Il Bardo ritorna: Gloucester, il cattivo assoluto

di Antonio Sparzani
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Una volta a Londra andai a vedere al National Theater una rappresentazione del Riccardo III: certo non tutto afferravo dell’inglese shakespeariano ma questo iniziale monologo che trovo di eccezionale potenza me l’ero quasi imparato a memoria. Qui ve ne mostro tre versioni piuttosto diverse ma ognuna con qualche suo pregio. Ricordo che Riccardo di Gloucester è fratello del regnante Edoardo IV (primo re della casa di York, dal 1461, con un’interruzione nel 1470-71, alla morte nel 1483), che già possiede un erede, il futuro Edoardo V, e che Riccardo ordirà le più abiette trame, assassinii ecc., per impossessarsi del trono, che naturalmente alla fine perderà, insieme con la vita, nella decisiva battaglia sul campo di Bosworth (22 agosto1485). Questa battaglia segnò la fine dei Plantageneti e l’inizio della dinastia Tudor; il vincitore della battaglia fu infatti Henry Tudor, conte di Richmond, che diventò re col titolo di Enrico VII.. Aggiungo anche che il “sun of York” della seconda riga è già un gioco di parole tra il sole, emblema del re Edoardo e il “son”, cioè suo figlio. (Questa è la classica versione di Laurence Olivier).
Credo che il testo poi parli da solo:
The tragedy of king Richard III:
Enter GLOUCESTER, solus:

Now is the winter of our discontent
Made glorious summer by this sun of York;
And all the clouds that lour’d upon our house
In the deep bosom of the ocean buried.
Now are our brows bound with victorious wreaths;
Our bruised arms hung up for monuments;
Our stern alarums changed to merry meetings,
Our dreadful marches to delightful measures.
Grim-visaged war hath smooth’d his wrinkled front;
And now, instead of mounting barded steeds
To fright the souls of fearful adversaries,
He capers nimbly in a lady’s chamber
To the lascivious pleasing of a lute.
But I, that am not shaped for sportive tricks,
Nor made to court an amorous looking-glass;
I, that am rudely stamp’d, and want love’s majesty
To strut before a wanton ambling nymph;
I, that am curtail’d of this fair proportion,
Cheated of feature by dissembling nature,
Deformed, unfinish’d, sent before my time
Into this breathing world, scarce half made up,
And that so lamely and unfashionable
That dogs bark at me as I halt by them;
Why, I, in this weak piping time of peace,
Have no delight to pass away the time,
Unless to spy my shadow in the sun
And descant on mine own deformity:
And therefore, since I cannot prove a lover,
To entertain these fair well-spoken days,
I am determined to prove a villain
And hate the idle pleasures of these days.
Plots have I laid, inductions dangerous,
By drunken prophecies, libels and dreams,
To set my brother Clarence and the king
In deadly hate the one against the other:
And if King Edward be as true and just
As I am subtle, false and treacherous,
This day should Clarence closely be mew’d up,
About a prophecy, which says that ‘G’
Of Edward’s heirs the murderer shall be.
Dive, thoughts, down to my soul: here
Clarence comes.

E questa è la traduzione di Cesare Vico Lodovici, Einaudi, Torino 1964.

Atto primo, scena prima

Una strada di Londra.

Entra Riccardo di Gloucester.

GLOUCESTER:
Ora l’inverno del nostro scontento è fatto estate sfolgorante da questo sole di York: e le nuvole che incombevano sulla nostra casa, sono sepolte nel profondo seno dell’oceano. Ora abbiamo le fronti coronate da serti di vittoria; e le nostre armi peste smozzicate appese a panoplie: mutati i truci allarmi nei richiami delle allegre brigate e le minacciose marce in dilettose danze. La cipigliosa guerra ha spianato le rughe della fronte: e ora, invece d’inforcare corsieri irti d’acciaio ad agghiacciare di spavento il cuore del tremido nemico, danza col piè leggero nel salotto di una dama al delizioso suono lascivo d’un liuto. Ma io – che a questi spassosi trucchi o a corteggiarmi a uno specchio d’amore ci son negato, io – di ruvido stampo, di troppo scarsa avvenenza per far la ruota intorno a una ninfetta sculettante; squilibrato sulle giuste misure naturali; truffato, dalla natura maligna, della normale complessione umana; incompiuto, deforme, varato in termine prematuro nel mondo del respiro; poco meno che mezzo formato e mezzo no, e anche quel poco cosi sgangherato e sbilenco, che i cani mi abbaian contro se m’accosto: – io, dico, in questo morbido e languido tempo di pace non ho altro diletto o passatempo che contemplare la mia ombra nel sole e modulare pensieri sulla mia deformità. Cosi io, non mi potendo mettere a fare il cascamorto come costuma in questi anni smammolati, sono deciso a riuscir scellerato, in odio a questa stagione troppo allegra. Ho ordito complotti; ho offerto pericolosi spunti al delitto con profezie, sogni e calunnie da avvinazzati per metter l’uno contro l’altro, in odio mortale, mio fratello Clarence e il re. E se è vero che il re Edoardo è un dabben uomo schietto e leale quanto io sono tortuoso falso e traditore, si dovrebbe vedere questo Clarence d’oggi chiuso in un duro carcere, per una certa profezia la quale dice che sarà la lettera G a massacrar gli eredi di Edoardo. Tuffatevi giù, nel fondo dell’anima, pensieri: Clarence è qui.

William Shakespeare (1564-1616) scrive il Riccardo III nei primi anni ’90 del Cinquecento, la tragedia è compresa nel primo Quarto.

Un pensiero su “Il Bardo ritorna: Gloucester, il cattivo assoluto

  1. riccardo ferrazzi

    Sì, il mio efferato omonimo ne fa di tutti i colori e a buon diritto si sente gridare dietro “Bloody thou art, bloody will be thy end/ Shame serves thy life and doth thy death attend”.
    Ma non è vero che “la vergogna assisterà alla sua morte”: Riccardo combatte come un leone, due volte gli vengono uccise le cavalcature, e quando Richmond gli si fa incontro non pensa a fuggire, ma combatte e muore senza un lamento.
    Sarà stato anche un demonio (come il duca Valentino!), ma cazzo che uomo!

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