Provocazione in forma d’apologo 128

Ho smesso presto di chiamarti mamma. Hai continuato tu a chiamare te stessa in questo modo, usando per te la terza persona, quando mi parlavi, come si fa coi bambini. E dire che io ho dovuto crescere in fretta, incalzato, di tradimento in tradimento.

L’ultimo è stato quando mi hai consegnato un documento dal quale risultava che avevi deciso di farti cremare. Il documento risaliva ad anni prima ma non ne avevi parlato, quando ne ho chiesto i motivi hai addotto pretesti ridicoli.
Ora che è venuto il momento sono stato un esecutore testamentario inappuntabile, ciò che avevi chiesto è stato fatto alla virgola. Ti ho accompagnato come gli altri al “tempio” della cremazione, ma solo fino alla soglia (per altri invece ero entrato, avevo persino guardato attraverso lo spesso oblò i corpi bruciare, spinto da una curiosità scientifica ed empia). Alla fine del “rito” mi sono incamminato tra parenti e amici verso i cancelli del cimitero, dove costoro salutando mi hanno rinnovato le condoglianze; quindi ho proseguito da solo.
Ho proseguito verso casa tua, dove mi aspettano i tuoi diari: i diari che continuavi a scrivere e ad accumulare intimando di non leggerli, anche a chi dall’idea non era neppure sfiorato.
Ne farò un bell’involto e andrò a seppellirli come si deve, nella terra di un parco, affinché si decompongano senza fretta; con i loro misteri, indisturbati.

21 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 128

  1. robertorossitesta

    Care Carla e Anna Maria,
    saper tenere a freno la (stulta) curiositas a volte è vitale.
    Che in più nel comportamento del protagonista ci sia un accenno di ironico contrappasso è innegabile; ma il medesimo poi parla di veri e propri
    “misteri” e non genericamente di “segreti”, il che rimanda a una prudenza salvifica.
    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

    Rispondi
  2. nadia agustoni

    Sul non leggere quello che ci hanno chiesto (intimato) di non leggere sono d’accordo. E’ un’alta forma di rispetto.

    Un caro saluto Roberto.

    Rispondi
  3. lambertibocconi

    Che fantasia tremenda, quella che nella cremazione si guardi il processo da un oblò. Non è vero. Per il resto, d’accordo con Nadia.
    Ciao, Roberto, sempre originale.

    Rispondi
  4. Carla

    anche io sono d’accordo sul rispetto di una volontà, la mia domanda era rivolta alla debolezza che fa parte dell’umano…resistere allo svelamento di una verità, è giusto?
    sicuramente, anche se è un luogo comune, occhio non vede, cuore non duole.

    Rispondi
  5. robertorossitesta

    Cara Anna,
    è verissimo, o almeno lo era a Torino. Ricordo una cremazione di 40 anni fa alla quale presenziai, e c’era appunto tale
    “possibilità”. Mi risulta che all’epoca fosse prassi corrente, non so se ufficiale o ufficiosa. Avevo una dozzina d’anni e feci quello che vedevo fare. Oggi il mio comportamento sarebbe quello del protagonista dell’apologo.
    Ciao,
    Roberto

    Rispondi
  6. robertorossitesta

    Care Carla e Nadia,
    qui c’è della malizia, da parte di entrambi i personaggi (persone reali che conosco bene) e da parte mia nello schizzare questa liberissima interpretazione dei loro rapporti, sia in vita che in morte.
    Certi ordini sono un invito alla trasgressione, alla quale magari in loro assenza non si penserebbe neppure. In questi casi obbedire è frustrare un desiderio inespresso, magari non limpido… e salvarsi il poco o tanto che resta, perché certi ricordi forse neppure troppo genuini e senza diritto di replica sono bombe ad orologeria, con le quali giocare agli artificieri è stupidamente rischioso.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

    Rispondi
  7. Roberto Plevano

    Ciao Roberto, letto con grande piacere. Ti vedo in ottima forma. Molte cose (la maggior parte) si dicono con la speranza inconfessata di veder accadere l’opposto.
    Ricordo mia nonna, colta e scrittrice, che ha lasciato ai nipoti un paio di volumi di memorie (pregevoli, ma pubblicate a sue spese… forse non si dovrebbe dire), e ha distrutto sistematicamente le lettere del nonno, ufficiale medico, spedite dall’Africa durante la campagna di Abissinia.
    Un caro saluto

    Rispondi
  8. mariapia

    Che dire?Letterariamente, è più facile chiudere conti come questi..per esperienza invece, potrei dire che, qualsiasi trasdimento sia stato consumato da chi amavamo, poco riamati, è salutare che la decisione finale di lutto sia quella vera: dentro di noi, ovviamente.E lo si sa dopo, dai suoi frutti.
    Maria Pia Q.

    Rispondi
  9. robertorossitesta

    Caro Roberto,
    tu scrivi: “Molte cose (la maggior parte) si dicono con la speranza inconfessata di veder accadere l’opposto”.
    Sì, il senso era più o meno questo.
    Grazie e ciao,
    Roberto

    Rispondi
  10. robertorossitesta

    Cara Maria Pia,
    è vero solo in parte che “Letterariamente, è più facile chiudere conti come questi”, perché il diritto di parola che la letteratura (ri)dà all’autore, viene al tempo stesso esteso ai lettori: e qui comincian le dolenti note.
    E’ poi verissimo che riconosciamo solo a posteriori, dai frutti, la bontà e la giustezza delle nostre decisioni. Fa parte della condizione umana; eppure ogni volta ci si scontra con questo vincolo (almeno tale ci sembra)fin quasi a disperare.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

    Rispondi
  11. ramona

    io forse non avrei resistito e avrei letto, ma avrei avuto il massimo rispetto per l’autrice. Sarebbe stato per me un modo per sentire più vicino qualcuno che ho amato, magari con reciproca incomprensione.
    O forse la penso così perchè mia madre è scomparsa troppo giovane e non ha fatto in tempo a lasciarmi niente di sè. Se avessi avuto qualche suo diario tra le mani, niente mi avrebbe impedito di conoscerla e amarla un po’ di più di quanto mi sia stato concesso.

    Rispondi
  12. Chiara Daino

    *quindi ho proseguito da solo*.

    in questo, è questa – la quête: nel come si *lapida* la prima persona, da sola.
    Nel quando l’Entità Madre [e tutte le mamme sanno benissimo che quando *dicono* te lo dice Lei, tua Madre, la Madre] è ombelicale reciso [in presenza o in assenza di un qualsivoglia “corpus”].

    Grazie, Roberto

    P.s. Nel tempo di bimba mia nonna paterna soleva ripetere a mio padre “Maria la mamma sta male!” e per anni vissi nel dubbio *religioso*, provando un non meglio precisato senso di colpa nei confronti della Beata Vergine. Anni dopo capii che persi una virgola. Era: “Maria, LA Mamma sta male!”…

    Rispondi
  13. robertorossitesta

    Carissime Ramona e Chiara,
    fierissime alfieresse del principio materno,
    su che aria vi devo *lapidariamente* cantare quale cattivo soggetto io sia?
    Letterariamente parlando, è ovvio: perverse ho penna e tastiera, immacolata (o quasi) la vita 🙂
    Grazie e un saluto,
    Roberto

    Rispondi
  14. fernirosso

    Ma allora perchè li avrebbe scritti? Perchè avrebbe lasciato segni anche sulla carta? O solo sulla carta. Non è detto che quanto sta scritto nei diari sia solo vita vissuta, intendo cose,oggetti tenuti tra le mani,…,i sentimenti non sono cose, eppure sono materia che misura la nostra vita,fatta e spesso di più decretata da quel sentire,vedere per poi costruirci attorno tutto il resto, proprio come questo apologo.Chi dice che sia vero quanto c’è scritto qui? Chi dice che sia la vita vissuta quella del diario, anche se lo è, comunque, anche come invenzione fa parte del vissuto.
    Non leggerlo finché uno è in vita e invita a non farlo non implica di non poterlo fare quando è morto. Ha lasciato tracce sulle quali gli altri proveranno a collocare i propri piedi, i propri pensieri.Non deve necessariamente renderli pubblici come questo…mono-logo.
    Grazie per la lettura, soprattutto alcuni passi, sulla cremazione, li ho trovati pungenti,tragicamente prossimi a quanto comunemente si vive e si trascura di anno-tare, eppure ci resta dentro, come uno scritto letto troppo in fretta, senza curarci del con-tenuto.fernanda

    Rispondi
  15. robertorossitesta

    Cara Fernanda,
    grazie a te per aver notato il discorso sulla cremazione, che non è messo lì a caso.
    Al rifiuto dell’inumazione del corpo, con tutto ciò che questo comporta, si risponde con l’inumazione della parola.
    Non mi dilungo oltre, agli intelligenti basta poco.
    Un saluto,
    Roberto

    Rispondi
  16. leela

    Il problema non è nel rifiuto (tradimento) ma nell’onestà. Se non tradisci definisci il tuo stato di Madre in modo durevole.
    A parte che è contro natura… non si riesce! Esempio: la mia bimba si sente tradita se la appoggio per tagliarmi la carne nel piatto.
    Siamo tutti figli adottivi affidati alla comunità/a Dio… se manca l’onestà, una donna/madre vuole possedere il figlio e allora anche se la si comprende (perdono) c’è la necessità di andarsene.
    Che non vuol dire fuggire, ma guardare alle priorità nel momento in cui qualcuno cerca di porsi come vincolo. Finché non “fa il vincolo”, e non ci sono altre priorità, perché non offrire la propria presenza o i propri pensieri (che sono sempre figli)? altrimenti ci si comporta come lei…

    Fatico ancora a scrivere/a rileggere (la stanchezza al posto di diminuire si accumula…) …ma ci tengo da quando ho letto questo post (ero venuta perché volevo avvisare che mi era nata una bimba…)

    … è la parola abbandono… va vista nelle sue due direzioni ma in modo onesto..
    Madre naturale (che io ora valuto come morte/ostetrica) e madre adottiva (vita/pediatra)…

    un po’ di tempo fa avevo scritto per riassumere ciò che aveva bisogno da me Sophia (la mia bimba):

    La matrigna onesta

    Vita
    Mia mamma digerita
    in un pianto che non incolpa
    me ne vado
    Morte

    se anche tu accetti la tua

    Rispondi
    1. robertorossitesta

      Cara Leela,
      grazie per il tuo intenso intervento che vedo solo ora.
      Auguri a te e a tua figlia,
      Roberto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *