Vacuità (riformismo?)

di Beppe Sebaste

“Oggi il fascismo significa, come ha scritto qualcuno, che alla fine vincono solo le parole. Parole orfane di fatti, svuotate di senso: basta pensare alla parola “libertà”, triturata nella casa, o nel polo, omonimo. Ma è il caso anche della parola “riformismo”, e degli aggettivi ad essa correlati, che riempie le bocche e i discorsi di Berlusconi e dei suoi portavoce: loro sono i riformisti; coloro che si oppongono sono i conservatori…” (mio articolo su l’Unità, 12 maggio 2002).
Leggo oggi su Repubblica che Ilvo Diamanti, nella sua rubrica “Bussole”, scrive che “riformismo” è una parola vecchia, anzi perduta. Io lo avevo scritto nel 2002, ecco, quanto sia e fosse vacua e priva di significato, cioè da buttare. E citando – questo lo avevo dimenticato – il “manifesto” politico – “comunista e consevatore” – del grande Antonio Delfini. Oggi, mi sembra vacuo perfino parlarne, di riformismo, nella voragine di senso che ogni giorno si allarga… (Partito dell’amore? Ci sarebbe da scendere in piazza solo per difendere questa parola).

pubblicato su Il Blog di Beppe Sebaste

6 pensieri su “Vacuità (riformismo?)

  1. mariapiaquintavalla

    Caro Beppe, come è tutto tristemente vero, al punto che credo sia dolorosa fatica parlarne( ma inevitabile DOVERE,farlo): oggi, quella rubrica, così prezioda di Giuseppe Pontiggia de “IL Sole 24 ore” sugli idiomi che hanno rovinato il nostro pensare e parlare,(basterebbe l’odiato odierno “tuttobene?!”coro, di non comunicazione coatta, ma molti altri ..)dovrebbe essere riaperta, a mio avviso, sulle voragini di senso, le babeliche, che interrompendo ogni circuito storico e semantico,azzerano la lingua abitata e connotativa,densa di noi, dove esistiamo.
    Maria Pia Q

    Rispondi
  2. alberto

    La tragedia è che le parole esistenti vengono svuotate del significato, e quelle nuove nascono già prive di ogni peso pratico.

    Ciao Beppe.

    Rispondi
  3. lucy

    quando ero ragazza a sinistra parlare di riformismo faceva storcere le bocche, perché la parola di riferimento era semmai rivoluzione, fantomatica rivoluzione pacifica, magari, ma pur sempre rivoluzione. più in là c’era la lotta armata etc. etc. ora la sinistra, poverella, quanto a rivoluzione, ciccia, e di riformismo si riempie la bocca: tanto quanto questa destra, convergendo in un non luogo condiviso di totale paralisi per i cittadini, ops! sudditi. mi resta soltanto un vago estenuato desiderio: che almeno l’estetica venga salvata, visto che l’etica è stata fatta a brandelli. per piacere che la destra, questa destra, la smetta di appropriarsi di parole e concetti che non le pertengono e abbia il coraggio della sua miseria morale e intellettuale, che chiami la sua robetta e robaccia con i nomi che le spettano, e che la sinistra si interroghi sulla sostanza, sulla differenza che la dovrebbe connotare e sui sostantivi sostanziosi che la dovrebbero dichiarare.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *