Nella mia ora di libertà

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da qui

Ce l’hanno fatta, non abbiamo più voglia, il desiderio è spento. Lottavamo, ci credevamo. All’ingresso della biblioteca di Lettere si capiva subito l’aria che tirava: Vietato l’ingresso ai cani e ai ciellini. E una mano ignota aggiunse: E a Tommaso. Sapevi che sarebbe stata dura. Ogni pensiero era posto al vaglio, forse alla forca. Si lottava, si viveva, c’era attrito. Scontavi ogni presenza, non la passavi liscia, da qualunque parte stessi. Ora puoi stare tranquillo, c’è chi pensa per te, chi conta i soldi e dà le direttive. Puoi dedicarti ai tuoi interessi. Dall’altra parte delle sbarre.

10 pensieri su “Nella mia ora di libertà

  1. Stella Maria

    Lottiamo ancora e crediamoci sempre fino all’ultimo respiro. Il desiderio si spegne quando siamo stanchi ma la maturità fa questo, cambia le regole. Ora comandi, sei tu il capo, ti sei organizzato per avere un po’ di tempo e riposo per accorgerti che forse quel tempo ti pesa e non per il desiderio sopito. Questo ha bisogno di un attimo per riaccendersi, vivo fuoco nelle vene di chi è abituato a comandare, non delegare, avere sempre in mano le redini.
    Nella vita non ho mai capito da che parte sto delle sbarre ma non fa differenza, la mia libertà finisce dove inizia quella di un altro, solo la morte rende veramente liberi ma per ora sto qui, diero le sbarre di un’avventura che si chiama vita.
    un abbraccio don:-)
    Stella

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  2. f&r

    viene in mente il mito della caverna: le ombre proiettate sul muro scambiate per realtà. ci vuole coraggio per voltarsi verso la luce e accorgersi dell’errore/orrore di una non vita

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  3. Chiara Daino

    Non ce l’hanno fatta, Fabry!

    Fino alla fine del fiato – chi ha fede resta. E resiste. Non ce l’hanno fatta. Urlano solo più forte. Eppure: nel silenzio, si prega e si procede. Contro l’indifferenza, contro il lasciarsi vivere, c’è chi vive. E si applica alla vita come un tatuaggio che destina domani migliori.
    Basta UNA sola voce – fuori dal coro, che altri continuano a cantare – altri cori e presenti!

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  4. Lucia Olini

    Penso ai miei studenti, alle facce simpatiche e indifese di diciassettenni, che ogni giorno si aspettano qualcosa, a cui devo almeno una testimonianza di serietà, di fedeltà a quello che cerco di insegnare; mi pare che cercare di fare con onestà e attenzione il proprio lavoro sia un modo per non arrendersi. Non è spento il desiderio di lottare, ma spesso siamo sopraffatti dalla stanchezza, e da un senso di inutilità. Per me il confronto quotidiano con i giovani è una salvezza, è un richiamo continuo a dare senso ad ogni azione. Ho letto un articolo interessante sulla Repubblica di oggi, su una città cinese nella quale si produce tutto ciò che il mercato globale richiede, quasi in tempo reale e a costi bassissimi. Ho pensato alla biblioteca di Babele di Borges, la biblioteca totale, che contiene tutti i libri, ma nella quale non ci sono due libri identici. Da quel mito mi pare che siamo precipitati nel mercato infinito, dove tutto è riproducibile e dove chiunque si può così illudere di trasformarsi in qualcun altro, a buon mercato: questo è l’inganno più feroce per i poveri. Contro questa menzogna vorrei continuare a lottare. Io non so fare rivoluzioni, ma piccole battaglie quotidiane, nella speranza di educare coscienze vigili.
    Grazie Fabrizio per la provocazione
    Lucia

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  5. annamaria orlandi

    Quanto rimpianto,Fabrizio,per il tempo “vivo” in cui si lottava,si prendva posizione,si sostenevano le proprie idee.Siamo immersi in un torpore,in un’opaca indifferenza,in una sorta di rassegnazione.Ma io sento,come l’amica Lucia,la necessità di” lottare in piccole battaglie quotidiane”, per i nostri giovani,che sono sicuramente capaci di una svolta, forse anche per il nostro sostegno.Grazie per le tue verissime parole.Annamaria.

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  6. lucy

    io sto boccheggiando da tempo, fabry. ti capisco: anzi, il tuo disinganno, la tua fatica, declinata in vari modi su queste pagine, mi fanno vedere con più chiarezza le ragioni del mio malessere. io non vedo più il senso, mi convinco che, la sorte non essendo stata particolarmente carina con me, ho qualche scusante a sentirmi così, in gabbia. e un dinosauro, irrimediabilmnte superata. ma non sono scusabile: devo continuare a lottare, non solo per il mio piccolo mondo famigliare che ha bisogno di me, ma per tutti coloro che mi sono stati affidati. e a voler essere precisi, a ciascuno di noi è stato affidato il mondo intero. non c’è scelta, non c’è scampo: eppure questa è ancora una scelta. provo a fare un bel respiro profondo, se lo fai anche tu. al mio tre…

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  7. fabrizio centofanti

    Stella, Fides, Chiara, Lucia, Annamaria, Lucy e Anna, grazie!
    ho fatto un quadro generale: è quello che vedo spesso nel nostro Occidente, manipolato dalle lobbies che vogliono sprofondarci nell’apatia, per procedere indisturbate.
    io lotto ancora, finché ce la faccio, e lotterò sino alla fine.
    un abbraccio forte
    fabry

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  8. Franco Trane

    Dietro le sbarre con la coperta di Linus. La sicurezza e l’insicurezza insieme. Not in my Nimby. L’abbandono dell’UTOPIA impedisce di fare confronti con la triste realtà. Resistere e lottare per essere, non sentirsi, vivi. E dolcemente naufragare in questo mare.
    un abbraccio, franco.
    PS. per chi fosse interessato allego un file su come si possono influenzare le menti.
    http://www.youtube.com/results?search_query=bernays+nipote+freud&search_type=&aq=f

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