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da qui
Sulla libertà si condensano le opinioni più diverse: difficile che un militare e un anarchico la pensino allo stesso modo. Quando poi bisogna decidere per tutti, la questione si fa ancora più spinosa: come distinguere tra repressione e garanzia del vivere civile? Da quale parte sbilanciarsi? Da quella del divieto, che rischia di soffocare la libera espressione nel suo nascere, o della fiducia, col dubbio che venga tradita in modi intollerabili? Per me la libertà è adesione al bene e alla giustizia: ma abbiamo tutti la stessa idea di bene e di giustizia in questo mondo?

certo che no, Fabry, tutto il casino è lì, indichiamo con la stessa parola cose diverse, la maledizione di babele durerà a lungo, e neppure il cosiddetto linguaggio scientifico riesce a porvi rimedio. E’ bello immaginarsi che quello che hanno in comune tutti gli appartenenti alla nostra specie sia un qualche concetto di base tipo bene e male, ma, ahimè, non ne abbiamo molte conferme.
forse è diventato urgente tornare a dare alle parole il peso che gli spetta, a incontrarsi in un linguaggio in cui comprendersi, se non esiste più, se non è mai esistito, cercare di crearne uno nuovo o il vuoto di pensiero ci inghiottirà tutti in un ritorno alla barbarie (da cui, forse, non ci siamo mai davvero affrancati).
un abbraccio, fabry
f&r
Fabrizio, la domanda che ti poni è più che lecita. Personalmente, a parte i casi legati alla pedofilia, non vedo alcun motivo per attuare attività di “filtro” sulla rete; che poi mi piacerebbe sapere come fanno, anche per i siti pedofili, un pedofilo mica pubblica un sito così, impunemente. Tra l’altro, in italia, gli accessi alla rete sono gestiti da provider diversi, anche se Telecom gioca la parte del leone per quanto riguarda i cavi fisici, e non vedo così semple e in tempi rapidi, un adeguamento da parte di tutti i carrier: non è che se la passino molto bene, economicamente, e possano permettersi di intasare e rallentare ulteriormente una rete già lenta come quella italiana.
Tra l’altro, bypassare questi filtri, anche se non è semplicissimo, non è nemmeno complicatissimo. La ritengo poco più che una boutade, ma da prendere in seria considerazione per evitare di creare un precedente che ritengo molto pericoloso. Le leggi ci sono, che le applichino meglio.
Peggio ancora porre limiti alle manifestazioni di dissenso in piazza: fuori da ogni logica per come la penso io. ANche in questo caso le leggi ci sono: che le facciano rispettare.
Considerazioni preventive, che potremo giudicare meglio una volta saputo cosa effettivamente hanno in testa e vogliono fare.
Approfitto dell’argomento per buttare un sasso, già fatto in altre occasioni, ma mai raccolto. Per una volta tanto la UE ha emesso una normativa che mi trova d’accordo e che prevederebbe, a decorrere dal 1° Gennaio 2010 (pochi giorni), la rimozione dal territorio dei militari come forza di polizia. Gli stati che non si adegueranno (l’Italia e qualche paese dell’Est nuovo entrato, ma vado a memoria), dal 1° Gennaio pagheranno una multa di 350.000 euro al giorno in caso di mancato rispetto.
Noi, per chi non lo sapesse, non siamo messi bene: sia i Carabinieri, sia la Guardia di Finanza sono due corpi militari e nonostante questa norma fosse nota da qualche anno, nessuno ha fatto nulla per adeguarsi. E’ un argomento che tutti stanno ignorando, e non comprendo il perché. Ci costerà molto caro: CENTOVENTISETTE milioni di euro e rotti all’anno.
Non sarebbe il caso di chiedere spiegazioni a chi di dovere e, magari, organizzare un movimento di opinione che faccia pressione affinché non si buttino i soldi di TUTTI per evitare problemi a pochi?
Blackjack.
grazie amici.
confido sempre che si possa trovare un terreno comune.
mi sembra gravissima questa mancanza di adeguamento, Black.
fammi sapere cosa si può fare.
Fabrizio, a quanto pare si può fare poco: non gliene frega nulla a nessuno. L’argomento non è né di destra né di sinistra ed entrambi gli schieramenti, e gli schierati, difendono le posizioni e i privilegi 😀
Come sempre.
Blackjack.
capisco Black.
queste sono le cose che intristicono.
ma procediamo impavidi.
fabry
Il démodé Gramsci diceva che la psicoanalisi comincia da un certo conto in banca in poi. Anche le “idee” di libertà e giustizia si diversificano a seconda dei conti in banca delle persone (a parte qualche testa matta come Voltaire, che, poverino, è diventato come la coperta di Linus). E in un tempo senza verità, i conti in banca prosperano.
Roberto, pur condividendo in pieno la faccenda della psicanalisi, non capisco cosa c’entri il conto in banca con l’incapacità di identificare e scegliere degli obiettivi reali e comuni da perseguire facendo valere, una volta tanto, il presunto potere della tanto decantata “opinione pubblica”. Mi sfugge e non è una provocazione.
Blackjack.
Di giustizia, purtroppo, ce n’è una sola: quella dominante. Le altre sono solo “opinioni”. Per giustizia dominante mi riferisco, ovviamente, alla complessa (e contraddittoria) macchina statale, dove il potere legislativo decide le forme della giustizia e quello giudiziario punisce chi le trasgredisce. E tutto a partire dalla quella che viene detta “la prima legge”, alla quale tutte le seguenti devono attenersi: la Costituzione. Ci sono poi gli organi intermedi, quelli, cioè, che gestiscono la giustizia nel territorio, in primis le forze dell’ordine. La libertà, poi, si misura in relazione alla giustizia … Si rilegga l’Art 3 della Costituzione (probabilmente il più avanzato, in termini di giustizia sociale):
“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Ebbene, qui è segnato, purtroppo in maniera indelebile, il fallimento della costituzione formale di fronte a quella materiale: gli ostacoli non solo non sono stati rimossi, ma sono cresciuti; e cresciuti in parallelo al decrescere delle lotte collettive, di quelle esperienze, cioè, che dal 1969 (che non è il 1968!) hanno tentato di far diventare l’Art 3 realtà. La giustizia, si potrebbe dire, e con essa la libertà (non c’è libertà senza giustizia, si diceva una volta), è retrocessa all’amministrazione interessata dell’esistente, e cioè alla sua sottomissione alle esigenze della concorrenza.
Il nostro sistema produttivo non ha bisogno di eguaglianza, quanto piuttosto di legittimare “gli ostacoli di ordine economico e sociale”. Recentemente la Confindustria, nel suo giornale, plaudeva a due fatti solo all’apparenza distinti: da una parte, l’aumento dei profitti, dall’altra la riduzione del costo del lavoro (al monte-salari). In quel plauso c’è la situazione della giustizia attuale. Divieti, repressione, decreti, sono gli strumenti funzionali al mantenimento di questa disparità.
Solo quando impareremo a definire ingiusti (e quindi a proibirli per legge) i meccanismi che arricchiscono pochi e impoveriscono molti, solo allora potrà cominciare “il regno della libertà”.
Il suonatore Jones è la gratuità da raggiungere. Solo che bisogna che sia raggiunta non nell’isolamento dell’artista, ma dall’intero corpo sociale. Serve … Serve … Serve … Direi, molto brutalmente, che serve far del male, più che del bene … Lo scrisse ottimamente Franco Fortini: “Per questo la lotta contro chi organizza il consumo di una spropositata parte dei beni della terra a favore di una minoranza cosiddetta ‘civilizzata’ può non essere ‘giusta’, ma è necessaria. Ancora una volta il conflitto è un ‘male’ per un ‘bene’ e per un bene non garantito. Così l’uomo mosse armato di bastone contro l’alce o il bufalo sapendo la sofferenza cui si esponeva o che infliggeva, nella speranza di sopravvivere alla fame. Bisogna scegliere”.
Ecco, forse questo intendeva Roberto Bugliani.
PS: In arte, il programma migliore è: “mai un pensiero non al denaro non all’amore né al cielo”; nella vita: “o tutti o nessuno”.
@ saverio,
grazie per l’esegesi (mi sa che bazzichiamo gli stessi siti). Ma io la faccio un po’ più semplice, ossia:
@ giocatore d’azzardo,
il tema del post è se libertà e giustizia siano valori condivisi da tutti, dunque se siano uguali per tutti.A ciò ho risposto che non credo esista o sia esistita nella storia degli uomini un’idea o un valore astratto di libertà e di giusizia tale da metter d’accordo tutti. Però, se vogliamo convivere in un consorzio sociale, bisogna ricorrere a una sorta di “contratto”, ossia istituire legislativamente dei valori convenzionali che, in quanto tali sono formali, cioè astratti. Tipo: “la giustizia è uguale per tutti”. Ma proprio a questo livello si verifica la quotidiana e ordinaria sovversione di tali valori formali, naturalmente da parte di chi se lo può permettere, ossia da chi ha il potere (anche o soprattutto economico) di farlo. Di qui, volo pindarico, il mio scetticismo e la condivisione di ciò che diceva, tanto per citare un autore caro a Saverio, Fortini, ovvero che prima di ogni dibattito o disquisizione su temi generali e nobili (come libertà e giustizia) ciascuno dichiari il proprio reddito. Non credo, anzi li trovo ridicoli, a quei “talk show” “democratici” in cui vengono fittiziamente messi sullo stesso piano discorsivo un, che so, disoccupato e un onorevole a discettare su cone va il mondo. Quali esperienze materiali e intellettuali, di vita, li può accomunare?
Anche il Maroni, linkato da Fabrizio, mostra di avere le sue idee di parte su libertà e giustizia. Difatti, tanto per dirne una, perché il governo “scopre” proprio nel frangente attuale che nei c.d, social network si possa commettere (anche) “istigazione a delinquere”? Perché non se n’è accorto quando si parlava (e si parla) di migranti in termini razzisti? Basta, e bastava, un click.
Roberto, grazie della risposta. Capito e sono d’accordo sul dichiarare il reddito prima delle chiacchiere, potrebbe riservare molte sorprese a molti livelli !
Blackjack.
concordo.
conoscere i redditi dei non statali, però, sembra essere diventata un’utopia.
Fabrizio, pure io sono un “non statale” 🙂 Ciò non toglie che, anche se uno il reddito non lo dichiara, sia possibile desumerlo abbastanza facilmente; a quello servono gli “indicatori”. Giusto?
Blackjack.
giusto, Black.
ma allora come si spiega l’evasione fiscale di massa?
Evasione fiscale di massa? sarebbe meglio fare chiarezza su cosa è realmente l’evasione fiscale in italia, gli enti di riscossione hanno recuperato gran parte di quella che viene considerata l’evasione fiscale, che è rappresentata in gran parte da lavoratori autonomi o piccole impreseche, oltre alle scaltrezze meschine di molti, si sono trovati spesso in difficoltà e che non hanno versato IVA, o contributi o che hanno avuto una contabilità irregolare o disordinata, con pesanti sanzioni e more da strozzini oltre alle commissioni per i diritti di riscossione, ma la grande evasione, quella vera è tutt’altro che di massa, direi che è elitaria e riguarda redditi inimmaginabili per noi che paghiamo tasse da quando prendiamo un caffè a quando accendiamo la lampadina sul comodino la sera.
Parole come libertà sono per lo più degli equivoci storici, sentivo tempo fa un’intervista a Renata Pisu, la celebre sinologa, che diceva che il termine libertà in Cina esiste solo dal 1940, introdotto dagli americani, dovendo scriverlo con un ideogramma si scelse di raffigurare un uomo che ha il centro in se stesso e dare del libero a qualcuno era quasi dispregiativo, come dire un po’ matto.
In occidente la libertà è diventata sinonimo di consumo sfrenato e trasgressione, dunque un principio di marketing, cosa che darebbe ragione ai cinesi, siamo ancora lontani dalla concezione cristiana della libertà dei figli di Dio, che comunque, con San Paolo, è un ridurre il proprio corpo in schiavitù per ottenere una libertà perfetta.
Non c’è via di mezzo che non sia un ibrido soggetto a corruzione e distorsione del suo senso.
Io credo che ci siano solo periodi più o meno favorevoli, si, in un certo modo liberi, ma molto relativamente, come la fine del regime nazifascista alla fine del secondo conflitto mondiale, che però fu preludio a forme diverse di schiavitù e di regime, anche peggiore, se possibile a cui si succedono periodi di relativa serenità, l’ultimo pare essere finito da un paio di anni.
sono d’accordo sulla libertà come adesione al bene, Mario: una lotta quotidiana.