Parole, parole, parole

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Parole, parole, parole: chi l’avrebbe detto che un giorno le avremmo rimpiante di fronte all’ estinzione, alla constatazione amara che si comunica soltanto a gesti e a smorfie. Eppure la cultura continua a  offrire tutto, attende con immutato desiderio lettori e ascoltatori, occhi e orecchi affamati di dettagli, di sfumature decisive. L’evoluzione prosegue il suo corso, ma si trascina dietro il suo rovescio di ignoranza e di barbarie.

14 pensieri su “Parole, parole, parole

  1. Mario pandiani

    “Ma devono capire che ottocento parole non sono sufficienti per conquistare un lavoro e avere successo nella vita”.
    Questa considerazione mi ha scosso ben di più del fatto in se, in questo breve commento vedo la causa rispetto alla quale l’impoverimento, (o l’imbarbarimento), lessicale e culturale non è che l’effetto naturale.
    Se consideriamo la parola, il Logos, nella sua dimensione fondante l’uomo, ci possiamo rendere conto che una società i cui criteri sono il lavoro e il successo non può che andare ineluttabilmente verso il silenzio, il grugnito dei bisogni inferiori, e la scomparsa della lingua nella sua realtà creativa e nella sua capacità di concepimento dell’invisibile, del possibile, del meraviglioso, quella capacità che ha la parola di contenere tutto ciò che siamo di più che dei consumatori di beni e immagini preconfezionati.

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  2. f&r

    paradossalmente il mondo della comunicazione è rimasto senza parole, senza gli strumenti necessari non solo per capire ma per costruire.

    occorre fermarsi e riflettere e soprattutto insegnare ai nostri ragazzi a farlo.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  3. annamaria orlandi

    Giusto. La parola è espressione,creazione,poesia.”la parola rende liberi” anche.Don Milani la proponeva non come strumento per trovare lavoro,ma come strumento di libertà.Oggi i giovani preferiscono comunicare nel loro gergo,che è reso ancora più povero dai loro mezzi di comunicazione:messaggi tramite cellulare,tramite rete,tramite simboli(baci in inglese giovanile è xxx).Non credo,comunque, si possa tornare all’italiano manzoniano,sarebbe un anacronismo. Forse dovremmo proporre la prosa del giornalista Ivo Diamanti,sintatticamente disarticolata,ma molto efficace.Comunque,a costo di sembrare una vecchia pedante insegnante in pensione,ripeto continuamente ai miei nipoti,mentre leggono ad alta voce i loro testi scolastici:” alt! la parola letta ora che cosa significa?”Troppo spesso ci vuole una spiegazione…..

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  4. lucy

    finiremo per pronunciare anche noi adulti pochissime parole: a furia di ripetere ai ragazzi sempre gli stessi concetti. d’altra parte, c’è chi governa indisturbato dicendo sempre le stesse cose, pronunciando sempre e solo slogan da venditore di pentole: perché i ragazzi dovrebbero fare fatica? parlano male? pensate che quando scrivono vada meglio?
    la peste del linguaggio, fabry, la peste del linguaggio.

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  5. annamaria orlandi

    Sembra evidente,Lucy, che molti adulti usano già poche parole-avendo anche pochi concetti in testa-se trovano convincente e meritevole di fiducia chi li giudica capaci di capire solo poche e ripetute parole,come bambini delle medie(così ha giudicato i soi elettori il nostro premier).Per questo la PAROLA CI RENDE LIBERI.Per genitori e insegnanti è una grande fatica….

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  6. lucypestifera

    cara annamaria, è una battaglia che freddamente, lucidamente giudico persa, ma che continuo tuttavia a combattere ogni giorno. non tutti i ragazzi sono così poveri, ma la tendenza è in maggioranza quella descritta dall’articolo linkato da fabrizio, che, non ha caso, è un appassionato esperto di italo calvino e dunque sensibilissimo alla questione espressiva. pochi concetti=pochi vocaboli e vocaboli passepartout: poche parole=pochi concetti, in una spirale che ci risucchierà via. aspetto con ansia il momento in cui di questa cosa non mi importerà più nulla, perché da troppo tempo mi fa troppo male. in quel momento probabilmente mi esprimerò con grugniti, ronfi, nitriti, ugha ugha! e morirò pacificata indossando una pelle (sintetica) e una clava (di plastica). ma non perché drittamente sfigurata dalla vecchiaia: bensì perché l’umanità tutta sarà gioiosamente regredita alle caverne. caverne in forma di centri commerciali, probabilmente.
    ugha ugha! ronf, gnam, etc. etc.
    lucy

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  7. annamaria orlandi

    cara Lucy,grugnisco di dolore insieme a te,dopo aver tentato,probabilmente stupidamente, pateticamente,inutilmente di invertire questa tendenza che ci riporterà nelle caverne.

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  8. robertorossitesta

    E’ vero che una lingua
    simil-manzoniana proposta oggi suonerebbe anacronistica, una specie di “manzonismo degli stenterelli”. E’ un fatto però che ci sono usi della lingua che invitano a un argomentare acuto e corposo, e lo sostengono, e sono quindi propedeutici all’affermazione di valori non dico culturali o artistici, ma semplicemente e senz’altro umani; mentre ce ne sono altri, ai quali si riferisce Pandiani, che conducono soltanto verso “il grugnito dei bisogni inferiori”:
    quello dei porci provvisoriamente soddisfatti in brago, e delle bestie sospinte al macello.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  9. domenicol

    Questo perché prevale l’informazione per il tramite di immagini, e non di parole. Quando, ad esempio, la radio era il mezzo di informazione unico, oltre i giornali, non credo che le cose fossero così. E poi c’erano i dialetti a tenere viva la vivacità linguistica, e anzi penso che le espressioni dei giovani siano il bisogno di maggiore coloritura della lingua non supportata, però, dai necessari strumenti culturali.

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  10. annamaria orlandi

    Ho ascoltato la lettura integrale del Romanzo manzoniano dalla mia bravissima insegnante di liceo . Non credo che questa lettura sia oggi riproponibile. Si apparteneva tutti alla galassia Gutemberg. McLuann, già in tempi ormai remoti, parlava di questa rivoluzione della comunicazione e dell’apprendimento,dovuta ai nuovi media.Il rischio di un impoverimento lessicale e culturale è purtroppo reale,ma i rimedi sono appunto nella strenua resistenza nel difendere LA PAROLA (scusami Fabrizio :non mi riferisco a quella evangelica) da parte di insegnanti e genitori.Ho sentito con piacere che la radio sta aumentando gli ascolti.Che sia un segnale positivo?

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  11. Chiara Daino

    Un popolo povero di parole è un popolo povero e basta.
    Povero nell’accezione *sterile* del termine. Non a caso, non è un caso che la nostra lingua cantasse l’Amor e non l’Informatica…

    Evoluzioni positivi saranno sempre per parole propositive come le tue Fabry, grazie

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