-
E trent’anni ad aspettare con in mano solo alcol e cotone.

*

a G.

All’amore cediamo solo le mani
l’ho scritto e stilato a contratto con Dio
un canto silente di unghie sul muro
e il neon riapre le rughe nei polsi
la vita ha la linea più lunga dei no
appesi a rovescia in collari di colpe
che segnano piano le nostre caviglie
Si dice che il frutto dei sensi ha sapore
di cielo sollevi il sangue in onde più alte
ma il cielo da giorni è a forma di mani
tenerezza sfamata al pianto degli occhi
bianca la croce in mezzo al tuo petto
l’amore rimane così
nel tuo bacio fermato sui palmi.

Virgo Maria

L’umanità pesata a fili di perle
ti scorrono lisci in mezzo alle dita

ginocchia sospese nel fiato dei cani
braccia levate a una falce di luna

sfigurati millenni ti stancano gli occhi
la fornace d’amore che lava i tuoi figli

e il fuoco di cenere morta
si stinge di nuovo nel bianco del velo.

*

Raccontare una mano un suono
una voce che non parte e resta in petto per paura
il rumore del dolore nella notte contro i vetri
le mani aperte dei bambini in fondo al cielo
i tuoi capelli come luce a pioggia sul cuscino
pressappoco tentare pressappoco
provare a dire c’è poesia anche stasera

*

——————–a Francesca

Per te non cadrà una parola
dalle mie dita
disseterò il ricordo con lo
stesso silenzio di colpe
che sempre ti vidi
montare sulle mani
nutrirò la mente dell’ottimismo
cieco dei tuoi libri
arriverò a sentire la mia
anima guastata rigarmi
ogni notte il palmo delle
mani e pregherò il tuo
orgoglio di accettare questo
premio all’eterna gara di
svuotarti con le dita il
sangue mio dal cuore

*

Non è il blù striato a
cadere distratto nella rosa
è l’alito del mare che hai
messo stamane nello stomaco
e ti trascini intorno
fra calcoli e bollette

Anche se i conti non giocano
mai da questo lato del castello
non è alle catene dei tuoi giorni
che hai giurato
fedeltà e eterno amore

*

Sedute in auto ad ascoltare
cori stonati di uomini e gabbiani
sentirti ridere sul collo
guardare il sole tramontare fra
le pieghe scure della gonna poi
seguire alzarsi in volo
sciami di nuvole e timore

un ricordo da uccidere ancora
stilettato fermo immagine nella memoria

*

Finalmente qualcuno troverà
una rete spessa e buona a maglie
strette per la pesca densa della
notte impiglierà il grido e l’occhio
semiaperto di chi attende il
luccichio dell’ago salire netto
le frane della tela riempire il
buco dei crani che non temono
vergogna ad ingiallire
impallidire i fuochi dei miei giorni
andare scavalcando aria e pianti
sconfinando il mare e il tempo
solo al di qua della cornice

*

Con i morti stasera gioca alle carte
colpi di baro si aspetta a più mani
non scapperanno virginee le mosse
ora ha la notte a drizzargli la schiena
in singhiozzi per partite perdute su
un letto di fame ha sparato innocente
alla gola di angeli stanchi sbagliando
di certo ogni volta la mira sputando
per terra monete finite in striscianti
tormenti e agonie di vittoria

5 pensieri su “Stomaco a terra

  1. Marco Di Pasquale

    Già conosciuta la poesia di Laura Corraducci, già apprezzata nella vertigine che costringe il lettore in un assedio di immagini che piegano ogni strenua resistenza. L’angoscia d’esistenza che poi questo dettato trasuda corrode la cinica ripetizione del quotidiano che si manifesta in bollette e canti stonati, richiamando al dovere dell’ascolto attento (per non perdere il filo di perle che Laura infila sapientemente) e compartecipe. Non sarebbe giusto imporre distanza a versi così corporei da sentirne la fibra tattile, anche grazie a tutti i generi di materia che vengono evocati. Anche se un pò di respiro, negato dai concentrici enjambements e sinestesie che tramano le poesie, ci vorrebbe. Una sosta nella corsa per poi riprender lena.

    mdp

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  2. B

    Sono molto belle, un turbinio energico e profondo di parole che diventano subito immagine e immagini che entrano dritte nelle proprie casse di risonanza (dove suonano molto 🙂 nascondendo lo studio sulle parole e i ritmi, che c’è, ma si sente e non si vede, mai pesante. Grazie Laura C, e poeticamente a presto, ohi, lo speriamo qui!

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  3. Manuel Cohen

    Mi associo ai complimenti, e pure alle puntuali annotazioni di Marco Di Pasquale…Proprio in questi giorni ricevo i versi di Laura e ne traggo un giudizio positivo. C’è in lei un profondissimo senso religioso, una religio che si impasta alla materia delle cose e della carne. della vita. Sentimento e senso corporeo, corporale, e visione sghemba che solo una scrittura femminile sa darci. Il risultato è leggere di una tensione verticale pienamente fisica, percettiva, concreta, riscontrata nel vissuto, nel quotidiano. Complimenti a Laura, a cui, anch’io, con Marco, invito ogni tanto a ‘rallentare’ il ritmo, a fissare-focalizzare immagini o parole, perché non fuggano troppo velocemente. un caro saluto.

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  4. Maristella Angeli

    Ho conosciuto Laura come poetessa e come persona e ho l’impressione che il suo “viaggio poetico”, sia in divenire. Un’interiorità frammista ad un’oggettività a cui la vita rimanda, un ritmo misurato, parole impreziosite da una profonda simbologia.
    Brava Laura!
    Ciao!
    Maristella Angeli

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  5. Enrico A

    Una scrittura altamente simbolica, precisa eppure spontanea, originale, specchio di una persona che, non solo “artisticamente”, è in corso di divenire; viaggio interessante il tuo.
    In attesa di cogliere altri capitoli di questo tuo percorso, continua il buon lavoro e grazie per condividerlo con noi.

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