Carlo Grande
“Tempo da lupi”, si è soliti dire. “L’inverno il lupo non l’ha mai mangiato”, dicono in valle Varaita e a Blins, per spiegare che quando si gela i duri scendono in campo, per resistere anche all’inverno più rigido. In queste settimane il figlio della notte cerca il cibo nella neve, scegliendo (come sempre) le prede più giovani, malate, in grado di opporre meno resistenza. Fa selezione naturale.
Alcune foto che Nicola Facciotto mi ha inviato – un amico, ottimo sci-alpinista e conoscitore delle montagne di Mondovì – documentano i pasti del lupo: intorno alle carcasse ci sono tracce di animali che arrivano da più direzioni (tecnica di caccia poi copiata dalle tribù indiane del Nordamerica); si notano la precisione e la “pulizia” nello scuoiare le prede. Un morso al collo, quasi dietro alle orecchie, poi la carcassa viene divorata quasi completamente, prima inguine e viscere, poi zampe e dorso.
L’attacco può arrivare dopo lunghi agguati, in pieno giorno: “Quest’estate – spiega Michele Baracco, pastore che con la compagna Margherita produce indimenticabili formaggi a “Casa Frescu”, nei boschi di Frabosa Sottana – ne è saltato fuori uno a trenta metri da me, ha afferrato un agnello e si è allontanato. Gli sono corso dietro col bastone, dopo un po’ ha mollato la presa ed è scomparso”. Michele vuole convivere col lupo, ma dice che sta diventando sempre più difficile, perché gli aiuti pubblici per chi vuole usare cani maremmani, reti e magari qualche arma con pallottole di gomma che faccia molto rumore (non è una cattiva idea), si sono ridotti. Il “progetto lupo” della Regione Piemonte vive un momento di difficoltà, pare.
Peccato, perché se sai come fare il lupo scappa, mica è stupido ad affrontare l’uomo. Una volta camminavano di notte sui sentieri suonando l’organetto… Ora d’inverno i lupi sfiorano i paesi, frugano nelle discariche, se occorre. Simone Turin, poche settimane fa, ne ha visti due nel bel mezzo di Fenestrelle: “Alle 23.30 – scrive sul periodico occitano “Ousitanio vivo” – stavo per coricarmi e sento un forte colpo al cancello, mi affaccio e vedo due grossi lupi che stanno sbranando un capriolo sulla stradina… poi la trascinano via”.
Insomma, con il mitico predatore bisogna fare i conti, nel bene (molto) e nel male (c’è anche quello). Bisogna che la guerra lupo-pastore diventi convivenza – il parco Alpi Marittime ci lavora da anni – che non prevalga lo “spara, sotterra e stai zitto” degli irriducibili, degli ottusi.

convivenza lupo-pastore….la trovo un’idea quasi impossibile da realizzare.
il lupo per essere tale deve mantenersi selvatico
altrimenti sarebbe un agnello, e il pastore se lo mangerebbe.
I pastori hanno vissuto negli stessi luoghi dei lupi per millenni. E’ vero che basterebbe un po’ di buona volontà, anche da parte delle amministrazioni. I pastori maremmani, una razza selezionata allo scopo di tenere u lupi alla larga del gregge, vengono impiegati, e apprezzati, persino dagli allevatori del Colorado contro i coyote.
Detto questo, una convivenza tra uomo e grandi predatori (c’è anche l’orso in Italia) è, temo, impossibile.
Permetteranno la sopravvivenza di qualche branco, nei parchi nazionali, come richiamo turistico, e tutti gli altri faranno la fine dei loro bisnonni, estinti sulle Alpi dal 1700.
e che ne sarà di cappuccetto rosso senza il lupo? Che ne sarà della mia infanzia piena di storie di lupi e volpi? Che ne sarà dell’infanzia del mondo? Che ne sarà del mondo se a poco a poco togliamo maglie alla catena biologica? Ciao Lucia
vedere due lupi a fenestrelle credo sia particolarmente lupesco! tutta quella pietra grigia, la neve, la luna: uhhhhhhh!
Sul rapporto uomo-lupo segnalo il libro Il Totem del lupo, di Jiang Rong. Un romanzo intenso, a me è piaciuto molto.
Io tifo per il lupo, comunque, è un animale d’intelligenza enorme, dalle regole sociali ben precise ma capace di sovvertire le tecniche di caccia, adeguandosi alle modifiche delle strategie umane. Leggere il romanzo, per crederlo.
Molti miti sul lupo sono da sfatare, e molti sono invece da imparare.