Insieme con i libri vedo fogli volanti, tra cui le poesie di un giovane consegnate da lui stesso brevi manu, pur sapendomi in debito di tempo. Alcuni versi s’impongono sugli altri: Un disordine padrone qui/ accresce le memorie d’altrove/e io fermo a cullare spazi/ a cullare ricordi attaccati/ d’edera di sensazioni forti/ di linfa di crescita vitale. Sembra parli di me, per una delle strane coincidenze che collegano gli angoli del cosmo, perfino lo Zanichelli inverso, strumento con finalità enigmatiche, benché lo scopo sia chiaro all’editore: “[…] può essere prezioso anche al linguista che studia le terminazioni delle parole per riconoscerne gli aspetti grammaticali (legati alla suffissazione e alla flessione) e semantici (nella costruzione dei composti, nella individuazione delle componenti etimologiche che presiedono alla formazione della parola ecc.)”. Lo tengo qui, in attesa del giorno in cui sapere che pedata rima con bordata possa rivelarsi utile. Mi consolo con le Città invisibili (e inseparabili dalla mia persona), la bibbia dell’adolescenza, quando cercavo nei colloqui di Polo col Gran Kan la risposta alle angosce e alla fragilità insuperabile del vivere. Ritrovavo me stesso in frasi come questa: Sospesa sull’abisso, la vita degli abitanti d’Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge.


oh, fabri, ho le città invisibili qui, alla mia sinistra…gli angoli dell’universo si collegano, dunque.
Solo nei resoconti di Marco Polo, Kublai Kan riusciva a discernere, attraverso le muraglie e le torri destinate a crollare, la filigrana d’un disegno così sottile da sfuggire al morso delle termiti.
speriamo di avere occhi capaci di scorgere quel disegno e la consapevolezza di quanto fragile sia la tela della vita
un abbraccio, fabry
f&r
grazie care.
le Città invisibili sono insuperabili, nel loro genere.
e hanno perfino un finale quasi cattolico, per gli amanti di quest’altro genere.
bastioni di sopravvivenza ma il paracadute nemmeno quello regge, come la rete di protezione non regge, come la rete che non legge, come il commentatore che sulla rete cammina ma non legge.
proprio così, William, grazie.
urge contribuire al cambiamento.