Smettiamola con le zuffe e ascoltate gli scrittori

di Tiziano Scarpa

Come si chiama quel posto dove un cittadino senza potere può dire la sua su ciò che ritiene importante, dando alla comunità un contributo di bellezza, e a volte perfino di verità e giustizia? Risposta: si chiama letteratura. Ed è una cosa molto seria. È un’ istituzione inestimabile. Dà voce a chi non la può esprimere altrove. Di qualunque classe sociale ed età (guardate gli autori attivi oggi in Italia: Andrea Camilleri ha ottantaquattro anni, Chiara Strazzulla diciannove). Oggi però si preferisce far finta che la letteratura sia una faccenduola mondana che riguarda il successo e le classifiche dei libri più venduti. Mettendo in scena giornalisticamente le baruffe tra chi ha vinto il Premione e chi no: ammanicato di qua, buffone di là… Galli che si azzuffano. I soliti letterati! Ma la letteratura è una conquista politica troppo importante per ridurla a una bega fra narcisi invidiosi. Ci sono voluti secoli per arrivarci. Noi veneriamo i tragici greci. Ebbene, un tempo Eschilo, Sofocle, Euripide dovevano presentarsi da un funzionario politico, l’ arconte, a esporre la storia che volevano raccontare, e costui decideva se finanziarla o no. Oggi una ragazza di 19 anni o un signore di 84 scrivono quello che vogliono, trovano un editore, pubblicano. Ma proprio per questo la letteratura è delicata. Basta poco a sparigliare i suoi equilibri. Il mio caso personale forse è significativo. Vinco un premio letterario prestigioso, e da autore considerato di nicchia divento autore di un libro potenzialmente popolare. Se fosse successo ad altri libri, la loro sorte sarebbe stata esattamente la stessa. Dunque non è sempre vero che da una parte ci sono i libri per tutti e dall’ altra quelli per pochi. Molto dipende dalla macchina propagandistica. Pubblicità, passaggi televisivi, premi. Ma che vuole questo Scarpa? Perché non se ne è rimasto tranquillo a godersi la vittoria del Premio Strega? Non è perché vendo qualche copia in più che adesso mi ritiro in beata ebetitudine, in un surrogato di Eden merceologico. Cerco di imparare da Dante: il suo Paradiso non è mica un ricettacolo di fattoni estatici in panciolle, è pieno di santi e beati piuttosto incazzosi per come va il mondo. Allora vi dico, cari amici dei grandi giornali, delle riviste, della radio, della televisione, dei media: che ne volete fare della letteratura? Ma davvero. Pensate che i singoli cittadini possano dare un contributo di bellezza, e perfino, a volte, di verità e giustizia anche dentro i vostri circuiti? O per arrivare a scrivere di argomenti importanti sulle vostre prime pagine è necessario aver venduto dieci fantastilioni di copie? Qualche esempio. Come è possibile che un grande giornale italiano si privi dei reportage di Mauro Covacich da tutto il mondo? E quanti saggi deve scrivere ancora sulle donne Silvia Ballestra per avere una rubrica fissa in un quotidiano ad alta diffusione? Giuseppe Caliceti è scrittore e maestro elementare: ha seguito la riforma Gelmini e l’ Onda, ma i suoi articoli sono apparsi in Retee su piccoli giornali militanti. Non abbiamo molti drammaturghi: uno dei più geniali, Vitaliano Trevisan, fa una lettura scenica di un suo nuovo testo teatrale su un politico in esilio ad Hammamet: credete che sia venuto ad ascoltarlo qualche critico, oltre a quelli dei giornali locali? E non è una questione generazionale, naturalmente: leggo Lettere a nessuno di Antonio Moresco, e ci ritrovo interventi usciti quasi soltanto in piccole riviste o in Rete. Nessuna grande testata che l’ abbia intercettato e trattenuto, in quindici anni! In particolare, su questo giornale è stata avviata la bella iniziativa intitolata “Futuri maestri”, in cui scommettete su pensatori e studiosi che avranno molto da insegnarci nei prossimi anni. Il futuro, certo. Ma nel frattempo? Dove sono i maestri del presente? Io ritengo che ce ne siano molti, ma sottovalutati, sottoutilizzati. Per l’ arte contemporanea, penso al criticoe filosofo Marco Senaldi. E se non ci fosse ogni tanto Gianluca Nicoletti che lo invita alla radio, l’ antropologo e massmediologo Piero Vereni avrebbe solo i suoi libri e il suo blog. Davvero pensate che non sia un peccato non avvalersi della penna di Emanuele Trevi, Michele Mari, Carola Susani, Valerio Evangelisti, Simona Vinci, Roberto Ferrucci, Elena Stancanelli, Dario Voltolini, Giuseppe Culicchia, Aldo Nove? Ritenete che le pagine culturali dei giornali italiani più diffusi rispecchino davvero il fermento di idee e discussioni che si svolgono in Rete, nelle riviste, nei piccoli convegni autofinanziati? Uno dei punti dolorosi dell’ Italia di oggi è la cosiddetta “fuga dei cervelli”. Ma gli scrittori e le scrittrici non sono come gli scienziati che se ne possono andare in Usa a fare ricerca. Noi non possiamo fuggire dalla nostra lingua madre. È un grande spreco, quello che sta avvenendo nella cultura italiana. C’ è un patrimonio di intelligenze, sguardi, fantasie che resta in disparte, disinnescato.

Repubblica 8 agosto 2009

64 pensieri su “Smettiamola con le zuffe e ascoltate gli scrittori

  1. nina maroccolo

    Non è semplice essere ascoltati, caro Tiziano. Esiste un sottobosco letterario ai più sconosciuto: a nessuno interessa, perché la materia prima, purtroppo faziosa, è la mancanza di una vera critica.
    Gli scrittori devono fare gli scrittori. I poeti, altrettanto. Poeti e letterati in genere, che pretendono di essere anche critici, non funzionano.

    Soprattutto manca il sostegno. La solidarietà.
    Guardiamo la realtà per ciò che è. Orrenda…

    Qui in rete “stiamo” cercando di creare movimenti di unione fra scrittori, ma credimi è difficile. Selezioni, epurazioni, sembra di essere in un lager: tu a sinistra ][ tu – non buono – a destra. Ma chi decide? Chi ha questa presunzione di procedere per eliminazione?!

    Personalmente credo, ancora una volta ripetendomi, che manchi una Critica vera, obiettiva, non contaminata dal potere. Mancano i grandi padri e le grandi madri: Giacinto Spagnoletti, Maria Corti, Vittorini, Scheiwiller, Fortini e tanti altri… Non c’è un ricambio valido.
    Quelli che ci sono, non fanno abbastanza Resistenza. Ed io sono per la Resistenza: la voce degli scrittori talentuosi e dei critici che fanno il loro mestiere, deve emergere in qualche modo, senza la volontà egoica – in certi casi mitomane – di accapparrarsi un posticino nell’Olimpo degli Dèi. Tramontato anch’esso da molto tempo.

    E allora, chi può, si faccia avanti! In nome della Letteratura, in nome dell’Etica, in nome di quei nomi “oscurati” che risultano urticanti a chi si è creato il perimetro divino – ovunque.
    Sì, caro Tiziano, parliamone.
    Parliamone veramente. Onestamente.
    Nonostante.

    Un caro saluto,
    Nina

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  2. nina maroccolo

    POSTILLA: “Qui in rete “stiamo” cercando di creare movimenti di unione fra scrittori, ma credimi è difficile. Selezioni, epurazioni, sembra di essere in un lager: tu a sinistra ][ tu – non buono – a destra. Ma chi decide? Chi ha questa presunzione di procedere per eliminazione?!”

    NON E’ IL CASO DI LPELS!
    Nessun fraintendimento, per carità:-)

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  3. Iannozzi

    Il commento censurato ovviamente è quello di Iannozzi che le cose le dice fuori dai denti.

    Fabry, fa’ bella figura… non valutare proprio.

    Facciamo che faccio il mio pezzullo e vedi che di sicuro ottengo molto più feedback che per un commentino innocente.

    Anzi, te lo chiedo per cortesia: cancella il commento, così non anticipiamo niente del pezzo contro le lamentazioni di Scarpa? Okay?

    Grazie infinite. Ero certo avresti capito. Sei proprio un bravo ragazzo. 😉

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  4. Lucio Angelini

    Scrivo dall’età di undici anni. Negli anni ’90 trovai la mia prima editora: Orietta Fatucci di EL-Emme-Einaudi Ragazzi. Uscirono sei libri, un paio subito tradotti in francese per Flammarion. Un brutto giorno l’editora decise: “Come ti ho creato, così ti distruggo”. Fece scomparire persino le collane in cui erano stati inseriti i miei libri, in modo che non ne restasse traccia nemmeno nei cataloghi. E fu così che il mio contributo di bellezza, di giustizia e quant’altro andò perduto.
    Si fa presto a dire “cittadino senza potere” che trova scampo nell’istituzione Letteratura. Io avevo partorito un capolavoro assoluto quale “Grande Grosso e Giuggiolone”, ma è bastata una sola cittadina *con* potere a spegnere il mio pigolio (cfr. Giovanni Pascoli, X agosto, “…Ora è là come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano; e il suo nido è nell’ombra, che attende, che pigola sempre più piano”):- )

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  5. Iannozzi

    Lucio, ti svelo un segreto: è che ti sei imbattuto nell’Altra Orietta Fatucci, quella cattiva. L’Orietta Fatucci, quella buona, è ancora prigioniera.
    Sì, Lucio, proprio come in Coraline di Neil Gaiman. E’ così che è successo. L’Orietta, quella vera, aspetta ancora che tu la liberi nonostante l’obesità che oramai ha fatto casa nella tua panza. 🙂 Avanti Lucio, rimettiti in forma, sconfiggi l’Altra Orietta Fatucci e libera la Orietta vera. :-)))

    Scusate ma adesso TS si crede pure portatore della veritàe giustizia? Ma quante casse di liquore ha buttato giù a stomaco vuoto?
    Per il diavolo, fermatelo: se continua a bere così a garganella minimo minimo gli prende un delirium tremsns… 🙂

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  6. Lucio Angelini

    @Iannozzi. Per me l’istituzione in cui ho trovato davvero consolazione a tutte le mie pene è stata la montagna. Questa estate sono salito in vetta al Gran Paradiso. Dieci giorni fa ho aggiunto la ferrata Alleghesi (che porta in cima al Civetta) alla mia collezione. Insomma è la visione del mondo “dall’alto” (dalle alte quote) che meglio di ogni altra riesce a ridimensionare le grottesche quisquilie in cui le tronfie formichine chiamate esseri umani sprecano il proprio tempo migliore. A parte ciò, come sai, considero Tiziano Scarpa una persona degnissima e uno scrittore di vaglia. Ciao

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  7. nina maroccolo

    @ Iannozzi: con sincerità, evviva i zampognari!
    Un tuo pensiero su ciò che ho scritto, sarebbe non-ostile ma circoscritto ad una tua visione in merito ai contenuti, credo, da non sottovalutare… LA CRITICA LETTERARIA, una personale e tanto auspicata CONTROCRITICA, e quant’alto…

    Con tocco di piuma, è possibile?
    Sei simpatico, in fondo:-)

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  8. Iannozzi

    @ LUCIO

    Anche a me piace la montagna. Ma caro Lucio, è già tanto che quest’anno sia riuscito a farmi dare una settimana di vacanze, che passo in città. So’ tempi duri per tutti. Così è.

    So che tu ami Scarpa. Ma sai bene da tempo immemore che non ho mai amato Scarpa: lo trovo volgare, se non volgarissimo, d’una volgarità fine a sé stessa e non poche volte io mi chiedo come è possibile che venga pubblicato così a cuor leggero. Mah!

    @ NINA

    Se vuoi leggere la mia contro-critica la trovi sul mio blog. Direi che ci ho messo dentro non pochi spunti interessanti su cui riflettere. Inutile che metta qui il link, finirei in moderazione per chissà quanto tempo e non so davvero se il commento verrebbe poi sbloccato da chi di dovere. 🙂 So’ tempi duri.

    Chi vuol leggere, può farlo. Il mio blog non censura nessuno. Solo non portate qui i commenti inerenti alla mia critica, perché non vi risponderei. Capitemi.

    @ FABRIZIO

    Adesso puoi pure farlo fuori il mio commento, tanto l’ho aggiustato meglio e riempito in maniera critica da me. Non serve davvero che continui a restare nel limbo di LPELS. 🙂

    Volevo poi chiederti: ma tu, Stabat Mater, l’hai letto tutto dall’inizio alla fine?
    Ti porgo questa domanda perché ci sono delle scene che non so… non so davvero quanto la Chiesa e un uomo di fede, qual tu sei, potrebbe prendere.

    Qui ho finito di far dannni. Prendo la mia bella zampogna e vo’ a suonare per le campagne circostanti. Chi mi ama mi segua. 🙂

    Alle bimbe un bacio.
    Ai maschietti una stretta di mano. ^__^

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  9. a.jgreen

    ieri sera, per puro caso, ho letto il commento di Iannozzi e mi ci sono ritrovata in pieno.
    Mi dispiace che sia stato censurato, ha detto cose che (anche) persone normali come me, pensano.

    Io di Tiziano Scarpa ho letto solo un libro, Kamikaze d’occidente.
    Dopo quello, mi son detta, non aprirò più un libro di quella persona.

    Scarpa avrà perso poco, con una come me. Io forse ho guadagnato tanto.

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    1. fabrizio centofanti

      è una questione di sensibilità, Beppe: qui dobbiamo garantire il rispetto di tutti, come indicato nel colonnino di destra.
      mi sembra alcuni tuoi giudizi negativi potrebbero essere in qualche modo lesivi della dignità e della professionalità delle persone in questione.
      poi si sa che hai un tuo modo di dire le cose che può risultare anche simpatico.
      ma chi stabilisce il confine?
      va valutato, appunto, volta per volta.
      ciao
      fabry

  10. natàlia castaldi

    Perché rivolgersi a Scarpa in merito a quanto da lui pubblicato e non per quello che ha qui scritto?
    Perché tra scrittori o pseudo-scrittori striscia sempre tanta acrimonia ed invidia?
    non conosco Scarpa, ma da quello che ho letto qui in occazione del premio Strega ed oggi, percepisco solo un estremo senso di pochezza d’animo da parte di chi non parla e non propone, cercando solo di demolire una persona.

    detto questo, non ho alcuna intenzione di scedere in polemiche da cortile, ma sentivo di segnalare una sensazione di malessere e stortura che arriva a chi si trovi a leggere i commenti a questo post.

    n.c.

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  11. Iannozzi

    @ FABRY

    Be’, se il confine l’hai stabilito tu, allora è sicuro che è quello giusto. O no?

    Nell’intanto perché non rispondi alla domanda che ti ho posto, per cortesia? o mi devo inginocchiare sui ceci? 🙂

    Ripeto dunque la domanda, sicuro di avere una tua esauriente risposta.


    Ma tu, caro Fabry, Stabat Mater, l’hai letto tutto dall’inizio alla fine?
    Ti porgo questa domanda perché ci sono delle scene che non so… non so davvero quanto la Chiesa e un uomo di fede, qual tu sei, potrebbe prendere. Dunque, l’hai letto? E se sì, che ne pensi delle tante scene la cui volgarità offende in maniera a dir poco triviale e di più la donna e l’essere umano in sé?

    Appurato che Scarpa non è il Divin Marchese, perché non ha la levatura per poter aspirare ad essere un novello De Sade, come si giustificano certe immagini splatterose di cui sono abbondantemente conditi i suoi libri – che per me sono pornografia di ultima serie?

    Non che Evangelisti sia migliore. Sono certo che avrai letto La luce di Orione, quindi avrai capito sicuramente a cosa mi riferivo chiamando in causa Priapo. Mi piacerebbe sapere che ne pensi di questo Evangelisti che imita Scarpa. O è Scarpa che imita Evangelisti? Mah!!!

    Io attendo. Sono qui.
    No, non la voglio in pvt la risposta. 😉 qui è più bello, fra amici.

    No, dai, non mi censurare pure questo. Ma io so che non lo farai: non sarebbe conveniente… gli zampognari son tanti e van per le campagne ma anche giù in paese, si sbronzano e parlano, quanto parlano, ad asini e muli anche, se solo tu sapessi! 😉

    Sà, anima e coraggio, e rispondi per cortesia.

    Rispondi
  12. Iannozzi

    @ DAVIDIA

    Non so che senso abbia censurare. Davvero non so.
    Tanto il commento tu l’hai visto ed è probabile che l’abbiano visto altri.
    Boh!!!

    In ogni caso, il primo libro di Scarpa che ho avuto in mano è stato il Kamikaze: orribile. Quando l’ho letto, con tutto il rispetto possibile in certi casi, ma non ho potuto fare a meno di pensare che l’autore dovesse esser fuori di zucca per spacciare simile roba per letteratura.

    E hai visto Amami?
    Ma quella è robaccia talbmente robaccia che non la si può neanche definire pornografia di basso livello.

    Mah!!! Poi vengo censurato io per aver detto verità che sono sotto la luce degli occhi e documentate. Ma così è.

    Baci alle bimbe.
    Ai bimbi una pacca sulle spalle, perché sempre a toccarsi le mani non va mica bene. :-DDD

    Rispondi
  13. dolcerivoluzionaria

    ognuno ha i gusti letterari, la preparazione, le simpatie che ha. ma se questi devono ogni volta giocare il ruolo fondamentale *a prescindere*, non ci si sposterà mai di un passo. chi ha parlato? ah, che pal**, scarpa tiziano! che ha detto? non so, e non mi interessa, so solo che non mi piace: come persona, come scrittore, non sopporto che abbia vinto lo strega, io/tu/lui/tizio e la nonna di caio saprebbero fare meglio. mi pare abbia detto, lo scarpa, che è ora di ascoltare gli scrittori. verità in tasca? a me sembra un buon inizio per dare una rivoltata come un guanto a questo paesuccolo che è l’italia. non ha detto: ascoltate me, io sono la verità e…ha detto che gli scrittori hanno qualcosa da dare/dire. credo più o meno tutti. in questo paese invece ci sciroppiamo spazzatura ed è fatto talmente risaputo che non lo vogliamo neppure più stare a sentire ‘sto discorso. siamo assuefatti. gli scrittori potrebbero essere una buona cura disintossicante e vitaminica. tutti hanno un loro farmakon. sui modi di far circolare sostanze utili invece che stupefacenti (valga la metafora) bisogna ragionare molto e molto e molto. non si può discutere “buttando in vacca” (espressione tipicamente veneziana) da subito una proposta perché la fa qualcuno che non ci piace. se ad uno piacciono solo i classici o gli scrittori inglesi, per vincere l’empasse sopratutto italiano spererà nella buonanima di verga, piuttosto che dickens? dobbiamo fare i conti con questi scrittori *abbastanza conosciuti* nostri contemporanei.
    a me tiziano scarpa piace abbastanza come scrittore e moltissimo come intellettuale e persona e non capisco che cos’abbia mai di tanto sgradevole da far saltare la mosca al naso a molti. come dice natalia: non è che è solo volgare invidia? dove pensiamo di andare con questo odioso fardello?

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  14. nina maroccolo

    @ LUCIO ANGELINI: Sì, mi ero accorta dell’errore. Non potevo postillare ancora. Comunque la sua sensibilità è glaciale, con aggiunta d’un insano piacere nell’umiliare.
    Matita rossa a lei, con doppia sottolineatura.

    @ IANNOZZI: Vengo volentieri a trovarti sul tuo blog. M’interessa il tuo pensiero sulla ControCritica Letteraria. E mi piace l’incontro con persone che hanno il “coraggio” di esporre il proprio parere.
    Ti raggiungo con la zampogna!

    @ NATALIA E FABRIZIO: Non ho letto “Stabat Mater” di Tiziano. Mi sono attenuta all’articolo scritto su Repubblica. Una domanda: perché lui non è qui con noi?

    Un abbraccio a tutti GLI “zampognari” presenti…

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  15. nina maroccolo

    @ Cara DOLCERIVOLUZIONARIA,

    il mio commento, il secondo, muove tutta questa invidia – secondo te? Mi pare di argomentare civilmente, cercando di far emergere problematiche molto più gravi; senza nulla togliere all’articolo di Tiziano Scarpa.
    Forse dirai: “Non mi riferivo a te!”.
    Dunque, ho la coda di paglia.
    No! Voglio essere precisa riguardo le mie posizioni.

    Sai, amo soprattutto gli scrittori classici. Da loro continuo ad imparare tantissimo; e mi hai regalato due nomi a me cari: Verga e Dickens!
    Tra gli italiani non posso non citare i compianti Angelo Maria Ripellino e Carlo Emilio Gadda. E il grande amore per Stefano D’Arrigo. Potrei andare avanti… non è questa la sede, né il tema principale.
    Un caro abbraccio!

    Rispondi
  16. Iannozzi

    @ NINA

    Io non obbligo nessuno. Se ti va di leggerla, la controcritica è sul mio blog. Se ti va di commentarla, uguale: non ci osno filtri, per cui… In una società abituata al GF e alla censura, io preferisco il mio cane che è da un po’ di tempo che si chiama libero, parafrasando De André – che qui mi pare sia molto amato, ma amato solo per ascoltarlo, mica per altro. Sarà che aveva una bella voce. Eppure a me pare esprimesse concetti di libertà più che nobili, oltre a saper cantare.

    Ho poi solo fatto notare ciò che è evidente. E per questo sono stato punito. Speriamo non mi caccino sul rogo: non potrei sopportarlo, fa già troppo caldo in questa estate.

    Rispondi
  17. Marco Saya

    EDITORIA SPECCHIO DEL PAESE

    Giuseppe Laterza, editore in carne ossa (non una multinazionale)anima e gusto, uno degli
    ultimi, lamentava, ieri l’altro,che l’editoria si muove fra due estremi, entrambi dannosi: l’ossessione mercantile alla Gian Arturo Ferrari («L’unico libro buono è il libro che vende», ipse dixit) e l’elitarismo dell’editoria di cultura che privilegia un pubblico limitato, senza porsi il problema di acquisire nuovi lettori, di allargare il «dono
    » dell’intelligenza anche agli italiani comuni, corrotti da una dieta implacabile di brutta tv. Ovviamente ha ragione e le sue parole sono come un balsamo sulle ferite di chi si intestardisce a produrre libri che non hanno nel record di vendite la loro unica ragion d’essere.
    È una schiacciata minoranza e non mette conto di parlarne,ma la tendenza che Laterza ha segnalato, purtroppo,non riguarda soltanto l’editoria, bensì tutto il nostro Paese. C’è una sorta di “main stream” che muove le moltitudini verso l’infimo: etica, estetica, passatempi.
    Tutto ciò che era occultato per non fare «brutta figura», egoismo volgarità mignottaggine invidia ignoranza, è, ormai, consentito e incoraggiato. Va bene tutto: vedere programmi demenziali, leggere non-libri, sostituire alla conversazione il pettegolezzo, corteggiare
    il vuoto mentale (no, non la meditazione, l’assenza di pensiero),evadere il fisco, truccare le competizioni, spingere i propri figli a danno dei figli degli altri e così via. Per contro, come nell’editoria, c’è una conventicola di anime belle che si sottraggono,comepossono,
    alla barbarie. Non ascoltano,non guardano, non partecipano. Votano tappandosi il naso. Leggono soltanto i morti. Borbottano e si congratulano gli uni con gli altri per non essere «maggioranza». Il loro silenzio elegante non farà
    cambiare il mondo. Ah, Vladimir Ilic, ridacci il «rapporto avanguardia- massa»! http://www.lidiaravera.it
    http://www.unita.it

    Giovedì 13 Agosto 2009

    Rispondi
    1. fabrizio centofanti

      Beppe, Famiglia Cristiana ha consigliato vivamente Stabat Mater ai suoi lettori
      (mettendolo al primo posto fra i cinque finalisti Strega), affermando che vi si trova una religiosita’ problematica
      ma sincera.

  18. natàlia castaldi

    Nina, non mi riferivo al tuo commento, che come sempre era delicato e ragionato.
    parlavo in generale, anche memore del già letto in altra occasione.
    giusto per chiarire.
    un abbraccio. n.

    Rispondi
  19. lucy

    mi scuso per il login partito a casaccio – ah, i figli! – il n.19 è mio. non ho intenzione di spiegare un commento letto, evidentemente, all’incontrario, e men che meno riferentesi al n.2: troppo caldo, troppa fatica.
    pazienza, parlatene tra di voi.

    Rispondi
  20. Giovanni Nuscis

    “Ritenete che le pagine culturali dei giornali italiani più diffusi rispecchino davvero il fermento di idee e discussioni che si svolgono in Rete, nelle riviste, nei piccoli convegni autofinanziati?”
    Certo che no, e mi stupirei del contrario sapendo chi ne è il proprietario, o i proprietari; ogni riga d’inchiostro è spazio tolto alla pubblicità, o, spesso, di pubblicità; la critica, se non è pubblicità, è spazio tolto alla pubblicità (più remunerativa, com’è noto, di migliaia di copie vendute). Che tristezza veder riempita la prima, intera pagina delle pagine culturali di un quotidiano locale del gossip tra un’ex velina e un noto attore. Eppure, trovo cosa assai più grave che questo avvenga nella tivù pubblica, primaria fonte di informazione pagata con soldi pubblici. Quante cose potrebbe fare per la cultura! Palcoscenico, dimora, fucina, voce di artisti di ogni genere, invece che trono e buco della serratura di nani e ballerine!
    Non resta che la Rete, e non è cosa da poco se siamo ancora qui a leggerci e a confrontarci.

    Grazie a Fabrizio per aver postato questo interessante intervento di Tiziano Scarpa.

    Giovanni

    Rispondi
  21. ng

    Alla domanda iniziale che pone Scarpa, e alla sua risposta, ribatterei con un’altra domanda: quale letteratura? Ovvero: quale letteratura può veramente «dire la sua»? Tutta la letteratura o solo quella, ad esempio, che nasce al di là delle pressioni del “committente”? Perché – non nascondiamocelo – esiste una buona fetta di prodotti letterari che nascono, più che in reazione a una necessità vissuta interiormente, come risposta a richieste etero dirette, su pressione, insomma, di un editor, di un manager editoriale o dell’astratto mercato … In questo caso, la letteratura dice ciò che gli altri (dall’autore) vogliono che dica; più che un contributo di «bellezza» o di «verità e giustizia», mi pare un calar le brache … Forse è bene uscire dal vago, sempre, e precisare i contorni del problema – e riconoscere che la «letteratura» come comunità chiusa o non esiste o non è tutta dello stesso livello.

    Anche l’affermazione che la letteratura possa dare «voce» a chiunque non sia in grado di esprimerla altrimenti, mi pare azzardata e troppo vaga. E poi chiedo: davvero tutte le classi sociali hanno le stesse possibilità di esprimersi in forma letteraria? La realtà è inesorabile, segue – nostro malgrado – uno schema ancora basato sull’esclusione: prima di tutto dall’alfabetizzazione, passando poi dalla cultura per giungere, in fine, all’esclusione dal piacere di una letteratura che non sia mero intrattenimento. Il degrado è davanti agli occhi di tutti. A quale letteratura può accedere (o quale produrre) chi è costretto, spesso senza neanche rendersene conto, a vivere in quel degrado? Non importa se poi, in date circostanze, un “proletario” qualsiasi riesce a pubblicare, magari pagandoselo di tasca propria, un libro. Il problema è che la letteratura (come qualità in lettura e in scrittura) non è realmente accessibile a tutti. È quindi vero che la letteratura è «una conquista politica»; l’idea che questa conquista sia già data è però fondata su un’errata percezione della realtà. La maggior parte dei letterati d’oggidì persegue il “successo”, e ben poco s’interessa alle pratiche che potrebbero portare a quella «conquista», mèta importantissima e da perseguire. Perciò mi pare troppo moralistico l’atto di storcere il naso di fronte alle beghe «tra narcisi invidiosi». Forse bisognerebbe imparare a giudicare i letterati in base agli obiettivi che si pongono. Se un autore non si pone in un’ottica di «democratizzazione delle arti», preferendo perseguire la strada dell’affermazione personale (fama, popolarità, ricchezza, etc.), lo giudico secondo quei parametri: ha scritto un libro per assecondare il gusto pubblico, perché dovrei aspettarmi altro da lui? Idem con patate nel caso di uno scrittore che pone a se stesso e alla letteratura domande fondamentali; qui il giudizio, sempre basato sulle premesse, si baserà essenzialmente sulla capacità dell’autore di modificare gli equilibri istituzionali, sia nello specifico campo letterario che in quello, ben più importante, della vita. “Gomorra” ha contribuito a cambiare la situazione? In che modo? Da questo tipo di autore, inoltre, mi aspetterei anche coerenza di comportamento; proprio perché il suo obiettivo è contribuire al mutamento, auspico sempre che sia in grado di farlo prima di tutto al di fuori della pagina, nelle azioni di tutti i giorni, arrivando anche a dare segnali molto forti, come ad esempio rifiutare un premio che è, per detta dei più, nient’altro che affermazione di un potere esistente.

    Non a caso, e forse paradossalmente, Scarpa omette di porre la domanda «cosa vogliamo fare della letteratura?» agli unici che fanno veramente la letteratura: gli editori. Come se la non circolazione di esperienze letterarie interessanti sia colpa dei grandi giornali, delle riviste, della radio, della televisione, dei media … Qui si assiste, come minimo, a un’inversione di causa e effetto. Quando poi, nella seconda parte dell’articolo, Scarpa inizia a elencare le esclusioni (guarda caso anch’esse “famose”, mai che si faccia il nome di uno sconosciuto), compie un gesto di un’ingenuità pazzesca: si illude che il crudele meccanismo dei media possa accogliere le esperienze che lui prende ad esempio. Le cose sono due: o Scarpa pensa che gli autori citati siano bene integrabili nello svilimento della lingua attuato quotidianamente dai media, e dunque per niente “in opposizione”, oppure che gli stessi media non siano affatto complici di detto svilimento, ma soltanto incapaci di “sfruttare” quel «patrimonio di intelligenze», e dunque fondamentalmente sciocchi (da qui, appunto, l’idea del «grande spreco»).

    L’errore è pensare che chi non partecipa al perverso gioco dei media (e dell’editoria) è «disinnescato»; a me pare che gli ultimi trent’anni dimostrino piuttosto il contrario: chi entra viene travolto dal mezzo.

    ng

    Rispondi
  22. Chiara Daino

    Premesso che:
    non ho ancora letto il Suo Stabat Mater, Scarpa, concordo col Suo scritto – qui riportato/postato. Detto questo [e lode sempre al *Metallo Urlante* di Evangelisti!], perdonerà se provo a dialogare con Giuseppe Iannozzi – sulle orme di quei *santi e beati piuttosto incazzosi per come va il mondo*.

    Iannozzi, lei non credo si ricordi di me [le giuro, sopravviverò anche a questo dolore], pure ci siamo già *incrociati* in rete. La prima volta non mi considerò [ma la capisco: natura mi diede fattezze femminili], quella successiva commentò, qui su LPELS, il mio *e se alla sua età* – senza insultarmi [per lo shock rischai di dimenticare il nome del batterista dei Cradle Of Filth!]. Sia magnanimo e intellegga quanto volli significare. Troverà conferma del mio NON essere una *brava ragazza* [che poi, scritto tra noi, lo sa meglio di me che è un insulto *mascherato* e neanche mascherato ad Arte…]. E non sono neanche una *cattiva ragazza* in senso etimologico: non *vivo in servitù* e non mi hanno [non ancora]*fatto prigioniera*. Ho litigato con metà del globo [è tutto in rete!], ma con Lei no, con Lei non posso litigare Iannozzi. Io da Grande volevo essere Adulta.
    Iannozzi non posso litigare [che quando litigo a parole deve essere un CONFRONTO degno] con Lei. E come posso ignorarla? Lei chiede che qualcuno le spieghi perché è un “povero zampognaro”. Rispondere è cortesia. E le rispondo per quello VEDO. Lei NON è uno zampognaro perché NON vedo NON sento Musica. E’ fiato che sputa Iannozzi, ma presenta l’età biologica e l’allenamento necessario – per strutturarlo e modularlo meglio il suo fiato. Credo in Lei, Iannozzi, sono certa che potrà essere più incisvo, più maturo, più innovativo [non mi cullo nemmeno io nell’immagine dell’enfant terrible, impossibile credere lo faccia lei!]. Non ho davvero tempo di farle cocicoci sulla testa e tenerle la manina che ho adolescenti anagraficamente motivati da aiutare, ma sappia: confido nello specchio che le ho regalato.
    Lei scrive di *feedback*, ecco, io non so come dirglielo, stellassa cara, ma attaccare tutto e tutti – è un modo come un altro per pubblicizzarsi, lo capisco, ma non è un po’tardi per *fare il gggiovane ribelle*? No, no, non si inalberi! Anche io avrei voluto essere Marilyn Manson, glielo giuro!, ma ho scoperto presto che di Brian Hugh Warner ce n’è uno! Non le sembra uno spreco di energie un litigio sterile? Suvvia, non giochiamo a chi urla più forte [sì lo so che l’immaginario del Corvo richiama il Metal, ma sono gloriosamente troppo vecchia per paupulare nella diatriba *chi ha il vocalizzo più alto/lo screaming più brutale/il microfono più lungo/il polmone più resistente*, etc…]. Iannozzi, molliamo questo fastidioso giovanilismo, è un *feedback* più dignitoso, mi creda. Io sono finita nei Letterati *per caso*, ma *farci la guerra* tra noi è perlomeno sciocco! Vede, anche l’Heavy Metal presenta le sue diatribe interne – ma è compatto e unito se si tratta di *attacchi esterni*.
    Sì sì sì, Iannozzi, lei è grande grosso e spesso e ingiustamente perseguitato, sì sì sì, lei non hai peli sulla Lingua, solo peli sullo stomaco, sì sì sì, Iannozzi, ma sì! Nessuno lo mette in dubbio. Guardi: io sono solo una piccola formica, davvero, ma davvero – nuoce alla sua immagine ai suoi avatar, ai suoi post – tutto questo latrare in cagnesco! Vogliamo davvero davvero che ci prendano in giro perché siamo patetici? Eh no, Iannozzi, che non lo vogliamo! Vogliamo davvero che i ventenni ridano e deridano chi fa Cultura? Eh no che non lo vogliamo, Iannozzi! Vogliamo fare i puerili e vedere chi ha più click sul sito? Eh no, Iannozzi, che non lo vogliamo! Vogliamo vedere chi ha [il cv] più lungo e chi ha [il metallo] più duro? Ma no, Iannozzi, che le Medie le abbiamo finite! Su su su, che possiamo berci un colpo senza rimproveri dei genitori! Su su su che non è il caso di fare così! Su su su che i veri giovani ci guardano fissi! Dai dai dai che è anche Uteroprivo Iannozzi, non facciamo gli isterici! Dobbiamo fare, costruire! Che se no, davvero, ci vengono dietro. Ma con i pifferi!
    E a ragione!

    Rispondi
  23. Iannozzi

    D’accordo, Fabry: prendo atto che non vuoi o non sai rispondere.
    Mi basta questo che costituisce la più allarmante delle risposte che uno potesse ricevere.

    Speravo tu volessi essere più chiaro e trasparente. Ho preteso troppo.

    Un po’ deluso?
    Nooo… Me lo aspettavo in tutta sincerità. Mi hanno nutrito a pane e Nietzsche e allattato con lo stesso latte di B. Russell. Figurati dunque.

    Famiglia Cristiana è la stessa che difende le antenne di Radio Vaticana, quelle antenne superpotenti che portano il cancro soprattutto tra i bambini.
    Lo leggo sempre seduto sulla tazza del cesso.

    @ CHIARA

    Mi spiace, ma non ho capito un’acca di quello che hai scritto.
    Non imitare Scarpa nella scrivere, così non vai da nessuna parte: giusto un consiglio.

    Un bacetto. 🙂

    Ciao a tutt*

    Rispondi
  24. luminamenti

    Mi limito solo ad esprimere un parere su questa affermazione di Scarpa: “Dunque non è sempre vero che da una parte ci sono i libri per tutti e dall’ altra quelli per pochi. Molto dipende dalla macchina propagandistica. Pubblicità, passaggi televisivi, premi”.
    Non credo che avesserro assegnato al Dramma Barocco Tedesco di Walter Benjamin tutti i premi disponibili di questo mondo, quel libro sarebbe mai potuto divenire un libro per tutti neanche a parlarne tutti i giorni sui quotidiani. Quello è un libro diciamo da 800 lettori nel mondo al massimo.
    Ok ok non è narrativa, ma lo stesso discorso ritengo possa benissimo estendersi con cognizione di causa nel campo della narrativa. Per esempio lo stesso potrebbe dirsi di Uwe Johnoson o di Enrique Vila-Matas o José lezama Lima o di Michele Mari o lo stesso Moresco o Handke o C?rt?rescu o Jaime Saenz, né tutti finiranno mai un libro di Faulkner o do Broch o di Musil o Witold Gombrowicz.
    In sostanza non credo che la differenza tra libro per tutti e per pochi possa essere determinata da propaganda letteraria, pubblicità, premi, visibilità.
    Sono certo che quasi tutti hanno a casa L’isola del giorno prima e il Pendolo di Foucault, sono sicuro che quasi tutti non hanno superato pagina 30.
    La propaganda serve a vendere e se uno scrittore vive economicamente di libri non può non tenerne conto

    Rispondi
  25. Chiara Daino

    Iannozzi,

    non offenda la mia intelligenza, Lei ha capito benissimo. Che poi NON voglia capire – è un problema suo. E sia più filologicamente attendibile [non per dirLe ma esistono *pareri critici* in merito decisamente più Autorevoli]. Non imito Scarpa [nel caso: è un processo inconscio, mi perdoni il di lui cursus]. Il mio modello è *White Line Fever* di Ian Fraser Kilmister [appena Lemmy mi accusa di plagio – cambio stile, promesso!]. Pure: apprezzo i suoi consigli, li terrò riposti nella parte più preziosa del mio tenero cuoricino! [Unitamente all’effige suina che campeggia nel suo spazio web!]. E ancora: il bacetto era per me o per Fabrizio? Ché Centofanti è un Signore – e dimostra pazienza infinita nel risponderle con perizia e professionalità. Su su su che poi quando qualcuno le dimostra le sue invettive preadolescenziali si nasconde dietro un *non ho capito un’acca di quello che hai scritto*. Sì sì sì, tatone, confrontati solo con i Maschi Alfa:) Ché del bel ZIGARE Lei ne fece Cifra.

    In calce, Iannozzi:
    che COSA l’autorizza a darmi del TU? La sua FAMA? La sua Età? Mi creda, io non ho bisogno di *bacetti* né di pat-pat sulla spalla da chi non PRESENTA GLI ATTRIBUTI necessari. *Bambìn, è la VITA ED ORA CHE CRESCI* come recita Vasco Poeta.

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  26. Alessandro Ansuini

    ng è nevio gambula?
    quoto il suo intervento, che temo rimarrà lettera morta.
    La formazione data dal c.t. in pectore scarpa per andare a giocare i mondiali sui quotidiani è patetica, così come tutto l’intervento.
    M’erano venuti dei dubbi dopo che aveva vinto lo strega, adesso non ce li ho più.
    Si può fare opposizione anche non stando dentro al sistema, opposizione culturale intendo. basta non farsi dar da mangiare da “loro”.
    Ma perdo tempo anche a scriverlo.

    Rispondi
  27. Iannozzi

    @ CHIARA DAINO

    Facci Lei.
    Io non l’ho capita, Signora o Signorina, e tanto fa.

    Stia bene.

    @ LUMINAMENTI

    Io ho adorato letteralmente “L’isola del giorno prima” e ancor di più “Il pendolo di Foucault”.
    Adoro José Lezama Lima, Faulkner e Broch. “Paradiso” di Lezama Lima è per me un Capolavoro. Su Faulkner ho detto così tante volte che non mi starò a ripetere dicendone ancora tutto il bene possibile.

    Un caro saluto. E fatti sentire di più, disgraziato. :-)))

    Rispondi
  28. gianni

    ho letto tre libri di scarpa fra cui Stabat mater (molto bello, magico per certi versi) e l’imperdibile “groppi d’amore nella scuraglia”.

    Concordo con l’articolo postato qui, davvero centrato.

    Il dettaglio sul personale non mi interessa. per me Scarpa è bravo, per molti no, fine della corsa

    Rispondi
  29. Iannozzi

    Fabrizio, il mio non è moralismo. Me ne fotte un cazzo della moralismo piccolo borghese. Ma c’è modo e modo di fare. Bukowski sapeva fare, anche in Letteratura. De Sade sapeva fare, anche in Letteratura. Et cetera et cetera… Ci ricorda il sempre e caro Oscar Wilde, condannato da chi? Vediamo se indovini, caro Fabry. Dicevo che Oscar ci ricorda che non esistono libri morali o immorali, ma solamente libri scritti o bene o male. Nel caso di Sabat Mater siamo di fronte a un racconto medio-lungo scritto malissimo. E’ solo questo il punto, il nocciolo, il clou.

    Tu continui a non rispondere.

    Per fortuna che non ho mai avuto alcuna fede nella seppur minima possibilità che parlassi chiaro e tondo. Ma tanto si è capito lo stesso che il Tiziano Scarpa che difendi ad oltranza non l’hai nemmeno toccato una-volta-una, così come tutti i libri che Scarpa cita e che osa definire letteratura.

    Chiudo dicendo: lo scrittore merita di vivere con la sua scrittura se sa scrivere. Nel caso di Scarpa, non ci sono meriti. Se non credi a me, leggiti i commenti negativi, che sono a destra e a manca disseminati in rete; ascolta i librai che si lamentano che lo Strega non vende, che vendono però Giordano e Ammaniti per fortuna, etc. etc. Non serve andar lontano per una verità così lampante e sotto gli occhi di tutti. Mondadori ha semplicemente ciccato puntando su Scarpa. Il prossimo anno saprà regolarsi meglio. Ma non è detto.

    E adesso chiudo veramente: inutile cercare di spremere sangue da una rapa, impossibile impresa anche per gli zampognari doc. 🙂

    Bacetti alle bimbe che li gradiscono.
    Ai maschietti: e dài, battete il cinque, per la miseria, o Fabry si fa prete e io non lo voglio sulla coscienza, che poi me lo sognerei di notte costretto a ripetere all’infinito mea culpa mea maxima culpa battendosi con il cilicio la schiena. 🙂 Sai che noia sognarmi tutte le notti ‘sta scena, quando adesso posso sognare di imbucarmi alla gran festa di Woland. 🙂

    Rispondi
  30. Iannozzi

    Errata corrige: lo scrittore merita di vivere della sua scrittura se sa scrivere…

    @ LUMINA

    Sì, ma tu secondo me hai letto più di me… libri che sono libri sul serio.

    Rispondi
  31. la funambola

    straquoto alessandro ansuini che quota ng 🙂 e aggiungo che ho letto stabat mater e mi è piaciuto mi pare fino a pagina centosessantacinque o sessantacinque poi si è perso via in una trama che io personalmente non ho apprezzato tanto che giuro non la ricordo più.
    e poi dai, i fattoni estatici in panciolle tassorate e chissenefrega di nicoletti che c’ha il suo bello spazio nella radio del padrone, la radio che la passione si sente, mavadaviaiciapp! :))))
    baci
    la fu

    Rispondi
  32. nina maroccolo

    Sono solo rattristata, piena di rammarico.
    Si può interloquire con fare civile, amicale, sensibile… Mi dispiace davvero sia finita così.
    Torna bene il titolo di questo post: Smettiamola con le zuffe, o rischiamo la morte della comunicazione.
    Il conflitto genera conflitto: così l’arroganza.
    Buon Ferragosto a tutti.
    Un abbraccio,

    Nina

    Rispondi
  33. zampognaro

    IANNOZZI!

    che figo che sei… IANNOZZI! dio dell’APODITTICO! IANNOZZI ma come fa a capire solo ciò he vuol capire e a non capire ciò che non vuol capire… IANNOZZI! ma si rende conto. Lei che è un intellettuale e tutte le belle menti qui a discutere per un premio del fischio intitolato a un alcolico di terza qualità.Che nessuno si fila appena passato Chiasso…
    Lo sapete che discutete di valore di scambio? IANNOZZI!
    IANNOZZI! Ma lei ( e lo Strega e tutto il resto), ma lei IANNOZZI! lei con l’arte che c’entra….
    Bei tempi in cui si sarebbe discusso di poetiche e non di ‘famiglie’
    E anche lei SCARPA! che dice? che la maggior parte dei nomi che fa, escluso il Caliceti, li pubblicano ‘appertutto, grandi case editrici, ecc. E allora, e allora IANNOZZI! altro che zampognari, IANNOZZI! SCARPA! e allora, parliamo di letteratura, dai.
    Anzi parlatene voi che io con la letteratura non ci ho niente a che fare.
    Mi interesso di ingegneria.. idraulica…
    Mi tenga la zampogna IANNOZZI! che devo ridere…

    Rispondi
  34. nabanassar

    Iannozzi in grande forma, ma questa battaglia e’ persa in partenza. Nel calderone del presente, nelle proiezioni di noi individui, lettori ma spesso anche facitori, quasi tutto e’ nero e l’unica bussola disponibile sono le patacche: i premi, le fascette, i logo editoriali. Se uno pseudoIannozzi fosse in Einaudi e uno pseudoScarpa in un blog qualsiasi, accadrebbe tutto uguale, con lo pseudoIannozzi berciato dal blogger di turno. Non vivremo abbastanza a lungo da capire se la letteratura italiana, il mausoleo di cadaveri testuali che ne e’ la storia, avra’ avuto piu’ giovamento da uno Scarpa o da uno Iannozzi. Ognuno scelga e faccia la sua parte.

    Rispondi
  35. Belpietro

    dopo aver letto questo post è meglio proprio non ascoltarli gli scrittori, ciascuno cerca di segnare il proprio territorio come gatti in calore, una corsa tra zoppi. ciascuno corre per se stesso, tutti contro tutti, questa sì che è letteratura, quella squallida del “capo ufficio”, un mediocre tra mediocri che urla il proprio ego disossato.

    Rispondi
  36. franz krauspenhaar

    a me pare che tutti i nomi citati da scarpa abbiano avuto le loro brave occasioni. non so, sembra che abbia compilato una lista dei colleghi che stima. e va bene. però a fronte di questi ce ne sono altri che non hanno avuto alcuna occasione.

    per quanto riguarda le zuffe ci sono sempre state, non capisco perchè non dovrebbero continuare. fanno parte del gioco.

    Rispondi
  37. franz krauspenhaar

    ps: questa delle liste è una vecchia abitudine sua e dei suoi sodali. qualcuno ha parlato di TS commissario tecnico: è così, e la cosa è francamente penosa. senza volerlo (lo reputo onesto) ha chiamato a raccolta i suoi amici, gente validissima, certo, con alcune eccezioni, tipo silvia ballestra che non ho ancora capito che mestiere faccia.

    a chi si chiede strappandosi i capelli: “Perchè tanta acrimonia? perchè tanta cattiveria?”. perchè è giusto così. scrivere non è solo “politicamente” rilevante, scrivere è partecipare a una battaglia senza esclusione di colpi, dove cane mangia cane. e dove la maggioranza dei cani ti morde alla giugulare quando sei di spalle.

    Rispondi
  38. natàlia castaldi

    non mi strappo i capelli, Franz 🙂 ma, vedi, io vengo dalla vita di fabbrica – prima – e call center dopo, ho visto nella vita padroni e padroncini, caporali e caporaletti, impiegatucci arrivisti e beghe da cortile, ed era tutto vero… non sono scrittrice, non nel senso alto delle lettere e … mi sorprendo di ritrovare gli stessi meccanismi, ma capisco – a malincuore – che sia umano e normale.

    Rispondi
  39. nina maroccolo

    Riflettendo ulteriormente… Questo post è assolutamente inutile.
    Come la maggior parte dei commenti [miei compresi].
    Nessuno si offenda per sincero vizio o virtude, ma la questione si è fatta noiosa e priva d’interesse.

    NB: Silvia Ballestra è una scrittrice che va rispettata. Se non altro è fuori da tutto: mondanità, io ipertrofico, apparizioni tv, promozione e pubblicità su Repubblica o Corriere. Vive appartata e lavora seriamente.

    Passo e chiudo con tutti i capelli in testa!
    Bye

    Rispondi
  40. vbinaghi

    Io ne avrei pieni i cabasisi. Delle conventicole di scrittori de sinistra: Scarpa e i suoi amichetti, Nuovi Argomenti e la sua pista di lancio per astronauti dell’alfabeto, Nazione Indiana che è un fortilizio ideologico peggio del Settimo Cavalleggeri di Custer, Dazieri che chiagne e fotte su Facebook. Fanno il bello e il brutto tempo nell’editoria che conta ma no, non gli basta, vogliono campeggiare sui quotidiani. Vogliamo privarci di tanta sapienza letteraria?
    Ma direi proprio di si. Ho letto anni fa le opere prime di Ballestra, Culicchia e Aldo Nove, e ho pensato che in fondo anche il buzzurro di oggi ha diritto al suo Bertoldo. Nel frattempo i ragazzotti non sono cresciuti, non hanno studiato, sono rimasti Bertoldi à la page. Niente da dire, ogni conventicola ha gli idoli che si merita. La pagina culturale del corriere, però, è francamente troppo.

    Rispondi
  41. Iannozzi

    Adesso deve subentrare l’indifferenza totale e assoluta. Il potere della pubblicità, della pubblicizzazione, dei mass media in generale, funziona se c’è qualcuno in ascolto, che risponde, che replica. E’ giusto in un primo momento esprimere la propria disapprovazione verso una determinato prodotto pubblicizzato e sponsorizzato, ma chi saggio sa quando è giunto il momento di tenere il silenzio. Si può anche apparire su tutti i canali più potenti e conosciuti dell’intero globo, ma se il popolo oppone alla cacofonia generata dai mass media una genuina indifferenza, il “potere” crolla e con esso il “suo” prodotto. Ci si ricordi sempre che il rispondere alle provocazioni della pubblicità è quel feedback vizioso che il “potere” intrinseco nei mass media si aspetta. E’ dunque imperativo non concedergli risposte su risposte. Una risposta precisa e netta è necessaria. Due non sono necessarie né auspicabili.

    Buon ferragosto

    Rispondi
  42. Pasquale Giannino

    Alla base dell’articolo e della polemica che ne è scaturita c’è una svista clamorosa: la mitizzazione dell’uomo che scrive. Per quanto mi riguarda fra uno scrittore qualsiasi e un ciabattino vale di più il ciabattino. Oggi non se ne trovano più di ciabattini. Scrittori invece… Lavorare ogni tanto no eh! Tutti a scrivere nella nostra italietta… Il paese di Dante!… Ve bene, il discorso della verità e giustizia non si può sentire. E delle conventicole ne abbiamo le tasche piene. Però, signori miei, per favore, abbiate l’onestà di ammettere che dietro l’indignazione di facciata c’è un’invidia da non dormirci la notte… Il premio Strega, che schifo!… Ma guarda questi qua! Non gli basta essere pubblicati dalle major e fare incetta di premi. No. Vogliono i quotidiani!… Cos’altro vorranno fra un po’, lo scranno di senatore a vita?… Quando invece, sotto sotto, moriamo dalla voglia di essere al posto loro… Non è così? Forse preferiamo continuare sta vitaccia da impiegati fantozziani?… Avanti, lo sappiamo tutti che lavorare stanca.

    Rispondi
  43. franz krauspenhaar

    ma guardate che i quotidiani già li hanno. scarpa nomina colleghi che ci hanno campato e ci campano, con i quotidiani. vi sembra un discorso sensato? come se solo questi nomi – rispettabili e alcuni molto bravi – potessero scrivere sui giornali. covacich, per esempio: per anni ha portato avanti una sua rubrica sul corriere, molto ben remunerata. ora – o almeno mesi fa era così – scrive su una rivista patinata, campandoci credo bene. e il premio strega dalle colonne di repubblica gli fa da sensale?

    Rispondi
  44. Guido Tedoldi

    Se avessi pensato che fare il ciabattino (o un qualsiasi altro lavoro «pratico») avesse avuto per la società un’utilità maggiore del fare lo scrittore, non avrei fatto lo scrittore. Invece dopo 15 anni passati in fabbrica (in varie fabbriche) sono arrivato a volere fare questo, e a sperimentarne le conseguenze nel bene e nel male.
    Non è questione che «lavorare» stanca. Anche il lavoro di scrittore stanca – solo chi non lo fa con serietà non lo sa.
    E adesso passiamo oltre, per favore, che di cazzate è già troppo pieno il mondo.

    P.S. Questo mio sfogo risponde al commento #61 di Pasquale Giannino. Forse avrebbe dovuto rimaner privato, ma non ho il suo indirizzo e-mail per cui gli ho risposto qui in pubblico. Mi scuso per l’ingerenza.

    Rispondi
  45. enpi

    dico solo:
    prima di sostenere che i media “mettono in scena guerre fra galli” [cosa peraltro verissima] e che “le migliori menti del Paese non campano di articoli sui giornali”, andiamo a:

    1- rileggere “Cos’è questo fracasso?” [letto un paio di volte. bel libro, davvero], raccolta di articoli di Tiziano Scarpa, usciti per vari giornali e riviste
    [in “lettera a Pulp”, Scarpa spiegava però di non prendere una lira per molte delle cose scritte su giornali e riviste]

    2- la polemica su Saviano e Gomorra, di tre anni fa, nella quale G. Genna, su Carmilla, scriveva:
    “E’ grazie a questi scrittori [Ndb: Wu Ming, dall’1 al 5] e a Valerio Evangelisti, principalmente, che l’aria è cambiata in Italia. Non certo grazie a Scarpa e ai suoi compagni, quelli di un tempo e quelli del presente” e, ancora: “Se la coppia che consuma [Ndb: Scarpa e Benedetti] il Primo Amore non lo sapesse, è pieno di scrittori attualmente minacciati o a processo perché, anziché scrivere di pompini e pontefici su un aeroplano, hanno scritto di problemi seri in “fiction” che non erano totalmente fiction.”

    tutto ancora ben leggibile qui:
    http://www.carmillaonline.com/archives/2006/06/001817.html#001817

    Genna si riferisce a un pezzo di Scarpa, che è – a sua volta – qui:
    http://72.14.221.104/search?q=cache:ZpoBTI76rpYJ:www.ilprimoamore.com/testo_183.html+Scarpa+Gomorra&hl=it&gl=it&ct=clnk&cd=2&client=firefox-a

    quindi: sì, i giornali, i tigì ecc. fanno palesemente schifo.
    ma le risse tra galli sono davvero inventate?

    e.

    Rispondi
  46. Pasquale Giannino

    Caro amico uno sfogo non si nega a nessuno, per carità. Soprattutto nella canicola d’agosto. Sai com’è, il sole fa brutti scherzi… Sei uno scrittore serio? Bene, lieto di conoscerti. Hai scelto un mestiere difficile. Solo che dovresti stare più attento quando giudichi le cazzate altrui. Potresti prendere un abbaglio. E poi, cazzate se ne dicono tante, d’accordo, ma se le dice uno scrittore “serio” valgono almeno il doppio.

    Rispondi

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